House of Cards: ricordiamo il finale della serie che ha diviso i fan

Su SkyAtlantic Maratone stanno per tornare tutte le 6 stagioni di House of Cards. Cogliendo l'occasione, ricostruiamo insieme le ragioni che hanno diviso i fan di fronte al finale di serie con Robin Wright al posto di Kevin Spacey...

Le maratone di SkyAtlantic sul canale dedicato (SkyAtlantic Maratone, canale 111 di Sky) continuano.

E per il weekend del 25 aprile potremo rivedere tutte le sei stagioni di House of Cards, la geniale serie con Kevin Spacey e Robin Wright tratta dall'omonimo romanzo di Michael Dobbs.

Tre giorni per rivivere tutti d'un fiato i complotti, gli intrighi e la malvagità di una politica pronta a tutto pur di ottenere l'unica cosa che conta davvero: il potere.

Il programma per la maratona è il seguente:

  • 25 aprile: House of Cards 1 (dalle 11:00) e House of Cards 2 (dalle 23:00)
  • 26 aprile: House of Cards 3 (dalle 11:00) e House of Cards 4 (dalle 23:10)
  • 27 aprile: House of Cards 5 (dalle 11:10) e House of Cards 6 (dalle 23:35)

Passaggio di consegne: la premessa

Doverosa premessa: House of Cards nasce attorno al personaggio di Frank Underwood, magistralmente interpretato da Kevin Spacey.

Il suo rapporto "diretto" con il pubblico, al quale si rivolge guardando in macchina come se fosse consapevole della sua presenza, ha fatto di Frank la nostra guida nel complesso mondo politico di Washington in cui la serie è stata ambientata dopo la miniserie BBC del 1990 scritta dallo stesso Dobbs.

Nel 2013 Beau Willimon (The First, Le idi di marzo) riprende in mano il romanzo di Dobbs, lo adatta ai giorni nostri e lo sposta alla Casa Bianca.

Frank è il fulcro stesso della narrazione, ed è voluto: anche quando non è lui ad agire, limitandosi a dare ordini o a fingere di non sapere cosa stiano facendo i suoi uomini per lui, è responsabile di ogni evento, delitto, conseguenza.

Ecco perché, trovandosi di fronte alla necessità di far sì che Claire prendesse il suo posto dopo lo scandalo che aveva travolto Kevin Spacey, gli autori hanno dovuto fare un compromesso con il pubblico.

Un compromesso non così semplice come potrebbe sembrare. Proviamo a capire perché.

Ci sono due Claire

Se la salita al potere di Claire Underwood fosse avvenuta mentre Frank era ancora in vita, le cose sarebbero andate diversamente.

Non potendo contare nemmeno su un addio, o - magari - su un "fantasma" di Frank che parla con lei, invece, la strada più plausibile era una sola: trasformare Claire in Frank.

Ed è questo il punto più controverso del finale di serie.

Dopo sei stagioni di un gioco condotto da un personaggio - nonostante il ruolo importante di Claire, Doug (Michael Kelly), Remy (Mahershala Ali) e tutti gli altri - il passaggio del testimone può avvenire in due modi. Si può scegliere di stravolgere la trama assecondando la personalità del nuovo protagonista, oppure si può mantenere la strada maestra, facendo sì che la nuova star vada in qualche modo a sostituire quella precedente.

House of Cards ha scelto questa seconda possibilità. E la controversia sta proprio qui: fra le due Claire - quella che affianca Frank e in qualche modo lo completa ma lo contrasta anche, e quella che ne segue le orme - gli autori hanno privilegiato quest'ultima.

NetflixHous of Cards: Claire Underwood
Hous of Cards: Robin Wright è Claire Underwood

Il finale di serie: la trama

Nell'ultima stagione le ambizioni di Claire - che insisteva perché Frank la nominasse Vice Presidente, come ricorderete - si trasformano in realtà: Claire Underwood diventa il Presidente degli Stati Uniti, sostituendo il marito Frank dopo la sua morte.

