Lupin III: The First, la recensione: Lupin diventa tridimensionale in un film dalla trama piatta

Lupin torna al cinema a tre dimensioni grazie alla computer graphic. Il ladro gentiluomo di Monkey Punch evolve a livello tecnico, ma manca di slancio a livello narrativo. La recensione di Lupin III: The First.

Koch Media Lupin III in 3D

Difficile rimproverare ai giapponesi quest'operazione di svecchiamento e rilancio di un'icona internazionale della loro produzione a fumetti come Lupin III. Guardando a ovest e agli Stati Uniti, dove non si lascia intentata la via del reboot di ogni possibile franchise (anche i più improbabili), questo lungometraggio dedicato al personaggio di Monkey Punch è anzi il minimo sindacabile da parte di una nazione che siede su un patrimonio di cultura pop di portata internazionale che raramente viene sfruttato in maniera organica e convincente. 

L'aspetto positivo di questo ritorno di Lupin è che non si tratta di un'operazione di sfruttamento nata all'indomani della morte di Monkey Punch (spentosi nell'aprile del 2019), anzi. Le note di produzione del film e un messaggio finale prima dei titoli di coda rivelano come il mangaka abbia accarezzato per lungo tempo l'idea di far compiere a Lupin e alla sua banda il salto dall'animazione a due dimensioni a quella a tre. Sin dagli albori della sua carriera il fumettista è stato un'entusiasta sostenitore delle tecniche digitali di disegno e colorazione. Il mangaka è stato fautore dell'utilizzo dei computer in campo illustrativo e grafico quando queste macchine erano ancora bestioni ingombranti e costosissimi. Sfortunatamente il papà dell'Arsenio Lupin a fumetti non ha fatto in tempo a vedere il film compiuto, ma ha dato la sua benedizione al progetto, che rivela in sé un alto grado di cura e attenzione.

Koch MediaLupin, Zenigata e la sua banda si preparano
Lupin, Zenigata e la sua banda si uniranno contro un nemico comune

Per esempio sia in Giappone sia in Italia sono state mantenute il più possibile le voci storiche  dei doppiatori della serie animata, richiamando gli interpreti storici a doppiare Lupin e soci. A doppiare Lupin sarà Stefano Onofri, che sin dal 2007 dà la voce al personaggio, dopo la scomparsa di Roberto Del Giudice, storico doppiatore italiano del ladro gentiluomo.

  • Stefano Onofri doppia Arsenio Lupin nel nuovo film animatio.

    Attore teatrale e doppiatore di grande esperienza in campo animato, Onofri è subentrato nel 2007 alla storica voce di Lupin Roberto Del Giudice, dopo la morte di questi. 

Un ladro gentiluomo a tre dimensioni

Una sorpresa positiva è che la tecnica del film è più che soddisfacente. Certo non siamo ai livelli di fotorealismo di Disney/Pixar e siamo lontani da quei budget, ma Lupin torna su grande schermo con un design accattivante, una concretezza anatomica e una fluidità di movimento più che convincenti. La versione tridimensionale riesce per giunta ad essere coerente con l'aspetto bidimensionale originale dei personaggi. Qua e là qualche impasse la si nota, ma grazie a un continuo cambio di ambientazioni geografiche e alle musiche composte da Yuji Ono (che curò i temi storici dal sapore jazz che hanno caratterizzato la serie animata), il film scivola via senza stalli. 

Certo non è facile avere per le mani un personaggio iconico che fa un salto tecnologico tanto importante. Bisogna calibrare bene la storia in modo da non snaturarla, ma dando una bella spolverata al suo impianto generale dopo quarant'anni e più di avventure. Rinnovare e restaurare, dando l'impressione che il nucleo originario sia ancora attualissim, anche quando si è intervenuti a porre rimedio ai lati più datati della sua caratterizzazione storica. Peccato che Lupin III: The First - tra le sue tante prime volte - non contempli un profondo e necessario rinnovamento di Lupin in quanto personaggio.

