I dieci comandamenti: 10 curiosità sullo spettacolo di Roberto Benigni

Rai / Melampo Cinematografica / Arcobaleno Tre Roberto Benigni in scena nello spettacolo I dieci comandamenti

Dai riferimenti all'attualità alle polemiche sui costi passando per la vera ispirazione dello spettacolo, ecco tutto ciò che forse non sapete sul monologo dedicato a uno dei fondamenti della religione cattolica.

Roberto Benigni torna a sorpresa in TV. Dopo il successo di Pinocchio di Matteo Garrone (in cui è stato un commovente Geppetto) e l'apparizione al 70esimo Festival di Sanremo, l'attore e comico toscano è protagonista del sabato sera di Rai1: il 9 maggio 2020, alle ore 20:35, la rete ammiraglia programma in replica I dieci comandamenti, lo spettacolo andato in scena al Teatro 5 di Cinecittà il 15 e 16 dicembre 2014.

Nello speciale diretto da Stefano Vicario con scenografie di Chiara e Gaetano Castelli e musiche di Nicola Piovani, Benigni rilegge e illustra a modo suo le Tavole delle Leggi della Bibbia, quelle che Dio diede a Mosè sul monte Sinai. Il premio Oscar è più catechista e meno dirompente, riflette sul rapporto tra essere umano e Dio, medita sulla relazione tra gli uomini e il prossimo e ribadisce soprattutto il primato dell'amore.

In occasione della replica, vogliamo celebrare il didascalico Decalogo "benignano" e la sua lettura della sacra pagina con 10 curiosità che forse non sapete.

  1. La Bibbia secondo Benigni
  2. I riferimenti all'attualità
  3. Il comandamento "ad personam"
  4. La citazione di Walt Whitman
  5. La vera ispirazione dello spettacolo
  6. Gli ascolti da record
  7. Il "salvataggio" di Rai Pubblicità
  8. L'elogio di Papa Francesco
  9. La stroncatura "profetica"
  10. Le polemiche sui costi

La Bibbia secondo Benigni

Annunciato da tempo e più volte rimandato, I dieci comandamenti è stato spiegato così da Benigni nella conferenza stampa di presentazione nella sede Rai di viale Mazzini.

Il tema dei Dieci comandamenti è il più emozionante di tutti. Tutti sono convinti di conoscerli, ma spesso fanno confusione. Quando ho iniziato a leggerli mi sono reso conto che sono uno più bello dell'altro, hanno segnato il mondo intero: sono il riassunto di tutto, sono parole vive che contengono la morale, l'etica. Sono il più grande spettacolo per eccellenza, sia religioso che laico.

Il suo approccio politicamente corretto all'Esodo vuole sottolineare la ricerca della felicità come traguardo alla portata di tutti.

Il racconto dell'Esodo è un esempio rivoluzionario, una strada da seguire, è d'ispirazione per qualsiasi moto di libertà. Questi comandamenti fanno bene alla salute, ne abbiamo bisogno. È una storia che crediamo di conoscere ma poi si rivela sempre nuova. È la legge dei sentimenti. Per la prima volta ci vengono date delle regole, che sono così attuali da impressionare. Diventano legge i sentimenti, l'amore, la fedeltà, il futuro, il tempo.

I riferimenti all'attualità

Il senso religioso non può esistere al di fuori di uno specifico contesto politico e storico-culturale. Benigni lo sa bene e nel prologo al suo spettacolo inserisce poche ma efficaci concessioni alla satira.

La politica in questo momento non esiste: meglio buttarsi su Dio.

Numerose battute riguardano l'allora premier Matteo Renzi, in seguito sostenuto apertamente con il sì al referendum di riforma costituzionale del 4 dicembre 2016.

Solo un miracolo ci può salvare: infatti Renzi è andato in Vaticano. Al posto dell'Italicum lui vorrebbe il Vaticanum: chi viene eletto governa a vita.

