Commedie e film comici: i migliori del 2019, da Green Book a Il primo Natale

Dalla commedia di costume Bangla alle risate nostalgiche di Stanlio e Ollio: ecco i migliori film comici del 2019.

Eagle Pictures Una scena del film Green Book

Saper far ridere al cinema può sembrare cosa semplice. Non lo è affatto, specie al giorno d'oggi che si sono un po' persi di vista atteggiamenti positivi e spensieratezza perché tutti troppo impegnati nella ricerca continua dello scontro e della polemica, sui social così come nella vita di tutti i giorni.

Ben vengano allora tutte quelle pellicole in grado di strappare risate, magari inserendole come contorno di una storia interessante da raccontare. Che siano di pancia oppure autoriali, frutto di gag slapstick o di situazioni previste da una sceneggiatura brillante, eccole riunite in una lista delle migliori commedie e film comici del 2019 in cui, appunto, trovano spazio diverse produzioni nostrane (dall'exploit di Ficarra e Picone con Il primo Natale al gangster da ridere di Non ci resta che il crimine) e alcuni dei più apprezzati lungometraggi hollywoodiani, su tutti il premiatissimo Green Book.

Appena un minuto

Max Giusti è un agente immobiliare cinquantenne che, separatosi dalla moglie da cui ha avuto due figli (e che lo ha lasciato per il “Re della Zumba” Manfredi, ovvero Dino Abbrescia), scopre di poter rimandare indietro di un minuto la propria vita spingendo semplicemente un tasto dello smartphone che ha comprato al negozio di un cinese, un po’ come accadde al papà di Zach Galligan nel mitico Gremlins alla ricerca di un regalo di Natale per suo figlio, scovato appunto nell'occulta Chinatown. 

Questa possibilità di rivivere e modificare quando lo desidera lo svolgimento degli ultimi sessanta secondi della propria esistenza rappresenta per il regista Francesco Mandelli – alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo la vicenda di bullismo raccontata in Bene ma non benissimo – lo stratagemma utile a costruire una piacevole commedia dal retrogusto fantastico che, con un ricco cast comprendente Herbert Ballerina a Paolo Calabresi, trasuda riferimenti ai mitici anni Ottanta (è sufficiente citare la chiara variante della faccenda delle scommesse sportive inscenata in Ritorno al futuro parte II).

Bangla

Phaim è un giovane musulmano praticante ma che, tra le molte cose, non sopporta l’idea di astenersi dal sesso dettata dalla sua religione. Asia, dall’istinto puro e nessuna regola, è invece il suo esatto opposto. Nei panni del protagonista, il regista stesso Phaim Bhuiyan, esordiente dietro la macchina da presa, cerca di capire come conciliare il proprio amore per la ragazza, ovvero Carlotta Antonelli, con le inviolabili regole dell’Islam, puntando in maniera evidente a raccontare attraverso leggerezza e freschezza l’incontro tra due diverse culture. Con Pietro Sermonti nei panni del padre di lei e le strade dei quartieri multietnici romani di Tor Pignattara e Pigneto a fare da sfondo, per suggerire che il futuro non esiste e il presente è un gran casino.

Blinded by the Light - Travolto dalla musica

Viveik Kalra è l’adolescente Javed, pakistano la cui formazione avviene nella città inglese di Luton, in mezzo ai tumulti razziali e politici degli anni Ottanta e dove scrive poesie nell’intento di sfuggire all’intolleranza della sua città natale e all’inflessibilità del padre, legato alle tradizioni. Tutto, finalmente, acquista un senso per il giovane quando questi comincia a trovare analogie tra la sua vita appartenente alla classe operaia e i testi delle canzoni di Bruce Springsteen, considerato un musicista dal cuore grande perché capace di cantare di politica e di umanità.

