Blade Runner 2049, spiegato (e quel finale che omaggia il film di Scott)

Blade Runner 2049 racconta il futuro del futuro immaginato negli anni '80 da Ridley Scott. Ecco la spiegazione del finale del film.

Sony Pictures Ryan Gosling in una scena di Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 non poteva limitarsi al fan-service. Da sequel di uno dei cult di fantascienza più influenti dell'intera storia del cinema, aveva il dovere di recuperare sì quel mondo immaginato da Philip K. Dick e da Ridley Scott, ma di servirsene non per organizzare una rimpatriata sul grande schermo bensì per espanderlo e raccontare quel "dopo" mai visto, solo immaginato, vissuto dal cacciatore di androidi Rick Deckard e dalla replicante Rachael.

La pellicola diretta da Denis Villeneuve, in questo, non ha affatto deluso le aspettative. Il contesto, ancora una volta, è quello di una società distopica dominata dalla paranoia e dalla tecnologia invasiva. In poche parole, dal controllo. Su tutto. Nascita, comportamento, gender. Nulla sfugge al grande occhio di chi governa o dei potenti a capo di una holding che opera nel campo delle biotecnologie.

Un mondo, quindi, privo di emozioni, che risponde solo alla logica fredda di test, verifiche, accertamenti. C'era il Voight-Kampff pure nel film del 1982 con Harrison Ford ma quel futuro ipotizzato allora, tolte le macchine volanti e qualche design pioneristico, non conosceva ancora la schiavitù tecnologica di oggi, tra droni, database, A.I. e tutto il resto.

Pur riproponendo quelle metropoli disseminate di torri monolitiche, spettrali nel loro essere avvolte dalla nebbia, Blade Runner 2049 non recupera affatto il tono da future noir patinato del precedente. A dispetto del topos dell'uomo contrapposto alle macchine, lo sci-fi del 2017 si rivela essere un action intimista che risponde a interrogativi filosofici e temi esistenziali lì dove il primo Blade Runner aveva solo sollevato dubbi, lasciando in sospeso qualsiasi chiarimento (e proprio per questo di gran lunga più affascinante).

Il film di Villeneuve, invece, chiarisce (quasi) tutto. Da sci-fi, è interessato soprattutto alle dimensione etica di quanto raccontato, ponendosi domande quali "Cosa significa essere umani?", "Una coscienza, un'anima, ci rendono ancora simili a macchine?". In Blade Runner 2049 la dicotomia natura/precisione matematica solleva questioni di ampia portata che scomodano persino la sfera religiosa. Si parla di miracolo, di eletto messianico in procinto di guidare una rivolta. I replicanti che nel primo film fuggivano dalla rottamazione ora prendono coscienza di sé stessi, rifiutando il ruolo di schiavi per colonie extramondo. Si sentono più umani degli umani (proprio come prometteva il vecchio slogan della Tyrell) e si dicono pronti a morire per la giusta causa ("la cosa più umana che si possa fare").

Sony PicturesUna scena del film

Cosa accade se invece di dare la caccia a "uno di loro", si provasse a ritirare "uno di noi"? È questo il motivo che anima la pellicola con Ryan Gosling, il confine labile tra uomo e androide che in maniera affascinante era stato affrontato già in Ex_Machina. L'agente K protagonista del film, ritrovando un mucchio d'ossa in un terreno, porta alla luce un avvenimento para-biblico: il parto di un replicante. Per tutto il film l'efficiente blade runner in forza al dipartimento di polizia di Los Angeles matura la convinzione di essere un essere senziente nato e non creato.

A convincere di ciò K, ossessionato da un ricordo legato al ritrovamento di ossa, è Stelline, l'incaricata della Wallace Corporation (la società che ha rivelato la fallita Tyrell e che produce Nexus avanzati) che innesta ricordi nella mente dei replicanti in modo da fornirgli una finestra su un passato in realtà inesistente. La ragazza, affetta da una malattia che le vieta ogni contatto col mondo esterno (per questo vive nel chiuso di una stanza isolata per mezzo di un vetro) rivela a K che il suo ricordo legato all'infanzia è un ricordo reale. K vedrà però le sue convinzioni smentite sul più bello, dopo l'incontro/scontro col vecchio Rick Deckard, che crede essere suo padre. 

Il finale del film

Raggiunto Deckard nella Las Vegas fantasma, K ottiene da questi le risposte ad alcune domande. Sul più bello, però, i due vengono rintracciati e attaccati da Luv, la replicante killer agli ordini di Niander Wallace. La cyborg mette fuori gioco K e rapisce Deckard. L'ex blade runner viene raggiunto e soccorso dal gruppo rivoluzionario formato da replicanti e quindi condotto al cospetto della leader Freysa, che, oltre ad annunciargli l'arrivo di una rivoluzione, lo informa che la figlia biologica di Rachael e di Deckard è Stelline, in quanto solo lei poteva essere capace di impiantare i propri ricordi nella sua mente. Freysa ordina a K di uccidere Deckard affinché egli non fornisca a Wallace informazioni sul movimento.

Nel frattempo Deckard, reticente alle domande di Wallace, viene condotto da Luv in una zona extramondo dove verrà torturato per ottenere informazioni. K però li raggiunge e attacca il convoglio di Luv con la sua spinner, facendolo precipitare in mare vicino alla muraglia che protegge la città dalle inondazioni. Dopo un violento combattimento K riesce a uccidere Luv annegandola in mare e porta in salvo Deckard, rivelandogli che per proteggerlo lo darà per morto come vittima dello schianto. Deckard viene condotto da K al palazzo di Stelline, dove finalmente si ricongiunge con la figlia, mentre K, rimasto ferito gravemente dallo scontro finale, muore sdraiato sulla scalinata della struttura con lo sguardo rivolto al cielo da cui cala una soffice neve.

Domande e risposte in breve sul film

  • In teoria sì. Viene esplicitato molto di quanto avvenuto nel primo film diretto da Ridley Scott.

  • Sì, lo è.

  • No. Anche se il personaggio di Ryan Gosling matura nel corso del film la convinzione di essere l'eletto, figlio biologico di Deckard e della replicante Rachael, alla fine scopre che la vera erede dei due è Stelline, colei che innesta ricordi nei replicanti.

  • Ridley Scott, il regista del primo Blade Runner, si è espresso più volte sull'argomento, sostenendo che Rick Deckard fosse un replicante (gli origami del 1982 lo lasciavano già intuire). Dal canto suo, Blade Runner 2049 lascia in teoria aperta la questione, seppure molti indizi lascino presupporre che il personaggio di Harrison Ford sia proprio un replicante. Il Niander Wallace di Jared Leto definisce l'ex blade runner un "prodigio" e parla di creazione per uno scopo riferendosi all'uomo, salvo poi glissare sull'argomento ("sempre che lei sia stato creato").

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