Inevitabile il riferimento alla corruzione che domina amministrazione ed affari nostrani.

Politici, consiglieri, imprenditori hanno fatto in modo di violare tutti e dieci i comandamenti, forse perché sapevano che stavo arrivando. Stanno arrestando tutti. Il tema era la Bibbia, ma adesso bisogna parlare di Rebibbia.

I titoli su Mafia Capitale e il "Mondo di mezzo" campeggiano sulle homepage dei siti d'informazione, sulle prime pagine dei quotidiani e nei sommari dei notiziari.

Sono contento di vedervi qua a piede libero, con l'aria che tira a Roma, siamo riusciti a trovare gli incensurati. Abbiamo avuto il permesso della Rai, della questura, della banda della Magliana... possiamo cominciare.

Il comandamento "ad personam"

Il settimo comandamento, non rubare, sembra scritto apposta per gli italiani.

Dio ci ha fatto un trattamento di favore perché ha scritto questo comandamento proprio per noi italiani: è una norma ad personam, anzi pare lo abbia scritto direttamente in italiano. È quello al quale si obbedisce di meno, in Italia lo capiscono solo i bambini.

Benigni rivela che con una nuova legge in discussione in parlamento, il ladro che viene preso deve restituire i soldi.

Un'idea straordinaria, ma prima non era venuta a nessuno? L'ultima invenzione è arricchirsi impoverendo in maniera subdola gli altri, con operazioni di finanza e di borsa. E poi ci sono i falsi invalidi, gli evasori fiscali, la tassazione esagerata, l'usura, le aggressioni alla natura, i veleni sversati nella terra, l'abusivismo: sono tutti furti. Ma il più grande è non dare la possibilità di lavoro a una persona: significa rubargli l'esistenza.

La citazione di Walt Whitman

Oltre ad un passo del Talmud in riferimento al femminicidio e alla violenza di genere – "State molto attenti a non far piangere una donna: poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai suoi piedi perché debba essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale... un po' più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata" – Benigni celebra Oh me, oh vita!, uno stralcio del poema Foglie d'erba di Walt Whitman, conosciuto anche per il celebre aforisma (richiamato da Bob Dylan nel suo recente brano I Contain Multitudes) "Mi contraddico, forse? / Ebbene mi contraddico / (sono vasto, contengo moltitudini)".

Oh me, oh vita!
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d'infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita!
Risposta
Che tu sei qui,
che la vita esiste e l'identità,
che il potente spettacolo continui,
e che tu puoi contribuire con un verso.

Benigni si domanda: cosa c'è di buono in tutto questo?

Respirare l'aria, che delizia!
Parlare, passeggiare, afferrare qualcosa con la mano!
Essere questo incredibile Dio che io sono!
O meraviglia delle cose, anche delle più piccole particelle!
O spiritualità delle cose!
Io canto il sole all'alba e nel meriggio, o come ora nel tramonto:
tremo commosso della bellezza e della saggezza della terra
e di tutte le cose che crescono sulla terra.
E credo che una foglia d'erba non sia meno di un giorno di lavoro delle stelle.
E dico che la Natura è eterna, la gloria è eterna.
Lodo con voce inebriata
perché non vedo un'imperfezione nell'universo,
non vedo una causa o un risultato che, alla fine, sia male.
E alla domanda 'Cosa c'è di buono in tutto questo?'
la risposta è che tu sei qui, che esiste la vita, che tu sei vivo, che il potente
spettacolo continua e tu puoi contribuire con un tuo verso.

Non è certo che la prima volta che Benigni omaggia Whitman: nel cult movie Daunbailò di Jim Jarmusch, girato nel 1986 a soli tre anni dal "Wojtylaccio!" indirizzato a Papa Giovanni Paolo II che gli costò una condanna (e successiva assoluzione in appello) per bestemmia e turpiloquio, il suo Roberto entra in scena accanto a Tom Waits citando ancora una volta Leaves of Grass.

