Le 15 migliori serie TV horror originali di Netflix

Da The Haunting a Marianne, ecco la Top 15 dei migliori Originals horror da guardare su Netflix per una nottata (o più) di binge-watching da brividi.

Netflix Una scena della serie TV Bloodride

Quali sono le 15 serie TV horror da non perdere per nessuna ragione al mondo su Netflix? Tenendo conto soltanto degli Originals, ecco una lista per aiutarvi a organizzare il vostro binge-watching per una o più notti di terrore casalingo.

La Top 15 qui sotto mischia show provenienti da tutto il mondo, acclamati da pubblico e critica o ingiustamente poco considerati, alternando storie di fantasmi e invasioni zombie, case stregate e congreghe maledette.

Senza dimenticare che c'è un genere come il true crime che ricostruendo vicende di cronaca realmente accadute, spesso e volentieri procura incubi che si fa fatica a dimenticare.

In tutti i casi, con queste 15 serie Netflix i brividi sono garantiti.

The Haunting

Cominciamo con quello che ormai è diventato un piccolo classico di Netflix: le due stagioni – The Haunting of Hill House e The Haunting of Bly Manor – della serie antologica realizzata dallo specialista Mike Flanagan, il regista di Oculus - Il riflesso del male e Ouija, Doctor's Sleep e Il gioco di Gerald. Dentro ci sono le suggestioni di Shirley Jackson e Henry James, ma anche tenebrosità familiari e traumi infantili che fanno più paura di mille fantasmi e case stregate. Un "must-watch" per gli appassionati abbonati alla piattaforma. Nella speranza di una stagione 3.

Vampiri

Un altro adattamento letterario (stavolta dal romanzo di Thierry Jonquet), con Oulaya Amamra e Suzanne Clément nei panni delle protagoniste Doina e Martha, ovvero una ragazza parigina metà umana e metà vampira che vive non senza problemi la condizione di succhia-sangue e la mamma che è coinvolta in un'aspra rivalità con la vecchia amica Csilla e il suo clan. I creatori Benjamin Dupas e Isaure Pisani-Ferry mescolano gotico, neo-noir e teen drama in sei episodi semplici e diretti, che non inventano nulla di nuovo ma intrattengono con piacere, tra luci al neon e tanto sangue. Da vedere con il Dracula riveduto e corretto della coppia Mark Gatiss e Steven Moffat.

Bloodride

Dalla Francia alla Norvegia. Kjetil Indregard e Atle Knudsen scelgono una durata inusuale (ogni episodio dura tra i 27 e i 33 minuti) per questa serie antologica che lega i suoi sei capitoli ad un'unica location: un autobus misterioso guidato da un inquietante autista. L'umorismo è acido e morboso e gli episodi vanno giù veloci in questo horror che gioca con gli stereotipi del genere senza mai prendersi troppo sul serio. Non a caso è stato lanciato su Netflix venerdì 13 marzo del 2020.

Reality Z

Il remake brasiliano (e decisamente sopra le righe) della mini-serie britannica Dead Set di Charlie Brooker, l'autore di Black Mirror. La premessa è sempre la stessa: a Rio de Janeiro esplode un'apocalisse zombie e i concorrenti di un reality show, il seguitissimo Olimpo, sono barricati negli studi del programma per proteggersi dai mostri carnivori. Il regista Brand, però, ha un'idea diversa per proseguire la narrazione della trasmissione. Gli episodi della prima stagione sono 10 e i toni sono crudi, pop e sarcastici, ai limiti del trash. Il creatore, showrunner e produttore è Cláudio Torres, il regista di L'uomo dal futuro e A mulher invisível.

Sweet Home

Non fatevi ingannare dal titolo. Questo è un horror apocalittico e durissimo, stavolta dalla Corea: il regista Kim Seol-jin e il team di Studio Dragon adattano il webtoon di Kim Carnby e Hwang Young-chan, nel quale Cha Hyun-soo, un ragazzo rimasto da poco orfano (la sua famiglia è rimasta uccisa in un incidente stradale), si trasferisce al 1410 delle "Case verdi", un complesso di appartamenti non proprio raccomandabile. Non c'entrano la malavita o le scarse condizioni igieniche: in quei block si nasconde una comunità di mostri pericolosamente infettivi. Poco gore e tanta azione per questo brillante "monster thriller", caratterizzato da personaggi femminili memorabili (su tutte Seo Yi-kyung e Lee Eun-yoo) e dal binge-watching inevitabile non appena si comincia col primo episodio (di dieci).

