Star Wars: l'Ascesa di Skywalker, la recensione del finale della saga

Disney/Lucasfilm Poster de L'ascesa di Skywalker

Star Wars: L'ascesa di Skywalker torna a distanza di due anni dopo il divisivo Episodio VIII. Sarà riuscito J.J. Abrams a creare un film meno polarizzante e capace di riportare i fan più hardcore all'ovile?

Finalmente, dopo una lunga attesa durata due anni, nelle sale italiane è arrivo L’ascesa di Skywalker, terzo e ultimo atto della nuova trilogia targata Disney/Lucasfilm. La parabola degli Skywalker giunge all’inevitabile conclusione. Sebbene il sito si chiami No Spoiler, oggi gli spoiler voleranno, ma perché, a mio avviso, per parlare bene e sviscerare un film bisogna parlarne approfonditamente. Dire che una cosa è bella senza spiegare il perché non ha senso. Sebbene, ne L’ascesa di Skywalker, di bello ci sia ben poco. 

Caccia al tesoro

Disney/LucasfilmImmagine de L'ascesa di Skywalker
I tre protagonisti devono trovare una cosa all'interno della Morte Nera

Il film inizia in medias res.

Palpatine è tornato. Non si sa come, non si sa perché, non si sa neanche se sia vero, ma tutti nella galassia rimangono turbati. Kylo Ren si getta alla disperata ricerca di un puntatore Sith per raggiungere le Regioni Ignote, lo stesso fanno Rey, Finn e Poe.

E così parte una disperata caccia al tesoro che dura quasi cento minuti in cui non si fa altro che sparare, lottare con la spada laser e far esplodere cose. Normale, si chiama Star Wars il film, ma qualche dialogo in più non ci sarebbe stato male. Ora non mi dilungherò troppo sulla trama, che poi è talmente flebile che si potrebbe condensare in altre cinquanta parole, ma non importa. Passiamo all’analisi del film in sé.

Retcon e Legends

Disney/LucasfilmImmagine di Star Wars Empire
Star Wars Dark Empire sembra essere una delle principali fonti di ispirazione del film.

L’intento di J.J. Abrams è palese fin dall’inizio del film: rettificare tutto ciò che ha fatto Johnson prima di lui e riportare i fan delusi all’ovile con una delle operazioni di retcon più difficili della storia del cinema, della letteratura e di qualsiasi altra arte presente al mondo.

E il primo problema è proprio questo: per quanto si possa criticare l’operato di Johnson, e sono stato il primo a farlo, l’idea che Rey venisse dal niente e non dovesse per forza essere figlia di qualcuno di famoso era stata brillante, eseguita poi un po’ malino ma comunque brillante. Perché, in un universo di miliardi di abitanti, non può nascere un essere incredibile non discendente da una famiglia di utilizzatori della Forza fenomenali? Perché ci deve per forza essere sempre un “figlio di”, “nipote di”? E uno dei problemi fondamentali del film risiede proprio in quest’opera di collegamento tra Rey e Palpatine che tenta di creare un conflitto interiore in Rey che non viene mai messo in discussione.

Tutto procede così in fretta e con un ritmo così incalzante da far quasi venire la nausea e lasciare frastornato lo spettatore. Il film vuole stupire, vuole affascinare e vuole tenere attaccati alla poltrona e così facendo si ha più l’impressione di aver passato un pomeriggio su una giostra del Galaxy’s Edge che non al cinema a vedere Star Wars. Non è facile, lo ripeto, chiudere una storia che hai tracciato, poi è stata stralciata e ti viene riaffidata in corso d’opera, no. Ma non è nemmeno necessaria infarcirla di cose, luoghi, situazioni ed eventi così.

E un’altra critica che mi sento di fare è che, se proprio si volevano prendere così tanti elementi dall’universo Legends, si potevano direttamente adattarne le storie senza per forza metterle fuori dal canone ufficiale. Quei cloni di Snoke fanno così tanto Dark Empire da risultare quasi una copia carbone dell’opera uscita più di venti anni fa. Lo stesso vale per l’Imperatore e il suo ritorno.

