Il primo re: trama e spiegazione del finale del film di Matteo Rovere

Diretto da Matteo Rovere e recitato in protolatino, Il primo re rivisita il mito della fondazione di Roma. Un film coraggioso e affascinante, che non ha niente da invidiare (anzi) alle produzioni hollywoodiane.

Una (rischiosa) scommessa vinta. Il primo re di Matteo Rovere è un film molto lontano dalle produzioni classiche italiane, che guarda a Hollywood, ma rivendica una originalità che annovera pochi altri precedenti (con le dovute proporzioni, Apocalypto e La passione di Cristo).

Lo stesso regista non ha avuto paura di affermarlo, dicendo di avere voluto realizzare "uno spettacolo che non si può vedere da nessuna altra parte". Ma dichiarando anche con orgoglio che Il primo re è un film "molto italiano", realizzato da autori, attori e maestranze del Belpaese. Del resto, la storia stessa lo è. In maniera totale e profonda.

Il quarto lungometraggio di Rovere (arrivato dopo l'acclamato Veloce come il vento) racconta il mito della fondazione di Roma e rivisita la leggenda di Romolo e Remo. E per una (coraggiosa) scelta di verismo, è recitato in protolatino. L'idioma è considerato l'antenato delle lingue italiche e non è attestato per iscritto, ma è stato ricostruito attraverso l'accostamento e il confronto di vari elementi (il cosiddetto metodo comparativo). Nello specifico, i dialoghi de Il primo re sono opera di una collaborazione con i semiologi dell'Università della Sapienza.

01 DistributionIl poster de Il primo re
Il primo re è un film coraggioso, che racconta il mito della fondazione di Roma

Se la premessa vi ha incuriosito e volete saperne di più, qui di seguito trovate la trama e la spiegazione del finale.

La trama de Il primo re

Latium vetus, 753 a.C. I fratelli Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi) sono due pastori e conducono una vita semplice. Un giorno, una improvvisa onda di piena del Tevere li sorprende e li travolge insieme alle loro bestie. I due lottano per non essere risucchiati a fondo dall'acqua e più di una volta ciascuno dei fratelli mette a rischio la propria vita per salvare quella dell'altro. Ma alla fine, la furia della piena ha il sopravvento.

Romolo e Remo vengono trascinati dal fiume fino nel territorio della potente città di Alba Longa e sono catturati e fatti schiavi. I due vengono tenuti in vita insieme ad altri prigionieri per prendere parte al crudele rituale del culto della Triplice Dea. Sotto lo sguardo della sacerdotessa Satnei (Tania Garibba), custode del Fuoco Sacro, gli uomini sono costretti a combattere a due a due tra di loro, fino alla morte di uno dei contendenti.

Con uno stratagemma, Remo riesce a convincere i carcerieri a farlo lottare con Romolo. Quando si ritrovano liberi nell'arena, i due si ribellano agli uomini di Alba Longa e scatenano una rivolta. Aiutati dagli altri prigionieri, i fratelli hanno la meglio sulla piccola guarnigione di Guerrieri di Ferro che partecipa al culto. Ma Romolo viene ferito gravemente.

I ribelli si danno alla fuga e portano con loro Satnei. A chiedere di prendere la sacerdotessa è Romolo, convinto che la presenza della donna renderà gli dei benevoli nei loro confronti e li aiuterà nel difficile viaggio che li aspetta. Ma ben presto, le condizioni del giovane si fanno disperate. Tuttavia, Remo si rifiuta di abbandonarlo, nonostante la maggior parte degli uomini lo consideri un peso.

Il manipolo si addentra nel territorio dei Velienses e il clima avverso e la mancanza di cibo e di acqua pulita creano una situazione di grande tensione. Remo decide di andare a caccia per procurare da mangiare a Romolo e affida il fratello a Satnei, confidando nel timore che la sacerdotessa incute negli uomini. Quando è quasi l'alba, convinti che il giovane non farà ritorno, questi provano a uccidere Romolo. Ma Satnei riesce a farli desistere.

