Sonic, la recensione: il riccio blu cede al ritocchino estetico, ma rimane senz'anima

Paramount Un primo piano del nuovo Sonic

Sonic è diventato con caso esemplare per come l'indignazione dei fan ha spinto Paramount a ridisegnare da zero l'aspetto estetico del protagonista creato digitalmente. Vedendo il film però si capisce che i problemi sono ben altri.

La vetta più alta raggiunta da Sonic è quella di essere diventato un incredibile caso di studio, quasi a livello accademico, per raccontare la strettissima correlazione che il cinema d'oggi ha con le aspettative del pubblico. Nell'era dei social media si può testare un prodotto e la conseguente reazione del pubblico anche solo con un trailer o con qualche foto promozionale, stando a vedere chi reagisce e come. La reazione avuta da Paramount di fronte al pubblico lubidrio a cui è stato sottoposto Sonic per la sua resa "realistica" (con denti e tratti somatici più umanoidi e meno videoludici) non era scontata. Piegarsi completamente alla volontà dei fan e rifare da zero tutta l'animazione relativa al riccio blu, sistemandone i tratti fotogramma per fotogramma quando il film era quasi finito e pronto per la sala. è un'operazione onerosissima e non solo dal punto di vista economico.

Si mormora che il ritocchino in corsa sia costato 35 milioni di dollari allo studio, ma a colpire è soprattutto il danno d'immagine e il precedente che questa operazione comporta. Innanzitutto un pensiero sentito al team di animatori che ha lavorato fino alla sfinimento per portare a termine questa disperata lotta contro il tempo: sulle loro spalle è ricaduto il carico più pesante, con turni di lavoro massacranti. È una realtà nota quella dello sfruttamento di questi professionisti con paghe da fame e tempi di lavorazione risicati già in condizioni normali, figuriamoci in circostanze tanto straordinarie. Non dimentichiamo poi il team marketing e PR di Paramount, che ha dovuto gestire questo colossale smacco all'immagine dello studios, oltre al cambio di uscita in sala, con conseguente ritocco al calendario delle attività correlate. 

ParamountIl profilo di Sonic con il naso "a punta" nello stile originale
Sonic pone un pericoloso precedente nella relazione tra pubblico e studios

Un fattore da non sottovalutare è poi quanto questa decisione impatterà sul futuro: piegandosi senza riserve e senza credere nella propria linea, Paramount di fatto ha esposto sé stessa e gli altri studios al ricatto dei fan che fanno la voce più grossa. In futuro sarà sempre difficile capire quanto l'indignazione sia autentica e proporzionata all'errore e quanto sia frutto di un'ala oltranzista di fan purosangue che vogliono un adattamento filologico della loro opera preferita. Il pubblico sembra sempre meno disposto a lasciare che un adattamento plasmi la sua versione di una materiale d'origine, apportando cambiamenti anche sostanziali (e alle volte migliorativi). 

Il vero punto della situazione però è un altro: il nuovo aspetto di Sonic ha davvero salvato il film dal disastro

Un ritocchino non basta

La risposta è no, perché Sonic è un'operazione di una pochezza sconcertante a livello realizzativo e narrativo. Anche dentro la miglior confezione possibile, il film non sembra mai davvero cogliere l'essenza dell'iconico personaggio di Sega, o tentare di proporre un film che quantomeno intrattenga. Anzi, a ben vedere non indaga nemmeno le origini o la natura di Sonic. Infatti lo ritroviamo da cucciolo a inizio film, che scorrazza per un mondo alieno, accudito da un gufo. Apprenderemo più tardi che è orfano, ma non è ben chiaro da dove spunti fuori la sua progenie, chi siano gli abitanti di questo mondo e i misteriosi alieni alle sue calcagna che vogliono catturarlo oppure ucciderlo. Sappiamo solo che è unico, o almeno proclama di esserlo, così come il suo potere, anche se palesemente non ne conosce tutti i risvolti.

