Narcos: Messico, la recensione della seconda stagione su Netflix

La seconda stagione di Narcos: Messico continua a raccontarci la guerra senza quartiere tra gli agenti americani della DEA e i re del narcotraffico messicano.

Netflix Un'immagine di Miguel Ángel Félix Gallardo

La morte di Pablo Escobar ha sicuramente chiuso in un certo qual modo la serie principale di Narcos, tanto che con la prima stagione Narcos: Messico gli sceneggiatori hanno deciso di portare la storia di droga e morte lontano dall'ombra della monumentale interpretazione di Wagner Moura. La serie dedicata al narcotraffico messicano è ora arrivata alla seconda stagione, portandoci nuovamente negli anni '80 scanditi dalla continua lotta al commercio di droga. Miguel Ángel Félix Gallardo è nuovamente il protagonista di una serie di vicende che lo vedono vittima e (ovviamente) carnefice.

La storia di Narcos: Messico 2

Gallardo, interpretato da un carismatico Diego Luna, è ancora una volta il boss della malavita assetato di potere, scaltro e soprattutto sempre pronto a fare accordi con la peggior feccia della società messicana (e non solo) pur di non frenare la sua inarrestabile ascesa. I suoi piani di espansione sono però frenati dalle conseguenze dell'omicidio dell'agente statunitense Kiki Camarena, una morte che non è andata giù alle forze dell'ordine americane, impegnate in una serie di azioni al limite della legalità pur di scoprire il nome del mandante dell'atroce delitto. Gallardo si troverà quindi ben presto a dover fare i conti con le conseguenze delle sue azioni criminali.

NetflixUn'immagine tratta dagli episodi di Narcos: Messico 2

Tutto avrà inizio dalla cosiddetta operazione Leyenda, mirata a spazzare via il Cartello di Guadalajara e di conseguenza catturare i vertici a capo del sistema. Gli agenti americani - in particolare il leader Walt Breslin, interpretato da un bravissimo Scoot McNairy - faranno davvero di tutto per fermare l'ondata di narcotraffico dilagante, senza purtroppo fare i conti con il corrotto governo messicano. In Narcos: Messico 2 non mancano quindi le sottotrame secondarie, incluse ovviamente quelle legate a doppio filo ai vari gruppi di narcotrafficanti, da Amado Carillo Fuentes, alla famiglia degli Arellano Félix di Tijuana fino al celebre "El Chapo" Guzmàn. Un puzzle davvero complesso di personaggi più o meno sfaccettati, ognuno dei quali in grado di trovare il proprio posto all'interno di un quadro generale che si delineerà in maniera più chiara episodio dopo episodio.

Dove Narcos: Messico 2 sembra mancare il bersaglio, è relativamente a una sorta di mancata empatia verso il personaggio principale: se con Pablo Escobar (e, in minor misura, con il Cartello di Cali) lo spettatore era quasi chiamato a "tifare" per il Re della cocaina, seguire le gesta di Félix Gallardo è sicuramente meno interessante e coinvolgente, forse proprio a causa dell'assenza di una figura iconica come Pablo. Manca infatti un background psicologico davvero interessante per i personaggi principali, spesso vittima degli eventi in maniera piuttosto passiva e sicuramente meno emozionante rispetto a quanto visto in passato.

Certo, la cura ai dettagli (specie per quanto riguarda la resa degli anni '80 a livello scenico), la regia, i dialoghi rigorosamente in lingua originale e - soprattutto - la suggestiva colonna sonora curata da Gustavo Santaolalla e Kevin Kiner, renderanno questa seconda stagione sicuramente da non perdere per chi ormai segue le gesta dei principi del narcotraffico dall'ormai lontano 2015.

Il regno del narcotraffico continua

La seconda stagione di Narcos: Messico sottolinea la volontà degli sceneggiatori di portare la serie verso nuove direzione. Se ormai la storia legata al traffico di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti (e la caccia della DEA ai narcotrafficanti colombiani) è cosa nota, Messico mette sul piatto tutta una serie di intrighi e retroscena che, al netto della loro importanza storica, risultano forse meno appassionanti rispetto alla classica faida tra bande vista nelle precedenti stagioni dello show. Il contesto politico è infatti spesso piuttosto confuso e difficile da seguire, così come il carisma di Félix Gallardo non riesce a salvare sempre e comunque la situazione.

Poco male, in ogni caso: Narcos: Messico 2 è ancora un volta un prodotto televisivo di alto (altissimo) livello, in grado di brillare sempre e comunque di luce propria. La speranza è con la terza stagione della serie gli showrunner dedicano di evitare inutili lungaggini, non scadendo nei cliché del caso. Plata o plomo, ancora una volta.

Voto 7/10

La seconda stagione di Narcos: Messico su Netflix continua la storia di Félix Gallardo e del suo regno criminale fondato sul narcotraffico, tra alti e bassi dovuti a un ritmo non sempre perfetto.

Marcello Paolillo

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