Personal Shopper: il finale del film e le teorie sul destino di Maureen

La ghost-story diventa esplorazione di un personaggio in Personal Shopper, uno dei punti più alti (e discussi) della filmografia di Olivier Assayas. Il lungometraggio con Kristen Stewart ha vinto il Prix de la mise en scène al Festival di Cannes 2016.

Personal Shopper è il film che segna la seconda collaborazione tra Olivier Assayas (Wasp Network e Il gioco delle coppie) e Kristen Stewart.

Dopo averla avuta come spalla di Juliette Binoche in Sils Maria, il regista francese affida all'attrice statunitense un ruolo da protagonista assoluta in questa insolita ghost-story che esplora le fragilità del personaggio principale. La scelta dell'interprete è forse tutt'altro che casuale: in Sils Maria Valentine, il personaggio interpretato dalla Stewart, sostiene che c’è molta più verità nei film di fantascienza o nei fantasy che in molti film impegnati. Proprio quest'ultima affermazione sembra aver dato al regista l'impulso creativo che ha poi portato all'ideazione di Personal Shopper, che è un film in cui Assayas dà libero sfogo alla sua voglia di sperimentazione. Anzi, c'è di più: la stessa narrazione oscilla tra l'horror con i fantasmi e il thriller psicologico e non compie mai una scelta univoca.

Accolto con sonori ⤑fischi al Festival di Cannes 2016 (dove ha poi vinto il Prix de la mise en scène in ex aequo con Un padre, una figlia di Cristian Mungiu), il film presenta un sapiente lavoro di regia. Assayas si cimenta con temi non comuni nel cinema francese ed esplora mondi invisibili senza mai veramente nominarli. Assistiamo quindi ad un gioco di generi, ma anche di scelte narrative che rendono Personal Shopper un oggetto unico e di non semplice identificazione. Non a caso il film è stato a lungo oggetto di analisi, a partire dal suo rilascio nelle sale (uno dei contributi più interessanti è stato forse quello di Kevin Lincoln pubblicato su Vulture).

Chi ha visto il film saprà si chiude con un finale aperto e alquanto criptico. Proprio quest'ultimo sarà l'oggetto del presente articolo, ma prima occorre ricapitolare quello che si vede sul grande schermo e approfondirne meglio alcuni aspetti essenziali. ATTENZIONE QUINDI AI POSSIBILI SPOILER!

Trama del film

Per comodità di lettura e per un maggiore approfondimento del film, la trama di Personal Shopper sarà di seguito riportata suddivisa nelle tappe fondamentali della visione:

Maureen

Maureen è una giovane donna americana che vive a Parigi e lavora come personal shopper. Il suo compito è quello scegliere i vestiti e gli accessori ideali per una star esigente di nome Kyra. Nonostante sia immersa in un contesto colorito e che incarna a tutti gli effetti l'idea più comune di realizzazione personale, la sensazione che si ha guardandola muoversi in scena è quella di una ragazza triste, incompleta e profondamente sola. Il suo look androgino sembra fare riferimento proprio alla sua esistenza spettrale, come pure il suo dono speciale: Maureen è infatti in grado di parlare con i morti. Anzi, l'ossessivo attaccamento all'aldilà viene subito contrapposto allo scarso contatto umano di cui gode la protagonista: non vede quasi mai Kyra, non trasmette partecipazione emotiva agli altri personaggi e il suo ragazzo Gary, in quel momento in Oman, è soltanto un'immagine virtuale sullo schermo del PC.

L'unica figura umana che sembra catturare la sua attenzione è la pittrice svedese Hilma af Klint (vissuta tra il 1862 e il 1944), che Maureen cerca su Internet dopo aver appreso della sua esistenza per puro caso e resta quindi soltanto un nome. Anzi, una presenza con una doppia dimensione: fantasmatica (in quanto deceduta) e virtuale (in quanto googlata). E no, non sarà l'unica a godere di questo status. Tuttavia, il riferimento a Hilma af Klint è ancora più importante di come potrebbe sembrare a prima vista: quest'ultima sosteneva infatti che le sue opere le fossero state dettate dall'aldilà, ed è esattamente questa la ragione del legame empatico che si instaura con la nostra protagonista.