Vision di pietà, 
di onta e afflizione,
orribil pensiero, 
un'anima in prigione.

La vera ispirazione dello spettacolo

L'attore e comico si è avvalso dell'aiuto e della consulenza di esperti laici e religiosi per I dieci comandamenti. La sua primaria fonte d'ispirazione è stata però Le dieci parole di Dio. Le tavole della libertà e dell'amore, saggio del teologo valdese Paolo Ricca, edito da Morcelliana.

Non c'è nulla di certo nella Bibbia, ma bisogna fare un percorso per capirlo. Mi sono valso di tante voci importanti... è un elenco lungo che va da Mosè a monsignor Ravasi. Mi ha aiutato Paolo Ricca.

Il teologo, in un'intervista concessa al sito Notizie Evangeliche, ripercorre la loro collaborazione, confessa che Benigni "nella realtà non è diverso da come appare sullo schermo" e promuove a pieni voti lo spettacolo.

Quel che Benigni ha detto su Dio e sui comandamenti è stata una vera e propria evangelizzazione. È riuscito a mettere in luce i contenuti evangelici dei comandamenti, a far capire ai telespettatori che i comandamenti – tutti quanti, anche quelli che hanno forma negativa, di divieto – sono evangelo, buona notizia per l'umanità intera e per le singole persone. Lo ha fatto delineando le due coordinate interpretative principali della libertà e dell'amore. Credo che i comandamenti non siano mai stati annunciati in modo tanto efficace. Benigni ha fatto innamorare gli italiani dei comandamenti, rendendo loro un servizio che nessun teologo, pastore o funzionario ecclesiastico avrebbe mai potuto rendere. Utilizzando la leggerezza che gli è caratteristica, ha detto cose vere e profonde tanto che non avrei nulla di meglio da aggiungere, se non la sorpresa di verificare ancora una volta come Dio talvolta si serva di strumenti inattesi per far giungere la sua parola.

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Gli ascolti da record

I dieci comandamenti, vincitore del Premio Regia Televisiva nella categoria Evento Straordinario dell'anno, è andato in onda su Rai1 il 15 e 16 dicembre 2014 ottenendo un successo clamoroso di pubblico: 9,1 milioni di spettatori e share del 33,2% per la prima puntata e 10,2 milioni con il 38,3% di share per la seconda.

Il risultato fu inferiore a quello ottenuto due anni prima con La più bella del mondo (12,6 milioni di telespettatori, 43,9% di share) ma superiore al mezzo flop del secondo Tutto Dante, rimasto al palo dell'8,5% di share.

La replica trasmessa il 9 maggio 2020 è in realtà la terza: lo spettacolo è già stato rimandato il 25 dicembre del 2015 come speciale natalizio.

Il "salvataggio" di Rai Pubblicità

Il successo dello spettacolo ha consentito a Rai Pubblicità di chiudere il bilancio del 2014 in pareggio. Come ha annunciato l'allora ad Fabrizio Piscopo, grazie al traino dello show l'aumento della raccolta pubblicitaria nel mese di novembre è stato del 7,5% su tutti i mezzi e dell'8% in televisione.

Rai Pubblicità ha ottenuto oltre 200 nuovi clienti nei primi undici mesi del 2014 e un ricavo aggiuntivo di 50 milioni.

L'elogio di Papa Francesco

Durante l'omelia in occasione del Te Deum del 2014 in San Pietro, Papa Bergoglio ha citato il Decalogo di Benigni.

Diceva qualche giorno fa un grande artista italiano che per il Signore fu più facile togliere gli israeliti dall'Egitto che togliere l'Egitto dal cuore degli israeliti.

Il Papa ha usato questo passaggio per fare riferimento alla liberazione materiale ma non spirituale dalla schiavitù.