Partendo  dal libro "Greetings from Bury Park: Race, religion and rock n’ roll", Gurinder Chadha sfrutta le hit del Boss – da "Hungry heart" a "Born to run" –  fondendo, quindi, commedia, musica e impegno socio-politico, tempestando il tutto con audiocassette, walkman, vinili e vhs per esaltare una forte sensazione di nostalgia verso dispositivi e atmosfere ormai obsolete e irraggiungibili.

C'era una volta a… Hollywood

Sony PicturesLeonardo Di Caprio e Brad Pitt in una scena del film C’era una volta a… Hollywood

Le frustrazioni di un attore dopo un un provino non andato a buon fine, le aspirazioni di una star dal fascino indiscusso spezzate sul più bello, lo sguardo disincantato su una Hollywood in procinto di cambiare pelle. Sexy star, luci sfavillanti, Bruce Lee che non era ancora (quel) Bruce Lee, l'immancabile finale pulp: C’era una volta a… Hollywood è, insieme, splendida dichiarazione d'amore al cinema perduto scritta da Quentin Tarantino e fascinosa commedia brillante illuminata dalle luci di Los Angeles di fine anni '60.

Il cineasta cala un caleidoscopio di personaggi alla maniera di Pulp Fiction legando i destini di attori (Leonardo Di Caprio), controfigure (Brad Pitt) e dive (Margot Robbie) al nome di Charles Manson, sociopatico leader di una setta colpevole di numerosi massacri. Il tutto condito da una splendida colonna sonora di evergreen ("Mrs Robinson" di Samuel & Garfunkel e "Out of time" dei Rolling stones tra le hit presenti).

Domani è un altro giorno

Un film su due amici di vecchia data che si rivedono dopo tanto tempo solo per dirsi addio funziona meglio se ad animarlo sono due attori legati nella vita di tutti i giorni da un'amicizia (più che) ventennale. Il regista Simone Spada si affida infatti al duo Marco Giallini e Valerio Mastandrea per rileggere in chiave agro-romanesca il pluripremiato ispanico argentino Truman - Un vero amico è per sempre.

Giuliano (Giallini) e Tommaso (Mastandrea) ancora una volta complici nella risata e uniti nel dramma in una pellicola che tratta il tema della malattia con leggerezza e ironia, tra bare di seconda mano e paura di volare. Domani è un altro giorno è una commedia specchio della realtà attraverso cui Spada, già autore di Hotel Gagarin, invita a riflettere sull'esistenza, prendendola per quello che è, senza lasciarsi andare a facili drammi.

Fast & Furious - Hobbs & Shaw

Direttamente dal franchise Fast & furious, l’emarginato fuorilegge ed ex agente scelto dell’esercito inglese Deckard Shaw e il veterano del dipartimento di polizia statunitense Diplomatic Security Service Luke Hobbs – interpretati da Jason Statham e Dwayne Johnson – uniscono le proprie forze per fronteggiare Brixton alias Idris Elba, anarchico ciberneticamente e geneticamente potenziato entrato in possesso di una minaccia biologica che potrebbe finire per alterare per sempre il genere umano.

Questo spin-off fracassone della saga che ha regalato notorietà al Vin Diesel (qui assente) tra droni in agguato e una vertiginosa corsa in verticale a piedi sulla facciata di un grattacielo punta sì al consueto intrattenimento ad alta spettacolarità, ma infarcendo il tutto con massicce dosi di ironia, accentuando il tono da commedia. Il regista David Leitch provvede ad intrattenere regalando in dosi generose adrenalina e risate, con tanto di esilaranti camei non accreditati per Ryan Reynolds e Kevin Hart.

Finché morte non ci separi

La prima notte di nozze di una giovane che ha sposato l’erede di una famiglia discendente dei fondatori dell'impero dei giochi da tavola si trova ad assecondare una loro tradizione: ogni nuovo arrivato si deve cimentare in un’esperienza di gruppo. La ragazza viene quindi costretta a partecipare ad un nascondino all’interno della grande villa dove si è svolta la cerimonia. Ma non immagina di essere diventata la preda da uccidere per far sì che l’ambiguo nucleo familiare del consorte attui un rito volto ad evitare che una maledizione gli si abbatta contro.