Academy TwoKristen Stewart nel poster italiano di Personal Shopper

I contatti di Maureen sono quindi al di fuori della dimensione dei vivi e la sua stessa esistenza non sembra aderire all'ordinario concetto di reale: la personal shopper è infatti colei che è incaricata di provvedere al costosissimo guardaroba di una datrice di lavoro super-impegnata e con poco tempo libero, seleziona quindi per conto di terzi e - come avviene in questo caso - a volte testa sul proprio corpo abiti destinati a qualcun altro.

Quanto alla sensazione di incompletezza, questa risulta invece evidente da un dato oggettivo: la mancanza dell'altra metà, ovvero il suo fratello gemello Lewis. Il lutto diventa quindi l'elemento paralizzante che impedisce alla protagonista di ricongiugersi con il suo io, di portare avanti una vera emancipazione personale.

Maureen cerca quindi di entrare in contatto con lo spirito di Lewis, memore di un patto che avevano fatto quando lui era ancora in vita: se uno dei due fosse morto a causa del difetto cardiaco congenito che condividevano, l'altro avrebbe inviato un segno dall'aldilà. Un bisogno, il suo, che può essere anche letto come una ricerca disperata di un rapporto simbiotico con una qualsiasi altra entità, viva o morta che sia.

La casa infestata e l'amante trascurato

Quando Maureen visita la vecchia casa di suo fratello, riceve un segno dal significato oscuro: una presenza spettrale che si aggira in quel luogo. Si tratta del primo e del più efficace degli echi horror di Personal Shopper e ci prepara ad un climax che porterà poi a quell'approfondimento del cinema di genere di cui si diceva sopra. 

Academy TwoKristen Stewart seduta nella penombra della casa infestata in una scena di Personal Shopper

La visita alla casa viene inoltre resa dal regista seguendo letteralmente la protagonista tra quelle vecchie mura, con la cui oscurità Maureen sembra perfettamente a suo agio (tanto da addormentarsi in una di quelle stanze) e venendone infine inghiottita. Questa prima visita però non produce alcun effetto positivo, sebbene la giovane avverta comunque una presenza. Soltanto in un secondo momento, dopo alcuni segnali un po' vaghi (il rubinetto aperto e la tavola sfregiata), Maureen riesce finalmente a vedere un fantasma che si aggira in quella casa e che vomita ectoplasma. La sua reazione è però di spavento e non è sicura che si tratti di Lewis.

L'incontro di Maureen con il fantasma è una delle due esperienze fondamentali che ha luogo nel primo atto del film. Il secondo è un salto nell'appartamento di Kyra, dove avviene il loro unico incontro. Le due, tuttavia, non interagiscono. La sua datrice di lavoro è, come sempre, impegnata e Maureen ha così modo di conoscere il suo fidanzato, un tedesco di nome Ingo. Con quest'ultimo Maureen ha una conversazione tanto intima quanto insolita: i due infatti non si sono mai visti prima. Eppure con Ingo Maureen si apre: gli racconta del fratello, del suo rapporto con l'aldilà e del suo dono.

Queste due esperienze - la casa infestata e l'amante trascurato - sono i due fili che Maureen porta con sé per il resto del film. Quest'ultima continua a cercare di entrare in contatto con lo spirito di Lewis e la sua ossessione è tale da portarla a guardare film sui medium e a leggere libri sull'argomento.

Lo stalker

Nel frattempo, qualcuno o qualcosa inizia a inviarle messaggi sempre più minacciosi da un numero sconosciuto. All'inizio, Maureen pensa che i testi potrebbero provenire da Lewis, ma il tono dei messaggi non è proprio fraterno. Il suo stalker le dice di voler stabilire un contatto umano - non fisico - con lei. Qui va sottolineato la reazione della ragazza di fronte a questa esternazione: da un lato, è sospettosa, irritata, spaventata e minaccia di bloccarlo; dall'altro, controlla continuamente il display del cellulare e si ostina a rispondergli rivelandogli anche alcuni particolari intimi. Attrazione/repulsione, dunque.

Gradualmente però il gioco tra lei e il suo persecutore (che di fatto si comporta quasi come uno psicologo nei confronti di una qualsiasi paziente) diventa ben più intricato: i messaggi si fanno più provocatori e lui (dalle sue parole traspare chiaramente un'identità maschile e appare assai probabile che potrebbe trattarsi di Ingo) cerca di spingere Maureen a cedere alla proibita fantasia di indossare gli abiti del suo capo.

