Principessa Mononoke, 9 riferimenti al folklore e agli spiriti giapponesi

Lucky Red Le credenze popolari e gli spiriti della Principessa Mononoke spiegati

Ogni cosa presente nel capolavoro di Miyazaki ha radici profonde che traggono linfa dalla storia e dalla cultura giapponese.

La Principessa Mononoke è un'opera dal significato complesso che non si ferma solo ad essere una favola ambientalista, ma qualcosa di più profondo in cui trova casa sia l'immaginazione del suo creatore, Hayao Miyazaki, sia i tantissimi riferimenti folkloristici apprezzabili solo a chi ha famigliarità con la cultura giapponese.

Cosa sono i Kodama? Cosa succede allo spirito della foresta? Chi è la Principessa Mononoke? Sono tutte domande che assillano lo spettatore ma che, come spesso accade nelle opere di Miyazaki (conoscete i simboli e i significati della Città Incantata), non trovano risposta alla fine del film. Proviamo quindi a fare i collegamenti necessari analizzando la mitologia del film e tutti i retroscena folkloristici che rendono magica la battaglia di San e Ashitaka.

INDICE:

  1. Trama del film
  2. Ambientazione e Epoca
  3. La religione Shintoista
  4. I Kodama, gli spiriti degli alberi
  5. Il significato di Mononoke e San
  6. Il significato di Ashitaka
  7. La lebbra come punizione divina
  8. I legami con la Seconda Guerra Mondiale
  9. Lo spirito della foresta e il significato del film

Trama del film, una storia di convivenza

Prima di addentrarci nel vasto panorama folkloristico della Principessa Mononoke è utile soffermarci per qualche riga sulla trama e su alcune informazioni riguardanti il film.

Uscito per la prima volta nella sale giapponesi nel 1997 e arrivato in Italia solo il 19 Maggio del 2000, il film della Principessa Mononoke è stata l'opera che ha fatto conoscere le potenzialità dello Studio Ghibli agli spettatori di tutto il mondo.

La storia del film narra del giovane principe Ashitaka che, dopo un violento scontro con un demone cinghiale, si è messo in viaggio verso le terre dell'ovest per spezzare la maledizione che il demone gli ha inflitto. Nel suo viaggio farà la conoscenza di San, una ragazza cresciuta dai lupi che si batte per proteggere la foresta, e gli spiriti che la popolano, dalla continua espansione dell'uomo.

Nello spoiler qui sotto trovate l'intera trama del film:

Giunto nella grande Città del Ferro, gestita da donna chiamata Lady Eboshi, Ashitaka scopre che è in atto un'eterna battaglia tra la crescita industriale dell'uomo e gli spiriti della foresta guidati da San, una ragazza che viene chiamata Principessa Mononoke. Dopo aver passato del tempo nel bosco delle divinità animali, Ashitaka si batterà insieme alla ragazza per riportare la pace e placare l'odio che da troppo tempo ormai spinge i due eserciti rivali a combattere. Lo sforzo dei due eroi riuscirà infine a salvare la foresta e gli spiriti che la popolano, spingendo umani e creature magiche verso un domani di speranza, redenzione e convivenza.

Ambientazione ed Epoca

Lucky RedSan sulla lupa Moro nella foresta

Anche se l'ambientazione di Mononoke è magica e sembra lontana dal mondo di tutti i giorni, il setting della storia è in realtà ambientato durante il Periodo Muromachi (1333-1573), più precisamente nei 10 anni intercorsi durante la guerra civile Ōnin. Questi sono proprio gli anni in cui in Giappone crebbe a dismisura la produzione del ferro che richiedeva diverso carbone per essere prodotto e quindi un continuo disboscamento delle foreste.

L'epoca è quindi molto adatta per ambientare la battaglia tra gli uomini della Città del Ferro e le creature spirituali della foresta, inviando allo spettatore quel messaggio di salvaguardia ambientale tipico della poetica di Miyazaki.

Inoltre, anche la foresta che si vede nella pellicola, ricca di vegetazione, muschio e massi dalle forme più svariate è ispirata alla realtà. All'estremità meridionale del Giappone si trova infatti l'isola di Yakushima completamente ricoperta da una foresta con gli alberi più affascinanti del mondo e una serie di animali rari che Miyazaki ha cercato di riportare in parte su Mononoke.