Koch mediaLupin e Jiken a bordo del maggiolone
Gli spettatori di vecchia data ritroveranno delle gag storiche in questo Lupin 3D

C'era bisogno di riportare Lupin III al cinema nel 2020? Non è una domanda dalla risposta semplice, ma certo a Lupin III: The First avrebbe giovato una trama capace di stuzzicare la curiosità di chi non conosce il personaggio ed entusiasmare chi è cresciuto (in Italia e in Giappone) con le imprese malandrine di Lupin. Lo sceneggiatore e regista Takashi Yamazaki è uno specialista del genere: da Parasyte a Doraemon, si è occupato spesso di portare al cinema manga che avevano assaporato solo la dimensione televisiva. Dal punto di vista registico, pur senza grandi guizzi, se la cava: il film ha un bel crescendo d'azione, con quel tocco vintage dovuto all'ambientazione europea degli anni '60, senza dimenticare la componente glamour che personaggi come Jigen, Goemon e Fujiko si portano sempre dietro. 

Lupin: più gentiluomo che ladro

Le interazioni tra i personaggi (Lupin con i suoi due compari, Fujiko con Lupin e la banda di ladri con Zenigata sempre sulle loro tracce) risulta però introduttiva e bambinesca. Manca tutta la carica erotica e malandrina dgli scambi di un tempo tra una Fujiko più castigata del solito e un Lupin che è più gentiluomo che ladro vero e proprio. Lo si nota molto nelle interazioni con il personaggio inedito creato per il film, la giovane archeologa Laetitia. Qui le incongruenze si fanno paradossali: è poco più di una ragazzina, ma sa già leggere e tradurre antiche lingue di civilità sepolte, tanto da riuscire a farsi ammettere all'università a soli 17 anni, per giunta scrivendo una tesi come lettera di presentazione. Eh?

Il diario misterioso che lega i suoi destini a quelli di Lupin porta il film a sfoderare un tris abusatissimo in narrazioni avventurose di questo genere: metti una sera a cena nazisti con smanie di dominazioni globale, antichi artefatti archeologici di natura quasi aliena e una tripletta di prove da superare e la sensazione di stare dentro un film d'Indiana Jones (in particolare L'ultima crociata) è quasi insopprimibile. La trama di Lupin III: The First è così elementare da sembrare quella di un'avventura grafica che intervalli gameplay a sequenze animate che fanno proseguire la storia. Alle volte viene da cercare istintivamente un joystick tra le mani, tanto questo film ricorda per struttura e resa visiva un videogioco. 

Koch mediaLupin III è perplesso
Lupin convince dal punto di vista tecnico ma la trama della pellicola lascia tiepidi

Quella di Lupin III: The First è un'operazione che punta chiaramente a introdurre il personaggio e il suo mondo a generazioni che ne sono quasi del tutto digiune. È un approccio comprensibile, ma anche qui l'impressione è che la trama sia davvero troppo elementare per conquistare i nuovi arrivati. Per chi invece ha una certa conoscenza del ladro gentiluomo l'esperienza non può che essere lievissima e dimenticabile. Senza nemmeno scomodare pellicole storiche come il Castello di Cagliostro di Hayao Miyazaki, questo Lupin è una copia sbiadita di un personaggio bidimensionale che negli anni '70 aveva una verve che ancor oggi sopravvive. Difficile immaginare che qualcuno ricorderà questo Lupin narrativamente monodimensionale a solo un quinquennio dalla sua uscita. 

Lupin III: The First è insomma un trastullo leggero, lontano dai fasti dell'originale. Certo potrebbe avere il merito di aprire la via ad altri capitoli, ma è auspicabile che si torni a puntare su storie sorprendenti e dal piglio un po' più adulto di questa. 

Lupin III: The First doveva arrivare nelle sale italiane il 27 febbraio 2020, ma l'uscita è stata rimandata a causa della chiusura di molte sale cinematografiche in questi giorni. Vi aggiorneremo sulla nuova data di uscita non appena verrà resa pubblica. 

Voto 6/10

Lupin III torna in tre dimensioni e con un'avventura così basilare e edulcorata da sembrare dedicata a un gruppo di giovanissimi che ancora non lo conoscono: forse deluderà i fan di vecchia data.

Elisa Giudici

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