Non lo chiamerò buco di sceneggiatura, perché no, ma nemmeno “soluzione narrativa” come ho visto fare a tanti. Perché qui si tratta di “pezza”. Ci hanno infilato quello, senza spiegare assolutamente nulla, dicendo “vabbé lo spiegheremo con il resto dei prodotti che facciamo”, ovvero con libri, fumetti, videogiochi e così via. Ma non dovrebbe essere così.

Ovvio che non sia necessario uno spiegone per ogni cosa, ma capire come e perché l’Imperatore sia sopravvissuto sarebbe stato abbastanza interessante. Sembra uno zombie, più del solito. Per caso è sopravvissuto in una forma corporea alla distruzione della Morte Nera? Perché sembra attaccato a un macchinario. Oppure, proprio come in Dark Empire, la sua essenza riesce a trasferirsi da un corpo all’altro? Anche questo, non ci è dato sapere. In realtà non ci è dato sapere quasi niente sul come, dove e quando. Non si sa nulla, mai. In questo film le spiegazioni quasi non esistono.
 

Ritmo eccessivo e scelte discutibili

Nei romanzi di Aftermath, relativi alla fine dell’Impero e alla vittoria della Ribellione, si narra del grande piano dell’Imperatore di ritirare i resti dell’Impero nelle Regioni Ignote, qui l’Impero stesso avrebbe dovuto riorganizzarsi per tornare ai suoi fasti passati. Questa è la mini-spiegazione necessaria per capire perché l’Imperatore si trova nelle Regioni Ignote, del perché probabilmente ha una flotta di Star Destroyer e tante altre piccole cose. Condensata in due righe.

Ed è una spiegazione che manca allo spettatore del film fin dall’inizio. E non è giusto, né possibile.

Cinque minuti di spiegazione in un film di più di 120 minuti sono necessari per il proseguimento della trama. Che senso ha inserire tre-quattro duelli con la spada laser tra Rey e Kylo Ren quando succedono cose che non capisci nemmeno perché succedano?! Il film non fa altro che far rimbalzare i protagonisti qua e là come una palline da flipper.

Prima c’è da trovare il puntatore, ma prima ancora una astronave, poi da trovare chi riprogrammi C-3PO e si va avanti così a oltranza. In parallelo c’è Ren che cerca Rey e Rey che cerca l’Imperatore. Poi c’è Lando che cerca alleati, poi c’è l’Imperatore che cerca Rey. Per tutta la durata del film non si fa altro che rincorrersi, prendersi e poi lasciarsi, continuamente e ininterrottamente. La prima parte, che corrisponde in pratica fino all’arrivo di Rey sul pianeta dei Sith, non lascia allo spettatore nemmeno il tempo di rifiatare.

La sensazione è un po’ quella di una corsa a perdifiato per raggiungere l’obiettivo, ma più pensi di avvicinarsi e più il traguardo si allontana.

Continuerò a ripeterlo fino alla nausea, il film ha voluto fare, forse, troppo per tutti. J.J. Abrams ha provato a sistemare alcune cose che ai fan non andavano giù e poi ha provato a metterci del suo. E qui si arriva al problema cardine di questa intera trilogia: la mancanza di visione comune. In tanti si sono lamentati, nel corso degli anni, che a Lucasfilm mancasse un Feige marveliano. Sì e no. Perché Lucasfilm potenzialmente lo aveva, Dave Filoni, ma ha deciso un po’ di tenerlo in panchina. E ha affidato il primo film ad Abrams, regista sì di successo ma a volte capace di floppare, e a Kasdan, già co-sceneggiatore di alcuni film di Star Wars. E se il primo film era riuscito, in qualche modo, ad accontentare un po’ tutti, la scelta di affidare il secondo a Johnson è stato forse il vero e proprio canto del cigno della saga al cinema. Non si può prendere una direzione e poi cambiarla in corso d’opera. Ma se si fa, poi non si torna al passato.

