Le nostre battaglie, la recensione: Roman Duris e il calore ineguagliabile del cinema francese

Romain Duris lotta contro la precarietà lavorativa e affettiva in un film francese che ha raggiunto il cuore degli spettatori a Cannes e Torino: la recensione di Le nostre battaglie.

Eccomi qui ancora una volta a tentare di svelare la ricetta segreta del cinema francese. L'universo cinematografico d'Oltralpe esce da un anno più debole del precedenti sul piano qualitativo, ma che ancora una volta sa stupire per il gran numero di pellicole contenute per costi, non rivoluzionarie per tematiche, eppure capaci di portare a casa il risultato. Bene, con premi e riconoscimenti. Le nostre battaglie, presentato come evento speciale nella sezione collaterale della Semaine de la Critique al Festival di Cannes 2018, ha infatti saputo conquistare il premio del pubblico al Torino Film Festival. 

Non sembra esserci alcun segreto in un film profondamente francese per tematiche e molto classico per impostazione. Il secondo lungometraggio di Guillaume Senez ruota tutto attorno alla figura carismatica del suo protagonista, l'attore francese Romain Duris.

ParthenosL'attore Romain Duris
L'attore Romain Duris dona la profondità emotiva necessaria al film per farsi notare

Dalla commedia al melodramma, l'interprete di Tutti pazzi per Rose e Una nuova amica è un volto familiare anche per i cinefili italiani che seguono il cinema francese. Versatile, piacente e molto capace sia nel registro comico sia in quello drammatico, Duris è una scelta di casting perfetta, dimostrandosi l'uomo giusto per donare al film la sua intensa dimensione emotiva. 

Le nostre battaglie, la trama del film

Olivier (Romain Duris) è un marito e padre di famiglia francese assediato come tanti dall'inasprirsi del mondo del lavoro francese. Ogni giorno lavora con la sua squadra in un magazzino di smistamento merci che ricorda molto quelli di Amazon. Il riscaldamento viene tenuto così basso che tutti lavorano indossando guanti e cappello, il ritmo è così alto che i tablet registrano le performance dei lavoratori in secondi; chi non è (più) abbastanza veloce o è rallentato da problemi di famiglia, matrimoni e gravidanze è fuori.

Sull'esempio del padre - un'ombra che si allunga via via sul personaggio, rivelando quanto il rapporto con il ricordo del genitore sia ancora problematico - Romain lavora da anni per i sindacati e tenta in ogni modo di proteggere i colleghi, anche se spesso viene ripagato solo con l'ingratitudine o la solitudine. Il suo tran tran quotidiano inizia all'alba e termina a così tarda sera che a malapena vede la moglie, commessa in un negozio di abbigliamento, e i due figlioletti. 

ParthenosUna scena familiare di Le nostre battaglie
Olivier verrà aiutato ad aprire gli occhi dalle figure femminili della sua vita

Improvvisamente però la vita del distratto, stanchissimo Olivier va in cortocircuito. La moglie scompare nel nulla, portando con sé i vestiti e i suoi oggetti, senza una lettera, una spiegazione, un saluto per i figlioletti. L'allontanamento è volontario, le cause misteriose, lo sconcerto di Oliver massimo. All'improvviso si ritrova a gestire da solo la casa, i due figli piccoli e a malapena riesce a tenersi a galla, economicamente e umanamente. Con il sostegno della madre e della sorella, Oliver tenterà di trovare una soluzione tampone alla sua condizione e, seppur controvoglia, comincerà a guardarsi dentro, comprendendo le ragioni della moglie, rinnovando il rapporto coi figli e riflettendo sulle proprie scelte. 

Le nostre battaglie, la recensione del film

Ancora una volta viene da chiedersi com'è che questo genere di film piccolo ma ricco di passaggi intensi lo si ammiri nella sua versione d'Oltralpe. Figlio dei Dardenne e di tanto cinema impegnato e sociale della tradizione francese, Le nostre battaglie è un film intrinsecamente francese, con un equilibrio che si ammira raramente nella controparte italiana.

Non è che il cinema impegnato, quello che racconta le difficoltà della classe proletaria o piccolo borghese non esista in Italia, anzi. Tuttavia è l'approccio alla materia ad essere profondamente diverso, quasi diametralmente opposto. Nel cinema italiano c'è un confine nettissimo tra svago e impegno. Da una parte film si pongono i progetti che ricercano, sottolineano e a volte paiono godere del dolore, della miseria, della povertà di una fascia della popolazione nostrana. Non mancano film di periferia e borgata, di microcriminalità e violenza, ma tendono ad essere duri e puri, autoriali, drammatici, puntando alla messa in scena della denuncia in una sorta di drammaturgia del dramma. Dall'altra parte c'è lo svago estremo, le commedie e i film comici, dove difficilmente s'insinua un minimo di riflessione sociale. 

ParthenosRomain Duris in una scena di Le nostre battaglie
Romain Duris si conferma un interprete intenso e poliedrico

In Le nostre battaglie si affrontano una serie di argomento davvero drammatici, dando uno spaccato cupo della contemporaneità. C'è il lavoro precario e ricattatorio, c'è una profonda riflessione su quanto le donne affettivamente e lavorativamente vengano sminuite e dimenticate dai loro stessi uomini. Assistiamo a un drammatico suicidio, alla crisi interiore di due bambini (due piccoli attori adorabili e davvero capaci) rimasti improvvisamente senza la madre in fuga, al lento collasso di una famiglia allo sbando. Eppure Le nostre battaglie è un film che sa parlare al grande pubblico, che sa cavare da chissà dove una nota di speranza, persino una certa leggerezza. 

Romain Duris si prende gran parte del merito perché sì, senza di lui e senza la sua performance il film sarebbe decisamente più modesto. Attenzione però a sottovalutare Guillaume Senez sceneggiatore, che gli spunti più acuti e forti li trasmette per sottrazione, mai esplicitandoli. Ci sono per esempio un paio di accenni al fatto che la moglie scomparsa potrebbe aver ferito volontariamente il proprio figlio in quello che è stato liquidato come un incidente domestico.

Il protagonista poi è una figura positiva con un rapporto molto grigio con l'universo femminile: Olivier non nota la montante depressione della moglie, tenta di manipolare la sorella sminuendo la carriera in campo artistico, tiene un atteggiamento ambiguo nei confronti della collega sindacalista. Il suo coinvolgimento indiretto nel suicidio del collega lascia più di un punto di domanda sulla vicenda e sul suo operato. La sua redenzione poi arriva, ma è un lieto fine profondamente mediato, ragionato, un po' agrodolce, difficile da immaginare in un film del genere in Italia. Purtroppo per noi. 

Le nostre battaglie sarà nelle sale italiane a partire dal 7 febbraio 2019.

Voto 7/10

Il padre sindacalista dolente di Romain Duris è il punto di forza di Le nostre battaglie, che prova come i francesi sappiano mettere il cuore e il bel cinema anche nelle battaglie sociali.

Elisa Giudici

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