The Place: il finale del film di Paolo Genovese, spiegato

The Place è un film diretto nel 2017 da Paolo Genovese. Il finale però risulta ancora oggi a molti ambiguo, e così il lungometraggio torna a far parlare di sé.

Medusa Distribuzione Vinicio Marchioni e Valerio Mastandrea in una scena di The Place

Uscito ad esattamente un anno di distanza da Perfetti sconosciuti, The Place è forse l'opera più ambiziosa di Paolo Genovese, che si cimenta questa volta con un dramma a tinte noir. Un film dove apparentemente non succede nulla, è tutto un susseguirsi di incontri con diversi personaggi inquadrati sempre dal punto vista impassibile di una sinistra figura maschile che ha il volto di Valerio Mastandrea. Eppure attraverso i loro racconti apprendiamo che c'è molta azione fuori campo. Quattro donne e cinque uomini che frequentano lo stesso bar, arrivando talvolta perfino a incrociarsi senza tuttavia mai interagire, rivelano invece una serie di legami straordinari che avvengono nell'unico luogo che non viene mai ripreso, cioè il mondo.

The Place, attualmente su Netflix, riapre il dibattito sul suo significato, sulla scena finale e sul misterioso ruolo di Sabrina Ferilli. In questo pezzo cercheremo quindi di riordinare un po' gli eventi narrati e le varie osservazioni che emergono man mano nel corso del film.

Innanzitutto va detto che la sceneggiatura firmata dallo stesso regista con Isabella Aguilar è basata sulla serie statunitense The Booth at the End (trailer qui sotto), di cui la prima stagione è arrivata su Netflix Italia nel 2018 mentre la seconda è ancora oggi inedita. Paolo Genovese riprende quindi questo soggetto inserendolo però in uno scenario più angosciante - inquadrature più strette sui personaggi e una fotografia più densa - e spostando la location dal diner originale ad un bar al cui esterno brilla l'insegna luminosa con la scritta The Place.

Il passaggio dal diner al bar però cambia poco le nostre impressioni sul luogo: al The Place i clienti bevono, pranzano e il protagonista si trattiene fino a tardi. Vediamo spesso la barista interpretata da Sabrina Ferilli riordinare i banconi e pulire i tavoli, ma non la vediamo mai veramente chiudere, il che fa sembrare il The Place praticamente sempre aperto.

In fondo al bar e sempre allo stesso tavolo siede un uomo che non rivelerà mai il suo nome e che dialoga per tutto il tempo con uomini e donne che sembrano frequentare il bar esclusivamente per incontrarlo. Ciascuno di questi personaggi ha un desiderio, l'uomo ne rende possibile la realizzazione chiedendo però che in cambio svolgano un compito che sembra andare sempre contro i loro principi morali. Di seguito entriamo più nel merito della questione.

ATTENZIONE QUINDI AGLI SPOILER!

Obiettivi, compiti e legami

Dopo una sequenza iniziale in cui vediamo una serie di dettagli (un tavolo vuoto, una tazza di caffè, un'agenda con diversi appunti e qualche pagina strappata) e poi il volto del protagonista, incontriamo ad uno ad uno gli altri personaggi.

Qui sotto riassumiamo schematicamente personaggio, attore, oggetto della richiesta (o) e compito da svolgere (c):

  • Ettore, il poliziotto (Marco Giallini) - ritrovare il bottino di una rapina (o) - pestare a sangue qualcuno (c)
  • Signora Marcella (Giulia Lazzarini) - guarire il marito dall'Alzheimer (o) - costruire una bomba e usarla per un attentato (c)
  • Luigi (Vinicio Marchioni) - salvare il figlio malato di cancro (o) - uccidere una bambina (c)
  • Suor Chiara (Alba Rohrwacher) - ritrovare la fede (o) - rimanere incinta (c)
  • Martina (Silvia D'Amico) - diventare più bella (o) - compiere una rapina (c)
  • Odoacre (Rocco Papaleo) - avere una notte di sesso con una bellezza da calendario (o) - proteggere una bambina (c)
  • Fulvio (Alessandro Borghi) - riacquistare la vista (o) - violentare una donna (c)
  • Azzurra (Vittoria Puccini) - far innamorare di nuovo suo marito (o) - distruggere una coppia (c)
  • Alex (Silvio Muccino) - essere lasciato in pace dal padre (o) - aiutare Martina a compiere la rapina (c)

