Come Non ci resta che piangere anticipa Ritorno al Futuro (e le curiosità sul film)

Goliardia e amicizia dietro il successo del film di Troisi e Benigni che ha anticipato la ricetta di Ritorno al futuro.

CEIAD La scena della lettera a Savonarola

Tre mesi tra Cortina, mare e Val d'Orcia. Passarono così il 1984 Massimo Troisi e Roberto Benigni, facendo finta di lavorare alla sceneggiatura di Non ci resta che piangere. Quando si presentarono ai produttori prima dell'inizio delle riprese era ormai luglio e i due avevano scritto appena tre righe: "ci si perde nel Medioevo, si incontra Vitellozzo, si tenta di fermare Colombo in partenza per le Indie (e che sbarcherà invece in America)".

È Carlo Monni a far luce sulla genesi di uno dei film più amati della commedia italiana. Il contributo dell'attore, scomparso nel 2013, non fa che confermare l'impressione iniziale su Non ci resta che piangere, un film girato alla Totò e Peppino (non a caso omaggiati nella lettera a Savonarola), con poco più di un canovaccio spacciato per script e uno sviluppo on the road del film, costruito attorno ai guizzi e alle improvvisazioni del duo comico regista e protagonista.

Accanto a quei 3 elementi chiave - viaggio nel tempo/Vitellozzo/tentativo di cambiare la Storia - Troisi e Benigni costruiranno alcune delle gag più citate di sempre. Nel corso del film incroceranno sul proprio cammino inventori geniali, intoneranno inni e hit, si appunteranno il ricordo del trapasso e pagheranno il pedaggio ad un funzionario un po' suonato.

Non ci resta che piangere, Ritorno al futuro made in Italy

Oltre a far ridere giovani e non degli anni '80, continuando poi a farlo con le generazioni successive, ciò che Non ci resta che piangere realizza è precedere il cinema hollywoodiano nel trovare l'idillio tra fantastico e commedia. Solo un anno dopo che il timido bidello Mario e il petulante maestro Saverio avranno fatto sbellicare l'Italia intera, oltreoceano farà infatti il suo esordio nelle sale Ritorno al futuro, il primo atto di una trilogia divenuta cult, vero e proprio manifesto pop del cinema destinato ad un posto d'onore nell'immaginario collettivo.

È impensabile paragonare i due film. Nel caso di Ritorno al futuro parliamo di un'action comedy che abbina fisica, sogno americano e paradossi temporali, che affascina anche per il dispiego di effetti speciali. Non ci resta che piangere è invece un film dalla trama esile, il cui peso è sostenuto dalle gag estemporanee di due mattatori della risata nostrana. Più che una fantacomedy, è il ritratto di un'amicizia (quella fra Troisi e Benigni) celebrata in costume. Guardandolo il film, si respira un'aria di goliardia e spensieratezza impensabili al giorno d'oggi, fra diktat dei produttori ed esigenze di botteghino.

Al centro di tutto, in Non ci resta che piangere, c'è lo spettacolo nella sua forma più genuina e, al contempo, l'azzardo nel voler tentare qualcosa di diverso dividendo il rischio. Il tema del viaggio nel tempo, da incognita iniziale, diventa invece pretesto per esaltare i contrasti tra Benigni e Troisi (non solo dialettali, anzi soprattutto caratteriali) e giocare con la Storia. Curiosamente, l'elemento scenico che favorirà il vagabondaggio dei due fino al 1400 (quasi 1500!) D.C. sarà proprio quel treno - "Casellante, ma quanti ne passa?" - che chiuderà il cerchio della grande saga di Ritorno al futuro nel terzo e ultimo capitolo datato 1990. La locomotiva scelta, forse, come mezzo ideale per fare da collante tra passato e presente (più giustificato, in verità, per l'epopea western di Parte III con Michael J. Fox e Christopher Lloyd). Nel caso del lungometraggio italiano, comunque, il treno (e pure l'auto) sarà solo una seccatura che farà decidere ai protagonisti di imboccare una via di campagna, destinazione Frittole.

Se vi stupisce come Non ci resta che piangere sia stato in grado di anticipare (solo per alcuni aspetti, sia chiaro) la saga di Zemeckis, sappiate che la commedia nostrana è passata sovente al setaccio di Hollywood (il caso più clamoroso è, forse, I soliti ignoti). Negli anni '80 toccò anche a Da grande con Renato Pozzetto precedere la commedia statunitense Big (con Tom Hanks) nell'esordio in sala (magari entrambe ispirate dall'episodio Mademoiselle di Storia di tre amori del 1953).

Non ci resta che piangere: le curiosità sul film

CG EntertainmentUna scena del film Non ci resta che piangere
  • Come confermato dallo stesso Troisi in un'intervista, sul set regnavano goliardia e ilarità, tant'è che le riprese si interrompevano continuamente per l'incapacità di protagonisti e troupe di rimanere seri.
  • Benigni ha confermato che, visto il successo del film, si pensò a lungo di girare un sequel di Non ci resta che piangere.
  • Tanti gli omaggi al film da parte della commedia italiana: in A spasso nel tempo De Sica e Boldi finiscono per le bizze di un'attrazione di un parco divertimenti catapultati nei momenti più disparati della Storia dell'uomo; Non ci resta che il crimine omaggia, oltre che ne titolo anche nel concept, la pellicola di Troisi e Benigni; anche Il primo Natale di Ficarra presenta uno schema narrativo simile a quello di Non ci resta che piangere.

Leggi anche

      Cerca