Congresso USA, ecco alcune domande (assurde) a cui ha risposto il CEO di Google

Il CEO di Google Sundar Pichai ha risposto alle numerose domande poste dal Congresso degli Stati Unti d'America. Nonostante siano stati toccati argomenti importanti, come la privacy degli utenti, alcuni interventi hanno strappato più di un sorriso.

Sundar Pichai, CEO di Google, è stato chiamato a testimoniare dinanzi al Congresso degli Stati Uniti d'America per rispondere a domande su argomenti (anche) delicati. Tra questi il trattamento dei dati degli utenti e quindi relativi alla tutela della privacy (in particolare dopo il caso Google+) e le accuse di imparzialità dei risultati di ricerca.

Non sono mancati tuttavia momenti di ilarità.

Privacy e dati di localizzazione

Come prevedibile, Pichai è stato incalzato da domande a ritmo serrato, in particolare quando è stato toccato l'argomento privacy.

Il CEO di Google ha risposto in modo secco ad alcune domande forse poco brillanti, come quella del Repubblicano Ted Poe che ha chiesto se in quel momento Google stesse tracciando la posizione del suo iPhone.

I rappresentati del partito Democratico hanno invece mostrato interesse verso la gestione dei dati di localizzazione da parte del colosso tech, questo perché il Congresso sta pensando a una legge sulla privacy sull'esempio del GDPR (il Regolamento UE 2016/79) approvato in Europa questa estate.

La risposta di Pichai è stata diffusa prima dell'audizione.

Google riconosce l'importante ruolo dei governi, inclusa questa commissione, nel fissare regole per lo sviluppo e l'uso della tecnologia. A tale scopo, sosteniamo le norme federali sulla privacy e il contesto normativo proposti durante l'anno.

L'imparzialità dei risultati di ricerca: Googlebombing

Il Googlebombing è una tecnica che, sfruttando l'algoritmo di Google Search, lega un preciso termine a un determinato sito web. Si tratta di una strategia per manipolare le associazioni e quindi i risultati di ricerca.

Si parla di Googlebombing perché Sundar Pichai ha dovuto difendere la "creatura" che rappresenta dall'accusa di parzialità nei risultati di ricerca. In tempi non sospetti è stato l'attuale presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump a definire Google "di sinistra", questo perché secondo il Presidente USA le SERP darebbero priorità alla stampa filodemocratica.

Accuse mai accompagnate da prove reali.

Il repubblicano Zoe Lofgren, un Democratico dalla California, ha fatto poi notare, chiedendo spiegazioni, che Google Search mostra foto del Presidente Trump utilizzando la parola "idiot" come keyword di ricerca.

Se si Googla la parola "idiot" in Immagini, viene mostrata un'immagine di Donald Trump. Perché succede? Come funziona il motore di ricerca?

Pichai ha risposto alla domanda cercando di spiegare nel modo più semplice possibile in che modo funziona Google Search:

Prendiamo la parola chiave, la confrontiamo con le pagine e le classifichiamo sulla base di oltre 200 fattori, come pertinenza, originalità, popolarità, come altre persona la stanno usando. In base a ciò, in qualsiasi momento, cerchiamo di classificare e trovare i migliori risultati di ricerca per quella query.

Ilarità al Congresso

Dopo domande più che lecite, la serietà del momento è sfumata a causa dell'infelice intervento del Repubblicano Steve King.

King ha dichiarato che, poco prima delle elezioni, a sua nipote di 7 anni è stata mostrata una foto del membro del Congresso accompagnata da una frase volgare durante una sessione di gioco sul suo smartphone. Dopo aver introdotto l'argomento, ecco la domanda. Prendendo il suo iPhone e mostrandolo ai presenti, King ha chiesto a Pichai:

Come è possibile che ciò venga mostrato sull'iPhone di una bambina di 7 anni mentre sta giocando ad un gioco per bambini?

La risposta del CEO di Google, probabilmente anche lui divertito, ha fatto sorridere tutti i presenti:

Membro del Congresso, l'iPhone è prodotto da un'altra azienda.

Alla testimonianza di Sundar Pichai era presente anche un ospite d'eccezione, Rich Uncle Pennybags, la mascotte di Monopoly.

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