Va detto che l'ultimo personaggio elencato, Alex, si aggiunge solo in un secondo momento in quanto nuova fiamma di Martina, ma questo non è l'unico legame che si verifica fuori campo tra gli attori coinvolti. Qui sotto riassumiamo gli altri:

  • Ettore è il padre di Alex
  • Odoacre deve proteggere la stessa bambina che Luigi dovrebbe uccidere
  • Chiara sceglie Fulvio per rimanere incinta, che a sua volta sceglie la suora come donna da violentare
  • La signora Marcella sceglie come primo luogo dell'attentato lo stesso bar dove dovrebbero incontrarsi Chiara e Fulvio (Melaverde)
  • Il secondo compito di Ettore causa indirettamente la morte di Azzurra

Questi legami però non sono per forza studiati a tavolino: soltanto al meccanico Odoacre viene effettivamente detto di proteggere non una bambina qualsiasi, bensì la stessa che Fulvio ha scelto di uccidere. Le altre relazioni che si instaurano sembrano essere quasi tutte frutto del caso. Così per una serie di circostanze qualcuno di loro a cambia l'oggetto della richiesta e stipula un nuovo patto, ferma restando la regola per cui se ne può fare soltanto uno alla volta.

Il comportamento dei personaggi

Un tratto che sembra caratterizzare tutti i personaggi è la negazione della realtà. Come viene ribadito più volte dall'uomo misterioso, nessuno di loro è effettivamente costretto a compiere una di quelle azioni brutali anche perché non è detto che il mancato compimento di queste ultime coincida con l'effettiva realizzazione della circostanza temuta.

Verso la fine del film assistiamo infatti a qualche risoluzione spontanea di alcuni di questi dilemmi: il figlio di Luigi, ad esempio, guarisce miracolosamente pur non essendosi verificata l'azione richiesta per l'esito positivo, ossia l'omicidio della bambina. Lo stesso uomo di The Place a un certo punto chiarisce che lui offre solo una soluzione, non l'unica, una delle tante. Certo, il più delle volte assegna compiti orribili, eppure, per quanto difficili - ma non impossibili! - da portare a termine c'è sempre qualcuno che è disposto a farli. Accusano continuamente il loro "tentatore", lo usano come oggetto esterno su cui riversare le proprie atrocità, eppure lui li lascia sempre liberi di andarsene, di abbandonare il gioco.

Sembrerebbe quindi che molti di questi "richiedenti" siano mossi più che altro dalla disperazione e che vedano nei compiti assegnati praticamente l'unica via d'uscita: potrebbero restare in attesa fiduciosa di un segno positivo, ma scelgono sempre la strada più rapida. Ciascuno di loro però si rende conto che si tratta di una scelta tutt'altro che facile: c'è chi esita, chi ci ripensa, chi fallisce per errore di calcolo e perfino chi mente sul proprio compito.

Un secondo tratto distintivo di questi personaggi è il mancato riconoscimento dei propri bisogni. Man mano che gli incontri vanno avanti, l'uomo chiede loro di fornirgli dei dettagli, di raccontare le rispettive emozioni che provano nell'inseguire il nuovo obiettivo, una parte dell'accordo che i più vivono svogliatamente, sottovalutandola o come una specie di tortura. Il loro interlocutore invece insiste sempre su questo punto. Sembrerebbe infatti esserci una relazione tra l'accettazione della realtà e l'individuazione dei propri bisogni reali. Questi ultimi infatti non sono effettivamente quelli dichiarati nelle richieste fatte all'uomo, sebbene siano ad esse indirettamente legati. Sono soprattutto i loro ripensamenti a tradirli lasciando intravedere una necessità diversa. Ad un certo punto, l'uomo chiede perfino alla giovane Martina se lei è convinta che una volta più bella sarà anche più felice. La ragazza dà istintivamente una risposta affermativa, salvo alla fine accontentarsi di essere bella solo per Alex, il suo nuovo ragazzo. Dunque, era l'amore il suo vero bisogno. Va così anche per tutti gli altri: ciascuno di loro desidera inseguire il proprio ideale di bravo padre, poliziotto onesto, pace interiore, sentirsi vivo, essere amata alla follia e così via.

