Recensione della settima e ultima stagione di The Clone Wars

Disney/Lucasfilm Recensione della settima stagione di The Clone Wars

A dodici anni dall'uscita al cinema dell'episodio pilota, Lucasfilm e Dave Filoni portano a termine quello che era stato l'ultimo progetto di George Lucas nell'universo cinematografico di Star Wars: The Clone Wars.

Dopo dodici anni, sette stagioni e un film, The Clone Wars giunge al termine. La creatura di Dave Filoni e George Lucas ha fatto da apripista, per Star Wars, nel campo della serialità televisiva, e lo ha fatto dimostrando che uno Star Wars al di fuori dei cinema era possibile. Se abbiamo The Mandalorian, è anche grazie alla brillante intuizioni di George Lucas, per primo, e poi di Dave Filoni che, guarda caso, è proprio la mente dietro la serie TV sul Mandaloriano e dietro Rebels, la seconda serie animata di Lucasfilm. Ma come sarà stata quest'ultima e conclusiva stagione di The Clone Wars?

Dove eravamo rimasti?

La settima stagione di The Clone Wars parte circa sei mesi prima degli eventi narrati in Star Wars: Episodio III. La guerra è ormai giunta al suo apice e sta per volgere al termine. La serie si muove su due binari ben definiti: da un lato Anakin e Obi-Wan, dall'altro Ahsoka. Sebbene gli episodi 5, 6, 7 e 8 siano ambientati prima degli episodi 1, 2, 3 e 4, l'ordine scelto per le puntate è funzionale a quelle che saranno le ultime quattro della serie. 

Obi-Wan e Anakin fanno la conoscenza della Bad Batch, una squadra scelta di cloni "difettosi" e così facendo i due Jedi riescono a compiere una missione ad alto rischio e a ritrovare il clone perduto Echo, già visto più volte nel corso delle stagioni e che, così facendo, ha una degna conclusione per la sua parabola. Ahsoka, invece, si ritrova a fare i conti con la sua vita da cittadina della Repubblica e non più da Jedi. L'ex padawan incontra due sorelle e le aiuta a compiere una missione che la porterà dritta dritta ad incrociare di nuovo, sul suo cammino, proprio il suo ex maestro Anakin e una vecchia conoscenza di Obi-Wan: Darth Maul.

Una degna conclusione, ma un inizio stentato

Questa settima stagione di The Clone Wars è partita male. Malissimo. Le prime quattro puntate dedicate alla Bad Batch e a Obi-Wan e Anakin non hanno mai avuto quel guizzo necessario per farle spiccare in una produzione che conta ormai più di 100 episodi. Sono del tutto trascurabili. Ed è un peccato perché, dal punto di vista prettamente tecnico, sono dei piccoli gioielli di animazione. 

Per non parlare, poi, delle prime quattro puntate dedicate ad Ahsoka. Certo, servono a creare un "entry point" per quelle che saranno le quattro successive puntate dedicate proprio alla Togruta, ma sono davvero estenuanti. E anche qui, il succo avrebbe potuto essere stato condensato nella metà degli episodi. Questa settima stagione, almeno nei primi otto episodi, sembra un qualcosa di totalmente svogliato, un prodotto fatto solo per aggiungere contenuti nuovi a Disney+.

Ma la situazione cambia con gli ultimi quattro episodi che sono, a tutti gli effetti, The Clone Wars allo stato puro. A parte una doppia variazione del canone, che obiettivamente ha poco senso, le ultime quattro puntate sono tutto quello che un fan potrebbe volere da Star Wars: intensità, passione, coraggio, dolore e trionfo. Da qui partiranno un po' di spoiler che copriremo, così nel caso vogliate recuperare, non avrete alcun problema.

La genialità di Dave Filoni, in questo caso, è stata di intrecciare la vicenda, l'ultima missione di Ahsoka, con gli eventi de La vendetta dei Sith. Le ultime quattro puntate non sono altro che un continuo rimando a eventi che accadono a molti anni luce di distanza. Il fato di Anakin avrebbe potuto essere diverso? Forse, perché Ahsoka aveva saputo che lo stesso Jedi sarebbe passato al Lato Oscuro. E Ahsoka arriva sempre in ritardo, non avverte Yoda né Obi-Wan delle sue paure. Spera sempre di poter parlare con Anakin da sola e, forse, questo avrebbe potuto salvarlo. 

In ognuno dei tre episodi dedicati all'assedio di Mandalore, c'è sempre qualcosa di La vendetta dei Sith che aleggia nell'aria. Dall'atmosfera alle musiche che, in questo caso, sono davvero entusiasmanti. Soprattutto le puntate 9 e 10 sono forse tra le più belle di tutta la serie, tra tutte e sette le stagioni. Ahsoka e Maul riescono a tenere lo schermo come nessun personaggio aveva mai fatto prima. E poi l'Ordine 66 riporta alla mente una delle scene più tragiche di tutta l'esalogia di Lucas, la colonna sonora Anakin's Dark Deeds utilizzata per il duello tra Ahsoka e i cloni non fa altro che aggiungere un ulteriore tocco di autenticità e crossmedialità all'intera storia.

Non era facile dare una degna conclusione a quella che, almeno al momento, è la serie più amata da tutti i fan più hardcore di Star Wars, eppure Filoni e Lucasfilm ci sono riusciti. Le ultime quattro puntate sono un vero e proprio film all'interno del film. Sono un lungometraggio che si colloca dentro Episodio III e che ne riesce ad esaltare determinati punti dandone una nuova visione d'insieme. E l'ultimo episodio non è altro che un enorme messaggio d'amore di Filoni stesso nei confronti di Star Wars e di George Lucas. Perché, sebbene sia più scarica a livello di intensità ed emozione rispetto agli episodi precedenti, l'ultima puntata non è altro che un arrivederci alle vicende di Rex, Ahsoka e Anakin. Tre personaggi che abbiamo imparato ad amare nel corso delle stagioni e che, come abbiamo visto, torneranno a incrociare le loro strade in Rebels, in una reunion che, alla luce di quanto visto in questa stagione di The Clone Wars, ora assume tutta un nuovo significato.

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