I migliori film su magistrati e poliziotti: da Cadaveri eccellenti a Non sono un assassino

Giudici incorruttibili, agenti di scorta, trame di potere: tra TV e cinema, ecco i migliori film italiani che parlano di indagini e figure di spicco della giustizia.

Da Ugo Tognazzi a Lino Ventura, i volti del cinema d'impegno italiano

Ci sono stati uomini che, come recita una famosa canzone di denuncia, "passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno", infischiandose di minacce e ritorsioni perché fiduciosi in una società libera dalla mafie. Uomini che hanno dato la vita nel tentativo di porre un freno a Cosa Nostra, eroi caduti sull'asfalto, vittime degli ingranaggi corrotti di uno Stato malato.

Al cinema - e con maggior frequenza in TV - le figure di magistrati e poliziotti hanno quasi sempre nomi e cognomi ben precisi: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto dalla Chiesa. Uomini più grandi del proprio ruolo, volti puliti le cui idee di giustizia sono sopravvissute a stragi e agguati.

Sul grande e piccolo schermo, però, giudici e tutori della legge sono protagonisti non solo di instant movie mascherati da biopic, ma anche di thriller mozzafiato, di polizieschi cult e gialli dai risvolti inquietanti, senza contare il loro ruolo nel cinema d'impegno.

Cinema e TV: piovre, capi e commissari di ferro

Prima di andare alla scoperta di una selezione di alcuni dei migliori film a tema, meritano una menzione speciale alcuni registi e alcune opere che hanno dettato i movimenti di un genere cinematografico tanto apprezzato (non solo) in Italia.

Se si pensa alle figure di commissari integerrimi, avversari senza paura della mala, il pensiero non può non correre a Maurizio Merli e Franco Gasparri (destino beffardo, il loro), icone del poliziottesco con i vari Roma violenta e Mark il poliziotto. Se si parla di poliziesco all'italiana, una delle massime espressioni è La polizia accusa: il Servizio Segreto uccide, thriller che gioca su depistaggi e piani eversivi con protagonisti Luc Merenda e Tomas Milian. Merita poi di essere citato il cinema energico e senza mezze misure di Pasquale Squitieri (autore, tra gli altri, de Il pentito), così come va ricordato l'apprezzabile Era d'estate, un racconto intimo - portato avanti da una prospettiva quasi esclusivamente privata - che la regista Fiorella Infascelli fa dei magistrati Falcone e Borsellino (Massimo Popolizio e Beppe Fiorello). Infine, l'action on the road, vale a dire l'adrenalinico Palermo Milano - Solo andata di Claudio Fragasso.

Anche la televisione si è rivelata un terreno fertile per l'omaggio a paldini della giustizia oppure per la costruzione ex novo di una mitologia poliziesca: si pensi al commissario Cattani di Michele Placido, protagonista della serie anni '80 La Piovra, oppure al coraggioso "Ultimo" di Raoul Bova, ma anche al Giorgio Tirabassi della miniserie Paolo Borsellino e alla sfida a due (pura finzione, è ovvio) tra il brutale boss Totò Riina di Claudio Gioè e il brigadiere Biagio Schirò di Daniele Liotti (Il capo dei capi).

Legal al cinema: in arrivo Non Sono un Assassino

Sul grande schermo, invece, un giudice e un vice-questore intrecceranno i propri destini in ⤑Non Sono un Assassino, il legal thriller diretto da Andrea Zaccariello che vede protagonisti Riccardo Scamarcio, Claudia Gerini, Edoardo Pesce e Alessio Boni. Un uomo, il cui passato verrà ricostruito strada facendo per mezzo di alcuni flashback, dovrà provare la propria innocenza dinanzi ad una PM convinta che egli sia l'autore di un delitto.

