Dear Basketball: il corto animato premio Oscar di Kobe Bryant

Kobe Bryant è morto a soli 41 anni e il suo corto animato Dear Basketball è un bel modo per ricordare il suo talento come sportivo e il suo amore per il basket.

La tragica morte di Kobe Bryant sta commuovendo il mondo. Lo sportivo ha perso la vita insieme alla figlia 13enne Gianna a causa di un incidente in elicottero. Diverse le ipotesi al vaglio degli inquirenti, alle prese con un’indagine per stabilire le cause dello schianto. Le voci diffusesi in queste ore fanno riferimento a rumori del motore strani e alla nebbia molto intensa. 

Non c’è modo migliore per ricordare il grande campione dei Lakers se non con il suo corto animato Dear Basketball, che racconta il suo sconfinato amore per lo sport. Il corto è tratto da una sorta di lettera/poesia che lo sportivo scrisse nel 2015 in occasione del suo ritiro dal professionismo

Kobe racconta la sua passione per il basket e la sua riconoscenza per uno sport che gli aveva consentito di trasformare in realtà il suo sogno di bambino. Nella parte finale, però, ammetteva che il suo fisico andava ascoltato e gli chiedeva di lasciare, in modo da rimanere per sempre quel bambino capace di realizzare un sogno così grande (video in testata). 

Le parole di Bryant furono trasformate in corto grazie al lavoro di animazione di Glen Keane (La bella e la bestia, Aladdin, La sirenetta) e alle musiche di John Williams. Ebbene quel corto animato con la voce di Bryant fu nominato agli Oscar 2018 nella categoria di Miglior corto animato e vinse la prestigiosa statuetta. 

Iniziò così la seconda vita del grande campione dopo l’addio al basket. Lui stesso nel discorso di accettazione dichiarò: 

Si pensa che i giocatori di basket debbano stare zitti e dribblare, ma sono contento di aver fatto un po’ di più di questo. Grazie all’Academy per questo straordinario onore. Grazie John Williams per un brano musicale così meraviglioso. Grazie Verizon per aver creduto nel film…

Il discorso si chiudeva con i ringraziamenti alla moglie e alle tre figlie e con la sua dichiarazione d’amore per loro in italiano. Kobe, infatti, era cresciuto in Italia perché il padre, Joe Bryant, militava in alcune squadre italiane. 

In effetti, la vita dopo lo sport del campione lo aveva visto protagonista di tante iniziative a favore dei giovani, come ha sottolineato anche Barack Obama nel suo tweet in memoria del campione, in cui ha fatto riferimento a un secondo atto significativo quanto il primo da sportivo.

Se volete approfondire la figura di Bryant, sono a disposizione il documentario Kobe Bryant’s Muse di Gotham Chopra e Kobe Doin' Work di Spike Lee. Il primo racconta la sua carriera e la sua vita dagli esordi all’approdo nei Lakers, il secondo invece documenta una giornata particolare di Kobe. Si tratta del 13 aprile 2008 quando ci fu la sfida tra i Los Angeles Lakers e i San Antonio Spurs. Lo stesso giocatore commenta la partita azione per azione. 

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