The Grey, cosa accade nel finale del film con Liam Neeson (e quanto di vero c'è nei lupi visti)

Liam Neeson contro i lupi nel thriller di sopravvivenza di Joe Carnahan. Il comportamento dei predatori è davvero quello descritto nel film?

Open Road Films Una delle scene finali di The Grey

Homo homini lupus. Mica è sempre vero. Raccontatelo ai protagonisti di The Grey, l'avvincente survival movie diretto da Joe Carnahan - quello di Smokin' Aces e dell'A-Team - con protagonista Liam Neeson. Un thriller glaciale (in tutti i sensi) tratto dal racconto Ghost Walker di Ian Mackenzie Jeffers, autore della sceneggiatura insieme al regista.

Pellicola che fa da eccezione alla locuzione latina, immortalata dalla filosofia politica di Thomas Hobbes, che vuole uno stato di natura caratterizzato dalla competizione fra gli uomini. In The Grey c'è, è vero, una forte componente di rivalità umana, ma esiste soprattutto la contrapposizione fra uomo e lupo declinata nella dialettica preda/cacciatore, innaffiata da CGI e panorami mozzafiato sottozero.

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: The Grey è solo parzialmente una riflessione tout court sull'esistenza, peraltro ampiamente sfruttata nel cinema di condizioni estreme. Muovendo da un protagonista allo sbando (Liam Neeson, scelta impeccabile), provato da un passato dolorosissimo, il film risponde quasi unicamente alle logiche del brivido e dell'avventura. E lo fa in modo impeccabile, distinguendosi come un thriller di sopravvivenza in cui la natura sembra quasi gridare vendetta nei confronti del genere umano, affibbiando a famelici lupi il ruolo di boia.

La pellicola, infatti, narra l'odissea di un gruppo di dipendenti di una compagnia petrolifera che opera in mezzo ai ghiacci dell'Alaska. Di ritorno a casa per un periodo di ferie, i lavoratori rimangono vittime di un incidente aereo. Solo 8 i superstiti del disastro, per giunta impossibilitati a comunicare con le autorità in modo da essere localizzati. La situazione è inoltre resa ancor più drammatica per via delle temperature proibitive dell'area in cui il velivolo è precipitato. Freddo e neve non aiutano certo i superstiti ma il pericolo maggiore è rappresentato dai lupi che infestano la zona e che non tardano a palesarsi al gruppo.

Ha inizio una vera e propria caccia ll'uomo, un confronto impari fra un manipolo di uomini minati dallo shock dello schianto aereo e dal gelo e bestie feroci assetate di sangue. In breve, il gruppo viene decimato dai lupi fino all'inevitabile (e assai scontato) confronto fra il personaggio di Neeson, finito nella tana dei suoi nemici, e il capobranco dei predatori.

Il finale di The Grey

Open Road FilmsUna scena del film

La pellicola chiude in modo interessante, con un finale praticamente aperto, oggetto di numerose interpretazioni. "Ancora una volta nella mischia. Nell'ultima vera battaglia che affronterò. Vivi e muori in questo giorno. Vivi e muori in questo giorno". Nel recitare la poesia del padre, John Ottway (Neeson), si appresta a combattere con l'alpha dei lupi. Dà un ultimo sguardo alla foto di sua moglie morta, serra un coltello tra le dita, lega sui dorsi della mani dei vetri appuntiti. È pronto a scagliarsi sul feroce antagonista (se le sono in pratica promesse da inizio film). Nell'istante in cui il climax viene raggiunto, la macchina da presa, dopo aver indugiato su alcuni primissimi piani di Neeson (qualcuno li chiamerebbe "Leone", essendo un'inquadratura amatissima dal cineasta italiano), fa cadere un velo nero nel momento in cui questi parte all'attacco.

Uno splendido epilogo che mette brillantemente la parola fine su un'avventura ambientata tra i ghiacci, lasciando in sospeso alcuni interrogativi. Com'è andata a finire tra Neeson e l'alpha? Se anche l'uomo fosse sopravvissuto, come si sarebbe comportato il resto del branco nei suoi confronti?. In (parziale) soccorso dello spettatore giunge una scena presente dopo i titoli di coda di The Grey. 

Il filmato post-credit mostra il capobranco dei lupi riverso a terra mentre respira affannosamente. Poggiato sull'animale morente c'è Ottway, ripreso di spalle. L'uomo è apparentemente immobile, disteso sul corpo del lupo. Ce l'ha fatta ed è solo esausto o sono entrambi moribondi? Una foto scattata sul set del film di Joe Carnahan (visibile QUI, al minuto 1:27) potrebbe chiarire ulteriormente la faccenda, che resta comunque priva di una risposta certa.

I lupi di The Grey sono davvero così nella realtà?

The Grey è un valido esempio di cinema che gioca nel mantenere la tensione sempre ai massimi livelli. Si concede, è vero, qualche velleità di troppo (il ricorso alla retorica qua e là, i flashback didascalici), ma mantiene perennemente tesa la corda del thrilling con una corsa per la sopravvivenza che ristabilisce il pieno potere della natura sull'uomo.

L'aspetto più curioso del film è rappresentato dalle sue star in CGI: i lupi, grigi o neri che siano. A volte forse scontano effetti speciali un po' grossolani, ma risultano spaventosi al punto giusto. Forse anche un po' troppo. Per dimensioni sembrano più dei bisonti e quanto ad aggressività e sistematica persecuzione del gruppo di sopravvissuti scampati al disastro aereo se la giocano coi Velociraptor di Spielberg, con cui condividono anche un'intelligenza fin troppo sviluppata. 

La domanda nasce spontanea: sono e si comportano davvero così i lupi nella realtà? Per rispondere al quesito basta leggere quanto riportato in un'intervista a National Geographic da Daniel MacNulty, professore di Ecologia della fauna selvatica alla Utah State University. Il ricercatore, co-auotore di uno splendido libro sul comportamento dei lupi dal titolo "Wolves on the Hunt" smonta quasi tutti i miti di The Grey, confermando invece la tendenza di Hollywood ad inventare di sana pianta situazioni del regno animale per mere esigenze di copione.

In merito all'accanimento dei lupi sugli umani, MacNulty afferma che in 16 anni di studio dei lupi nel Parco Nazionale di Yellowstone non è mai stato avvicinato da un branco di lupi, neppure da un esemplare. Al contrario, questi animali scapperebbero a gambe levate dinanzi alla presenza umana (non è un mistero che, in epoca passata, le prede umane dei lupi furono principalmente i bambini, assai più indifesi di un adulto). Altri miti sfatati riguardano le dimensioni dei lupi - che nella realtà arrivano a pesare al massimo 55 kg, comunque non poco - e la loro capacità di cacciare in branco, non sono così sviluppate le loro tecniche di cooperazione. Falsa pure l'idea di un lupo "omega" che va in avanscoperta, in missione per conto dell'alpha, così come è frutto della fantasia degli autori un attacco di un lupo ad un accampamento difeso dal fuoco.

Cosa c'è allora di vero in The Grey? Forse una delle caratteristiche più spaventose dei lupi, così come di molti vertebrati abituati alla vita notturna: il Tapetum lucidum, uno strato riflettente posto dietro o nella retina dell'occhio che assicura un'ottima visibilità anche con scarse condizioni di luminosità. Gli occhi di chi possiede questo strato iridescente sembrano brillare al buio (pensate ai gatti ad esempio). Attenti al lupo, quindi, ma non troppo.

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