Fin dal principio, la presidenza di Claire cerca di distinguersi per far sì che la nuova donna più potente del mondo non finisce per vivere nell'ombra del defunto marito, ma le cose cambiano rapidamente.

Claire in qualche modo finisce per somigliare sempre più a Frank, di cui aveva seguito ogni passo in politica fin dal primo momento.

Per questo, quando si trova in difficoltà sceglie di dare addosso proprio a Frank, dichiarando ai media che Frank aveva manipolato le elezioni del 2016, avvenute due anni prima, tramite la diffusione di allarmi non realistici che avevano portato gli elettori dalla sua parte. In qualche modo, però, ovviamente nega di esserne stata al corrente, e tantomeno complice...

Mentre la stampa fa a pezzi Doug, per screditare le sue affermazioni e far passare i brani del diario di Frank come una sua invenzione, Claire si trova nel mezzo di una crisi con un possibile attacco nucleare contro l'ICO e deve trattare con il Presidente Petrov (Lars Mikkelsen), che fa attaccare le truppe americane.

Consapevole dell'esistenza di un complotto per porre fine alla sua presidenza, Claire fa di tutto per stanare gli avversari mentre Doug complotta per ucciderla con il supporto degli Shepherd.

Alla fine, Doug e Claire - incinta - si trovano soli nello studio ovale.

Doug confessa di aver assassinato Frank con le sue stesse mani, perché sapeva che voleva uccidere la moglie e non poteva permetterlo: avrebbe finito per infangare il proprio nome e cancellare tutta la propria carriera politica.

Dopo aver confessato, Doug è distrutto: Frank rappresentava tutto il suo mondo e ha perso lucidità. Minaccia Claire, ma subito dopo si scusa. Sarà lei, Claire, ad ammazzarlo: dopo averlo pugnalato con il tagliacarte che lo stesso Doug aveva usato per minacciarla, lo finisce soffocandolo.

La spiegazione del finale

Come vi raccontavo prima, il finale di serie trasforma di fatto Claire Underwood nella persona che non va solo a colmare il vuoto di potere lasciato dal marito: ne prende il posto in tutti i sensi.

Forte del suo status - rimasta vedova e prossima alla maternità, Claire gode di una popolarità senza precedenti - la donna fin dal momento in cui sostituisce Frank riprende il suo discorso "con noi" dov'era rimasto. Ci parla guardando in macchina, come fa con uno sguardo eloquente anche durante la drammatica sequenza finale qui sopra.

Claire Underwood avrebbe potuto fare scelte diverse da quelle di Frank, ma ha deciso di non approfittare di questa seconda opportunità. Anzi: tutto ciò che la distingue dal precedente Presidente Underwood si trasformerà in un'arma per acquisire ulteriore potere e guadagnare sempre più consensi.

Non è la prima volta che Claire uccide. Come ricorderete, aveva già eliminato - nel corso di una sequenza straziante - il suo amante, il celebre scrittore Tom Yates (Paul Sparks), che era stato incaricato di firmare la biografia di Frank.

Stavolta, però, con l'omicidio di Doug, in qualche modo Claire soffoca metaforicamente l'ultima voce veramente forte che era rimasta all'opposizione: la voce stessa di Frank.

Doug era arrivato addirittura a ucciderlo pur di proteggerlo da se stesso: cos'altro sarebbe arrivato a fare?

Claire Underwood decide di non scoprirlo. E in quel momento, con quell'azione e con quello sguardo, sostituisce suo marito: si è trasformata in lui...

Tutta la discussione nata attorno al finale di serie risiede proprio nella scelta di non far sì che Claire intraprenda una sua strada.

In qualche modo, quindi l'eredità di Frank Underwood è viva e vegeta. Ed è a capo del mondo libero.

E ora... Siete pronti per una tre giorni no-stop con Frank e Claire Underwood?

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