A Christmas Carol: la recensione della miniserie adattata dal Canto di Natale di Dickens

Ebenezer Scrooge e gli Spiriti del Natale tornano in un nuovo adattamento di A Christmas Carol firmato da Steven Knight. La miniserie riscrive la storia con un taglio contemporaneo e offre una rilettura inedita, potente e profonda dei suoi protagonisti.

FX/BBC One Guy Pearce è Ebenezer Scrooge in A Christmas Carol

A Christmas Carol di Charles Dickens, con l'avaro Ebenezer Scrooge che cambia vita dopo avere ricevuto la visita di tre spiriti, è un grande classico del Natale. Gli adattamenti non si contano (quasi) più e sono diversi quelli che presentano scelte narrative distanti dall'originale.

Steven Knight ha deciso di buttarsi nella mischia e ha (ri)scritto una propria versione del celebre racconto che precipita i personaggi in una oscurità buia e opprimente, dalla quale sembra non esserci via d'uscita. Ma per l'appunto, sembra. A Christmas Carol del creatore di Peaky Blinders e Taboo per FX e BBC rimane una storia di redenzione, ma con una nuova, amara e dolente maturità.

La speranza è morta, lunga vita alla speranza

I bagliori di speranza che illuminano il Canto di Natale di Charles Dickens scompaiono nell'adattamento di Steven Knight. Lo sceneggiatore e regista semina piccoli e grandi cambiamenti che danno un tono profondamente diverso alla storia.

Bob Cratchit (Joe Alwyn) non è l'uomo buono e l'impiegato fedele che prova pietà per Ebenezer Scrooge e lo difende contro ogni evidenza, ma un padre e un lavoratore che prova disprezzo per la sua natura arida e spregevole e non ha paura di tenergli testa. Fred non ha per lo zio la benevolenza gioiosa e testarda del suo corrispettivo nel racconto, ma una rassegnata (e per certi versi disinteressata) consapevolezza. Lo stesso Ebenezer Scrooge non è (solo) un avaro, un avido imprenditore e finanziere, ma un uomo disilluso, cinico e nichilista, che non ha alcuna fiducia nella natura umana e che ritiene il Natale una pietosa menzogna:

Mi rende davvero triste vedere tutte le bugie che arrivano puntuali come la neve in questo periodo dell'anno. Quanti 'buon Natale' sono reali e sentiti e quanti sono falsi? Pretendere una volta all'anno che la bestia umana non sia la bestia umana.

L'Ebenezer Scrooge di Guy Pearce è probabilmente il più spregevole mai portato sullo schermo. Ma anche il più consapevole e responsabile della propria sorte. Il suo terribile "esperimento" - una importante variazione nella storia - alla fine si rivela il motore degli eventi. E anche se non cambia il significato profondo di A Christmas Carol, trasforma radicalmente la prospettiva (presente e futura) dei personaggi del racconto di Dickens. A partire dal suo protagonista.

Nel segno della famiglia

Steven Knight non fa sconti al suo Ebenezer Scrooge e lo rende artefice di ogni male possibile. Ma anche vittima.

Il creatore di Peaky Blinders apporta alla storia un (altro) significativo cambiamento e introduce nella narrazione il padre del protagonista, Franklin Scrooge (Johnny Harris). La figura del genitore e il rapporto che l'uomo ha con il figlio - una vera e propria costante nella narrazione di Knight, da Locke a Taboo - riscrivono la natura di Ebenezer Scrooge e delle sue azioni.

L'avaro a tutto tondo di Dickens diventa un bambino perduto, un uomo ferito e pieno di rabbia, che sprofonda in una notte oscura e piena di risentimento.

