Miss Sloane - Giochi di potere, la trama e il finale del film con Jessica Chastain

Il film di John Madden offre un finale ricco di sorprese e insegna che quando la posta in gioco è alta, il buon lobbista deve anticipare le mosse dei suoi avversari, e accettare le conseguenze delle sue azioni.

FilmNation Entertainment Elizabeth Sloane, protagonista di Miss Sloane - Giochi di potere

Un thriller politico sempre al limite tra etica e opportunismo, che fa luce su alcuni dei meccanismi che regolano la politica americana. Miss Sloane - Giochi di potere propone una intensa interpretazione di Jessica Chastain, che impersona proprio Elizabeth Sloane, affermata lobbista che si trova davanti alla sfida più ambiziosa della sua carriera.

Il film, diretto da John Madden e uscito nel 2016, non ha incontrato totalmente i favori del pubblico. Secondo rilevazioni di Box Office Mojo, gli incassi totali sono stati pari a 9 milioni di dollari, a fronte di un budget di 13 milioni di dollari (dato segnalato da Deadline). Nonostante ciò, l’interpretazione della Chastain le è valsa la candidatura ai Golden Globe 2017 per la miglior attrice in un film drammatico (per la cronaca, il premio quell’anno andò a Isabelle Huppert, per la sua interpretazione del personaggio di Michèle Leblanc in Elle).

È giunto il tempo, allora, di tornare sulla trama di Miss Sloane - Giochi di potere, approfondendone i temi di maggior importanza, con particolare attenzione alle sequenze finali

La trama Miss Sloane - Giochi di potere

Il film inizia con Elizabeth Sloane (Jessica Chastain), la lobbista più nota di Washington, che si prepara a partecipare a un’udienza al congresso degli Stati Uniti guidata dal senatore Ronald Sperling (John Lithgow). L’argomento è spinoso: Elizabeth, infatti, è accusata di possibili violazioni delle regole etiche del senato nel corso della sua collaborazione con la società Cole, Kravitz & Waterman. La donna, sotto il fuoco di accuse sempre più pesanti, cerca di trincerarsi dietro il Quinto Emendamento.

L’azione torna indietro a tre mesi prima. Elizabeth è sulla cresta dell’onda, punta di diamante di una squadra capitanata da lobbisti della vecchia scuola come George Dupont (Sam Waterston). La protagonista entra ben presto in contatto con quello che sembra essere un cliente importante. Sloane, infatti, viene avvicinata da Bill Sandford (Chuck Shamata), rappresentante delle aziende produttrici di armi. Il suo obiettivo è quello di bloccare la proposta di legge Heaton-Harris, che vorrebbe espandere i controlli di sicurezza, facendo leva soprattutto sull’elettorato femminile. Elizabeth rifiuta la proposta, e subito dopo viene contattata dallo studio rivale Peterson Wyatt, che le propone di unire le forze e sostenere la proposta di legge. Sloane, allora, accetta l’offerta, e sceglie di portare con sé i suoi colleghi più fidati:

Elizabeth, con il benestare del CEO di Peterson Wyatt, Rodolfo Schmidt (Mark Strong), sceglie Esme Manucharian (Gugu Mbatha-Raw) come portavoce della sua azione. La sua assistente personale, Jane Molloy (Alison Pill), decide invece di non seguirla in questa nuova iniziativa.

Sotto la spinta di Elizabeth, la proposta di legge trova sempre maggiori consensi. La protagonista, inoltre, viene a conoscenza del fatto che Esme, da giovane, è sopravvissuta a una sparatoria nella sua scuola. Anche se Esme non vuole condividere questa informazione, Elizabeth ne parla apertamente durante un dibattito televisivo. La situazione, a questo punto, inizia a farsi pericolosa: dopo il dibattito, mentre sta rientrando nel suo ufficio, Esme viene minacciata da un uomo armato. L’aggressore, però, viene ucciso sul colpo da un passante, che deteneva legalmente la sua arma da fuoco.

La lobby delle armi cerca subito di sfruttare tale avvenimento a proprio vantaggio, e ciò causa una perdita di consensi della proposta Heaton-Harris al senato. Come se non bastasse, iniziano a filtrare le prime notizie riguardanti possibili indagini del senato sui metodi poco ortodossi di Elizabeth, che viene convocata per un’udienza. L’azione della lobbista, pertanto, viene ostacolata da soggetti disposti a far di tutto per fermarla.  

Prima dell’udienza, Jane, l'ex assistente di Elizabeth, scopre che la lobbista ha violato le regole etiche del senato. L'irregolarità risiederebbe nel finanziamento, da parte di Elizabeth, di un viaggio oltreoceano di un senatore, circostanza legata a una sua precedente battaglia da lobbista. Il modulo che certifica il pagamento del viaggio presenta una firma del tutto simile a quella di Sloane. In questo modo, il senatore Sperling può contare sulla prova che coinvolge la lobbista nell’organizzazione della trasferta, pratica vietata dalle regole del senato.

Durante l'udienza, la protagonista deve subire una serie di attacchi sempre più personali da parte del senatore Sperling, che arriva anche a svelare particolari della vita privata di Elizabeth, come la sua relazione con il gigolò Forde (Jake Lacy). Si arriva così alle sequenze finali del film, dove Elizabeth sceglie di giocare la sua carta più pesante, quella che potrebbe costargli la carriera e la libertà.