La religione Shintoista e i legami con la natura

Lo Shintoismo è la religione più antica del Giappone, basata su un numero pressoché infinito di Kami (divinità) che hanno tutti un legame profondo con la natura. Sebbene con il tempo il Buddhismo abbia convertito molti dei seguaci shintoisti, lo Shintoismo ha gettato le basi di così tanta cultura, architettura, abbigliamento e arti del popolo giapponese che ancora oggi i Kami sono celebrati e festeggiati in tutta la nazione.

Lucky RedIl Kami Moro e sua figlia San

Nella Principessa Mononoke questo legame con la natura è evidente e reso palese da alcuni Kami come la grande lupa Moro, madre adottiva di San, il cinghiale Okkoto, considerato come un demone da Ashitaka e il dio più importante di tutti: lo Spirito della Foresta, incarnato dal grande cervo.

Il film mostra come l'umanità abbia tradito e avvelenato la natura perdendo la connessione con i Kami. Okkoto viene infatti avvelenato e reso folle da un proiettile dell'uomo mentre Moro giura di proteggere sua figlia San dai pericoli del progresso umano. Quello che però né l'umanità né gli spiriti riescono a vedere e che questa continua lotta sta distruggendo entrambi portandoli sull'orlo dell'estinzione.

I Kodama, gli spiriti degli alberi

Lucky RedI Kodama della Principessa Mononoke

I Kodama sono gli spiriti o Kami degli alberi. Secondo il folklore giapponese sono spesso rappresentati come piccole creature o piccoli uomini legati alla vita dell'albero che proteggono. Abbattere un albero infatti si dice che porti sventura perché il Kodama che lo protegge potrebbe diventare vendicativo.

Nella Prinicpessa Mononoke i Kodama sono rappresentati come piccoli omini bianchi dagli occhi e dalla bocca vuota. Il loro aspetto è simile a quello di fantasmi e il loro numero diminuisce nel corso della pellicola, proprio perchè gli uomini stanno distruggendo le foreste.

Alla fine del film

il ritorno di un Kodama nella foresta da speranza per un futuro di pace e armonia tra uomini e natura.

Il significato di Mononoke e San

Pur chiamandosi Principessa Mononoke, il film non fa alcun riferimento a questa Principessa.

Lucky RedSan nel suo vestito da lupa

Le origini della parola "mononoke" risalgono infatti al periodo Heian del Giappone dell'undicesimo secolo, in cui la parola si riferiva a una strana malattia mentale patita da una donna. Alcuni anni più tardi, nel libro The Tale of Genji (spesso considerato il primo romanzo del mondo) viene spiegato che i Mononoke sono spiriti dei morti risorti e che abitano - e controllano - i corpi di alcune donne.

I kanji di cui è composto il nome Mononoke significano mistero/enigma. Il nome viene attribuito dagli uomini a San che viene additata come Principessa degli spettri perché circondata da cose inspiegabili come spiriti. Mononoke sta inoltre a simboleggiare il male senza nome che sta colpendo animali e uomini, una maledizione che sembra non avere origini ne fine.

Il nome San viene invece dato alla ragazza dalla lupa divina Moro perché questa viene considerata come suo terzo cucciolo. San, infatti, significa 3 sia in giapponese che in cinese.

Il significato di Ashitaka

Lucky RedIl protagonista della Principessa Mononoke

Come in ogni film di Miyazaki anche in Mononoke il linguaggio è importante così come lo sono i nomi degli eroi, che spesso sono rivelatori del destino dei protagonisti. I kanji che compongono il nome Ashitaka significano "domani" e "brillante", come se il protagonista fosse incaricato di condurre il mondo verso un futuro più luminoso.

La lebbra come punizione divina

Lucky RedPrincipessa Mononoke lebbra

Durante la storia tradizionale giapponese - così come accadeva poi in quasi tutte le culture - i malati di lebbra venivano banditi dalla loro città natale e inviati in sanatori isolati. Le loro famiglie venivano poi evitate come se fossero appestate perché si credeva che la malattia fosse causata da un intervento divino, come punizione per alcuni peccati commessi dalla vittima.

Nella Princessa Mononoke i malati di lebbra, i personaggi ricoperti da fasciature, ricevono nuovi scopi e opportunità nella Città del Ferro, dove possono lavorare ed essere di nuovo membri di una società grazie a Lady Eboshi. Alla fine del film

vengono curati dall'intervento divino dello Spirito della Foresta, segno che il loro male era causato dai peccati dell'uomo commessi contro la natura.

