La Morte Nera: storia e curiosità nella saga di Star Wars

Lucasfilm La Morte Nera in Star Wars

Assomiglia a una piccola Luna ma è sinonimo di terrore: ecco la Morte Nera nella saga di Star Wars!

Fonte di terrore e disperazione, la Stazione Orbitale da Battaglia, detta più comunemente Morte Nera, è presente in diversi film di Star Wars ed è stata fondamentalmente uno spartiacque tra la vittoria dell’Impero Galattico e quella dell’alleanza ribelle. 

Questo articolo approfondirà gli aspetti più rilevanti nella storia della Morte Nera, dalla sua progettazione alla sua distruzione finale.

Inoltre, verrà preso in esame l'ormai famoso retcon del film Rogue One: A Star Wars story, dove viene risolto un “buco narrativo” discusso dai fan negli anni e sul quale il regista Gareth Edwards ha costruito l'intero film.

I fatti riportati in questo articolo fanno riferimento al Canone di Star Wars.

Attenzione: l'articolo contiene spoiler sulla saga cinematografica di Guerre Stellari fino a Star Wars: L'Ascesa di Skywalker.

Scopo e Creazione della Morte Nera

La Stazione Orbitale da Battaglia è stata pensata per essere la più potente arma della Galassia ma, soprattutto, per incutere paura nei popoli che, temendo per la loro vita, non si sarebbero opposti al dominio dell’Impero Galattico. Questa idea è stata sviluppato e proposta a Darth Sidious da Wilhuff Tarkin, poi promosso a Grand Moff.

A questo proposito, si sottolinea l’importanza della grandezza della Morte Nera (160 chilometri di diametro), tale da poter oscurare i cieli di qualsiasi città e, con il suo Superlaser, capace di far esplodere un pianeta con un solo colpo.

La progettazione della Morte Nera era già in atto durante la Guerra dei Cloni e la sua costruzione è iniziata sul pianeta dell’Orlo Esterno Geonosis, grazie alla mano d’opera dei suoi abitanti e anche a degli schiavi wookiee, razza particolarmente prestante.

LucasfilmL'ologramma di colore rosso della Morte Nera
L'ologramma del progetto della Morte Nera vista in Episodio II

Per la finalizzazione dell’arma ci sono voluti oltre 20 anni.

Il Superlaser e le altre armi

Formato da 8 singole postazioni laser, il Superlaser è in grado di concentrare tutti i raggi in un unico flusso che fuoriesce dall’occhio focale della struttura, per poi impattare su un pianeta e distruggerlo in pochi secondi.

Per i raggi laser vengono sfruttati dei cristalli kyber, così come avviene per le spade laser.

LucasfilmI raggi laser verdi della Morte Nera
La Morte Nera esprime tutta la sua potenza

L’arma è in grado di sparare anche con meno di 8 laser, così come mostrato nelle prove tecniche fatte sulla città sacra di Jedha e poi sulla città di Scarif. Entrambi questi test, realizzati con l'iniezione di un solo reattore, sono stati mostrati nel film Rogue One.

Il Superlaser, utilizzato con la potenza di tutti i raggi laser, è stato messo in funzione, con successo, contro il pianeta di Alderaan, nel film Star Wars: Una nuova speranza.

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In qualità di Stazione da Battaglia, la Morte Nera è dotata anche di altre armi da combattimento come 15 mila postazioni turbolaser, 2500 cannoni laser e altrettanto ionici. 

Inoltre, è munita anche di postazioni da difesa

A questo scopo sono molto utili i raggi trainanti, ce ne sono circa 700, che interferiscono con le rotte e i movimenti della flotta avversaria. Questo però non avviene con i più piccoli caccia stellari che non volano in formazione (come spiegato in Episodio IV).

A completare la forza di questa Stazione da Battaglia c’è anche una riserva di caccia TIE sempre pronta al decollo immediato. 

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I piani e la struttura della Morte Nera

Fin dal 1977 si è sentito parlare dei piani della Morte Nera e della loro importanza nella lotta contro l'Impero Galattico.