In quel momento, sopraggiunge Remo con il corpo di un enorme cervo. Il giovane ribadisce l'intenzione di portare con sé il fratello e sfida in combattimento chiunque non sia d'accordo. Il capo latino Tefarie decide di affrontarlo e viene ucciso. Sempre più forte e risoluto, Remo si proclama re della neonata tribù e incita i suoi sudditi a combattere contro i Velienses.

Usando un'astuta strategia, il giovane e i suoi hanno la meglio dei guerrieri del clan e uccidono il loro comandante, Testa di Lupo. Poi marciano al villaggio dove sono rimasti solo vecchi, donne e bambini e ne prendono possesso. Remo dichiara agli abitanti di essere il loro nuovo capo e chiede che sia condotto a una capanna adeguata al suo rango.

Alla sera, il neo re e i suoi uomini prendono parte a una rituale per celebrare i guerrieri morti della tribù e chiedono a Satnei di praticare un'aruspicina. La sacerdotessa obbedisce e predice che da due fratelli sorgerà un re e fonderà un impero mai visto prima. Ma poi esita. Incalzata da Remo, Satnei rivela che il nuovo re compirà il suo destino dopo avere commesso fratricidio.

Convinto che l'aruspicina predica la morte di Romolo, Remo inveisce contro gli dei, spegne il fuoco sacro e uccide il vecchio sacerdote della tribù che mette in discussione le sue azioni. Poi trascina Satnei nella foresta e la lega a un albero, lasciandola in balia delle bestie selvatiche. Dopo avere abbandonato la sacerdotessa al suo destino, il giovane torna al villaggio e lo dà alle fiamme, mentre Romolo cerca inutilmente di fermarlo.

Remo rinnega gli dei e dice che lui sarà l'unico fuoco che gli uomini dovranno venerare e temere.

01 DistributionIl primo re: Romolo, Remo e Satnei
Remo nutre Romolo con il cuore del grande cervo che ha cacciato sotto lo sguardo di Satnei

Più tardi, camminando tra le rovine del villaggio, Remo crede di sentire dei sussurri. Il giovane chiede chi è, ma non ottiene risposta. Profondamente turbato, prende coscienza di quello che ha fatto e corre nel fitto del bosco per liberare Satnei. Ma per la sacerdotessa è troppo tardi. Dilaniata dagli animali, con le ultime forze che le rimangono, la donna rivela di avere capito troppo tardi la verità:

Scappa. Vedo compiersi il disegno degli dei. Tutti ne siamo stati parte senza volerlo. Anche io. Abbiamo salvato l'assassino.

La mattina seguente, ormai sulla strada della completa guarigione, Romolo si alza dal suo giaciglio ed esce dalla capanna. Il giovane osserva la devastazione compiuta dal fratello e scopre che se ne è andato alle prime luci dell'alba, insieme ai suoi uomini.

La sua attenzione viene richiamata dal vaso del Fuoco Sacro, che giace abbandonato e rovesciato al suolo. Il giovane gli si avvicina a prova a riaccendere la fiamma, mentre una giovane donna gli dice che ha guardato a lungo, ma non l'ha più vista ardere. Ma Romolo non si arrende. E mentre la gente della tribù gli si fa intorno, il giovane fa crepitare di nuovo il Fuoco Sacro. Il suo gesto viene considerato un segno degli dei e viene scelto come capo. A sua volta, Romolo affida alla giovane donna il compito di mantenere sempre vivo il Fuoco Sacro. Di fatto, creando la prima Vestale.

Romolo e la sua tribù partono in cerca di un luogo dove costruire un nuovo villaggio. Ma lungo la strada, il giovane vede i Guerrieri di Ferro, capisce che sono sulle tracce di Remo e convince il suo popolo ad andare in aiuto del fratello. Con un coraggio e una forza che derivano dalla fiducia in Romolo e nel Fuoco Sacro, i guerrieri del giovane hanno la meglio dei temibili soldati di Alba Longa.

Ma un richiamo di Romolo a uno degli uomini di Remo provoca la reazione di quest'ultimo, che ribadisce che i membri della tribù Velienses sono suoi schiavi. Quando il fratello replica che sono uomini liberi, uno dei soldati di Remo cerca di colpirlo e viene ucciso da un guerriero fedele a Romolo.

