Light of my Life, la recensione: un angelo da salvare dai demoni interiori di Casey Affleck

Casey Affleck dirige con rigore e bravura Light of my Life, storia di una paternità tenera, assoluta e dolente in un contesto apocalittico, senza però riuscire a scacciare tutti i suoi demoni.

C'è qualcosa di assoluto, rigoroso e dolente nella persona cinematografica di Casey Affleck, fratello di Ben, premio Oscar per Manchester by the Sea, coinvolto in vicende giudiziarie che non possono che affacciarsi alla mente mentre si guarda il suo nuovo film da regista e attore protagonista. Non è la prima volta che Affleck si mette dietro la cinepresa, ma stavolta più che in passato la forma narrativa scelta e la storia raccontata mirano più apertamente a incontrare i gusti del grande pubblico. 

Light of My Life è più di un suo progetto, è una sua emanazione: scritto, diretto e interpretato da Casey Affleck negli anni successivi alle sue tormentate vicende giudiziarie, Light of My Life sembra quasi una dichiarazione d'intenti, lontanissima da un mea culpa, più vicina ad una strenua difesa delle propria integrità di uomo, amante e padre. Nella vita delle ex collaboratrici lo hanno accusato di avance, molestie ma soprattutto di averle denigrate, trattate come animali da monta, fatto allusioni sulla necessità che diventassero madri. Nella realtà cinematografica il suo ruolo è quello di un padre senza pause, senza deroghe, costretto dal proprio amore e dal mondo apocalittico che lo circonda a una devozione assoluta alla figlioletta e alla sua protezione. 

NotoriousRag abbraccia il papà in Light of My Life
Light of My Life racconta l'evolversi di un profondo rapporto tra un padre e una figlia

Il risultato di questa sua operazione è un film che sa di già visto, certo, ma che non manca di sfumature intense, non si capisce nemmeno quanto volontariamente inserite nel film. Sotto il messaggio molto basilare e diretto che Affleck dà c'è un mondo di sfumature infinitamente più interessante, anche se più controverse. Fuor di dietrologia e di vicende giudiziarie, Light of My Life è un ottimo esempio di cinema ben fatto, ottimamente recitato e molto rigoroso, a cui manca del tutto una scintilla di originalità che renda la storia raccontata personale e memorabile. 

L'ultima donna sulla terra

Un padre senza nome e sua figlia soprannominata Rag vagano da qualche parte in una foresta statunitense. Sono autosufficienti, organizzati, sempre vigili, ma anche provati da quello che intuiamo essere un lunghissimo periodo di vita all'aperto, non desiderato quanto necessario. I due hanno un rapporto esclusivo, assoluto. Trascorrono tutto il tempo insieme, hanno lunghissime conversazioni nella tenda dove dormono. La ragazzina è acuta, intelligente, molto più saggia di quello che la sua età lascerebbe supporre. L'uomo è iperprotettivo, sempre sul chi vive, ossessionato dall'essere sempre pronto alla reazione, alla fuga. L'arrivo di un uomo anziano che pone qualche innocente domanda al padre ci chiarisce che c'è qualcosa che non va. 

Sono pochissime le figure umane che popolano Light of My Life, che segue da vicinissimo Casey Affleck e Anna Pniowsky nel loro affannoso rifuggire l'umanità. A poco a poco, contro la volontà del padre, il raggio visivo si allarga e capiamo di trovarci in un mondo apocalittico. La madre di Rag e moglie amatissima di lui (interpretata da Elisabeth Moss) è morta come la stragrande maggioranza della popolazione femminile, colpita da un virus misterioso e letale. Più avanti nel film scopriremo che l'esistenza di Rag ha del miracoloso non tanto perché sia l'unica donna rimasta viva sulla Terra (non è propriamente così) ma perché è forse l'unica a non aver dovuto barattare la propria libertà di movimento con la propria sicurezza. 

NotoriousAnna Pniowsky in una scena del film
Anna Pniowsky rivela un talento cristallino e precoce

A fare da scudo tra lei e un mondo grigio e silenziosamente feroce c'è il padre, consumato dall'angoscia che lei possa morire o peggio, distrutto dalla perdita della moglie, roso dentro dalla paranoia più che giustificata che ogni persona (ogni uomo) che gli si para davanti va ingannato, distanziato o ucciso per regalare a Rag un giorno in più in libertà e sicurezza. Light of My Life è il racconto di un uomo la cui vita ruota tutta attorno alla devozione per la figlia, interpretata con limpida bravura da una giovane Anna Pniowsky che non viene messa in ombra dal talento già noto di Casey Affleck nell'irradiare dolore e angoscia su grande schermo. 

Paternità dolenti

A ben vedere la distanza non è poi tantissima dal ruolo che gli ha regalato l'Oscar, quello di Manchester by the Sea: sono entrambe paternità gravose, opprimenti, che consumano l'umanità del personaggio. Se il talento di Casey Affleck attore è rimasto inalterato, a cambiargli attorno è stata la sensibilità del pubblico. Light of My Light è un film per molti versi ortodosso, a partire alla sua forma. Austero e teso all'assoluto come una chiesa disadorna, è un film che non si attarda a spiegare, lasciando che le reazioni delle persone, le espressioni sui loro visi e i loro tradimenti raccontino di un mondo dove la fiducia non può estendersi oltre il ristrettissimo circolo di Rag e del suo papà. 

NotoriousCasey Affleck in Light of My Life
Casey Affleck in Light of My Life conferma la sua predilezione per ruoli dolenti

Ai margini ci sono lupi feroci, uomini di fede che hanno ceduto al fascino di profezie sinistre, passanti divenuti spie. Uomini, uomini ovunque: le donne sono favore, racconti fantastici, create in laboratorio, nascoste in bunker. Il rapporto padre e figlia attorno a cui il film cresce sullo sfondo dell'Apocalisse non può che ricordare La strada (il libro di McCarthy e il film di John Hillcoat), verso cui il debito è palese. L'unico vero limite di Light of My Life è che non riesce ad andare oltre a quella storia, a dire qualcosa di suo. Soprattutto nella chiusa tende a diventare facile nelle sue soluzioni, puntando su una scontata fragilità paterna, sulla forza nascosta e misteriosa della giovane donna protagonista. La soluzione con cui Affleck esce dal discorso totalizzante del suo film sa però di strada obbligata, intrapresa più con la testa che con il cuore. 

Light of My Life risulta molto più interessante quando il padre protagonista si trasforma da protettivo a possessivo, da attento a paranoico, quasi che lo stato attuale della civilità giustificasse un innato desiderio di rendere eterno e totalizzante il rapporto con la figlia. Purtroppo sono accenni che il film si lascia sfuggire quasi involontariamente, dato che vuole essere (anche) un'arringa difensiva del suo creatore. Peccato davvero, perché ogniqualvolta si intraveda un bagliore luciferino in Affleck, il film sembra poter agguantare la personalità che tanto gli manca. 

NotoriousRag e il suo papà sotto la pioggia
Il debito con La Strada è palese, a livello visivo e narrativo

Light of my Life sarà nelle sale italiane a partire dal 21 novembre 2019

Voto 7/10

Bello, rigoroso ma incapace di esprimere una propria personalità, Light of My Life conferma il talento di attore di Casey Affleck e rilancia la sua carriera di regista, senza però risultare incisivo.

Elisa Giudici

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