Ed è qui che si vedono tutti i limiti di Star Wars Episodio IX. Limiti importanti che si tentano di risollevare e piallare con una spettacolarizzazione incredibile. Certo, gli esterni sono incredibili, le immagini della flotta che combatte contro la Resistenza sono spettacolari e persino il duello tra Rey e Ren è visivamente fantastico. Ma non basta. Perché quello che manca al film è quel mordente che, in un modo o nell’altro, aveva avuto anche Episodio VIII. Un catalizzatore che non riesce a essere nessun evento, nessun protagonista. Nessuno. Tranne Kylo Ren.

Perché se c’è un grande e unico vincitore di questa nuova trilogia è sicuramente Adam Driver con il suo personaggio. L’unico vero protagonista che attraversa un percorso fatto di discesa e redenzione, caduta e ascesa, che si risolleva così come suo nonno Vader aveva fatto prima di lui, arrivando anche a compiere il sacrificio finale pur di salvare Rey, il nuovo Jedi, puro, che potrà riportare la galassia all’ordine e ai fasti di un tempo.

Un finale comunque commovente

Sì, è vero. Quasi tutta la recensione si è basata sullo smontare il film. Ma non per questo è tutto da buttare. Continuo a ripetere che correggere in corso d’opera una trilogia ormai indirizzata su binari opposti non è affatto semplice. Riportare in carreggiata Episodio IX per venire incontro ai fan più hardcore è stata forse la scelta più facile in ottica incassi ma la qualità, in un modo o nell’altro, ha risentito.

Eppure, questo film ha trasmesso emozione e amore nei confronti dei fan. Tanti hanno parlato di fan service, ma forse non hanno considerato che tutti coloro che ci hanno lavorato, a questa trilogia, sono fan: J.J. Abrams e Rian Johnson stessi. Non sono George Lucas. Lucas è l’autore, i due registi sono fan che hanno riversato nei film quello che loro, fan, avrebbero voluto vedere. E questo è da un lato incredibilmente emozionante, dall’altro incredibilmente svilente. Perché, forse sarò integralista io, ma l’eredità degli Skywalker è una cosa pesantissima da portare. E c’è un motivo per cui Solo e Rogue One sono stati due film anche più liberi di sperimentare. Era proprio necessario seguire le orme di Luke e Leia dopo trent’anni?

In ogni caso, due scene meritano la visione del film e riescono a salvarne parzialmente il finale: il sacrificio finale di Kylo Ren e Rey su Tatooine. La prima scena è il compimento del destino degli Skywalker, una famiglia che ha creato scompiglio e successivamente riportato l’ordine nella galassia. Anakin, Luke, Leia e Ben sono stati l’ago della bilancia di tutti e nove i film, nel bene e nel male. Ed è giusto che la storia si chiuda qui, per poter dare vita a un nuovo inizio.

La saga è finita, ma Star Wars vivrà per sempre, per citare la tagline dell’Episodio. Adam Driver, come già ho detto, è forse la scelta migliore di tutto il cast, un attore completo e osannato dalla critica anche per le sue performance al di fuori di Star Wars.

La scena del bacio con Rey e della sua morte rimarrà tra i momenti più importanti e commoventi di tutto l’universo di Star Wars, per sempre.

Il finale, invece, è tutto quello che ci saremmo aspettati dalla chiusura del cerchio che rappresentava Episodio IX. Nel 1977 il nipote di un estrattore di umidità cominciava il suo viaggio in una galassia infinita, nel 1999 si tornava su Tatooine per scoprire i primi passi di un piccolo schiavo che avrebbe cambiato l’universo e nel 2019 una cercarifiuti decide di ritornare alle origini e seppellire le due spade dei genitori che aveva scelto lei stessa nel deserto di una fattoria d’umidità.

Perché anche le leggende meritano di riposare e perché, a volte, è giusto crearne di nuove.

Ed è quello che siamo sicuri farà, magari non al cinema, Rey Skywalker con la sua nuova spada laser.

Voto 6/10

Star Wars Episodio IX è il finale che non ci aspettavamo. Al netto di alcune scelte molto criticabili, il finale commovente riesce a salvare un film che nella prima parte è confuso e stordente.

Antonio David Alberto

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