Siamo tutti avvelenati: la storia vera di Rob Bilott, l'avvocato eroe di Mark Ruffalo in Cattive Acque

Nel nuovo film di Todd Haynes, Mark Ruffalo interpreta l'avvocato eroe Rob Bilott, che da 20 anni si batte contro i giganti dell'industria chimica statunitense per mettere al bando sostenze chimiche di accertata pericolosità.

Eagle Pictures Mark Ruffalo è Rob Bilott

Cattive Acque è il legal drama che non ti aspetti: quello in cui la vittima sei anche tu, spettatore comodamente seduto in sala a guardare il nuovo film di Todd Haynes con Mark Ruffalo. Il talento del regista di Carol e Lontano dal paradiso qui opera a livello così subconscio e sottile che si rischia di scambiare il film per noioso, prima di capire la portata apocalittica e la strettissima attualità della storia che racconta: quella della grande causa legale intentata da Rob Bilott contro l'industria chimica DuPont.

A mettere i brividi è il fatto che l'incredibile vicenda giudiziaria narrata dal film Cattive acque sia tutt'altro che chiusa, a più di 20 anni dal suo inizio. Se la palette di toni plumbei e il montante senso di pericolo costruito dalla regia di Todd Haynes rendono questo film un legal drama da manuale, a colpire lo spettatore è soprattutto l'evolversi della vicenda, da locale a globale. La scelta vincente di Todd Haynes è di partire dal lontano e dal particolare, con un film dai toni inaspettatamente dimessi, che sembra quasi noioso; Cattive acque racconta la classica storia vera sulla grande corporazione che inquina l'ambiente.

EagleMark Ruffalo interpreta l'avvocato eroe di Cattive acque
Mark Ruffalo interpreta Rob Bilott, l'avvocato eroe di Cattive acque

È sconcertante e via via angosciante vedere la storia di un piccolo allevatore del West Virginia trasformarsi in una minaccia globale e avvicinarsi sempre più a noi. Chi non ha mai cucinato in una padella antiaderente o utilizzato un cosmetico contenente PFA? Il crescendo di Cattive acque assale lo spettatore alle spalle, rivelandogli che la sua storia vera lo riguarda molto da vicino. 

  • Sì. Il film di Todd Haynes racconta la grande sfida giudiziaria di un avvocato statunitense contro la multinazionale della chimica DuPont per l'avvelenamento da PFA.

La storia vera di Rob Bilott, l'avvocato di Cattive Acque

La storia di Cattive acque si apre nel 1998, quando il protagonista Rob Bilott (Mark Ruffalo) ha uno splendido avvenire davanti a sé: è appena diventato socio di un importante studio legale che lavora per le grandi corporazioni statunitensi, ha una bella e intelligente moglie (interpretata da Anne Hathaway) che gli ha appena dato un figlio. Anche lei operava in campo legale, ma ha lasciato il lavoro per star dietro al piccolo. Proprio mentre il suo studio fa la corte a uno dei grandi giganti dell'industria statunitense e mondiale - l'azienda chimica DuPont - un uomo entra nell'ufficio di Rob. Si tratta di Wilbur Tennant, il prototipico allevatore burbero del West Virginia

Il caso lo ha portato sulla strada di Rob Bilott, o forse un fraintendimento. Attraverso la vicina di casa e parente dell'avvocato, Wilbur ha avuto il suo indirizzo e gli ha recapitato delle videocassette riguardanti la misteriosa moria dei suoi capi di bestiame. Il legame tra i due è frutto di un malinteso: Bilott è un avvocato delle corporazioni, non certo l'uomo che difenderebbe un piccolo allevatore che sostiene che le sue vacche siano morte per l'inquinamento causato dalla DuPont. Cattive acque però è un film molto sottile, che dietro il suo aspetto quasi stereotipato di legal drama racconta drammi umani sinistri, con un piglio quasi apocalittico e di stretta attualità. 

