Midsommar - Il villaggio dei dannati, la recensione: incubo di una notte di mezza estate

Eagle Pictures Una scena del film

Dopo il successo del suo horror d'esordio Hereditary, il regista Ari Aster torna al cinema con un sinistro, inquietante film con protagonista Florence Pugh: la recensione di MidSommar.

C'è chi scegliere il genere horror per parlare di politica, chi con animo artigiano ama le sue derive estetiche grottesche da ricreare con gli effetti speciali e poi chi utilizza i propri film orrorifici come il lettino di uno psicanalista. È proprio il caso di Ari Aster, che torna al cinema dopo il discusso esordio Hereditary - Le radici del male con un nuovo folk horror tutto da decifrare. Se ben ricordate non avevo particolarmente amato Hereditary. Se è innegabile la sua ambizione da film horror di contenuto e la maestria con cui Aster lo dirige (a partire dalla memorabile scena iniziale), nella seconda parte del suo film precedente perdeva di mordente, scadeva nel ridicolo. 

Questo non succede con Midsommar, per certi versi ancora più estremo e radicale del suo predecessore, ma capace di mantenere la stessa coerenza dall'inizio alla fine, anche a costo di straniare o scontentare il pubblico.

Eagle PicturesGli studenti americani e Pelle reagiscono con sconcerto ai rituali del Midsommar
I protagonisti di Midsommar dovranno affrontare una realtà culturale radicalmente diversa dalla propria

Uscito a un anno dal predecessore ma frutto di meditazioni e ricerche cominciate molto prima del suo esordio al cinema, Midsommar condivide con Hereditary la stessa radice, dolorosa e personale: un periodo di lutti, abbandoni e drammatiche notizie per il regista e per la sua famiglia, trasfigurate e sublimate dallo stesso in due lungometraggi. Sotto la sua scorza di horror visionario e grottesco, Midsommar si riduce proprio a questo: un intenso film sulla fine di un amore

Quando muore un amore

Protagonista del film è Florence Pugh, bellissimo e talentuoso astro nascente del cinema inglese, scoperta nel luciferino Lady Macbeth e definitivamente lanciata dalla miniserie BBC The Little Drummer Girl. Dopo aver incarnato donne crudeli e spiriti liberi, la giovane attrice diventa Dani, una giovane donna in rotta con il suo ragazzo, che si ritrova ad affrontare un improvviso e terribile lutto familiare. La sua storia d'amore è palesemente al capolinea ma, rimasta improvvisamente sola al mondo, Dani non ha la forza o la volontà di farla finita e affrontare la solitudine assoluta. 

Eagle PicturesFlorence Pugh vaga tra le foreste svedesi
Florence Pugh è l'intensa protagonista del film

Così quando scopre che il suo ragazzo Christian si sta preparando a un viaggio in Svezia con i suoi amici e compagni di studio del corso di antropologia, Dani finisce per accettare l'invito che le viene rivolto quasi controvoglia, come una vera formalità. Il gruppo di turisti americani sarà ospite di una comunità svedese posta all'estremo nord del Paese della luce eterna in occasione delle celebrazioni di mezza estate, quando si svolgeranno rituali che si preparano una volta ogni 90 anni. A Hårga (una sorta di comune dalle idee molto radicali) una sessantina di persone vivono ancora in ottemperanza agli antichi riti pagani, costituendo un soggetto di studio allettante per i futuri antropologi. 

Dani è restia a lasciarsi andare, ma soprattutto assediata dal recente dolore per la perdita dei propri cari, che la assale improvvisamente e senza lasciarle scampo. La sua relazione con Christian è a dir poco malsana: lui non si cura veramente di lei ma non ha cuore di lasciarla, lei da tempo non lo ama più ma è la sua unica ancora di salvezza. Man mano che i riti del Midsommar si avvicinano al culmine, passando dall'essere bizzarri al divenire brutali e mortali, Dani e Christian si dovranno confrontare sul loro rapporto con per pubblico gli abitanti di Hårga, che hanno dei loro piani riguardanti i due ospiti. 

Una cultura aliena 

Ispirato ai riti ancestrali delle feste di mezz'estate nord europee, alle tradizioni vichinghe e a una serie di rituali antichissimi del vecchio continente (che Aster ha studiato per oltre un quinquennio con i suoi collaboratori) Midsommar è un film ricchissimo di suggestioni, simboli e riflessioni. A differenza di Hereditary però non tenta di spiegarsi o non lo fa troppo frettolosamente. A livello superficiale è tutto piuttosto semplice: la comune di Hårga ha dei rituali piuttosto estremi e gli ospiti americani o si adeguano e li rispettano, o rischiano la vita. 

In tutto questo c'è la bellezza antropologica di una cultura aliena, ancestrale e brutale che sfida i protagonisti e lo spettatore. Di fatto gli abitanti di Hårga non sono prettamente malvagi e sembrano anzi molto più realizzati, felici e puri dell'infelicissima Dani e dei suoi narcisisti, meschini compagni di viaggio. Certo la visione della vita, dell'universo e di tutto quanto portata avanti dal villaggio è estrema, ma non è un caso che il film giochi con l'idea che quello che serve a Dani è la percezione di totale comunanza con gli altri che la comunità irradia. 

Eagle PicturesDani e Pelle si parlano
Dani affronta attacchi di dolore e ansia nella comunità svedese

A livello visivo e registico, seppur molto insistito e compiaciuto, Ari Aster realizza un lungometraggio con parecchi passaggi memorabili e con una identità davvero forte. Mettendo sul piatto anche l'intensità dell'ottima protagonista, ne esce un film salutato a ragione come il grande horror del 2019 insieme a Noi di Jordan Peele. A ben vedere e al netto delle sue scene grottesche e splatter, Midsommar non fa nemmeno paura, anzi; irradia giusto la tensione crescente di un gruppo di persone che si ritrovano in un contesto culturale alieno, che comprendono così poco da risultare imprevedibile. Vertiginoso, visionario eppure davvero intimo (perché dietro ogni sguardo sofferente di Pugh si sente il battito del cuore spezzato di Aster), Midsommar è un film tanto bello quanto radicale. Si tratta quasi di un reportage antropologico fittizio (uno di quelli che però vira in tragedia). Al suo centro c'è una cultura basata sulla realtà ma estremizzata fino a diventare allegoria e simbolo della catarsi di una donna rimasta sola che recide il suo ultimo legame affettivo e si riscopre libera. 

Non piacerà a tutti, probabilmente annoierà molti, estremo com'è. Tuttavia Midsommar è un film con una visione e qualcosa di davvero personale da dire e già solo per questo si configura come una pellicola di pregio. Aggiungiamo la sua splendida realizzazione tecnica, il suo sapiente mix di effetti speciali artigianali sul versante splatter e le manipolazioni virtuali per i trip da sostanze allucinogene e ne esce un titolo assolutamente imperdibile per i cinefili. Si potrebbe definirlo un'esperienza imperdibile, ma dai risultati imprevedibili: insomma, vale la visione ma non è un film che si arruffiana lo spettatore a tutti i costi. 

Midsommar arriverà nelle sale italiane a partire dal 25 luglio 2019.

Voto 8,5/10

Inquietante, allegorico e visionario, Midsommar è la consacrazione del talento di Ari Aster. È estremo e radicale, perciò non piacerà a tutti, ma sarà uno degli horror cult del 2019.

Elisa Giudici

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