La favorita, la recensione: la guerra deliziosamente crudele tra Emma Stone e Rachel Weisz

20th Century Fox Emma Stone

Yorgos Lanthimos dirige il suo primo film in costume, ma non perde la sua ironia crudelissima, regalando ad Emma Stone il suo primo ruolo trasgressivo. La recensione de La Favorita.

Il nuovo film di Yorgos Lanthimos (Il sacrificio del cervo sacro, The Lobster) fornisce un ottimo appiglio a chi voglia criticarlo ferocemente, sia tra i suoi sostenitori delusi, sia tra i suoi detrattori storici. È infatti il suo lavoro meno personale, il più filtrato, mediato dalle logiche degli studios.

Lo si capisce sin dall’apertura, di fronte a dialoghi che fluiscono con taglio realistico, a differenza di tutta la sua filmografia precedente nota per i suoi toni stranianti. Il film scorre con grande dinamismo, senza la camera fissa e il ritmo dilatato del passato. Lanthimos si limita insomma a sferzare il pubblico con il contenuto, senza punirlo nella forma. La perversione e la distorsione psicologica si riflettono sul film con continue riprese in grandangolo, che replicano certi dipinti seicenteschi che imitano i riflessi della superfici convessi.

20th Century FoxAnna e Sarah in una scena del film
Le prospettive distorte di corte si riflettono sulle proporzioni del film

Pur essendo - con un sospiro di sollievo di produttori e distributori - il film di gran lunga più commerciabile del regista greco, La Favorita non annacqua di certo i temi cari all’autore, anzi. Questo bagno nella realtà “obbligata” di Hollywood e in lingua inglese ha limato gli aspetti che spesso sfuggono più di mano al cineasta greco senza compromessi, regalandoci un film che è una gioia (crudele) per gli occhi, senza pesare mai sulla pazienza dello spettatore.

Crudeltà a corte

Inghilterra, XVIII secolo. Dopo un’importante vittoria, la Corte e il governo riflettono sulla possibilità di avviare le trattative di pace con la Francia provata dalla sconfitta. La decisione finale spetta alla regina Anna (Olivia Colman). La regina è una donna debole, afflitta dai fantasmi dei 17 figli morti a poche ore dal parto e dagli attacchi di gotta, insicura e capricciosa. Accanto a lei c’è la sua favorita Sarah (Rachel  Weisz), amica della regnante da decenni, che ne manipola abilmente le emozioni e le decisioni politiche.

L’ingenua cugina di Sarah, Abigail, arriva a Palazzo in cerca di un impiego dopo essere caduta in disgrazia. Presa in simpatia dalla parente, comincerà a scalare le intricate gerarchie di corte, fino a contendersi i favori della Regina. Abigail è ambiziosa e bella, ma la sua rivale è una donna pericolosa e amante del potere.

20th Century FoxRachel Weisz
Rachel Weisz gioca alla perfezione con la crudeltà del suo personaggio

La Favorita potrebbe fermarsi qui ed essere già un gran bel film. Anzi, un film raro per come mette al centro tre figure femminili davvero complesse, il cui universo emozionale e sensuale non è plasmato sui desiderata dei personaggi maschili, qui mai più che comprimari. Lanthimos sa quanto sia raro realizzare una pellicola di questo tipo, quanto La Favorita sia una scelta politica e femminista da girare.

Guerra di donne

Benedetto da una storia che esalta la sua ironia tagliente e il suo interesse inesauribile per le derive più disturbanti della psiche umana, Lanthimos sfrutta appieno personaggi al contempo storici e sopra le righe, calcando la mano sulla loro amoralità e i loro eccessi emotivi. Il salto di qualità arriva quando il suo intento diventa chiaro: La Favorita vive dell’angosciante paradosso tra dimensione politica e personale: il destino di una guerra e della vita di milioni di sudditi viene deciso sull’onda emozionale del momento, in una serie di ripicche sentimentali inserite in una guerra di nervi in cui il vertice più debole, la regina Anna, come spesso accade si rivela anche il più implacabile.

Anna, Abigail e Sarah sono coinvolte in una relazione complessa e in perenne evoluzione, interdipendenti dalla crudeltà delle rivali e dall'attenzione delle favorite per definire sé stesse. Quella di Emma Stone è di fatto una narrazione sulla perdita della moralità, vista come uno svantaggio strategico inaccettabile non tanto per ottenere il potere, quanto per scavarsi una nicchia sicura. 

20th Century FoxYorgos Lanthimos sul set
Yorgos Lanthimos ha convinto la critica a Venezia 75.

La sicurezza di fondo non c'è, anzi. Le donne - anche quelle di potere - vivono in una realtà in cui il sopruso e lo stupro sono sempre dietro l'angolo, in cui superare esperienze di questa violenza è necessario non per prevalere, ma per sopravvivere. La crudeltà da necessità diventa piacere, un gusto acquisito, così come quello del potere. L'acquisizione e la perdita del potere giocano brutti scherzi alle tre: il punto di arrivo per ciascuna di loro rivela un lato caratteriale abilmente nascosto allo spettatore per tutto il film, forse il più autentico. Quello sostenuto e rinforzato dalla monarchia e dal classismo dell'epoca. 

Anche il costume drama nelle mani di Lanthimos cambia pelle: gli ambienti e i costumi sono sontuosi come previsto, ma sono un simbolo per veicolare il grottesco di un'epoca vista in chiave tutt'altro che estetica. 

A differenza di altri stranieri a Hollywood, Lanthimos non si lascia troppo guidare, anzi. Sotto la sua conduzione Emma Stone riesce finalmente a uscire da quell’aura di ragazza per bene che interpreta ruoli “sicuri”, concependo un personaggio trasgressivo, a tratti crudele, che gestisce alla perfezione, così come Rachel Weisz. Un grande applauso va anche a Olivia Colman, che tiene testa alle colleghe interpretando il personaggio più ridicolo e patetico.

La Favorita approderà nei cinema statunitensi il 23 novembre 2018. 

Voto 8,5/10

Lanthimos non si fa mangiare da Hollywood ma anzi, la sfrutta per confezionare un film ricco di star ed eleganza, non meno crudele e cinico dei suoi precedenti. Un ottimo costume drama: da vedere.

Elisa Giudici

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