Devs, la guida alle musiche della serie di Alex Garland

Dallo score di Ben Salisbury, Geoff Barrow e The Insects alle canzoni che contrassegnano ogni episodio, ecco un vademecum sonoro per avventurarsi nella divisione hi-tech di Amaya.

Miya Mizuno/FX Nick Offerman in una scena della serie Devs

"Il determinismo può essere bizzarro, ma allo stesso tempo magnifico. Una piccola informazione fornisce tutte le altre. Lo stato di ogni singola particella è legato allo stato di quelle che le sono attorno: compreso lo stato di una, si comprende lo stato delle altre. E continuando così, si conosce lo stato di ogni cosa". È questa la missione di Devs, la misteriosa divisione hi-tech di Amaya, la corporation di San Francisco guidata da Forest (Nick Offerman). Nel suo sistema, si insinua la giovane crittografa Lily (Sonoya Mizuno) quando il fidanzato Sergei (Karl Glusman), appena assunto dal Ceo con la sua collaboratrice Katie (Alison Pill), scompare misteriosamente. Forest, il genio segnato da un lutto tremendo, è un messia dei big data o un falso profeta?

Devs, la mini-serie di Alex Garland, già regista di Annientamento ed Ex Machina e sceneggiatore di – tra gli altri – 28 giorni dopo e Sunshine, porta sullo schermo un affascinante ed estremo viaggio sci-fi dentro temi come la tecnologia e la religione, l'etica e la fisica quantistica, la vita e la morte. Il regista parte da due punti fermi: il principio del determinismo, per il quale tutti i fenomeni del mondo sono collegati e si verificano secondo un ordine invariabile che esclude il libero arbitrio, e la possibilità di intervenire sul determinismo, in questo caso con un algoritmo capace di comprendere il passato e prevedere il futuro.

Nell'arco degli otto episodi, Devs scava in questioni filosofiche e morali profonde mettendo al centro della discussione le implicazioni di una tecnologia in sempre più rapida evoluzione. Se l'intreccio è ellittico e complesso, ad amplificare i dilemmi esistenziali dei personaggi e le loro dinamiche intervengono le musiche scelte da Garland: mai come in questa serie, la colonna sonora occupa uno spazio centrale nella narrazione. Lo score è stato affidato a Ben Salisbury e Geoff Barrow con The Insects, mentre ogni episodio è caratterizzato da un brano che contrappunta gli accadimenti.

Ben Salisbury e Geoff Barrow (conosciuto soprattutto come frontman dei Portishead) sono i compositori britannici che hanno già collaborato con Garland per Ex Machina e Annientamento. Sono loro anche le musiche di Men Against Fire (il quinto episodio della terza stagione di Black Mirror) e le colonne sonore di Free Fire di Ben Wheatley e Hanna, la serie Amazon Prime. Per Devs, i due hanno realizzato dei soundscapes al confine con il sound design, nei quali le tonalità strumentali si fondono con i beat elettronici in un suono organico, mistico e devozionale, caratterizzato da richiami alla musica sacra e da loop e ripetizioni continue.

Barrow e Salisbury hanno messo in piedi pure una band vera e propria, i Drokk. Sulla loro pagina Bandcamp, è possibile ascoltare in streaming e acquistare la copia fisica di Music Inspired By Mega-City One, un album di 19 tracce edito da Invada Records (l'etichetta fondata dallo stesso Barrow con Paul Horlick) che fa capire da dove nascono le vibrazioni di Devs. Music Inspired By Mega-City One è un concentrato di elettronica oscura e ambient disturbante, molto simile nell'approccio allo stile di John Carpenter e alle sonorità sci-fi post-apocalittiche già assaporate in Ex Machina.

The Insects sono invece un duo di Bristol formato da Tim Norfolk e Bob Locke. La loro prima formazione strumentale si chiamava Startled Insects: eseguivano sonorizzazioni dal vivo e si esibivano in film show multimediali. Attivi dagli anni '90 nel campo della musica cinematica, hanno composto le colonne sonore per vari documentari naturalistici di BBC e National Geographic, serie TV britanniche (Wire in the Blood, Death Comes to Pemberley, The Living and the Dead) ed internazionali come Hanna per Amazon Prime, che ha sancito la loro prima collaborazione con Barrow e Salisbury.

In un'intervista concessa a Rolling Stone, Garland racconta che il vantaggio di lavorare con musicisti come Geoff e Ben, Bob e Tim è stato enorme per i suoi scopi.