Ciascuno dei compiti estremi che vengono assegnati appare come un esercizio volto ad esplorare l'altra faccia del proprio bisogno. L'esito positivo dovrebbe quindi coincidere con un ripensamento dei rispettivi ideali di felicità, che non può essere semplicemente la cessazione del dolore ma piuttosto il mantenimento di un equilibrio (ricordate questa osservazione per la spiegazione del finale). Il classico quesito "cosa sarei disposto a fare per...?" diventa dopo un po' un semplice ma ben più importante "sarei davvero disposto a farlo?". 

La sensazione che si ha di fronte a queste storie è quella di un luogo (place) dove il caos può essere governato con l'ordine (rappresentato dall'agenda su cui l'uomo annota i dettagli dei suoi clienti) e il fato non è qualcosa di astratto, ma piuttosto una conseguenza delle scelte che si fanno (il protagonista dice infatti di credere nei dettagli più che in Dio). Così la missione di Odoacre si prolunga oltremisura per scelta dello stesso meccanico, ostacolando quindi il compito di Luigi, e la bugia di Azzurra sull'adulterio non consumato porta alla violenza domestica. L'ordine include anche controllo emotivo e i personaggi che si spingono troppo oltre nei loro desideri ne pagano le conseguenze.

L'uomo e la barista

Dopo aver osservato le varie storie che si intrecciano al The Place, concentriamoci ora sull'uomo a cui si rivolgono e su un ultimo importante personaggio tenuto sinora da parte, ovvero quello della barista Angela (Sabrina Ferilli). 

Dell'uomo del bar non sappiamo praticamente nulla, nemmeno il nome. La mancanza di una qualsiasi informazione su di lui ci spinge automaticamente a cercare di definirlo attraverso le sue azioni. Interrogato dalla barista, rifiuta di pronunciare il suo nome dicendo che "non è importante" e dà risposta negativa quando lei gli chiede se lui sia una specie di psicologo.

Ricordiamo quindi quanto detto sopra: non tutte le sue richieste sono brutali, vanno semplicemente contro la morale della persona che gli si presenta davanti. Al meccanico Odoacre, che ci appare da subito disinteressato al prossimo e senza scopo, assegna infatti il compito di proteggere non una bambina qualsiasi, ma la stessa che Gigi dovrebbe uccidere. Gli offre quindi la possibilità di cercare la soluzione al suo problema nella sfera contraria. Così ad un'iniziale situazione di ingiustizia viene posto rimedio attraverso un in intervento positivo. Il bene viene ripagato col male e viceversa.

Medusa DistribuzioneUn primo piano di Valerio Mastandrea in The Place

Da questo punto di vista, il personaggio di Mastandrea ci appare più come un messaggero forse al servizio di una forza superiore (da un dialogo apprendiamo che non agisce da privato, sebbene non riveli per chi lavori). Un suo gesto appare inoltre importante per la comprensione del finale: al termine di ogni patto, brucia la pagina che conteneva gli appunti sullo stipulante in segno di "caso archiviato".

Il finale del film

Dopo gli ultimi eventi, l'uomo lascia finalmente cadere la sua maschera in presenza dell'unica persona che si è mostrata per tutto il film realmente interessata a lui: la barista Angela. Alla fine di ogni giornata lavorativa, i due rimangono sempre soli nel locale e lei cerca insistentemente di penetrare la sua freddezza attraverso il sorriso e la positività (praticamente ci troviamo di fronte a due opposti).

Nel finale del film vediamo Angela sedersi al suo tavolo ostentando questa volta un atteggiamento più analitico e distaccato, lo stesso che aveva sinora caratterizzato l'uomo. È a lei che rivela di essere "stanco di sentire i mali del mondo". A quel punto la donna (che si rivela essere molto più di una semplice barista) pronuncia la stessa battuta detta da lui all'apertura di ogni patto ("si può fare") e tira verso di sé proprio quell'oggetto che lui non lascia mai toccare a nessuno: la sua agenda. La parte più impressionante è che lui questa volta non oppone resistenza.

Non sappiamo quale patto propone la donna all'uomo, ma l'ultima immagine che vediamo è quella del The Place chiuso e vuoto il giorno dopo. Sul tavolo dove era seduto lui brucia in un posacenere un foglio di carta, presumibilmente una pagina dell'agenda, mentre fuori la vita continua indisturbata.

Il finale si chiude quindi con una domanda importante: quale sarà stato il compito dell'uomo? Probabilmente un'azione positiva, perché lasciare il mondo del distacco non può che richiedere l'esplorazione del suo opposto. Ancora una volta però è stato ristabilito un equilibrio.

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