EagleRob Bilott e Wilbur esplorano la fattoria contaminata
Inizialmente Rob non crede che Wilbur gli stia raccontando la verità sulla DuPont

Il vero Rob Bilott non riuscì a dire di no a Wilbur, uno sconosciuto che bussò alla sua porta. Mise in pericolo la carriera, la sua salute e persino il futuro della sua famiglia per aiutarlo. Dapprima lo trattò con una certa sufficienza, così come raccontato nel film: come credere alle parole di allevatore che sostiene che un gigante simbolo dell'industria americana stia avvelenando i corsi d'acqua di mezza Virginia, lo stato americano delle montagne e delle fonti limpide? Nel film a interpretare la crisi di certezze di Rob è Mark Ruffalo, protagonista ancora una volta di una lunga e drammatica indagine alla ricerca della verità. Da Il caso Spotlight a Cattive Acque, l'attore porta con sé la capacità di veicolare i sentimenti del suo eroe con pacatezza, senza mai enfatizzarli. 

Anche il film non esalta la sua figura, anzi. In mano a un regista come Clint Eastwood, Rob Bilott sarebbe diventato un nuovo Richard Jewell, il piccolo uomo statunitense divenuto eroe contro i poteri forti statali degli Stati Uniti. Cattive acque invece è tutto tranne che enfatico. Lascia volutamente ai margini fino al gran finale la biografia del protagonista, che diventa sono nell'ultima parte l'elemento chiave per capire perché l'avvocato spenda 20 anni della sua vita a tentare di scoprire la verità

Il film non si prendere la briga di spiegarci tutto, ma dà un quadro piuttosto chiaro della psiche dell'avvocato: è un uomo solitario, la cui infanzia infelice non gli ha mai permesso di radicarsi in una comunità o farsi degli amici. Diffidente dell'autorità religiosa, Bilott nel film sembra avere un rapporto burrascoso e tossicocon la madre. Lo si intuisce dalle parole della moglie, che spiega al socio di Rob come per lui il matrimonio e lo studio siano l'unica casa, l'unico porto sicuro che conosca. 

Nella sua lunga ricerca verso la verità, Rob Bilott manderà alla malora la sua carriera, subendo tagli di stipendio e finendo in uffici sempre più angusti e appartati. Solo l'amicizia con uno dei soci dello studio gli eviterà di venire licenziato. Il crescente senso di paranoia, lo stress di confrontarsi con una multinazionale e il senso di responsabilità verso le migliaia di persone che rappresenta lo porteranno ad avere un grave attacco ischemico. 

  • Rob Bilott è l'avvocato che è riuscito a vincere una class action contro il gigante dell'industria chimica statunitense DuPont, provando la tossicità degli PFA e dei prodotti ad essi correlati, come per esempio le padelle rivestite di Teflon. 

    Dopo una battaglia legale durata 20 anni, è riuscito ad ottenere un risarcimento record per gli ex dipendenti e le famiglie della Virginia che hanno aderito alla class action. Ancor oggi si batte per la messa al bando delle sostanze correlate ed è diventato una celebre figura della causa ambientalista. 

Davide contro il Golia dell'industria chimica

Chi ama i legal drama troverà in Cattive acque troverà tutti i capisaldi del genere legale statunitense. Non manca nemmeno la scena del grande studio legale che tenta di schiacciare l’avvocato ribelle seppellendolo di documenti. D'altronde i grandi numeri sono al centro di Cattive acque, che racconta la lenta e faticosa ricerca della verità da parte di chi, armato di pazienza, post-it e senso di giustizia, fa ordine nell’ambiguità della grande industria.

Sarà proprio da quelle carte che, in anni di lavoro, Bilott ricostruirà tutta la storia degli PFA. Questa sostanza chimica venne inventata dalla DuPont negli anni ’70 per impermeabilizzare i mezzi da combattimento dell’esercito statunitense. Le sue caratteristiche idrorepellenti la resero popolare in ogni ambito industriale, dalla produzione di tappeti alle celebri padelle antiaderenti in Teflon. Bilott scoprirà come l’azienda già dall’inizio degli anni ’80 fosse consapevole dei rischi legati dall’utilizzo di PFA e non solo.