Sono bravissimi a musicare scene in cui è richiesta delicatezza e melodia, e al tempo stesso sono capaci di tirare fuori robe dannatamente disturbanti. Possono scrivere lo score per una scena d'amore tra Lily e Jamie (l'ex fidanzato della protagonista interpretato da Jin Ha, ndr) e contemporaneamente qualcuno che viene soffocato a morte.

Ancora più interessante è la scelta di brani non originali che il regista e i musicisti hanno messo a punto episodio per episodio.

Episodio 1

Due pezzi smaccatamente rock e pop e uno, quello centrale, di musica antica e liturgica. Il brano che passa alla radio mentre Lily e Jamie fanno colazione è The Zoo dei Fews, contenuto nel disco d'esordio del gruppo anglo-svedese, pubblicato nel 2016 da Play It Again Sam. Siamo dalle parti della neo-psychedelia, con infiltrazioni post-punk, krautrock e noise pop.

Nella scena di Lily e Jamie al bar, ascoltiamo After the Disco dei Broken Bells, tratta dall'album omonimo (il terzo, uscito nel 2014 per Columbia) del duo alt pop elettronico formato da James Mercer e Brian Burton, meglio noto come Danger Mouse.

Il tema portante, che apre e chiude l'episodio, è Regnantem Sempiterna, un canto liturgico in latino arrangiato per sassofono e quartetto vocale da Jan Garbarek con il coro polifonico inglese Hilliard Ensemble. Questa traccia ipnotica e suggestiva è inserita nell'album Officium, registrato nel 1993 nell'abbazia di Sankt Gerold in Austria e formato da composizioni anonime, canti gregoriani e opere di autori antichi come Christóbal de Morales.

Il tenore John Potter spiega nelle note del booklet che l'intento di Garbarek e del produttore Manfred Eicher è stato quello di "esplorare quel mondo musicale in gran parte sconosciuto che si trova nella zona di penombra tra una tradizione orale che tramonta e la nascita di una cultura nuova ed essenzialmente basata sulla scrittura". Il critico musicale Marius Gabriel ha definito Officium "la musica che John Coltrane ascolta in paradiso".

Episodio 2

La canzone che apre e chiude l'episodio è Congregation dei Low, tratta dal disco Ones and Sixes del 2015, undicesimo studio album della formazione di Duluth, edito da Sub Pop. La band-simbolo dello slowcore ha prodotto questo lavoro (uno dei migliori della loro "seconda fase") con BJ Burton e l'ha registrato agli April Base Studios di Justin Vernon a Eau Claire, nel Wisconsin.

Alan Sparhawk, Mimi Parker e Steve Garrington, accompagnati da Glenn Kotche (il batterista dei Wilco), affrontano nei brani di questo disco le relazioni umane, la costante ridefinizione dell'identità, gli inganni della comunicazione. Sparhawk, in un'intervista al sito MusicOMH, racconta così il processo di scrittura per Ones and Sixes, confluito in un flusso sonoro magnetico e meditativo.

La vita è bella ma anche brutale e difficile. Alcune cose sono dolorose e non possono essere risolte, ma un cenno di comprensione da parte di un amico a volte aiuta.

Episodio 3

Quando Lily finge di essere affetta da disturbi mentali e sale sul cornicione del Devs, Garland ha la brillante idea di far partire Aquarius, il classico di Hair nell'arrangiamento cantato da J. Vincent Edwards per il musical andato in scena nel 1968 a West End.

La canzone-chiave che apre e chiude l'episodio è Fortunate Ones del Beacon Sound Choir, inserita nel disco Sunday Songs. Si tratta di un progetto d'avanguardia di Peter Broderick realizzato con diversi musicisti di Portland: David Allred, Holland Andrews (Like a Villain), Branic Howard e Heather Woods Broderick.

Broderick ha voluto catturare "l'istantanea di un fenomeno glorioso": un coro di 35 elementi, non tutti necessariamente musicisti, che compie un "piccolo miracolo" ritrovandosi la domenica mattina al negozio di dischi Beacon Sound di Portland per compiere il semplice atto di cantare, che diventa "niente di meno che un magico teletrasporto in un altro regno".

Il compositore ha definito Sunday Songs – edito dalla label londinese First Terrace Records e disponibile per l'ascolto (non per l'acquisto: è sold out da tempo) su Bandcamp – "il prodotto di individui ispirati a commettere un atto divino di collaborazione, ricordando il raro splendore di una comunità in perfetta alleanza".

Episodio 4

Fortunate Ones del Beacon Sound Choir torna sui titoli di coda, mentre l'incontro di Lily con lo psichiatra assoldato da Kenton, il responsabile della sicurezza al Devs interpretato da Zach Grenier, è contrassegnato dalle note di Menergy di Patrick Cowley. Un'altra beffa di Garland: un singolo dance (dall'album omonimo del 1981) famoso soprattutto come trailer nel videogioco Grand Theft Auto IV: The Ballad of Gay Tony.