Il filmato che si può vedere qui sotto, corredato dalla voce della presidentessa Lucasfilm Kathleen Kennedy, è un video promozionale per l'uscita Home Video del film Rogue One.

Questo mostra i piani della Stazione da Battaglia imperiale, con la stessa grafica utilizzata in Episodio IV:

Ciò che forse non tutti notano è che in questi piani originali, il Superlaser appare perfettamente al centro tra l'emisfero nord e quello sud, mentre nei film il Superlaser è posto nell'emisfero nord.

Il cambio di posizione è dovuto a problemi strutturali di cui ci si è resi conto durante la costruzione. Questo è anche uno dei motivi che ha fatto ritardare i lavori, durati 20 anni.

Qui sotto si può vedere la bellissima cover pubblicata dal magazine Empire, per la promozione del film Rogue One.

Questa mostra le sezioni interne della Base da Battaglia e in modo particolare si può notare, in basso alla vostra destra, la sezione che riguarda il Superlaser e il gigantesco reattore di ipermateria che alimenta in tutto e per tutto la Stazione orbitante.

La Morte Nera è costituita da 24 zone (12 per emisfero), ognuna delle quali è organizzata in sei sezioni. Ogni sezione è gestita da un ufficiale.

L'intera Stazione di Battaglia viene gestita in maniera più generale dal ponte di comando, che si trova nel bordo superiore della parabola del Superlaser e dove opera Tarkin.

Nell'infografica qui sotto, si può vedere uno schema della suddivisione delle zone, oltre al numero di Imperiali e di astronavi che vi sono presenti:

Lucasfilm/Inked and ScreenedL'infografica della Morte Nera che mostra le varie sezioni
La Morte Nera: sezioni, equipaggio e navi

Le diverse versioni della Morte Nera

Dopo la distruzione della Morte Nera da parte dei ribelli (vista in Episodio IV), l’Impero ha deciso di costruire una seconda Morte Nera, più prestante - anche grazie alla sua capacità di ricaricare il Superlaser in meno tempo - e soprattutto più grande. Ma, nonostante la nuova Stazione Orbitale fosse operativa e pronta alla battaglia, questo progetto non fu del tutto mai completato a livello strutturale.

LucasfilmLa seconda Morte Nera non ancora completata
La nuova Morte Nera in orbita

Una versione “moderna” della Morte Nera è rappresentata dalla Starkiller Base nel film Star Wars: Il risveglio della Forza. Questa Stazione Orbitante è stata costruita dal Primo Ordine e ha la capacità di sparare un singolo raggio laser rosso, che può dividersi fino a distruggere contemporaneamente diversi pianeti di uno stesso sistema.

Qui sotto si può vedere la scena di Episodio VII nella quale la Starkiller Base effettua il suo primo collaudo:

In Star Wars: L’Ascesa di Skywalker la potenza di fuoco della Morte Nera è stata data ai Star Destroyer, capaci con un solo raggio laser rosso di distruggere un pianeta.

La differenza tra le due versioni della Morte Nera e la Starkiller Base sta nel fatto che quest’ultima ha usato un pianeta esistente come struttura e che, cosa fondamentale, non utilizza i cristalli kyber per il laser ma la luce delle stelle e, nello specifico, una energia oscura presente costantemente nella galassia.

Questa tecnologia è utilizzata anche dall’Ordine Finale, che l’ha applicata agli Star Destroyer, fornendoli di un cannone capace di sparare un raggio laser rosso e distruggere un pianeta.

Qui sotto si può vedere la scena di Episodio IX che mostra la distruzione del pianeta Kijimi:

Qui sotto si può leggere delle apparizioni delle due versioni della Morte Nera, al cinema, in ordine cronologico:

La Prima Morte Nera appare in:

LucasfilmDarth Vader, l'Imperatore e Tarkin osservano la Morte Nera
La Morte Nera in Episodio III

La Seconda Morte Nera appare in:

  • Star Wars: Il ritorno dello Jedi (Episodio VI del 1983)
  • Star Wars: L’Ascesa di Skywalker in rottami come luogo di scontro tra Rey e Kylo Ren (Episodio IX del 2019)
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Il retcon di Rogue One

Rogue One ha, probabilmente, la miglior retcon (continuità retroattiva) della storia del cinema, poiché riesce a sfruttare una leggerezza di George Lucas, per costruirci attorno un film e correggere quella che può essere considerata una banalità.