Kingdom

Ancora dalla Corea del Sud arriva questo "period horror" in due stagioni (12 episodi complessivi, in attesa dell'episodio speciale Ashin of the North) ispirato al webcomic The Kingdom of the Gods di Kim Eun-hee e Yang Kyung-il. Siamo nella Corea medievale del periodo Joseon e il principe ereditario ed erede al trono Lee Chang è chiamato ad indagare su uno strano fenomeno: qualcuno ha sparso nel regno la "pianta della resurrezione" e scatenato una terribile pandemia zombesca. Avventura e orrore si fondono in questo avvincente e spaventoso racconto che lascia a bocca aperta per l'accurata ricostruzione storica, l'azione mozzafiato e la magniloquenza dei costumi.

Black Summer

Un'altra apocalisse zombie, questa volta dal Canada. Dietro Black Summer c'è la temibile Asylum, la società di produzione di mockbusters come Sharknado, Transmorphers e Megalodon. In questo caso, i creatori Karl Schaefer e John Hyams si prendono sul serio ed espandono con uno spin-off la serie Z Nation: la protagonista è Rose (Jaime King), una madre in cerca della figlia Anna, scomparsa ad un posto di blocco. Non si scherza in Black Summer: negli 8 episodi della prima stagione (la serie è stata rinnovata per una seconda) c'è meno comedy e più horror, pochi dialoghi, molta camera a mano e – è proprio il caso di dirlo – tanta carne al fuoco. "Quando pensi che non ci saranno più spaventi nel genere zombie, arriva questo. L'inferno esistenziale in periferia, ridotto all'osso": parola di Stephen King.

Detention

È possibile raccontare con la chiave dell'horror soprannaturale una delle pagine più cruenti e terribili della storia del Novecento come gli anni del "Terrore Bianco" a Taiwan? La risposta è sì se a farlo è una serie come Detention, basata sul videogame punta e clicca di Red Candle Games ed "elaborazione" di un argomento scottante già affrontato dal giovane regista John Hsu nel film omonimo del 2019. La prima stagione è composta da 8 episodi, che in patria hanno colpito il pubblico per la profonda rappresentazione emotiva di quel delicato momento storico e per la descrizione accurata dell'umanità dei personaggi principali, su tutti le protagoniste Yunxiang Liu e Ruixin Fang.

Night Stalker: caccia a un serial killer

A volte i prodotti true crime sanno essere molto più inquietanti di montagne di horror. È il caso di questa docu-serie in 4 episodi che ripercorre la sanguinosa storia vera di Richard Ramirez, il serial killer che a metà degli anni Ottanta ha terrorizzato la California con almeno 14 omicidi (tra quelli ammessi e riconosciuti) ed è diventato una sorta di sex symbol satanico. La serie di Tiller Russell, che indaga l'insondabilità del male basandosi sulle testimonianze dirette dei detective Gil Carrillo e Frank Salerno e delle famiglie delle vittime, fa così paura che secondo molti spettatori stavolta Netflix è "andata troppo oltre".

Carmel: chi ha ucciso María Marta?

Un altro titolo true crime decisamente disturbante arriva dall'Argentina. Il regista Alejandro Hartmann indaga sulla morte di María Marta García Belsunce, la sociologa trovata morta in casa nel quartiere esclusivo di Carmel Country Club. María Marta è riversa in una pozza di sangue nella vasca da bagno. Le indagini portano a pensare all'incidente domestico, ma quando il fratello chiede un'autopsia si scopre che la donna è stata uccisa da cinque colpi alla testa. Il principale indiziato, a quel punto, diventa il marito Carlos Carrascosa, che però si dichiara innocente. Fra processi e appelli, il caso si chiude senza nessun colpevole. Dov'è la verità? Le incognite che circondano questo crimine irrisolto da quasi vent'anni sono davvero spaventose.

Sulla scena del delitto: il caso del Cecil Hotel

Terzo e ultimo true crime della lista (più angosciante di qualsiasi horror) è questa docu-serie parte del progetto antologico Crime Scene. L'esperto Joe Berlinger, già dietro l'altrettanto agghiacciante Jeffrey Epstein: soldi, potere e perversione, ha scelto come sinistro luogo di culto di misteri e delitti l'"hotel dei suicidi" al 640 della S. Main Street di Los Angeles, al centro della quinta stagione di American Horror Story di Ryan Murphy. L'approccio è investigativo e la storia di Elisa Lam – la studentessa 21enne ritrovata priva di vita nella cisterna d'acqua sul tetto dell'albergo – si intreccia con quella di... Richard Ramirez! Pure in questo caso, la verità resta sfuggente.

