Richard Jewell, la recensione: Clint Eastwood ripulisce il nome di un eroe americano scambiato per mostro

Conoscerete il suo nome e la verità: il cinema di Clint Eastwood torna a raccontare gli eroi americani scambiati per mostri, portando su schermo l'esemplare storia di Richard Jewell. La recensione del film.

Quando si guarda un film diretto da Clint Eastwood è sempre interessante cercare nel cast il personaggio dietro cui il regista si nasconde per parlare al suo pubblico. Alle volte è un'operazione semplice: nel precedente Il Corriere - The Mule l'alter ego di Eastwood era lo stesso protagonista da lui interpretato, per un racconto ironico e sferzante, che finiva per sfiorare l'autobiografico. In Sully - ricostruzione dell'eroico ammaraggio di un aeroplano sul fiume Hudson e del successivo processo che vide come imputato proprio il pilota eroe - era il protagonista interpretato da Tom Hanks a fare le veci del regista. Integerrimo, competente ma tutt'altro che sciocco, Sully era intimamente certo di aver compiuto la mossa migliore per salvare la vita ai suoi passeggeri, ma era acutamente consapevole del fatto che dopo la sbornia mediatica iniziale qualcuno avrebbe tentato di addossargli la colpa di quanto avvenuto.

La storia di Richard Jewell e il film che si propone di raccontarla hanno più di un punto in comune con Sully. Negli ultimi anni infatti Clint Eastwood sembra attivamente a caccia di storie americane rigorosamente vere con al centro eroi quotidiani trattati come mostri, da un'America sospettosa e incapace di riconoscere la propria parte migliore. Richard Jewell è un film programmatico, con una missione forte, esplicitata sin dalla sua locandina: riportare in auge il nome del suo protagonista, raccontarne l'eroismo e il conseguente calvario.

Warner BrosClint Eastwood, Paul Walter Hauser e Sam Rockwell sul set
Clint Eastwood racconta la sua sfiducia nelle istituzioni americane attraverso la storia vera di Richard Jewell

Anche Jewell infatti compì un'azione eroica e, esaurito l'encomio dei media e delle istituzioni, si ritrovò al centro di una vera caccia alle streghe, passando tre mesi di autentica persecuzione da parte dei media e del FBI. Il film di Eastwood si presenta come un risarcimento dovuto per quelle scuse arrivate solo sottovoce, per un nome caduto nel dimenticatoio dopo essere stato gettato nel fango. 

Cercando la voce (scettica) di Clint

La voce di Eastwood però ha per alter ego il protagonista, non stavolta. Interpretato da un Paul Walter Hauser in grado di restituire una grande autenticità al proprio personaggio, Richard Jewell è un uomo troppo giovane e troppo fiducioso nell'autorità per poter incarnare un regista e un americano stagionato e scettico come Eastwood. Anche la sua regia si dimostra sospettosa, il suo atteggiamento quasi manicheo nel ritrarre i principali artefici della persecuzione del giovane addetto alla sicurezza: i media e il governo.

Siamo ad Atlanta nell'estate del 1996, quando la città è travolta dalla festa dei giochi olimpici. Richard Jewell è un modesto addetto alla sicurezza del Centennial Olympic Park, polo aggregativo per la popolazione locale che non partecipa come pubblico alle gare. Ogni sera nel parco si svolgono concerti e attività musicali. In mezzo alla folla c'è una giornalista (interpretata da Olivia Wilde) che attende con ansia lo scoop che le svolti la carriera e un agente del FBI (Jon Hamm) annoiato per la scarsa rilevanza del suo compito. Il parco sembra l'ultimo luogo di Atlanta dove possa succedere qualcosa.

Warner BrosPaul Walter Hauser e Sam Rockwell nella redazione del quotidiano di Atlanta
Paul Walter Hauser e Sam Rockwell interpretano due facce della stessa nazione: quella che ha fiducia nei suoi lavori e quella che l'ha perduta da tempo

Invece proprio qui esploderà un ordigno, nascosto in uno zaino abbandonato. Potrebbe essere una strage, ma il conto delle vittime e dei feriti è basso: due morti, un centinaio di feriti. Il merito è proprio di Richard Jewell, scrupoloso e zelante addetto alla sicurezza. Tra lo scherno dei colleghi, Richard insiste per far controllare lo zaino dagli artificieri e predispone un primo perimetro di sicurezza, che salverà tantissime vite, allontanando il pubblico dall'epicentro dell'esplosione. 

Nonostante la sequenza degli eventi e una telefonata anonima ricevuta dalla polizia suggeriscano chiaramente che Richard non possa aver materialmente compiuto l'attacco, un FBI sotto pressione dà ascolto a un ex datore di lavoro dell'addetto alla sicurezza, che insinua il dubbio che possa trattarsi di un mitomane. I giornali sbattono la notizia in prima pagina e e la vita di Richard viene rivoltata come un calzino, esaminata, criticata aspramente. Celibe, obeso, affezionato alla madre con cui vive, impacciato, affetto da una cieca fiducia nelle istituzioni che sfiora il patologico, Richard è la vittima sacrificale ideale

La perdita della fede nelle istituzioni americane

Per fortuna Richard affianca la sua ingenuità a un spesso sottovalutata intelligenza e chiama al suo fianco una vecchia conoscenza, un avvocato di nome Watson Bryant, interpretato da Sam Rockwell. Sospettoso e pessimista, Watson è l'alter ego di Eastwood nel film, che si adopera per ripulirne il nome ma soprattutto spende tempo ed energie per far aprire gli occhi a Jewell. La nuova pellicola di Eastwood è infatti un doppio calvario: alla persecuzione mediatica e del FBI si affianca a una progressiva sfiducia nelle autorità. Eastwood la ritrae quasi come una perdita della fede, dolorosa e drammatica, un risveglio laico di Richard, che viene spronato dal suo legale a reagire contro l'autorità che sta tentando di farlo a pezzi. 

In Richard Jewell non c'è la verve tagliente del precedente Corriere - The Mule e anche dal punto di vista registico manca la spettacolarità di certe scene di Sully. È un racconto più canonico e meno ambizioso, la cui urgenza è proprio quella di ripulire il nome del protagonista dimenticato, anche a costo di cedere a qualche semplificata divisione tra buoni e cattivi. Lo si capisce soprattutto di fronte alla cornice molto tradizionale che circonda la performance di Kathy Bates, che interpreta la madre di Richard. La sua scena madre è puro materiale per l'Academy, un monologo coronato da copiose lacrime in cui rivendica giustizia per il proprio figlio. Infatti la nomination è puntualmente arrivata. 

Warner BrosKathy Bates nel ruolo della madre del protagonista
Kathy Bates guadagna una nomination agli Oscar nel ruolo della madre del protagonista

Richard Jewell non aggiunge nulla di nuovo alla filmografia del suo regista, ma gli dà modo ancora una volta di raccontare l'America che sente più vera, difendendola dai poteri forti e cinici che la governano. Solido e riuscito, è un film che si porta dietro una storia che merita di essere raccontata, ingrossando le fila dei film di Eastwood ben eseguiti. Il film è nelle sale italiane dal 16 gennaio 2020.

Voto 7/10

Clint Eastwood sceglie un approccio più canonico per raccontare un altro eroe americano bistrattato: Richard Jewell è meno brillante dei suoi predecessori, ma la sua forza è la storia che racconta.

Elisa Giudici

Leggi anche

      Cerca