Durante la marcia nel deserto con le varie difficoltà e con la fame, cominciarono allora a provare nostalgia per l'Egitto e ricordavano quando mangiavano cipolle e aglio; ma si dimenticavano però che ne mangiavano al tavolo della schiavitù. Nel nostro cuore si annida la nostalgia della schiavitù, perché apparentemente più rassicurante, più della libertà, che è molto più rischiosa. Come ci piace essere ingabbiati da tanti fuochi d'artificio, apparentemente belli ma che in realtà durano solo pochi istanti! E questo è il regno, questo è il fascino del momento!

Dopo la messa in onda dello spettacolo, Papa Francesco ha telefonato a Benigni per fargli i complimenti. L'ha confermato all'Avvenire monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Non sorprende affatto che Papa Francesco abbia chiamato Roberto Benigni. La sua trasmissione sui Dieci comandamenti si inserisce bene nel solco della Chiesa 'in uscita' voluta da Bergoglio. In questo caso si tratta di 'artisti in uscita' che sanno utilizzare il bagaglio della sapienza biblica senza però tanti orpelli.

La stroncatura "profetica"

La critica ha accolto con favore I dieci comandamenti, anche se non sono mancate le bocciature. Sui social, molti spettatori hanno ricordato le parole scritte da Goffredo Fofi, uno dei maggiori critici letterari e cinematografici italiani, nel lontano 1990.

Era l'epoca di La voce della Luna di Federico Fellini e Johnny Stecchino e nel pezzo Il primo crollo di Benigni, incluso nel saggio Prima il pane e riferito allo spettacolo Tuttobenigni '89, Fofi stroncava senza mezzi termini la performance dell'attore e i suoi vagiti neocatecumenali.

Benigni ha avuto in questi anni una sua, limitata ma simpatica, funzione. Poi è stato travolto, come tanti, dal successo; si è sbracato, come quest'estate, costruendo i suoi più grandi trionfi su una bassezza che non può trovare riscatto.

Il critico scrive che "l'abbraccio delle masse gli ha imposto una volgarità di segno diverso dal suo originario", sulla quale il comico "si è adagiato con compiaciuta rozzezza".

Ma cosa non si fa per l'abbraccio delle masse e per i soldi?

Fofi definisce i riferimenti alla religione delle "cicalate" perché "gli italiani devono ancora liberarsi di un plurisecolare e controriformista, cattolicissimo prudore bestemmiatorio": Benigni "l'ha capito e ci marcia".

Ci sono lampi, ricordi, brandelli, furiette subito rientrate dentro un tradizionalismo maschilista (che viene dalla nostra più bieca e fonda provincia) che sembrano farsi strada in questo logorante tour de force dell'ignominiosa scempiaggine, attimi subito negati, quasi che Benigni si vergognasse ormai delle sue passate voglie eversive.

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Le polemiche sui costi

I dieci comandamenti, prodotto da Melampo Cinematografica (la casa di produzione dello stesso Benigni e della moglie Nicoletta Braschi) con la Arcobaleno Tre del manager Lucio Presta, sarebbe costato alla Rai 4 milioni di euro. Una cifra che suscitò proteste sulla stampa e in parlamento, specie in merito al presunto cachet del comico, che sarebbe ammontato a 3 milioni.

Erano i mesi dei dibattiti intorno agli stipendi di Maurizio Crozza (impegnato nelle sue copertine a Ballarò) e Fabio Fazio, ai quali il dg Rai Luigi Gubitosi e il direttore di Rai1 Giancarlo Leone rispondevano colpo su colpo.

Marco Castoro, in un articolo per La Notizia, rivelò che Benigni avrebbe chiesto alla Rai di raddoppiare le serate (e quindi il cachet) rispetto al precedente Tutto Dante.

Il secondo pacchetto costerebbe un milione e 600mila euro che sommati ai 2 milioni e 400mila per i Dieci comandamenti fanno 4 milioni tondi tondi.

Queste cifre non sono mai state confermate né smentite dai vertici di viale Mazzini. Ad oggi, resta questo monologo che continua a ironizzare sulle meraviglie umane.

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