EagleMark Ruffalo litiga con Wilbur
L'avvocato protagonista dovrà scontrarsi spesso con la rabbia dei cittadini e sfiducia della sua famiglia

DuPont infatti usò i suoi stessi dipendenti come cavie per testarne gli effetti. Dando sigarette piene di questa sostanza da fumare ai dipendenti o monitorando le lavoratrici incinte che lavoravano alla catena produttiva di oggetti in Teflon, DuPont accertò come la sostanza fosse cancerogena per gli adulti ed esponesse i feti ad alti rischi di malformazioni. Pur sapendo la verità, il film racconta come DuPont e altre aziende come 3M la tennero segreta; infatti i profitti legati a queste componenti chimiche sono ancor oggi una fetta importante del fatturato dell'industria petrolchimica. L’autorità di controllo americana inoltre inserisce nei suoi elenchi di sostanze nocive solo quelle che le industrie stesse segnalano come tali: non mettendo in allarme la stessa, dal punto di vista legislativo DuPont non commetteva reato alcuno.

La causa pluridecennale di Rob Bilott parte proprio da questo paradosso: dimostrare che le aziende sapevano che la componente era tossica. Dopo dieci anni di lotte in aula, ecco spuntare un altro caveat legale: gli studi interni di DuPont non hanno valore di prova scientifica. Comincia qui il vero calvario dell’avvocato: Bilott infatti dovette attendere per ben 7 anni che una commissione medica indipendente stabilisse, al di là di ogni ragionevole dubbio, che i PFAerano pericolosi e tossici.

EagleAnne Hathaway abbraccia Mark Ruffalo in Cattive acque
La causa legale avrà contraccolpi pesantissimi anche sulla vita e sulla salute del protagonista

La raccolta finanziata dalla DuPont di campioni di sangue si è rivelò un boomerang: la mole di dati raccolta fu tale che per anni gli scienziati dovettero processarli, prima di tirare le somme. Nel frattempo Bilott dovette tenere testa ai tentativi di DuPont di azzerare il processo e allo scontento delle persone offertesi per il prelievo di sangue, tra cui molti cominciarono ad ammalarsi per gli effetti del PFA.

Il finale di Cattive acque e gli sviluppi attuali della causa ambientalista

Anche di fronte al verdetto della commissione scientifica DuPont non si arrese e chiese di valutare i casi da capo, uno a uno. Il film s’interrompe qui, raccontando con brevi didascalie il resto della storia.

Nelle prime tre cause intentante da Bilott, l’avvocato ha sempre vinto, ottenendo risarcimenti milionari e spingendo DuPont ad accettare un maxi indennizzo per le oltre 3000 famiglie aderenti alla class action. Dopo la sofferta vittoria, Bilott è diventato un avvocato ambientalista di spicco e non ha mai smesso di combattere. Ancora oggi le sostanze simili al FPA vengono usate nell’industria, nonostante i crescenti sospetti sulla loro tossicità.

Il film si chiude con un dato raggelante: si stima che la quasi totalità degli esseri viventi sia stato contaminato dal FPA, che circola nel sangue di oltre il 99% della popolazione.

Grazie all’esempio di Bilott una serie di associazioni lotta per mettere al bando del tutto queste sostanze, ma la strada è ancora lunga. Cattive acque - che impiega nel suo cast alcuni dei veri protagonisti della vicenda - suggerisce come il problema sia a monte, in un sistema legale ed economico ostaggio dello strapotere delle aziende, che non esitano a usare i propri dipendenti come cavie. Senza lanciare accuse specifiche, il film lascia a intendere che durante la causa legale si siano verificati numerosi incidenti dalle sfumature intimidatorie ai danni di quanti collaborarono con Bilott.

  • Rob Bilott è costretto a ricominciare da zero: affrontare ogni caso della sua class action singolarmente significherebbe sostenere migliaia di processi. Il giudice del primo procedimento calcolata che si arriverebbe a conclusione nel 2890. 

    Bilott però vince le prime tre cause, ottenendo risarcimenti milionari sempre crescenti ed inducendo la DuPont ad accettare un accordo di risacimento milionario. 

    L'avvocato si batte ancor oggi per la messa al bando definitiva di queste sostanze. 

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