FX/BBC OneVinette Robinson è Mary Cratchit in A Christamas Carol
Mary Cratchit ha un ruolo cruciale nel nuovo adattamento di A Christamas Carol

La famiglia e i legami familiari hanno un ruolo centrale nel dipanarsi degli eventi e prendono forma anche nella complessa, affascinante e misteriosa figura di Mary Cratchit (Vinette Robinson). Da comprimario nella storia di Dickens, la moglie di Bob diventa protagonista nell'adattamento di Knight e porta sullo schermo una rappresentazione incredibilmente potente della natura umana, della sua forza e della sua debolezza.

E un altro personaggio femminile, stavolta profondamente legato a Ebenezer Scrooge, è quello che squarcia la profonda oscurità che avvolge tutti gli eventi e (ri)porta la speranza nella storia.

Un passato ingombrante

Le scelte narrative di Steven Knight cambiano passo al Canto di Natale di Dickens, ma portano con sé anche problemi. Il fantasma dell'ex socio di Scrooge, Jacob Marley (Stephen Graham), rimane "schiacciato" nel nuovo meccanismo creato dal regista e sceneggiatore britannico e perde gran parte del suo significato di monito e speranza. Nonostante l'adattamento dedichi al personaggio una lunga parentesi. Pure troppo lunga. La storia di Marley contribuisce a dilatare la prima parte della miniserie, che di per sé è gia molto, molto ampia.

FX/BBC OneStephen Graham è Jacob Marley in A Christmas Carol
Jacob Marley rimane "sacrificato" nel nuovo adattamento di A Christmas Carol

La ridefinizione sfaccettata e tridimensionale di Ebenezer Scrooge sbilancia inevitabilmente l'economia della storia nel senso dei capitoli dedicati al passato del protagonista. La scelta è necessaria, gli eventi narrati (per la quasi totalità, completamente originali) sono ben congegnati, il ritmo funziona. Ma alla fine, la sensazione è che A Christmas Carol manchi di equilibrio e che sarebbe stato interessante scoprire altri (nuovi) espedienti narrativi per le parti dedicate al presente e al futuro. 

Tuttavia, a dispetto di quello che può sembrare, gli Spiriti del Natale non perdono nulla del loro significato. Anzi. Come ripete più volte lo Spirito del Natale Passato di Andy Serkis, ciascuno di loro esiste nella misura delle emozioni e dei sentimenti di Scrooge. E il lungo viaggio interiore (e non solo) del protagonista li rende più vivi e presenti che mai.

Giudizio finale

La miniserie A Christmas Carol targata BBC è un'opera ambiziosa, che non si limita ad "adattare" il racconto di Charles Dickens, ma lo riscrive in larga parte. Steven Knight non solo aggiorna la storia (senza tradire la sua natura di denuncia sociale e il suo messaggio di redenzione), ma scava a fondo nell'animo dei suoi protagonisti e dà a tutti i personaggi (anche quelli secondari nella versione originale) una consistenza e una tragicità che li rende incredibilmente reali e attuali.

C'è molto di Peaky Blinders e Taboo nel Canto di Natale dello sceneggiatore e regista britannico, a partire dalla rappresentazione "umida", cupa e opprimente di Londra per arrivare all'ambiguità dei protagonisti. Mai del tutto cattivi. Mai del tutto buoni. Ma sempre profondamente umani. È impossibile non vedere echi di Tommy Shelby nell'Ebenezer Scrooge di Guy Pierce. Così come non scorgere una somiglianza tra la mistica primordiale e i demoni di James Delaney in Taboo e il sovrannaturale e gli spiriti che circondano tutti i protagonisti di A Christams Carol. E per questa ragione, il finale non può che essere quello che è, con un minimale ma fondamentale slittamento da "redenzione" a "espiazione"

Tuttavia, questo non toglie originalità e potenza all'adattamento di Steven Knight. Al netto di alcuni problemi, A Christmas Carol è una miniserie ben scritta, ben confezionata e ben recitata, che si prende un posto da protagonista tra le innumerevoli trasposizioni per il piccolo e grande schermo dell'immortale racconto di Charles Dickens.

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