Twin Peaks compie 30 anni: ricordiamo come cambiò la storia della TV

Una storia spaventosa, una cittadina che nasconde segreti indicibili, un gruppo di personaggi indimenticabili... E quella sovrapposizione continua fra naturale e soprannaturale. In occasione del suo trentesimo anniversario, ricordiamo insieme Twin Peaks.

8 aprile 1990. Sul network ABC va in onda il primo episodio di Twin Peaks (I segreti di Twin Peaks nella versione italiana, trasmessa per la prima volta da Canale 5 nel gennaio del 1991).

Un solo episodio e l'America impazzisce: "chi ha ucciso Laura Palmer?" diventa il tormentone destinato a diffondersi in breve tempo in tutto il mondo.

E David Lynch riscrive la storia del piccolo schermo, dimostrando che la TV non era - come tutti sostenevano allora - il "ripiego" di chi non ce la faceva ad arrivare al cinema.

Il cadavere nudo di Laura Palmer (Sheryl Lee), reginetta del liceo cittadino, viene ritrovato nel fiume avvolto in un telo di plastica.

Un’altra liceale, Ronette Pulaski (Phoebe Augustine), si aggira in stato confusionale vicino al luogo del ritrovamento. La ragazza viene ricoverata in ospedale, sotto shock, dopo essere sopravvissuta allo stesso evento che secondo gli investigatori ha portato alla morte di Laura.

Gli oscuri segreti che l'apparentemente tranquilla e ridente cittadina di Twin Peaks cela da sempre sotto la superficie di casette curate e giardini ordinati iniziano a emergere e a turbare i suoi abitanti. Uno dopo l'altro. Agli sforzi dello sceriffo locale, Harry Truman (Michael Ontkean) viene affiancata l'esperienza dell'agente speciale Dale Cooper (Kyle MacLachlan)...

E il resto, come si suol dire, è storia.

Identificazione? No. Paura

David Lynch non ha mai voluto che ci identificassimo nei personaggi di Twin Peaks. Perché non ce n'era uno "a bolla", come raccontava lo stesso Lynche nelle interviste dell'epoca. No. Voleva che simpatizzassimo con alcuni di loro, condividendo le loro sofferenze, ma soprattutto voleva che li temessimo.

E, se ci ripensate, a Twin Peaks c'erano tanti abitanti in grado d'inquietarci. Nessuno, però, era come lui: Bob.

Non a caso, i cattivi di Twin Peaks si dividono in due categorie: l'assassino di Laura e... Tutti gli altri. Perché fra locali malfamati, segreti giri di prostituzione, perversioni nascoste e violenze domestiche - senza dimenticare i ceppi parlanti, come quello della compianta Signora Ceppo, l'attrice Catherine E. Coulson - ce n'è per tutti. Ma Bob... Quella è un'altra storia.

Come chiunque della mia generazione ben ricorda, Frank Silva lavorava dietro le quinte della serie, come scenografo. Lynch lo vide e lo reclutò per dar vita a Bob, il personaggio che ha tormentato i miei (e non solo i miei) incubi di ragazzina per anni.

A Twin Peaks si sparla degli altri, si spifferano i segreti altrui ma ci si trincera dietro un muro di omertà quando il corpo di Laura viene ritrovato.

E noi telespettatori, come ho già avuto occasione di scrivere, veniamo trasformato nei complici di quegli inerti spettatori passivi dell'orrore. A differenza di loro, però, noi non sappiamo...

Bob diventa l'incarnazione di un incubo, un’identità di fantasia perché solo questa permette a Twin Peaks di continuare a vivere, giorno dopo giorno, senza affrontare il peggiore dei propri incubi.

Naturale e soprannaturale

Il personaggio stesso di Bob racchiude perfettamente quella dicotomia che ha fatto di Twin Peaks il cult che conosciamo: un equilibro instabile e inspiegabile fra naturale e soprannaturale.

Perché alla fine, fra giganti e nani, fra pervertiti e violenti, l'unico modo per spiegare la mostruosità di Twin Peaks era attribuirle un qualche potere fuori dal controllo dell'uomo.

La signora che parlava con il ceppo di legno - tenuto sempre in braccio come un bambino - l'uomo con un braccio solo, la donna con una benda da pirata... Tutto, in qualche modo, contribuiva a fare di Twin Peaks uno scenario in costante equilibrio fra natura e contronatura. Contro la natura, sì, non al di là di essa: come l'orrore che Twin Peaks celava.

Naturale e soprannaturale diventano tessere di un grande puzzle, quel puzzle che l'agente Cooper cerca di ricostruire con le lettere lasciate dall'assassino sui corpi delle vittime, mentre il suo supervisore (magistralmente interpretato dallo stesso Lynch) ci restituisce il senso profondo della contraddizione in sé: per un crimine insensato, ci vogliono indagini ricche di elementi (apparentemente) insensati.

Ma solo apparentemente, perché alla fine - come nei migliori gialli della tradizione - tutto torna. Ogni tassello trova il suo posto nel quadro generale.

E da quel momento in poi, anni dopo le storie di Alfred Hitchcock e Rod Serling, la TV viene di nuovo legittimata a pensare in grande. A raccontare in grande. A portare su uno schermo più piccolo l'infinita magia del cinema.

L'omaggio ai 30 anni

In occasione del trentesimo anniversario di Twin Peaks, l'episodio pilota è stato scelto dai fan come episodio da rivedere tutti insieme nel giorno dell'anniversario, oggi, nel sondaggio lanciato da Kyle MacLachlan. E tornerà su CORonTV con uno speciale stream su Twitch per l'anniversario, con il pilot nel suo formato originale del 1990, incluse le pause pubblicitarie con gli spot dell'epoca.

Un vero e proprio tuffo nel passato per chi ha vissuto in diretta quell'esperienza ma anche un'occasione imperdibile per le nuove generazioni.

Dal canto mio, non ricordo affatto gli spot trasmessi durante la messa in onda italiana di Twin Peaks.

Ricordo però che c'ero e che, il giorno dopo, a scuola - e sull'autobus, e negli uffici, e nei bar... - non si parlava d'altro.

Trent'anni dopo, quando si tratta di serie TV, è ancora così... 

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