FilmNation EntertainmentUna sequenza di Miss Sloane - Giochi di potere

Il finale di Miss Sloane - Giochi di potere

Elizabeth, al cospetto della commissione del senato presieduta da Sperling, è pronta a rilasciare la sua ultima dichiarazione. La donna non si dimostra sorpresa dei tentativi dei suoi avversari di screditarla, e di attaccarla personalmente. Ciò è dovuto ai suoi progressi nella campagna a favore della proposta di legge Heaton-Harris. Le parole della protagonista, però, danno slancio al colpo di scena centrale del film:

Quando ho lasciato Cole, Krativz e Waterman, mantenni un mio contatto tra le loro fila […] Misi George Dupont sotto sorveglianza, fino a che non si incontrò con un membro del Congresso che mostrasse abbastanza degrado morale per attuare un piano simile. Quel membro era il senatore Ronald Michael Sperling.

Grazie all'aiuto di Jane, che non aveva mai smesso di essere al suo fianco, Elizabeth era entrata dunque in possesso delle prove necessarie per incastrare Sperling. Dopo queste accuse, la protagonista invita tutti i presenti a raggiungere un sito internet, dove è incluso il video che fa luce sull’accordo tra Dupont e Sperling.

L’azione si sposta a dieci mesi dopo, nella prigione federale di Anderson, in Maryland. Elizabeth, rinchiusa in carcere, riceve una visita del suo avvocato, Daniel (David Wilson Barnes). Alla fine del loro breve dialogo, pur senza dichiararlo apertamente, Elizabeth fa intendere che a firmare il modulo presentato da Sperling all’udienza come prova della sua condotta criminale era stata proprio lei. In questo modo, la lobbista aveva messo in atto il piano che aveva portato alle accuse a Sperling e Dupont.

Durante i titoli di coda, è possibile vedere Elizabeth uscire di prigione, verso una nuova vita.

FilmNation EntertainmentUna sequenza di Miss Sloane - Giochi di potere

Il significato del finale

Le sequenze finali di Miss Sloane - Giochi di potere fanno trasparire tutta la forza di Elizabeth, la sua personalità. Nel corso del film è possibile osservare una sorta di crescita del personaggio, fermamente convinta della causa che sta portando avanti, ma sempre fedele al suo modo di agire. Non è un caso che, sia all’inizio che alla fine della pellicola, la protagonista pronunci queste riflessioni sul lobbismo:

Una lobbista deve prevedere. Deve anticipare le mosse del suo avversario e trovare le contromisure. Chi vince trama un passo avanti ai suoi nemici. E svela gli assi della manica dopo che gli altri hanno svelato i loro. Deve essere certa che li sorprenderà e che non si farà mai sorprendere.

All’inizio della pellicola queste parole possono risuonare generiche, o comunque rivolte all’azione di un lobbista in genere. Il primo momento di svolta, allora, avviene durante l’incontro con Bill Sandford, quando Elizabeth si dimostra disgustata dalla proposta di far avvicinare il pubblico femminile al mercato delle armi:

Gesù, questa è la reputazione che mi sono guadagnata? Medaglia d’oro nel limbo etico? Conquistare il voto femminile agghindando la lobby delle armi con un vestitino rosa è un’idea così rozza, che può essere stata solo concepita in una stanza piena di vecchi.

Da “paladina del mercato libero”, come viene soprannominata da George Dupont, la lobbista sceglie di abbracciare la causa contraria alle armi, e sceglie di farlo nonostante il film indichi fin dai primi minuti che lo stile di vita di Elizabeth, totalmente concentrato sul lavoro, la sta lentamente consumando. È alla fine della pellicola, però, durante l’ultima dichiarazione di Elizabeth davanti al senatore Sperling, che lo spettatore riesce a capire veramente il senso delle parole della protagonista. La “lobbista dai sani principi”, come lei stessa usa chiamarsi nel corso del film, spiega così la sua rabbia verso il sistema americano:

Il nostro sistema è marcio. Non dà merito ai politici onesti, che votano secondo coscienza, ma ricompensa i ratti, quelli disposti a svendere la propria nazione pur di mantenere le mani in pasta. Non fate errori. Questi ratti sono i vari parassiti della democrazia americana.

Mettendo insieme la sua personale visione della figura del lobbista, e le sue idee sul sistema politico americano, si arriva a comprendere il perché dell’azione di Elizabeth. Azione che, però, risulta incomprensibile al suo avvocato, che nella scena finale le chiede:

Hai montato tutta la faccenda. Per cosa, un disegno di legge sulle armi? Valeva davvero la tua carriera?

Ed Elizabeth, che nel corso della pellicola comprende di vivere un’esistenza totalmente sacrificata all’altare del suo lavoro, spiega:

Uccidere una carriera non è così male, quando pensi che l’alternativa è ucciderti per la carriera.

La donna, poi, fa intendere di non aver mai detto a nessuno del suo piano perché altrimenti avrebbe messo a repentaglio tutto il suo team, che avrebbe rischiato fino a cinque anni di carcere per falsa testimonianza.

EuropaCorp/FilmNation EntertainmentLa cover del film Miss Sloane - Giochi di potere

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