La trama de La febbre del cemento è basata su una storia vera?

Il film di Cüneyt Kaya è la risposta tedesca a The Wolf of Wall Street e Prova a prendermi, ai tempi dell'aumento vertiginoso degli affitti: quanto c'è di vero nella storia di Viktor e Gerry?

Netflix Frederick Lau, David Kross e Janina Uhse in una scena del film La febbre del cemento

Un film esagerato come il suo protagonista. La febbre del cemento (in originale Betonrausch) è il primo Original tedesco di Netflix, disponibile in tutto il mondo sulla piattaforma streaming dal 17 aprile 2020.

Il rutilante e cocainico affresco sul capitalismo made in Germany dipinto dal regista e sceneggiatore Cüneyt Kaya (di evidenti origine turche, al suo terzo lungometraggio) è una parabola paradigmatica sul circolo corruzione, evasione fiscale, soldi facili, dipendenze che il sistema pre-coronavirus ha legittimato per anni.

Ma la vicenda messa a punto nel film di Kaya è ispirata o almeno in parte legata ad una storia vera? Scopriamolo insieme.

La trama

La febbre del cemento racconta la storia di Viktor Steiner (David Kross), che riavvolge il nastro delle sue "imprese" nel corso di una lunga intervista-flashback concessa ad una giornalista (Anne Schäfer) quando ormai è già dietro le sbarre. Viktor ha avuto un'infanzia traumatica: il fisco che si scatena con l'attività commerciale del padre (Robert Schupp), la madre (Silvina Buchbauer) che decide di abbandonare il marito, la famiglia che va in frantumi.

Diventato maggiorenne, Viktor lascia il suo Laender e prova a costruire qualcosa di importante a Berlino. Il primo lavoro (in nero) è in cantiere tra i manovali stranieri dell'Est, e ovviamente fa schifo. È qui che gli si accende la scintilla: per fare quattrini basta falsificare la carta d'identità e il contratto a tempo indeterminato, affittare un attico e subaffittarlo ai colleghi bulgari. Questo è soltanto il primo passo: da lì conosce il piccolo criminale Gerry (Frederick Lau) e mette in piedi un sistema infallibile.

La coppia si presenta alla aste giudiziarie, corrompe gli impiegati compiacenti del tribunale per renderle deserte, acquista a prezzi ridicoli degli immobili fatiscenti che rivendono, camuffandoli come lussuosi, a ignari risparmiatori grazie alla complicità dell'impiegata di banca Nicole (Janina Uhse), pronta a fornire linee di credito facilitate e a tassi irrisori.

Il gioco è fatto: Viktor è ben presto il vertice di un impero immobiliare fraudolento fondato sul nulla. I tre accumulano un'immensa fortuna, che inevitabilmente si trasformerà in una caduta tonfa.

Gli attori

La febbre del cemento è trainato dalla furia verso la ricchezza del suo protagonista Viktor, interpretato da David Kross: quel sorrisetto stampato sull'adorabile faccia da schiaffi è già apparso in The Reader - A voce alta di Stephen Daldry, War Horse di Steven Spielberg e Prigionieri del ghiaccio di Petter Næss.

Frederick Lau è il compare sballato e amante della dolce vita Gerry: l'attore tedesco vanta in curriculum L'onda di Dennis Gansel, Victoria di Sebastian Schipper e la serie 4 Blocks. Janina Uhse è invece la bellissima Nicole, da broker a moglie di Viktor e madre di una bambina. L'attrice è attiva soprattutto in televisione grazie alla soap Gute zeiten, schlechte zeiten e alla fiction Il medico di campagna.

Un'ultima curiosità sul cast. Quando Viktor e Gerry si mettono in testa di creare una propria banca per farsi prestare i soldi dalla Bce e finanziare così le attività losche della loro società, finiscono nell'unico luogo dove non è un'impresa ardua diventare un'istituzione finanziaria: Malta. Il funzionario al quale pagano una cospicua mazzetta è interpretato da un attore italiano: Enrico Lo Verso.

È una storia vera?

Sono in molti a chiedersi se La febbre del cemento è tratto da una storia vera. La risposta è no: come appare nei titoli di coda, il film è un'idea originale di Cüneyt Kaya e Johannes Kunkel e "la storia, i nomi, i personaggi e gli avvenimenti sono di pura finzione, ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale". Betonrausch, tuttavia, si ispira a due temi molto sentiti nel dibattito pubblico in Germania: il diritto alla casa e l'accesso ad abitazioni a prezzi accessibili.

La popolazione tedesca è refrattaria all'idea di acquistare una casa di proprietà (solo il 45,7% la possiede, secondo i dati raccolti nel 2019 dalla società di consulenza Deloitte) e circa la metà degli abitanti continuano a vivere in affitto. Ciò avviene per ragioni storiche (le distruzioni della Seconda guerra mondiale e l'incentivo all'affitto ad ovest, l'edilizia popolare ad est) e culturali (il rifiuto all'idea del debito) e nonostante il traino della prima economia d'Europa.

Eppure, da qualche anno la febbre del mattone continua a salire. Proprio in questo contesto, con la forte domanda di immobili, i prezzi delle abitazioni in crescita soprattutto nelle aree urbane e l'aumento vertiginoso degli affitti, si inserisce la truffa del trio di "lupi" che soccombe alla tentazione del denaro.

La questione è davvero delicata e dibattuta perché, come spiega un'inchiesta di Business Insider, i tassi bassi potrebbero far scoppiare da un momento all'altro la bolla immobiliare tedesca. Insomma, c'è da avere paura più dei mutui che del mondo dei criminali immobiliari.

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