Prima di andare alla scoperte delle pellicole più significative a tema "legalità", vale la pena ricordare due film in cui le indagini vengono portate avanti con coraggio, anziché da commissari e prefetti, da un giornalista: si tratta di Non si sevizia un paperino, capolavoro esoterico a tinte dark di Lucio Fulci e de Il muro di gomma, racconto ispirato alla figura di Andrea Purgatori, in prima linea per oltre dieci anni nella ricerca della verità sulla tragedia di Ustica.

Ecco ora alcuni dei migliori film incentrati sulle figure di giudici e poliziotti, il più delle volte incorruttibili, altre soffocati dal potere, altre ancora arroganti nell'esercizio della propria autorità:

La scorta

Claudio Bonivento ProductionsClaudio Amendola e Enrico Lo Verso in una scena del film

Prima di tutto una storia di amicizia, che prende forma e sostanza tra incomprensioni, paure e spostamenti ad alta velocità a bordo di due Alfa Romeo (la 75 e la 33). L'insidia è sempre dietro l'angolo e cresce di pari passo con le indagini condotte dal magistrato De Francesco, sostituto procuratore trasferito a Trapani da Varese con il compito di prendere il posto del collega Rizzo, assassinato in un agguato di stampo mafioso.

Uomo irremovibile, dalla volontà ferrea, il personaggio di Carlo Cecchi è un tributo agli uomini che osarono sfidare la mafia e che per questo pagarono con la vita. Il film di Ricky Tognazzi, invece, pervaso da un'eccellente fotografia e da alcune interpretazioni davvero notevoli (due su tutte, Enrico Lo Verso e Leo Gullotta), rivela in modo significativo il clima di omertà e isolamento in cui uomini senza paura inseguirono l'ideale di giustizia nell'Italia di quegli anni, macchiata da stragi e da torbidi intrecci fra mafia e politica.

La scorta è infine un film su un magistrato e sul suo nucleo di protezione, che ci parla delle vicissitudini di un gruppo di poliziotti, consapevoli del rischio e delle responsabilità del proprio mestiere.

Il giorno della civetta

Damiano Damiani rilegge Leonardo Sciascia in una Sicilia assolata e omertosa dove un un ufficiale dei carabinieri - Franco Nero - si ritrova a indagare sull'omicidio di un imprenditore. Nonostante i depistaggi del boss del posto, il capitano Bellodi riuscirà a ricostruire gli eventi ma la sua inchiesta verrà insabbiata dalle amicizie in seno alla politica del potente mafioso, Don Mariano.

Se Franco Nero è il volto senza macchia della giustizia, destinata però all'insuccesso (chiaro il messaggio negativo di uno sfiduciato Damiani; i fatti gli daranno poi ragione nei decenni a seguire), Claudia Cardinale è di una bellezza sconvolgente, quasi messa in secondo piano dai primi piani tesi e corrucciati dell'attrice. Lee J. Cobb, doppiato da Corrado Gaipa, è invece l'archetipo del mafioso vecchio stampo che divide l'umanità in cinque categorie, dai veri uomini ai "quaquaraquà".

Cadaveri eccellenti

United artists EuropaLino Ventura nel film

Il cinema d'inchiesta di Francesco Rosi non sussurra mai. Grida a squarciagola semmai. Nel calderone il regista getta intrighi politici, servizi segreti e poteri forti, in quella che è una lucida riflessione sulla strategia della tensione e sui veri o presunti artefici di quella stagione di piombo macchiata da stragi senza nome e misteri irrisolti.

Grandissima prova di Lino Ventura (il suo ispettore Rogas è sempre misurato, riflessivo, dotato del giusto intuito) ma tutto il cast è eccezionale, dall'ambiguo Renato Salvatori all'algido Max Von Sydow. Bellissima la scena finale del doppio assassinio, girata a rallenty nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Piedone lo sbirro

Il commissario Rizzo è amico di ladruncoli e di chi vende qualche stecca di sigaretta di contrabbando per tirare avanti. Al contrario, combatte i prepotenti e i malavitosi. Lo fa in una maniera tutta sua, senza l'ausilio della rivoltella. Bastano ceffoni e cazzottoni, dispensati random a guappi e boss.

