Boots on the moon! La recensione di Space Force, la comedy spaziale Netflix che vuole diventare un classico della serialità

Netflix Il generale Mark R. Naird preme un bottone

Steve Carell è il protagonista di una comedy che fonde le surreali dinamiche del mondo lavorativo di oggi con l'assurda missione di riportare entro il 2024 cosmonauti "militarizzati" statunitensi nello spazio: la recensione di Space Force.

Boots on the moon! Riportare stivali statunitensi (o per meglio dire, piedi statunitensi infilati in tute prodotte e cucite chissà dove) sulla superficie lunare, entro il 2024. Dall'ennesima sparata megalomane su Twitter del non troppo anonimo inquilino della Casa Bianca prende il via il salto di carriera del generale Mark R. Naird, un rigido uomo formato dalla mentalità militare. Promosso in tutta fretta generale al massimo grado di stellette, Naird viene introdotto senza tante cerimonie nel consiglio delle forze armate statunitensi, tra Aeronautica, Esercito, Marina e la vituperatissima Guardia costiera. 

Ancora non lo sa ma l'ingrato compito di riportare gli statunitensi sulla Luna spetterà a lui, messo al comando della neonata costola della Space Force, fantomatica agenzia militare da cui prende il titolo il nuovo progetto di Steve Carell e Greg Daniels, creatore di The Office e Parks and Recreation. La prima stagione della nuova comedy spaziale di Netflix non potrebbe arrivare in un momento più favorevole: il pubblico è ancora affamato di novità a causa del rallentamento delle vite sociali post pandemia e proprio in queste settimane sta riscoprendo serie comedy cult come Community e Boris - La fuori serie italiana, proprio grazie alla loro disponibilità sulla piattaforma di streaming. 

Dati i due nomi dietro il progetto - il carismatico attore di The Office e The Morning Show Steve Carell e lo show runner e sceneggiatore di The Office, Saturday Night Live, The Simpsons e Parks and Recreation Greg Daniels - è lecito aspettarsi grandi cose. Il vero quesito però è se Space Force abbia il potenziale e la qualità per misurarsi con le grandi comedy del passato e diventare un nuovo classico seriale. 

Com'è nata Space Force

Il progetto Space Force è nato dall'esigenza di Netflix di trovare uno show divertente per rimpolpare il suo catalogo di comedy originali. Così viene contattato l'attore Steve Carell, interprete carismatico e dal pedigree comico invidiabile sullo scenario statunitense. Quello di Carell è un volto familiare e rassicurante, che il pubblico è solito associare con The Office, anche se l'interprete ha una carriera cinematografica drammatica di tutto rispetto, con grandi performance come quella in Foxcatcher. Se c'è un attore che può portarsi sulle spalle il peso di un'intera comedy di belle speranze, è decisamente Carell. 

Durante una riunione è proprio l'attore ad uscirsene con il nome Space Force, che scatena l'ilarità di tutti. È abbastanza pomposo (e ridicolo) da sembrare uscito da un tweet tutto in maiuscolo di Donald Trump, eppure racchiude in sé un tema che sottotraccia è sempre più presente sullo scenario politico attuale: quello della militarizzazione dello spazio. Con il ridursi dei quantitativi di terre rare e materie prime preziose sulla terra, è naturale volgere lo sguardo alla Luna, ricchissima di minerali e materiali preziosi, senza nascondersi troppo l'obiettivo finale: il suolo di Marte, il nuovo piccolo passo per l'uomo, ma grande per l'umanità. 

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Space Force nasce dal nome ridicolo della fantomatica agenzia spaziale di cui racconta le gesta

Rispetto agli anni '60 però le cose sono parecchio cambiate nella corsa allo spazio: i cinesi sono i nuovi russi e il loro avanzamento tecnologico non sembra conoscere battute d'arresto, così come la nuova Casa Bianca sembra avere una visione estremamente militarizzata di ogni scontro politico, anche in territorio spaziale. La serie praticamente si scrive da sola, ma bisogna trovare la giusta alchimia tra satira, comicità e commentario sociale dell'America di oggi. Carell ha il nome giusto: quello di Greg Daniels, un vero esperto di comicità sul luogo di lavoro. L'interprete ha spiegato: 

Ho chiamato Greg e gli ho detto: “Ti andrebbe di creare uno show intitolato Space Force?” E lui ha risposto: “Sì, suona bene. Facciamolo.” Non c’era davvero alcuna base, se non quel nome che fece ridere tutti. Così, ci siamo dati da fare. 

Vecchia luna, nuova America

Il debito verso la loro precedente collaborazione in The Office è palese. Riassegnato a una non troppo segreta base nello sperduto Colorado, Naird si troverà a capo di una sezione militare che sembra una barzelletta ma che ha il compito delicatissimo di proteggere gli interessi economici statunitensi nella dimensione spaziale. Riportare astronauti statunitensi nello spazio entro il 2024 sarebbe un compito già arduo di per sé, se non fosse che Naird comprende via via che l'idea è quella di rivendicare il suolo lunare ed essere pronti a difenderlo militarmente, se necessario. 