L'identità della protagonista, già provata dal lutto, dalla perdita di Lewis, viene così messa ulteriormente in crisi. Uno scambio di battute tra lei e il suo stalker diviene inoltre lampante in questo senso:

- Vorresti essere qualcun altro?

- Sì.

È proprio alla luce di questo suo desiderio che Maureen cede alla proposta dello stalker di indossare i capi firmati di Kyra, che maneggia tutti i giorni senza mai mostrare una vera attrazione per essi. Da questo momento però il suo atteggiamento verso quegli oggetti muta: il gioco le piace perché è proibito e perché - come dice lei stessa - "se non è proibito, non c'è desiderio". Nei panni di Kyra, Maureen sperimenta il potere della seduzione e questa esplorazione del proprio lato narcisista non può che culminare nell'atto auto-erotico. Eppure questo non basta a completare la sua ricostruzione identitaria. Allo stalker scrive chiaramente: "mi sento ridicola, non sono io".

Il mistero è risolto?

La narrazione raggiunge il culmine quando Maureen scopre il corpo assassinato di Kyra e, complice una luce accesa, avverte una presenza simile a quella sentita nella casa del fratello. La deposizione di Maureen alla polizia manda nel panico il misterioso stalker che diventa sempre più insistente nei messaggi, a cui la personal shopper decide di non rispondere. Maureen segue le istruzioni dei messaggi per recarsi in una stanza d'albergo. Qui però non trova nulla e se ne va immediatamente. A questo punto ci vengono mostrate le porte automatiche dell'ascensore e della hall del'hotel che si aprono e si chiudono come per suggerire la presenza di un fantasma. La scena successiva vede invece Ingo uscire dalla stanza dell'albergo, scendere l'ascensore e poi attraversare la hall. Una volta fuori, viene fermato da due poliziotti, ai quali riesce però a sfuggire provocando una sparatoria.

Il mistero sembrerebbe risolto: Ingo è insieme l'assassino di Kyra e lo stalker di Maureen. L'aspetto più interessante di questa risoluzione sta però nella sua ambivalenza, nel fatto che ci viene prima mostrata una presenza astratta che lascia l'albergo e poi una figura umana che compie lo stesso identico percorso. Come sopra accennato, Personal Shopper si mantiene sempre in bilico tra l'horror e il thriller. Per tutto il film, non siamo mai veramente sicuri che lo stalker di Maureen sia una persona fisica perché la sua assenza in scena non gli impedisce di provocarci una costante sensazione di presenza.

Dunque, la minaccia è ormai passata (nonostante il tentativo di fuga, apprendiamo infatti che Ingo è stato preso) e Maureen potrebbe tirare un sospiro di sollievo. Invece è più spaventata che mai. Per questo accetta l'invito di Lara, la compagna del defunto Lewis, a stare da lei. A questo punto potrebbe sembrare che il suo comunicare con i morti e lo strano rapporto instaurato con lo stalker non fossero altro che dei tentativi di combattere la solitudine, di riempire l'assenza con la presenza (Ingo ha forse preso il posto di Lewis?). 

Il finale del film

Quando Maureen si trasferisce da Lara (che nel frattempo ha un nuovo compagno), vediamo, in uno scatto agghiacciante, uno spettro maschio (presumibilmente Lewis) in bilico sullo sfondo. Quest'ultimo fa cadere un bicchiere sul pavimento che si frantuma rumorosamente. Maureen ripulisce quindi il pavimento, ma questa volta non sembra troppo influenzata dalle sue sensazioni di presenza.

Academy TwoKristen Stewart (di spalle) e Anders Danielsen Lie seduti all'aperto
Kristen Stewart (Maureen) e Anders Danielsen Lie (Erwin)

Maureen si reca poi in Oman per raggiungere il suo ragazzo Gary. Mentre si trova lì, vede un bicchiere levitare in aria per poi cadere a terra ed infrangersi, un episodio praticamente identico a quello visto in casa di Lara. La presenza comunica con lei allo stesso modo degli spiriti che parlavano con Victor Hugo (che in esilio sull'isola di Jersey cominciò a comunicare con le anime delle più grandi menti del passato, tra cui Dante, Galileo, Shakespeare e Platone): con dei semplici colpi. Interpretando questi ultimi, capisce quindi che si tratta di Lewis e gli rivolge una serie di domande. Quando però gli chiede se sia in pace, le risposte del fantasma diventano improvvisamente più ambigue. Maureen gli chiede allora se la sua presenza provenga da lei stessa ("Lewis, sei tu? O sono solo io?") e lui sembra darle cenno di assenso. È qui che si chiude il film.