Bud Spencer è il commissario dal cuore d'oro di una commedia poliziesca - diretta dal grande Steno - divenuta ben presto di culto. A fargli da spalla troviamo il brigadiere Enzo Cannavale e il superiore Adalberto Maria Merli.

In nome del popolo italiano

La giustizia è una questione personale nel film diretto da Mario Monicelli. Da una parte un magistrato inflessibile, dall'altra un faccendiere disonesto. Nel mezzo, l'apparente omicidio di una ragazza, che si scoprirà essere stata in vita un'escort d'alto bordo. Le indagini procedono in un'unica direzione, fino al ritrovamento del diario della giovane che sembrerebbe porre fine alla vicenda. Ma il passo, da giudice a punitore, è davvero breve...

Ugo Tognazzi vs Vittorio Gassman, vale a dire un confronto tra pesi massimi della commedia all'italiana. Ne In nome del popolo italiano, però, non c'è (quasi mai) spazio per la risata. L'amarezza di fondo e il degrado galoppante della società post boom fanno da cornice ad uno spietato ritratto dei mali italiani.

Romanzo criminale 

Warner Bros.Stefano Accorsi nel film

Viene ricordato per essere un dramma sulla Banda della Magliana e, allo stesso tempo, un diario degli accadimenti più nefasti di oltre due decenni italiani. Il film di Michele Placido, però, è anche la raffigurazione di un tutore della legge - il commissario Scialoja di Stefano Accorsi - dallo sguardo disincantato e dalle mani legate, incastrato in un ingranaggio (quasi sempre) più grande di lui. Dal parabrezza di un auto da modesto dipendente statale osserva con un misto di invidia e rassegnazione il crimine che paga (la scena è l'arrivo del dandy sulle note di "Shake Your Booty").

In nome della legge 

In nome della legge, diretto da Pietro Germi, è tratto dal romanzo autobiografico del magistrato Giuseppe Guido Lo Schiavo. La pellicola del 1949 racconta la storia del giudice, interpretato dall’attore Massimo Girotti, animato da forti sentimenti di legalità e di giustizia e che si trova ben presto a scontrarsi con la mafia locale, osteggiato da un clima di profonda omertà. Egli porterà avanti la sua lotta in solitaria, fatta eccezione per il sostegno del maresciallo dei carabinieri e dell'amico Paolino, la cui uccisione lo motiverà a continuare fino in fondo la battaglia contro Cosa Nostra. Premiato con tre Nastri d'Argento, una fotografia asciutta e senza fronzoli della realtà del profondo Sud.

La polizia incrimina, la legge assolve

Non brilla certo per originalità, La polizia incrimina, la legge assolve. Il film diretto dal regista degli spaghetti-western e dei b-movie italiani Enzo G. Castellari colpisce però per il ritmo serrato e per una metodologia di sceneggiatura che di fatto inaugura la stagione del poliziottesco, anticipando la figura del commissario dai modi spicci che farà la fortuna di Maurizio Merli.

Protagonista è un giovane Franco Nero che interpreta l’ostinato commissario di polizia Belli, impegnato ad indagare sul narcotraffico tra Genova e Marsiglia. Il tentativo di smascherare i loschi traffici gli costerà l’uccisione della figlioletta. Nel film, impreziosito dalla colonna sonora di Guido e Maurizio De Angelis (famosi per aver curato anche le musiche di molti film con Bud Spencer e Terence Hill degli anni Settanta e Ottanta), spicca una sequenza - lunga circa 8 minuti - di uno spettacolare inseguimento, che si snoda tra il Porto di Genova e l'Autostrada A12 Genova-Livorno, tra una Citroën DS in versione ambulanza ed un’Alfa Romeo Giulia Super. Un altro cliché del genere.