Finché morte non ci separi offre una moderna variante del classico La pericolosa partita che, però, i registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett inscenano tra le pareti della lussuosa e lugubre dimora prendendosi tutt’altro che sul serio. Infatti, tra violenza e splatter, le morti accidentali tirate in ballo non forniscono altro che la necessaria dose di black humour, intrattenendo a dovere lo spettatore senza annoiarlo mai, grazie anche a qualche colpo di scena ben assestato.

Il grande salto

Karma (e) Police, guardando ai padri della commedia all'italiana. È quello che fa Giorgio Tirabassi nel suo esordio alla regia Il grande salto. L'apprezzato interprete romano fa sua la lezione di Monicelli e Risi (ma non solo), pescando tra le borgate due incalliti rapinatori buoni a nulla, per di più bersagliati dalla sfortuna.

Attenzione, però, perché il film svela subito una certa propensione per la risata ma col passare di minuti si palesano, nell'ordine, grottesco e dramma, fino ad arrivare ad un epilogo a dir poco surreale. Qualche pecca qua e là nell'omogeneizzare il tutto, ma buoni spunti in una pellicola costruita alla vecchia maniera, con due attori sempre affiatati (lo stesso Tirabassi e il sodale Ricky Memphis).

Green book

Scontro sociale travestito da commedia on the road. È così che Peter Farrelly ha costruito il suo Green Book, arrivando a conquistare l'Oscar per il Miglior film. La pellicola affronta in maniera vivace e senza ricorso alla retorica il razzismo diffuso della società americana degli anni Sessanta, coprendo i chilometri macinati dalla vettura su cui viaggiano gli opposti Viggo Mortensen - un buttafuori italoamericano dai modi cafoni - e Mahershala Ali (il talentuoso pianista afroamericano Don Shirley) a suon di dialoghi brillanti.

Non ci resta che il crimine

01 DistributionUna scena del film Non ci resta che il crimine

Marco Giallini, Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi sono tre amici di lungo corso che, impegnati nell’organizzazione di un tour alla scoperta dei luoghi simbolo della Banda della Magliana, finiscono improvvisamente catapultati nel 1982, in cui si ritroveranno faccia a faccia nientemeno che con il capo della famigerata gang Enrico de Pedis, interpretato da un Edoardo Leo affiancato da Ilenia Pastorelli, che all’epoca gestiva le scommesse clandestine sul calcio. 

Non ci resta che il crimine è, in sostanza, un incontro tra Romanzo criminale, Non ci resta che piangere (al quale strizza l'occhio fin dal titolo) e Ritorno al futuro che il regista Massimiliano Bruno concretizza in fotogrammi, tanto più che, proprio in maniera analoga a quanto accadeva nel secondo episodio della trilogia incentrata su Marty McFly/Michael J. Fox, i tre protagonisti tentano di guadagnare soldi sfruttando il fatto di essere già a conoscenza dei futuri risultati delle partite.

All’insegna di una sceneggiatura ad orologeria che, abbondantemente infarcita di romanità strappa-risate, non punta in maniera banale alla comicità a tutti i costi, ma la utilizza per fondere ironia e vicenda di taglio fantastico nel ribadire l’importanza dell’amicizia.

Il primo Natale

L’uno ladruncolo di arte sacra, l’altro sacerdote impegnato nella realizzazione di un presepe vivente, Salvo Ficarra e Valentino Picone finiscono magicamente per ritrovarsi nella Palestina dell’anno Zero, in prossimità della nascita di Gesù. Una situazione sulla evidente falsariga di Non ci resta che piangere in cui i due – impegnati anche dietro la macchina da presa – si trovano ad avere a che fare con un Re erode alias Massimo Popolizio incattivito dalla nascita del Re dei Re, tanto da arrivare a mettere a rischio la propria vita pur di salvare il figlio dell’Onnipotente.