Sulla base di questi elementi narrativi, passiamo quindi a valutare le diverse teorie che il finale mette in moto.

Le teorie sul finale

Quindi, cos'è successo? Maureen ha immaginato i suoi fantasmi per tutto il tempo? Oppure è morta e l'intera realtà è stata distorta dalla sua morte?

La seconda teoria sembra più facile da escludere: le persone hanno interagito costantemente con lei in tutto il film. L'idea della morte della protagonista sembra alquanto improbabile pure se collocata al momento in cui lei lascia l'albergo, poco prima della cattura di Ingo. Qualcuno deve pur aver chiamato la polizia, quindi la presenza che attraversa le porte non può essere lei stessa.

Inoltre va detto che il fallimento di Maureen come medium coincide con la scoperta del social media con cui comunica con il suo persecutore. L'identità di quest'ultimo resta ambigua per tutto il film perché l'accento non va messo sullo stalker bensì sul dispositivo elettronico che Maureen usa per parlargli? Forse. In effetti ogni tentativo di incontrare con una persona fisica si risolve negativamente (le conversazioni più intense rimangono effimere, lo stalker non si mostra, Kyra muore e Gary sembra sempre irraggiungibile). In questa ottica il cambio di look di Maureen segnerebbe quindi il trionfo della società dell'apparenza?

L'idea che la chiave di lettura vada ricercata nelle relazioni che la protagonista (non) intrattiene con gli altri personaggi sembra suggerita anche dalle parole della stessa Stewart nel comunicato stampa rilasciato da Academy Two:

Personal Shopper è anche un film di genere, molto diverso da quelli proposti dagli autori francesi.È un film di genere che sceglie di non spaventarci con i fantasmi, ma ci offre invece una riflessione profonda sulla realtà e pone quello che secondo me è l’interrogativo più terrificante sulla vita: 'sono completamente sola o posso entrare veramente in contatto con qualcun altro?'

È stato molto impegnativo interpretare il personaggio. Anche quando interpretavo scene con altri personaggi non potevo mai avere un vero rapporto con loro. Era come se fossero tutti fantasmi. Come se non fossi una persona compiuta, completa. Non poteva esserci un vero rapporto tra me e gli altri perché sentivo di non esistere veramente.

Certo è che Personal Shopper parte come una storia di elaborazione del lutto e, fin dall'inizio, il personaggio di Lara ci viene posto in antitesi alla stessa Maureen: la prima è andata avanti, la seconda è rimasta prigioniera del proprio dolore e ha cercato in tutti i modi di dare un senso alla morte permettendo al defunto di continuare a vivere in lei (e qui viene in mente La vita che ti diedi di Luigi Pirandello). In effetti, il confronto finale con lo spirito del fratello sembra produrre uno spostamento dell'origine del problema: quel "Lewis, sei tu?" sussurrato per praticamente tutto il film diventa finalmente un "O sono solo io?". Nel senso che Maureen ha a lungo pensato che fosse Lewis a volersi mettere in contatto con lei, ma forse la risposta alla sua sensazione di vuoto (che le rimane perfino quando cambia aspetto) era banalmente il suo stesso dolore. Dopo averlo affrontato in maniera superficiale, come se questo si potesse in qualche modo mascherare con dei bei vestiti, arriva il momento in cui realizza che il trauma può risolversi solo dall'interno.

Academy TwoKristen Stewart sceglie gli abiti per Kyra in una scena di Personal Shopper

Anche quest'ultima tesi sembrerebbe trovare un fondamento nelle parole della stessa attrice:

I periodi più importanti della mia vita sono spesso stati preceduti da disastri. I momenti di serenità o di soddisfazione spesso arrivano dopo eventi traumatici. Ti puoi sentire più viva se la morte ti è passata vicino. Alla fine del film, anche se non ha trovato quello che stava cercando, Maureen è pronta a ricominciare.

Due risposte possibili, quindi. O chissà perfino più di due.

Voi cosa ne pensate?

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