The Order

Horror soprannaturale, teen drama, fantasy dark e commedia dall'umorismo nero si intrecciano nelle avventure di Jack Morton (a interpretarlo è il canadese Jake Manley), lo studente della Belgrave University che, per indagare sulla morte misteriosa della madre, scopre l'Ordine Ermetico della Rosa Blu e i Cavalieri di San Cristoforo, società segrete dove si insegnano e praticano le arti occulte. La situazione sfugge presto al suo controllo quando Jack è coinvolto in un conflitto tra lupi mannari e seguaci della magia nera. Nonostante l'accoglienza calorosa della critica, la serie di Dennis Heaton e Shelley Eriksen è stata cancellata dopo due stagioni.

Ares

Un altro horror soprannaturale ambientato in una società segreta studentesca è questa serie olandese in 8 episodi creata da Pieter Kuijpers, Iris Otten e Sander van Meurs. A differenza di The Order, siamo nella Amsterdam delle élite e nella Ares entrano soltanto i ragazzi delle famiglie più influenti e autorevoli. Rosa (Jade Olieberg) è al primo anno di Medicina ed è affascinata dal coinvolgimento dell'amico Jacob (Tobias Kersloot) nella setta, che non accoglie all'iniziazione novizie da gruppi sociali di scarso prestigio. La scalata di Rose nella loggia sarà una spirale di eventi impressionanti, che portano dritti addirittura ad un passato demoniaco. Dietro un horror apparentemente innocuo, c'è una potente riflessione sulla realtà agghiacciante delle confraternite studentesche d'Orange (le più celebri sono Veritas a Utrecht, Augustinus a Leiden e Albertus Magnus a Groningen), che lo sceneggiatore Michael Leendertse ha definito "terreno fertile per i politici e le banche: le persone con potere provengono ancora principalmente da questi posti".

Ghoul

Il ghul è una figura del folklore arabo: è un essere demoniaco di sesso femminile che si nutre di carne umana. Questo jinn – e i suoi misteri – sono al centro della mini-serie horror di Patrick Graham, la seconda produzione originale indiana dopo Sacred Games. Al centro della vicenda c'è Nida Rahim (interpretata da Radhika Apte), recluta dell'NPS, il corpo speciale dell'esercito che nell'India distopica del futuro si occupa di tenere a freno il terrorismo. Nida ha dimostrato una disciplina ferrea (ha denunciato persino suo padre, insegnante di letteratura "antinazionale") e per questo è mandata al Meghdoot 31, una prigione simil-Abu Ghraib per interrogare un detenuto che il governo ritiene molto pericoloso: quest'uomo, chiamato Ali Saeed (Mahesh Balraj), possiede il potere soprannaturale di conoscere i segreti più intimi dei suoi carcerieri ed è ovviamente disposto ad utilizzarli contro di loro. Sono soltanto tre gli episodi, ma questo curioso show orwelliano assicura brividi e riflessioni mai scontate sul cambiamento sociale nei confronti della religione.

Marianne

Emma Larsimon (Victoire Du Bois) è una famosa, cinica e arrogante scrittrice di libri horror. Insoddisfatta nonostante il successo, ha appena annunciato di voler chiudere con la saga di Lizzie Larck e del demone Marianne, i personaggi che le hanno dato popolarità, per dedicarsi ad altro. Tuttavia, l'autrice riceve una visita inaspettata: quella di una vecchia conoscenza che la spinge a tornare nella sua città natale. È stato lì, in quel paesino della costiera francese, che Emma ha vissuto gli incubi che ha riversato nei suoi romanzi. Ora la strega Marianne, che pensava di custodire soltanto nella sua testa, sembra esistere davvero.

Samuel Bodin elabora un suggestivo horror al femminile (il personaggio di Mireille Herbstmeyer fa davvero paura), cruento e senza troppi fronzoli anche se a volte goffo e prevedibile, che alterna suspense, umorismo ed emozione per una riflessione in filigrana sul perdono e l'amicizia.

Purtroppo, nonostante l’apprezzamento della critica, la serie è stata cancellata dopo una stagione.

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