L'Esorcista, le incredibili reazioni all'uscita nei cinema spiegano le origini del mito

L'esorcista di William Friedkin ha fatto la storia del cinema anche per via delle drammatiche reazioni che era destinato a suscitare negli spettatori: all'arrivo nelle sale la gente faceva ore di coda per andare a vederlo e... svenire. Ecco perché.

6 gennaio 1896: a Parigi viene proiettato per la prima volta il cortometraggio dei fratelli Lumière intitolato L'Arrivée d'un train à La Ciotat, che riprende un treno in arrivo in stazione. Colti dal panico, gli spettatori dell'epoca che vedevano la locomotiva avvicinarsi pericolosamente ai loro sedili iniziarono a scappare, urlando: credevano che il treno potesse travolgerli.

Quasi ottant'anni dopo, l'uscita de L'esorcista nelle sale di tutto il mondo venne accolto dal pubblico come abbiamo visto nel video qui sopra: con malori, svenimenti, attacchi di panico, pianti a dirotto. Come raccontano gli stessi spettatori, intervistati nelle hall delle sale cinematografiche durante le proiezioni, a impressionare in particolare il pubblico femminile erano le convulsioni della giovanissima protagonista Regan (Linda Blair), la sua voce diabolica e la famosissima scena della testa che si gira. 

Ma c'era qualcosa di più. Qualcosa che spiegava davvero il motivo per cui questo horror, più di tanti altri, fu campione di malori, oltre che d'incassi (costato circa 11 milioni di dollari, ne portò a casa circa 233 nei soli Stati Uniti). Qualcosa che scopriamo nella seconda parte del video: il terrore che la possessione demoniaca potesse essere reale.

Gli spettatori intervistati, cattolici e non, raccontavano che credere nell'esistenza di Dio significasse dare per certa anche l'esistenza del Diavolo: per questo la storia di Regan era così spaventosa. Perché molti - all'epoca, e non solo - la consideravano verosimile.

La stessa esistenza di esorcisti autorizzati dalla Chiesa, insieme alle storie che per decenni avrebbero raccontato i testimoni di messe durante le quali presunti posseduti vomitavano oggetti, si libravano a mezz'aria e parlavano con voci non loro in lingue sconosciute, non avrebbero fatto altro che alimentare il mito de L'esorcista, il suo successo ma anche la sua capacità di dar vita a incubi in grado di perseguitare a lungo i suoi spettatori.

Andare a vedere L'esorcista al cinema era una prova di coraggio, un modo di prendere parte alla vita collettiva, un argomento di conversazione da sfruttare per molti mesi a venire. E poi, naturalmente, era un'esperienza forte, una sorta di palliativo di quegli sport estremi che negli anni seguenti avrebbero preso piede. Una scossa di adrenalina al costo di un biglietto del cinema.

Il potere della suggestione, unito ai racconti sugli incidenti avvenuti sul set durante la lavorazione del film, fece il resto: tutti volevano vedere il film, e tutti sapevano già che ne sarebbero stati terrorizzati.

Si diceva che, in qualche modo, già mentre facevi una delle code chilometriche ai botteghini per prendere parte all'esperienza più emozionante del momento, in qualche modo ti predisponevi a sentirti male: eri già entrato nell'atmosfera del film, ne eri parte inconsapevole, fino al momento in cui ti saresti sentito male (di solito, entro la prima mezz'ora del film, come possiamo intuire dai racconti del pubblico).

Questo accadeva non solo per il (grandissimo) potere dell'autosuggestione, ma anche per le interminabili ore trascorse in fila, in piedi, che mettevano alla prova gli spettatori prima ancora del loro ingresso in sala, e di quel fenomeno che nei video sentiamo definire dai giornalisti "isteria collettiva". 

La paura, si sa, è uno dei sentimenti più contagiosi di sempre: basta che qualcuno gridi in un luogo affollato e subito si scatena il panico. La stessa cosa, in modo diverso, avveniva durante le proiezioni de L'esorcista. 

Il fenomeno è stato studiato per decenni da critici ed esperti di cinema - alla Scuola di Cinema mi venne accuratamente illustrato dai professori - e la conclusione è stata unanime: a contribuire al fenomeno fu l'insieme di questi fattori: le lunghe attese, la suggestione, le credenze religiose, la voglia di prendere parte alla "moda" di andare a vedere L'esorcista per dimostrare di essere forti o di essere come tutti gli altri (magari svenendo).

Nel video che segue - dura 20 minuti, ma se avete tempo e voglia merita di essere visto - si analizza l'impatto culturale del film a partire dai record di incassi e dalle recensioni entusiastiche degli spettatori (che erano riusciti a vederlo tutto senza svenire) fino alle ragioni che contribuirono a trasformarlo in un vero e proprio fenomeno di costume.

Sia che reagissero svenendo, magari facendosi prendere la mano dalla consapevolezza che molti altri l'avevano fatto prima di loro, sia che facessero i duri affermando che era un film divertente e per niente spaventoso, gli spettatori intervistati nei video raccolti qui avevano tutti una cosa in comune: non avrebbero mai dimenticato quell'esperienza.

A distanza di oltre 45 anni dall'uscita nelle sale, chi vide al cinema L'esorcista ricorda perfettamente il suo primo incontro con il capolavoro di William Friedkin tratto dall'omonimo bestseller di William Peter Blatty.

Allo stesso modo, le generazioni successive avrebbero ricordato la loro prima visione - in TV o in home video - del film. Io, per esempio, avevo 11 anni e vidi il film in VHS su idea di un mio vicino di casa, di quasi quattro anni più grande. Eravamo in quattro ad assistere al film e ricordo perfettamente che, dopo, dovetti dormire con la luce accesa per quasi un mese.

Oggi le cose sono molto diverse: siamo tutti ben consapevoli, fin dalla più tenera età, che ciò che vediamo sullo schermo è una finzione. Gli effetti spettacolari dell'epoca, per quanto rivoluzionari nella prima metà degli anni '70, oggi vengono accolti col sorriso dai più giovani. L'ho sperimentato personalmente - di nuovo - andando a vedere al cinema l'edizione integrale distribuita nelle sale italiane nel 2000, attorniata da ragazzini che ridevano dei trucchi cinematografici evidenti ai loro occhi.

All'epoca, come abbiamo visto, fu molto diverso. Oggi i giovani spettatori sono molto più abituati alla tensione, molto più "sgamati" e molto meno suggestionabili.

Eppure, ancora oggi, molti ricordano perfettamente la prima volta in cui vedono L'esorcista... un capolavoro di genere destinato a restare immortale.

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