ll doppiaggio delle serie TV può ripartire (ma gli addetti ai lavori non ci stanno)

AMC The Walking Dead è una delle serie non doppiate causa Coronavirus

Il MISE ha dato il via libera per il ritorno al doppiaggio dopo l'interruzione delle attività a causa del Coronavirus, ma non tutti gli addetti del settore si sentono tranquilli nel riprendere il proprio lavoro con le attuali condizioni sanitarie.

L'emergenza Coronavirus ha colpito anche il settore del doppiaggio, che fino a questo momento si è dovuto fermare come tanti altri, con un certo disaccordo iniziale tra i vari codici ateco, come riportato anche sul Fatto Quotidiano - ovvero le categorizzazioni delle attività economiche secondo l'Agenzia delle Entrate - indecisi su dove inserire la categoria: spettacolo o informazione e comunicazione? Ma poi è intervenuto il MISE, e si è optato per la seconda.

Le aziende di doppiaggio sono state inserite con il codice 59j, ovvero di informazione e comunicazione. Risulta incomprensibile sapere perché rispondono a questo codice. Noi non siamo tra le attività essenziali e abbiamo scritto al Mise per avere delucidazioni. Ci hanno risposto che siamo assorbiti nello stesso codice e quindi dovremmo lavorare.

Così ha dichiarato all'AGI Roberto Stocchi, Presidente dell'Anad, l'Associazione nazionale attori doppiatori, esprimendo tutte le sue perplessità sulla decisione.

A preoccupare sono principalmente le condizioni dell'ambiente di lavoro per i doppiatori, che rischiano di contagiare e esser contagiati forse più di tanti altri ("api impollinatrici" è la definizione scelta dal Presidente dell'Anad). Sempre tornando a citare Stocchi, infatti, che spiega ancora all'AGI:

Potrebbe essere esponenziale. Perché si tratta di un lavoro che si svolge in giro per la città, usando voce e saliva, il nostro mezzo di comunicazione. Come è facile capire, in un momento di pandemia siamo uno dei settori dello spettacolo più a rischio perché lavoriamo a stretto contatto con i colleghi, parlandoci e urlandoci addosso, parlando a un microfono con l'assistente in sala.

E proprio le sale - che, come potete vedere anche nel video, per non inficiare la qualità delle registrazioni assai raramente presentano aperture che danno sull'esterno - sono tra le più grandi fonti di preoccupazione al momento, essendo ambienti complicati da sanificare a dovere.

È facile comprendere come siano dunque necessari dei protocolli che permettano lo svolgersi delle attività di doppiaggio in maniera sicura e con le dovute cautele, prima che queste possano ripartire regolarmente "Noi siamo pronti, ma dobbiamo essere pronti quando ne avremo la certezza. Non è un raffreddore è una pandemia e si muore" conclude Stocchi.

Per questi motivi si sta cercando una soluzione con Anica e Cna, mentre c'è chi suggerisce di ripartire dallo smart working, che però potrebbe risultare alquanto complicato per diversi motivi, dalla qualità del prodotto finale al fatto che in tal modo alcune figure professionali del mondo del doppiaggio potrebbero essere del tutto bypassate. Da qui la richiesta che, se si dovesse adottare tale misura, possano essere garantite tutte le cinque figure: "l'attore, l'assistente di doppiaggio, il direttore di doppiaggio, il fonico e qualunque deroga a questo".

Intanto, "una ripartenza omogenea e coordinata" è ciò che si augurano anche il Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione della CGIL e  FISTEL-CISL.

Insomma, un affare decisamente complesso, come tutto di questi tempi.

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