William Friedkin non comprende a pieno il finale de L'esorcista (e altri aspetti del film)

In un documentario realizzato da Alexandre O. Philippe, il regista William Friedkin ha parlato del suo film più celebre, L'esorcista, analizzandone il finale e altri aspetti importanti.

Warner Bros. L'esorcismo a Regan

Per lungo tempo è stato l'horror di maggior successo commerciale della storia del cinema (superato da IT nel 2017) e negli anni è stato capace di spaventare intere generazioni. Parliamo, ovviamente, di un cult come L'esorcista di William Friedkin, ispirato all'omonimo romanzo di William Peter Blatty.

Di certo, L'esorcista è uno dei film più analizzati di sempre: oltre alle varie uscite in DVD e Blu-ray, gli sono stati dedicati libri, speciali, documentari che sembrano aver raccontato tutto ciò che riguarda la pellicola e la sua genesi, gli attori, gli aneddoti e quello che si è nascosto dietro le quinte. Eppure, c'è ancora qualcosa da dire.

Leap of Faith: William Friedkin on The Exorcist è un documentario che si propone di fare proprio questo: svelare quello che ancora non è stato reso noto. Il progetto, curato da Alexandre O. Philippe, presenta il regista della pellicola William Friedkin attraverso le sue stesse parole, con il cineasta che racconta quello che L'esorcista ha significato per lui. Sedendosi con Friedkin per una lunga intervista, Philippe ha approfondito aspetti sul celebre lungometraggio che, sino ad oggi, ancora non erano stati raccontati.

La genesi de L'esorcista

Friedkin ha rivelato come l'unico film che lo abbia influenzato nel realizzare L'esorcista sia stato Ordet - La parola di Carl Theodor Dreyer del 1955, pellicola riguardante una famiglia alle prese con dei conflitti religiosi. È un "film semplice ed elegante", secondo Friedkin, che ha svelato di aver utilizzato alcune scene di Dreyer per allestire le riprese del suo film. Altre influenze includono i dipinti di Caravaggio e diversi brani di musica classica.

Friedkin ha analizzato l'intero film insieme a Philippe, a partire dalla scena iniziale del sole in bianco e nero che poi si colora, rivelando che alcune decisioni potrebbero non essere stato frutto di accurate riflessioni come gli studiosi hanno talvolta sostenuto. Alcune scelte, infatti, sono state il risultato del solo istinto, mentre altre sono state il risultato di vere e proprie lotte intraprese dal regista.

Ad esempio, Friedkin ha dovuto "combattere" non poco con William Peter Blatty che voleva interpretare il ruolo di padre Karras. Blatty si offrì persino di rinunciare alla sua percentuale pur di recitare nella pellicola. Molti attori sono poi stati esaminati prima che lo stesso Friedkin scegliesse Jason Miller. Friedkin ha anche avuto pesanti alterchi con gli attori sul set, arrivando persino a sparare con una pistola; metodi che oggi probabilmente non sarebbero affatto tollerati.

Altri punti salienti includono una discussione sulla musica presente nel film. Friedkin inizialmente voleva che fosse Bernard Herrmann a curare la colonna sonora, e mostrò al compositore leggendario un motivetto approssimativo di quel che desiderava. Herrmann uscì dal teatro e disse immediatamente a Friedkin: "Beh, penso di poter salvare questo pezzo di me**a!" Offeso, Friedkin rifiutò il suo "aiuto", anche se riconosce come Herrmann sia uno dei migliori compositori di tutti i tempi.

William Friedkin mette in dubbio il finale de L'esorcista

La narrazione sulla realizzazione del film è divertente e persino stravagante a volte in questo documentario. Ma si arriva al nocciolo di Leap of Faith quando Friedkin si esprime esistenzialmente su ciò che la pellicola rappresenti. "Se credo che esista un possessione demoniaca?", domanda a sé stesso. "Non ne ho idea."

Il cineasta ha ammesso che ci sono delle scene del film che, ad oggi, ancora non comprende. Al tempo stesso ammette come, talvolta, la mancata comprensione sia una delle componenti capaci di definire la vera arte (cinematografica in questo caso). Friedkin ha aggiunto:

Non si tratta di avere tutte le risposte. A un certo punto fai una scelta e lasci che il film parli da solo. 

Alla fine, il regista manifesta dei dubbi su quelle che sono state le azioni di padre Karras nel finale. Ha seguito un suggerimento di William Peter Blatty per realizzarlo, rispettando sostanzialmente lo stesso romanzo dello scrittore e amico.

Ricordiamo, brevemente, la parte finale della pellicola: dopo che l'esorcismo di una ragazza di nome Regan (Linda Blair) è fallito, provocando la morte di uno dei preti (Max von Sydow) coinvolti nel rito, il sacerdote rimanente, padre Karras, inizia ad attaccare la ragazza posseduta, ordinando al demone che la possiede di prendere lui. Dopo un'accanita lotta, è esattamente quello che succede: il demone salta fuori da Regan e si dirige verso Karass, che a quel punto si lancia dalla finestra e si uccide, salvando la bambina.

La scena, semplice nella sua descrizione, ha comunque sempre lasciato Friedkin perplesso. "Perché il demone dovrebbe prestare attenzione a Karass?", si chiede nel documentario, prima di aggiungere che forse Karass è stato l'obiettivo principale dell'entità malvagia per tutto il tempo. Ma prima che permetta a quella teoria di prendere piede, la abbatte definendo il finale "una pecca", aggiungendo come non l'abbia mai conquistato del tutto.

Proprio come la morte di Karass, il finale richiede un atto di fede (leap of faith, appunto) secondo il regista.

E voi cosa ne pensate? Avete amato L'esorcista in toto o avreste cambiato alcune sue scene, compreso il finale? 

Via: SlashFilm

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