Nulla è chiaro, tutto è pretestuoso: i misteriosi figuri che gli danno la caccia sono solo un espediente per usare gli anelli e venire trasportati sulla terra, in una sonnacchiosa cittadina del Montana. Qui Sonic si trasformerà nell'amorevole stalker dello sceriffo mangiaciambelle locale (James Marsden) e degli abitanti della cittadina. Sempre più angosciato dalla sua solitudine, Sonic creerà inavvertitamente un'onda elettrica tale da causare un blackout generalizzato e mettere sulle sue tracce il geniale e megalomane dottor Robotnik (Jim Carrey), autorizzato da un governo statunitense ancor più cartoonesco del protagonista e del suo villain.

ParamountSonic pratica arti marziali in una scena del film
Il citazionismo della cultura pop di Sonic denuncia soprattutto la sua mancanza di carattere e idee

La trama è tutta qui, talmente elementare e semplificata che Sonic sembra dedicato a un gruppo di giovanissimi, quasi fosse un film da bambini. L'unico aspetto evidente è che la priorità di Paramount non era certo quella di (tentare di) restituire l'essenza del personaggio stesso, l'esperienza videoludica a lui collegata, l'aspetto scanzonato delle sue avventure.

Da Pikachu a Vin Diesel

L'impressione è che questo film guardi un po' a tutti i franchise di moda del momento, a volte citati esplicitamente, altre volte scopiazzati senza troppe remore. L'approccio bambinesco, l'interazione tra personaggio digitale e attore in carne e ossa e il tema familiare ricordano da vicino Detective Pikachu, ma senza un grammo della capacità di rielaborare un videogioco in un mondo cinematografico che quel film aveva. 

Il protagonista Sonic è un generatore automatico di riferimenti alla cultura pop. Vorrebbe essere divertente, ma questo suo citazionismo del qui ed ora cinematografico rileva più che altro la totale mancanza di carattere di un film che nel parlare di relazioni sociali guarda addirittura alla famiglia di Vin Diesel in Fast & Furious, condendo il tutto con ambizioni da cinecomics Marvel. Difficile non vedere nell'animazione iniziale del logo Sega una fotocopia di quella della scritta Marvel che apre ogni cinecomics, con il risultato finale che pare quasi una parodia. 

ParamountGli occhiali di Robotnik con il riflesso di Sonic
Sonic deve solo ringraziare Jim Carrey, un attore che non merita e che lo trascina fuori dal baratro con la sua verve

Dato lo scarso impegno profuso, il film dedicato a Sonic somiglia molto di più a un brutto titolo anni '90, di quelli dell'epoca in cui gli studios provavano a portare su schermo le icone pop della cultura nipponica ma con un disprezzo reso evidente dalla pochezza dell'operazione stessa. Se Paramount proprio non disprezza il suo riccio blu, diciamo che non lo mette in cima alla lista delle sue priorità: non si spiega altrimenti perché affidarlo a un regista privo d'esperienza come Jeff Fowler, con un cast senza grandi stelle alle prese con personaggi blandissimi. 

Sonic non si merita Jim Carrey

Unica eccezione è ovviamente Jim Carrey nei panni di Robotnik. A ben vedere poi anche arruolare questa ex grande stella - uno che ha vissuto quasi una cacciata mai chiarita da Hollywood dopo essere stato un re del botteghino e della critica negli anni '90 - denota uno scarso impegno. Tuttavia se Sonic non è davvero inguardabile, il merito è unicamente del comico e attore. Jim Carrey si rivela prevedibilmente il miglior elemento dell'intero film: anzi, è così rutilante ed istrionico che la pellicola non riesce assolutamente a stargli dietro. Con le sue movenze esagerate e la sua parlantina da cattivo d'antan Jim Carrey in questo film è semplicemente sprecato, ma almeno Sonic ha il merito di ricordarci che tenerlo lontano dalle scene è un assoluto spreco di potenziale. 

Chiudendosi con le immancabili aspirazioni da franchise, Sonic forse deve ringraziare l'indignazione generale causata da quel primo trailer: altrimenti un film così mediocre sarebbe passato sotto silenzio, come meriterebbe. Sonic arriva nelle sale italiane il 13 febbraio 2020.

Voto 4,5/10

L'unico motivo per cui degli spettatori che hanno superato i 10 anni potrebbero voler vedere Sonic è la prova di Jim Carrey, che un film tanto privo d'idee e carisma assolutamente non si merita.

Elisa Giudici

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