Abbandonato anche dall'ultimo dei suoi uomini, Remo sfida il fratello e minaccia di spegnere il Fuoco Sacro:

Lì dentro non c'è nessun dio. Lo capisci?

I due iniziano a combattere, ma la foga e la determinazione di Remo scemano mano a mano che capisce che la tribù crede in Romolo e che lui non è nessuno per loro. Non un re. Non un dio. Il giovane abbassa la guardia e il fratello lo colpisce a morte.

Prima di esalare l'ultimo respiro, Remo si riconcilia con Romolo e predice il suo futuro:

Portami con te. Costruirai una città sicura. Oltre il fiume. E mi seppellirai lì. Mio re.

Dopo la morte di Remo, il giovane attraversa il Tevere con la sua tribù e rende omaggio al fratello bruciandolo su una pira. Poi abbraccia il suo destino e scrive quello del mondo intero:

Il destino che gli dei hanno scelto si è compiuto. Ci uniremo a chi non ha più nulla e tutti i popoli intorno al Tevere faranno parte di questa stessa alleanza. Ma questa città nasce dal mio dolore e dal sangue di mio fratello. La sua anima di notte busserà alle nostre porte, per ricordarci qual è il prezzo del futuro. E voi, dei, oscurate i miei occhi perché non vedano quello che la mia spada ha fatto. Avrei voluto morire io. Che questo sangue fraterno che bagna la nostra terra sia duro come la pietra e che vi sia incisa sopra un frase che riecheggi nella mente di ogni uomo che oserà solcarla, attaccarla o chiedere asilo: 'Tremate. Questa è Roma'.

Nel 753 a.C. finisce la leggenda e inizia la storia.

La spiegazione del finale de Il primo re

Il viaggio di Romolo e Remo e la contrapposizione dei due fratelli è una lunga, suggestiva allegoria dell'eterno conflitto tra umano e divino

Parlare di contrapposizione tra conoscenza e credenza non è possibile e sarebbe sbagliato. Ma di certo, Romolo rappresenta l'uomo devoto agli dei, che attribuisce a forze sovrannaturali lo svolgersi degli eventi e legge (o crede di leggere) la volontà divina in piccolo e grandi segnali e in simboli come il Fuoco Sacro. 

All'opposto, Remo è l'uomo che crede solo in sé stesso. Sono le sue azioni a renderlo libero e a fargli ottenere il rispetto e il timore dei prigionieri che fuggono con lui. Sono la sua forza e il suo coraggio a renderlo re. Ma di fronte all'incomprensibile, di fronte all'inaccettabile, neanche lui riesce a sottrarsi al potere della superstizione. E proprio il suo credere in maniera irrazionale è la "mano divina" che mette in moto le sue azioni e fa compiere il suo destino.

01 DistributionIl primo re: Remo
Remo rinnega gli dei, ma agisce come un dio

Remo rinnega gli dei e afferma il suo credo. Un credo fatto di forza, sopraffazione e violenza. Un credo di terrore. Uccide chi osa opporsi a lui, condanna a morte colei attraverso la quale gli dei parlano, distrugge ciò che rifiuta di accettare il suo potere. E tutto questo - non la volontà divina - lo porta sulle rive del Tevere, alla battaglia senza speranza con i Guerrieri di Ferro di Alba Longa, allo scontro fratricida con Romolo e (forse) all'estremo sacrificio. Remo rinnega gli dei, ma agisce come un dio.

Da questo cortocircuito nasce Roma. Da un susseguirsi di azioni messe in moto da un uomo. Ma non per Romolo:

Il destino che gli dei hanno scelto si è compiuto.

È lui il primo re per la leggenda e la storia. Ma il film di Matteo Rovere sembra suggerire che dietro, più a fondo, ci sia un'altra verità. Un altro re. Il primo re degli uomini. Colui che ribellandosi al divino e affermando la sua umanità ha scritto la leggenda e la storia.

Remo.

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