ACAB - All Cops Are Bastards 

Stefano Sollima si lascia alle spalle la TV e i gangster della Magliana per approdare al cinema con la storia di 3 celerini - Negro, Mazinga e Cobra - che affrontano ultras la domenica e sbandati e delinquenti tutti i giorni con lo stesso piglio, dando sfogo alle proprie frustrazioni (ognuno di loro si porta dietro i fallimenti in ambito famigliare) con l'uso della violenza, attuando una personalissima repulisti per conto dello Stato. Fino ad un'ultima notte, in servizio fuori dallo stadio, che li vedrà attendere l'arrivo di alcuni gruppi di ultras decisi a vendicare la morte del tifoso Gabriele Sandri. 

Da un romanzo di Carlo Bonini, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Filippo Nigro sono i protagonisti di un dramma capitale in cui rabbia, degrado e disperazione si alternano tra periferia e mura domestiche.

Cento giorni a Palermo

"Nessuno sconfigge niente da solo, né il terrorismo né la mafia". I cento giorni di un uomo solo, abbandonato dallo Stato e lasciato al proprio destino, quello di bersaglio della mafia. Giuseppe Ferrara ricostruisce gli oltre tre mesi del giudice Carlo Alberto dalla Chiesa nel capoluogo siciliano. Lino Ventura è il Prefetto giunto in Sicilia per combattere la criminalità organizzata con la stessa veemenza con cui qualche anno prima aveva combattuto il terrorismo. Verrà isolato, tradito da quello stesso Stato per cui lottava e al quale, in un'intervista passata alla storia, chiedeva non "leggi speciali" ma chiarezza.

Quella di Ferrara è una ricostruzione quasi didascalica - nei volti, nella messa in scena - di quanto accaduto nella realtà. Se sul piano della spettacolarità il film risulta assai deludente (le scene degli agguati appaiono prive di pathos, quasi meccaniche), il messaggio di fondo è di grande valore.

Piedipiatti

Uno milanese, l'altro romano. Insieme, si ritroveranno a indagare su un traffico di stupefacenti che vede coinvolto uno dei cittadini più illustri del Nord d'Italia. I Vanzina giocano sui contrasti tra il fiscale e metodico Renato Pozzetto e l'indisciplinato Enrico Montesano, dando vita ad una commedia rocambolesca dotata di buon ritmo e di alcune trovate davvero divertenti. C'è spazio anche per una riflessione su un lavoro avaro di soddisfazioni, che spesso costringe a orari da incubo e rischi. Insieme a Piedone lo sbirro, Piedipiatti una delle migliori versioni comedy dell'action poliziesco all'italiana.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Columbia C.E.I.A.D. Florinda Bolkan e Gian Maria Volontè nel film

Elio Petri prende di petto uno Stato autoritario che abusa del proprio potere. L'immagine è quella di un intoccabile, il capo della sezione omicidi di Roma che uccide barbaramente la propria amante senza nascondere le prove della propria colpevolezza. Tra flashback e indagini che hanno dell'assurdo, il protagonista arriverà ad autoaccusarsi dell'omicidio perché convinto di meritare una giusta punizione. Delirio tra il grottesco e il giallo psicanalitico che ruota attorno ad un magnifico Gian Maria Volonté e alla conturbante Florinda Bolkan. Oscar al Miglior film straniero.

Giovanni Falcone 

Il regista Giuseppe Ferrara, dopo i cento giorni a Palermo di dalla Chiesa, onora la memoria di un altro paladino della lotta alla mafia e lo fa in questo film del 1993 che vede protagonista Michele Placido nei panni del giudice Giovanni Falcone, figura cardine della magistratura italiana. Il film, in cui troviamo anche Giancarlo Giannini che interpreta Paolo Borsellino, racconta le note tristi vicende della cronaca italiana degli anni ’80 e primi anni ’90, fino alla strage di Capaci. Una ricostruzione, dal valore documentaristico, del coraggio e della purezza di un martire dello Stato.

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