La natura militare della missione rendere tesi i rapporti con il reparto scientifico della stessa, al cui vertice c'è il dottor Adrian Mallory. L'elegante e distaccato scienziato interpretato da John Malkovich è la spalla perfetta per il compassato e rigido personaggio dell'irreprensibile militare di Steve Carell. Sia Naird sia Malkovich trattano con sufficienza la rispettiva controparte, sulla base di stereotipi che si rivelano in gran parte fondati e che fanno da motore comico alla serie. Il mondo della scienza, autoreferenziale ed arrogante, deve spesso piegare le sue provate verità ai diktat di quello della politica e dei social, che trattano la Space Force ora come un prodotto da vendere, ora come un esperimento fallito. 

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John Malkovich è la perfetta controparte - elegante e caustica - al personaggio di Steve Carell

A conciliare i diversi ruoli che la Space Force è costretta a incarnare c'è Naird, costantemente sotto pressione per questioni lavorative e familiari. Uomo tutto d'un pezzo e con una mentalità da boomer d'altri tempi, il generale si ritrova al comando di una missione scientifica senza avere le conoscenze tecniche per tener testa all'ironia feroce di cui è bersaglio da parte dell'amico/nemico Mallory (a tratti il vero comandante ombra della missione). Il generale è costretto a difendere una Space Force che inizialmente trova a sua volta ridicola e accessoria dagli attacchi interni ed esterni. Abituato ad avere a che fare con una versione stereotipata e maschilista dell'esercito e dell'America, Naird dovrà scendere a patti con una realtà fatta di social media managing, di brillanti giovani scienziati dai tratti somatici esotici che rivendicano la sua stessa nazionalità e di incompetenti e incapaci tra i suoi ranghi militari a cui è costretto a guardare le spalle. 

Anche sul fronte famigliare Naird - un uomo abituato a lavorare sotto pressione ed educato a reprimere le proprie emozioni - è costretto ad affrontare una situazione nuova e lontana dalla "normalità" da lui auspicata. La moglie infatti è finita in carcere per un reato non meglio precisato poco dopo il loro trasferimento in Colorado e Naird è costretto a fare da unico genitore in libertà all'intemperante figlia adolescente, corteggiata dalla talpa russa che lavora alla base. 

Una buona partenza, ma la strada è lunga

Con i primi 10 episodi della stagione 1 Space Force dimostra di non essere tutta chiacchiere e simulazioni del suolo lunare. Inizialmente il motore comico della serie è avviato dall'incontro-scontro tra la mentalità squadrata e militare di Naird e il sarcasmo intellettuale di Mallory. Si guarda volentieri un episodio dietro l'altro perché la chimica tra Carell e Malkovich è davvero perfetta, così come la resa di alcune dinamiche lavorative e sociali che non bisogna frequentare i corridoi della NASA per riconoscere e apprezzare. 

Se nei primi episodi il debito rispetto a The Office e Parks e Recreation è quasi asfissiante, Space Force sa posizionare qua e là spunti narrativi che le permettono di decollare nella seconda parte. La serie non può essere accusata di dormire sugli allori, anzi: in soli 10 episodi arriva già a un punto di non ritorno, sia rispetto alla missione lunare sia rispetto al cambiamento personale che un uomo rigido come Naird è costretto ad avviare per tenere il passo con un'America lontana da quella rispetto a cui ha nostalgia. 

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La Luna è l'obiettivo, ma sarà una nuova America - nel bene e nel male - a perseguirlo

Space Force è ancora lontana dall'essere una hit che riscriverà la storia della comedy seriale. Ha tutto quello che le serve per poter diventare sempre più ambiziosa, se gli ascolti e il rinnovo alla seconda stagione glielo consentiranno. Il cast è molto ben assortito e da solo il duo Carell-Malkovich potrebbe portare avanti lo show. Le tematiche attuali legate alla politica e alla società statunitense sono al centro di tutti gli episodi, così come i sentimenti contrastanti propri di una vita in ufficio, tra rivalità e attriti tra personalità differenti, in cui ogni spettatore può rivedersi. Al momento l'unico difetto che si può rimproverare a Space Force è di essere molto derivativa, prendendo in prestito dal passato l'impostazione e il tono - sarcastico ma mai veramente caustico - per crearsi un'identità sua. 

Forse a Space Force sarebbero serviti almeno altri 2 o 3 episodi per staccarsi definitivamente dai suoi illustri predecessori. Per il momento invece rimane un buon prodotto comico, capace dei fare bene il suo lavoro senza però quel guizzo in più che accenda l'immaginazione del pubblico. Spesso i grandi successi comedy del passato però spesso sono stati costruiti nel tempo, evolvendo da una solida base verso la formazione di un'identità unica e irresistibile. Non è semplice capire se Space Force abbia le premesse necessarie ad arrivare a un risultato tanto importante in futuro, perché giudicandola dalla prima stagione sembra una comedy accessoria, che si divora in poche ore e lascia solo relativamente la voglia di vederne ancora. 

  • La prima stagione di Space Force - composta da 10 episodi - sarà disponibile a partire dal 29 maggio 2020 su Netflix. 

Voto 6,5/10

Pur non avendo un'identità forte e unica, Space Force è un prodotto derivativo che riesce a dire la sua sull'America di oggi in ambito lavorativo e politico: Carell e Malkovich fanno scintille.

Elisa Giudici

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