Perché è soprattutto un percorso di fede in fotogrammi - infarcito in maniera abbondante, ovviamente, d’ironia - quello affrontato dalla coppia di comici siciliani, i quali non mancano neppure di prendere parte ad una esilarante tombolata nel corso di quella che è a tutti gli effetti una veloce e piacevolissima operazione che, decisamente curata dal punto di vista tecnico-artistico, riesce perfino ad emozionare, come ogni favola di Natale che si rispetti.

Sono solo fantasmi

Christian De Sica nei panni di un illusionista finito in bolletta che, alla notizia della morte del padre donnaiolo e giocatore incallito, torna insieme al fratellastro Carlo Buccirosso a Napoli; dove prima scoprono entrambi di avere un terzo fratello interpretato da Gianmarco Tognazzi e apparentemente un po’ tonto, poi, appreso che i debiti del genitore scomparso hanno fatto sfumare l’eredità e portato un’ipoteca sull’appartamento in cui alloggiano, si ritrovano improvvisamente a svolgere con successo l’attività di acchiappa fantasmi.

Quindi, posto anche al timone di regia, l’ex compagno di risate di Massimo Boldi mette in piedi la risposta tricolore alle vicende dei Ghostbusters, operazione decisamente atipica per la sempre più monotona cinematografia italiana del XXI secolo. Infatti, mentre abbiamo il risveglio della temibile Janara, strega interessata a distruggere la città, ciò che prende forma è un vero e proprio prodotto di genere che, al di là delle situazioni comiche, funziona decisamente a dovere nei momenti horror a base di presenze maligne.

Stanlio & Ollio

Diretto da Jon S. Baird, il biopic che racconta la vera storia della irresistibile amicizia e del sodalizio artistico inossidabile che legò i due popolarissimi comici Stan Laurel e Oliver Hardy, conosciuti dal pubblico mondiale, appunto, come Stanlio e Ollio. I due, qui, vengono magistralmente incarnati da Steve Coogan e John C. Reilly, a cominciare dal 1937 in cui furono all’apice del loro successo; prima che ci si sposti a sedici anni più tardi, nel periodo in cui si ritrovarono in una fase calante della carriera, alle prese con un futuro decisamente incerto. Assistiamo, di conseguenza, a sistemazioni in alberghi piuttosto modesti, al rapporto con le loro mogli e ai contrasti legati al periodo in cui Stanlio venne fatto fuori e Ollio interpretò un film affiancato da un altro attore.

Traspare malinconia ma non manca neppure il riso man mano che apprendiamo come Laurel e Hardy fossero ironici anche nella vita quotidiana, comportandosi proprio come se stessero inscenando sullo schermo le loro gag. Stanlio e Ollio offre una scorrevole visione capace di regalare perfino qualche nostalgica emozione.

Zombieland - Doppio colpo

Dieci anni dopo Benvenuti a Zombieland, Ruben Fleischer riporta sullo schermo Jesse Eisenberg e Woody Harrelson rispettivamente nei panni del giovane Columbus e dello sbruffone cowboy del terzo millennio Tallahassee, ancora vaganti su un pianeta Terra devastato da un virus che ne ha trasformati gli abitanti in cadaveri camminanti affamati di carne umana e nuovamente affiancati dalle poco affidabili sorelle Wichita e Little Rock, ovvero Emma Stone e Abigail Breslin. E, con la progressiva entrata in scena di nuovi arrivati (su tutti, merita la citazione l’esilarante svampita Madison incarnata da Zoey Dutch), quella che prende forma è un’avventura post-apocalittica on the road in cui i morti viventi, in realtà, fanno soltanto da contorno alle diverse situazioni mirate a strappare risate (vedi l'incontro con una comunità pacifista proto-hippy), sostenute da un ritmo decisamente incalzante... fino a divertenti sorprese poste durante i titoli di coda.

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