È chiaro che il riferimento di tale banalità è alla falla del reattore della Morte Nera, usata per permettere ai ribelli di Episodio IV di riuscire a farla esplodere e battere l’Impero.

Per chi non lo ricordasse, Lucas aveva pensato di far trovare ai ribelli - nei piani della Morte Nera - un condotto di scarico che fosse connesso direttamente al reattore centrale. Sparando un colpo ben assestato dentro il condotto, si sarebbe potuto colpire il reattore centrale, facendo esplodere l’intera Stazione Orbitante.

Ebbene, quella che è sempre stata considerata una leggerezza narrativa, utile a “tagliare corto”, è stata riconsiderata notevolmente dopo l’uscita al cinema di Rogue One.

In questo film del 2016 viene dato un senso all’origine di quella falla con l’introduzione del personaggio dello scienziato Galen Erso, studioso dei cristalli kyber. 

LucasfilmGalen Erso
Galen Erso in Rogue One: A Star Wars Story

Lo scopo di Erso era quello di studiare l’energia emanata dai cristalli e di utilizzarla per scopi benefici, come per esempio il campo delle energie rinnovabili. 

Ma il direttore delle armi avanzate di ricerca dell'Impero, Orson Krennic, è riuscito prima a ingannarlo e poi a costringerlo per lavorare all’arma definitiva dell’Impero.

Quando Erso fu costretto a dare il suo contributo per terminare la costruzione della Morte Nera, decise di inserire una falla nel reattore centrale e di far trapelare questa informazione all’alleanza ribelle e, in modo particolare, a sua figlia Jyn, protagonista del film.

Molta della storia di Erso è narrata nel romanzo Catalyst, edito da Mondadori.

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Distruzione della Morte Nera

In Guerre Stellari del 1977 viene raccontato che grazie al sacrificio di un gruppo di ribelli, la resistenza è riuscita a ottenere i piani della Morte Nera e a scoprire una falla nel sistema di costruzione: un condotto di scarico è connesso al reattore principale.

Da Episodio IV, il saggio personaggio di Jan Dodonna dice:

La zona da attaccare è larga due metri soltanto. È una piccola luce di scarico termico proprio sotto lo scarico principale. Il condotto porta direttamente al reattore di propulsione. Un colpo preciso provocherà una reazione a catena che dovrebbe distruggere la stazione. Soltanto un colpo preciso darà il via alla reazione a catena. Il condotto è a prova di laser, quindi dovrete usare siluri ai protoni.

Come precedentemente sostenuto, grazie al retcon di Rogue One, questo escamotage per far esplodere la Morte Nera ha ottenuto un senso.

La scena della distruzione della Morte Nera è avvenuta durante la Battaglia di Yavin e la si può vedere nella clip che segue:

Questa vittoria è stata così importante per la ribellione che la Battaglia di Yavin è stata usata come Anno Zero e ogni data nella Galassia di Star Wars gli fa riferimento.

Infatti, quando si legge BY accanto a un numero, significa che sono passati quel numero di anni dalla Battaglia di Yavin, mentre se si legge BBY, il riferimento è agli anni che precedono la Battaglia di Yavin.

  • Secondo i libri ufficiali di Star Wars, la Morte Nera ha un effettivo diametro di 160 km, mentre era stata progettata con un diametro di 120 km.

  • La Morte Nera è stata costruita su Geonosis, utilizzando le fabbriche da battaglia dei droidi dei separatisti come base e i suoi lavoratori come operai. È stata scelta questa location, perché il nascente Impero aveva in pugno il suo Governatore, Poggle il minore.

  • Sì, anche se non si vede nel film, la Stazione da Battaglia ha un hyperdrive alimentato dal reattore.

  • In Episodio 9 si vedono solo i resti della Seconda Morte Nera, sulla Luna di Kef Bir.

  • Sì, ma è generata da un sistema artificiale, poiché la Morte Nera non è abbastanza grande da generarla.

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