Netflix prepara un film sugli ippopotami di Pablo Escobar

Stefan Steinbauer / Unsplash Un ippopotamo apre la bocca

Nessun legame con Narcos: si tratta di una commedia, si intitola Cocaine Hippos e racconterà il folle viaggio di un gruppo di amici nella Colombia degli anni '80.

Gli ippopotami di Pablo Escobar, gli esemplari allevati dal signore della droga nella sua tenuta a est di Medellín, diventano i protagonisti di un film Netflix. Lo rivela The Hollywood Reporter: il colosso dello streaming ha affidato ai produttori Adam Goodman e Matt Skiena di Dichotomy la realizzazione di una commedia intitolata Cocaine Hippos e ambientata nella Colombia degli anni '80, dove un gruppo di amici si ritrova ad affrontare un viaggio tra narcotrafficanti, pericolosi criminali e i grossi mammiferi africani fatti arrivare da Escobar nella Hacienda Nápoles di Triunfo.

La sceneggiatura è di Jordan VanDina, uno degli autori del cartoon SuperMansion: il tono del progetto è descritto come un mix tra Una notte da leoni e Tropic Thunder. A guidare il cast ci sarà invece Jermaine Fowler, il comico afroamericano già visto in Sorry to Bother You, Superior Donuts e Friends of the People e che prossimamente sarà accanto a Eddie Murphy e Arsenio Hall nel sequel del cult movie Il principe cerca moglie.

Don Pablo, il re della cocaina più famoso del mondo, ha causato un autentico disastro ambientale con il suo zoo colombiano. Lo ha rivelato un team di ricercatori della University of California San Diego, guidato da Jonathan Shurin.

In una ricerca pubblicata dalla rivista scientifica Ecology e sul sito dell'Università, lo Shurin Lab spiega che la maggior parte degli animali della tenuta sono stati donati a vari giardini zoologici in seguito alla morte di Escobar nel 1993. Tutti, tranne gli ippopotami: troppo pesanti e pericolosi da trasportare.

I quattro esemplari della Hacienda, rimasti liberi, si sono moltiplicati e hanno invaso tutta la zona verde che circonda Medellín. Shurin li definisce "gli ingegneri dell'ecosistema": gli ippopotami spostano nutrienti chiave da un ecosistema all'altro, come i salmoni dall'oceano ai fiumi.

La presenza dei mammiferi, che mangiano l'erba sulla terraferma di giorno e defecano in acqua di notte, ha alterato la chimica e la biologia dei laghi colombiani. "Tutto questo – spiega Shurin – ha effetti sull'intero ecosistema, dai microrganismi fino ad animali come rane e pipistrelli".

"Il rischio per le specie autoctone come i lamantini, le tartarughe e i pesci – aggiunge il biologo Aranguren-Riaño – è elevato e l'effetto ambientale è imprevedibile. È un grosso problema perché questi animali sono migrati verso il fiume Magdalena e potrebbero diffondersi in altre regioni strategiche della Colombia".

I ricercatori del team hanno stimato che il numero di ippopotami della zona è destinato a crescere nei prossimi anni fino a toccare il migliaio di esemplari. Ma se le popolazioni africane sono terrorizzate da questi mammiferi, "i colombiani li trattano con nonchalance", rivela Shurin. Insomma, davvero dell'ottimo materiale per riderci su. Più o meno.

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