Unorthodox: la storia vera dietro la mini-serie di Netflix

Netflix Amit Rahav e Shira Haas in una scena della serie Unorthodox

La fuga da una comunità di ebrei ultra-ortodossi che ha annullato la sua identità sin da quando era in fasce: ecco come la vicenda di Deborah Feldman è diventata la serie con protagonista una strepitosa Shira Haas.

Una giovane donna, Esty (Shira Haas, l'attrice israeliana già vista in Broken Mirrors e Foxtrot), arriva a Berlino in fuga da una comunità che ha annullato la sua identità da quando era in fasce. Entra nella vita "normale" grazie ad un gruppo di giovani musicisti, ai quali apre poco a poco il suo vissuto. 

Nel conservatorio dove trova rifugio e protezione, la ragazza si muove timida e silenziosa. Scopre una libertà che la "setta" da cui è scappata le ha sempre negato, rivive i ricordi di un'infanzia e di un matrimonio fintamente felici.

Unorthodox, la mini-serie Netflix in quattro episodi creata da Anna Winger e Alexa Karolinski e diretta dalla regista tedesca Maria Schrader, è un'opera delicata e disturbante perché tremendamente vera. La serie è l'adattamento del memoir Ex ortodossa, il libro che ricostruisce la storia personale di Deborah Feldman.

Nata nel 1986 nella comunità chassidica Satmar di Williamsburg, a New York, Feldman è cresciuta in un ambiente di ebrei ultra-ortodossi che vivono secondo principi e regole rigidissime, in particolare per le donne, alle quali è impedito di lavorare, studiare, persino cantare e suonare. I matrimoni sono combinati tra famiglie, la sessualità è un tabù, la tecnologia è bandita, l'inglese è proibito e nella quotidianità si parla soltanto yiddish. 

Una comunità chiusa e impenetrabile, caratterizzata da una violenza fisica e psicologica silenziosa e strisciante, che fomenta l'odio verso il diverso (che sia gay o ebreo secolare) e soggioga le donne usandole come meri oggetti di proprietà: il loro unico scopo è partorire per ricostruire i sei milioni di vittime dell'Olocausto. I rituali descritti nei quattro episodi della serie sono tutti veri: per demolirne la volontà e l'identità, le donne non possono esprimere opinioni, sono costrette a radersi i capelli e indossare una parrucca, vengono tenute sotto il più totale controllo della famiglia.

I Satmar interpretano l'Olocausto come una punizione inflitta da Dio agli ebrei, una colpa divina da espiare con l'ossessiva ricerca della purezza e da superare per evitare che un'altra Shoah si ripeta. 

In questo contesto si è formata Deborah, allevata dai nonni paterni (il papà era affetto da disturbi mentali) e, come la Esty della serie, data in sposa 17enne ad un perfetto sconosciuto. Rimasta incinta a soli 18 anni, la Feldman è riuscita a fuggire a Berlino e oggi, a 34 anni, è finalmente libera.

Deborah è scappata seguendo le orme di sua madre: anche lei aveva abbandonato la comunità, non prima di aver insegnato alla figlia l'amore per la letteratura. È stato leggendo i classici di Jane Austen e Louisa May Alcott che ha imparato l'inglese e cominciato a immaginare un futuro diverso, indipendente. A 20 anni si iscrive di nascosto al college e frequenta corsi di scrittura, a 22 ha un incidente d'auto e capisce che non può perdere altro tempo: prende il figlio e fugge in Europa.

Feldman ha scritto questo libro autobiografico, ha ammesso, per diventare un personaggio pubblico, lanciare un segnale a tante donne che vivono la sua stessa condizione (come Ayaan Hirsi Ali in Infidel e Carolyn Jessop con Escape) e ottenere l'affidamento del suo bambino.

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Feldman è in realtà il cognome del marito: il suo vero nome, quello ebraico, è Sarah Berkowitz. Un nome non casuale: Sarah è la matriarca ebraica per tradizione, la donna remissiva e obbediente che cura la casa, sforna e alleva figli. Feldman ha cominciato a usare Deborah (il suo secondo nome, che curiosamente nella tradizione è la donna di potere, giudice e comandante militare) quando si è iscritta al college.

Per me rappresenta il simbolo della trasformazione di un'identità in un'altra.

Anche il nome Esty è ispirato ad una figura simbolica: Esti Weinstein, una donna israeliana cresciuta nella comunità chassidica di Gur e che si è suicidata perché perseguitata da marito e famiglia, che aveva lasciato per rifarsi una vita.

Pubblicato in italiano dalla casa editrice ticinese Abendstern, Ex ortodossa è diventato uno dei best seller del New York Times ed è stato tradotto in diverse lingue prima di trasformarsi nella mini-serie Unorthodox.

Oggi Deborah vive a Berlino con il figlio 14enne. Ha già scritto un altro libro (Exodus, un'altra autobiografia – ispirata alla generazione di scrittori ebrei del dopoguerra come Primo Levi e Jean Améry – che ripercorre le radici ebraiche della sua famiglia in Europa) e ha preso parte all'acclamato documentario Female Pleasure di Barbara Miller. Attualmente la scrittrice sta preparando il suo terzo libro, il primo in lingua tedesca, intitolato Random House e in uscita nel 2021.

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