I legami con la Seconda Guerra Mondiale

Lucky RedL'industrializzazione e la Principessa Mononoke

Guardando le opere di Miyazaki spesso non si nota, ma c'è sempre una forte critica verso la Seconda Guerra Mondiale. Hayao Miyazaki ha sviluppato un astio profondo verso quella guerra in particolare perché suo padre era il proprietario della Miyazaki Airplane, azienda di famiglia che si occupò, tra le varie cose, di costruire alcuni componenti dei pericolosi caccia "Zero", gli aerei che hanno fatto parte del bombardamento di Pearl Harbor.

Grazie proprio ai proventi della ditta di famiglia, il giovane Miyazaki ha potuto vivere una vita agiata in campagna, lontano da quei paesi su cui l'America scatenò le atomiche. Miyazaki vive quasi come una colpa la sua gioventù lontana dal conflitto, proprio come viene raccontato in Porco Rosso, un altro dei suoi film (qui tutti i riferimenti tra gli erei del film e l'aviazione italiana).

La Seconda Guerra Mondiale intensificò inoltre la corsa all'industrializzazione del Giappone allontanandolo ancora di più dalle sue radici shintoiste. La Principessa Mononoke è una vera e propria dichiarazione contro lo sviluppo incontrollato dell'industria giapponese. Tramite il film, il regista vuole ricordare al Giappone le sue radici e che non importa quanto in alto si riesca ad arrivare se poi alla fine si perdono le basi su cui tutto poggia.

Lo Spirito della Foresta e il Significato del film

Lucky RedIl Kami cervo della Principessa Mononoke

Alla fine del film lo spirito della foresta muore? Ashitaka e San si rincontreranno? Cosa significa il film? La Principessa Mononoke lascia lo spettatore incerto sul significato del finale e sul destino dei suoi personaggi, proviamo quindi a far luce su quello che succede alla fine del film:

L'eterna lotta tra la lupa Moro e il cinghiale Ottoko viene finalmente interrotta dallo Spirito della Foresta, il grande cervo con la faccio d'uomo che li uccide entrambi. Lady Eboshi e la Città del Ferro riescono a ottenere la testa dello Spirito della Foresta ma una lupa Moro in fin di vita strappa il braccio di Eboshi. Il corpo dello Spirito della Foresta si scioglie e diventa un liquame velenoso sia per l'uomo che per la natura. Solo l'intervento di Ashitaka (campione degli umani) e di San (campionessa degli spiriti) riesce a fermare il liquame placando lo Spirito della Foresta con la restituzione della sua testa.

In questa serie di azioni è possibile vedere un cerchio che si ripete, con le azioni dell'uomo che avvelenano la natura e che a sua volta avvelena l'uomo. Un circolo senza fine dove bisogna smettere di prendere e basta, come fa la Città del Ferro, e restituire, come fanno San e Ashitaka alla fine con la testa. L'equilibrio della convivenza va ripristinato, solo così si può sperare di guardare insieme verso un futuro più luminoso.

Lo Spirito della Foresta è il simbolo di questo equilibrio. È vita e morte, giorno e notte, uomo e natura. La fine e l'inizio di tutte le cose, che ha dovuto creare il male per spingere i suoi figli a combattere per il bene. Un bene che può essere raggiunto solo tramite la convivenza: Eboshi non smetterà di produrre ferro, ma lo farà in maniera più responsabile; San è innamorata di Ashitaka ma continuerà a vivere nella foresta intorno alla città insieme ai lupi; Ashitaka allo stesso modo ricambia il suo amore, ma non può rinunciare a vivere nel suo mondo e guidare il paese.

Il messaggio di Miyazaki è complesso ma diretto e chiaro: per convivere ci vuole sacrificio, ma un giorno si verrà ripagati dei propri sforzi e i Kodama torneranno ad apparire nella foresta (come succede alla fine in cui ne riappare uno).

Lucky RedLa spiegazione del finale della Principessa Mononoke

Giunti a questo punto tutto quello che resta da dirvi è che vedere la Principessa Mononoke è come togliersi le scarpe e camminare a piedi nudi in una distesa di erba fresca. Una sensazione unica, che rinvigorisce anima e spirito facendo dimenticare, per le due ore circa della pellicola, le fatiche della quotidianità. Un viaggio incantato che solo il Walt Disney giapponese poteva immaginare e che spero possiate godervi appieno grazie a questa guida e all'arrivo del film su Netflix.

Oppure potete riscoprire il classico dello Studio Ghibli in formato bluray:

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