Episodio 5

Nella scena del bar, si ascolta un sognante singolo pop ormai molto famoso: Ocean Eyes di Billie Eilish.

Ad aprire l'episodio, è un classico dei Free: Oh I Wept. La canzone è il secondo brano di Fire and Water, il terzo studio album della band hard blues britannica formata da Paul Rodgers, Paul Kossoff, Andy Fraser e Simon Kirke. Fu quel disco a lanciare la carriera del gruppo grazie al successo di All Right Now.

In una delle sequenze più ipnotiche e suggestive dell'episodio, si ascoltano invece le voci di due artiste Inuit: Pauline Kyak e Barbara Akoak. I loro canti armonici "di gola" – i katajjaq, definiti un "gioco vocale" dagli etnomusicologi Beverley Diamond e Nicole Beaudry perché una sorta di sfida a due tra donne – fanno parte del bagaglio di tradizioni della cultura orale (come i canti liturgici arrangiati da Jan Garbarek e l'Hilliard Ensemble) delle comunità native nel nord del Canada.

Alternando aspirazione ed espirazione, questi canti gutturali imitano i versi degli animali e altri suoni della natura, come quello dell'acqua e del vento, e arrivano a fondersi in un unico ritmo difficilmente distinguibile. Un flusso da stato di trance, che nella serie ritorna sui titoli di coda dell'episodio 7.

Episodio 6

La canzone che apre e chiude l'episodio è Guinevere di Crosby, Stills & Nash. È un brano scritto da David Crosby nel 1968 e incluso nel debut album omonimo del trio, pubblicato da Atlantic nel 1969. Crosby ha raccontato a Rolling Stone di aver scritto questa canzone pensando alle tre donne che ha amato di più nella sua vita: la storica fidanzata Christine Hinton (morta nel 1970 in un incidente stradale), Joni Mitchell e una terza persona di cui non ha mai voluto rivelare il nome.

Episodio 7

Tornano i katajjaq di Pauline Kyak e Barbara Akoak, che si intrecciano alle liriche di Come Out di Steve Reich, il capolavoro composto nel 1966 dal padre del minimalismo per reagire alla morte di James Powell, il 15enne nero ucciso ad Harlem da un poliziotto bianco, Thomas Gilligan. Un omicidio che scatenò una delle più ‎devastanti rivolte razziali nella storia degli Stati Uniti.

Nella composizione di Reich, una singola frase – pronunciata da uno degli "Harlem Six", Daniel ‎Hamm, e registrata su un nastro magnetico – viene ripetuta in loop all'infinito: "Ho dovuto aprire la ferita e mostrare il sangue che usciva".

La storia di Come Out è raccontata in questo video di TAPE, la serie di ARTE che illustra in clip di tre minuti i grandi eventi della storia della musica.

Nel corso del settimo episodio di Devs, si nota un busker per strada che canta un brano: si tratta di For a While di Ariston Vallejos.

Nella scena clou in cui Kenton fa irruzione nell'appartamento di Lily e uccide Jamie prima di essere fatto fuori dall'homeless Pete, la canzone scelta da Garland è Sweet Little Mystery di John Martyn. Un brano delicato e soffuso per uno dei momenti più brutali e disperati dell'intera serie.

Il cantautore  scozzese, scomparso nel 2009 e autore di lavori come Solid Air e One World capaci di contaminare in maniera unica il folk con il jazz e il blues, scrisse Sweet Little Mystery nel 1980 durante uno dei periodi più difficili della sua vita, la fase del doloroso divorzio dalla moglie Beverley. Il brano è contenuto nell'album Grace & Danger: la batteria e le backing vocals sono di Phil Collins.

Episodio 8

Un unico brano "esterno", oltre alle sonorità elaborate da Ben Salisbury e Geoff Barrow con The Insects, commenta il momento decisivo che chiude la mini-serie: Lily e Stewart (il genio del Devs interpretato da Stephen McKinley Henderson) "rompono" il sistema.

Ad accompagnare questa sequenza torna, come nel primo episodio, la composizione Regnantem Sempiterna, stavolta nell'arrangiamento della Schola Cantorum of St. Peter's in the Loop di Chicago, diretta da J. Michael Thompson. Il brano è contenuto nell'album Music for Advent II, edito nel 2005 da Liturgical Press.

Un invito a diventare artefici del nostro destino: come ci ricorda la frase che campeggia a caratteri cubitali sulla copertina del 45 giri di Know Your Rights dei Clash, the future is unwritten.

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