Dove guardare Red Snake? Il film sarà disponibile on-demand dal 18 giugno

Il film di Caroline Fourest che racconta il dramma della minoranza Yazidi ispirandosi alla vera storia di Nadia Murad salta la sala e esce direttamente in streaming: ecco come vederlo.

Metropolitan Filmexport/Eagle Pictures Dilan Gwyn in una scena del film Red Snake

Una trama toccante sull'uso dello stupro come arma in guerra e sulla lotta per la libertà attende gli spettatori italiani il 18 giugno 2020, giorno dell'uscita on-demand di Red Snake, diretto dalla giornalista, saggista e documentarista francese Caroline Fourest e interpretato dall'attrice curda Dilan Gwyn con un ricco cast.

Distribuito da Eagle Pictures, Red Snake sarà disponibile a partire dal 18 giugno e per quattro settimane sulle seguenti piattaforme

  • Sky
  • TimVision
  • Chili
  • Google Play
  • YouTube
  • Rakuten
  • Huawei Video
  • Infinity

Il film è ispirato alla storia vera di Nadia Murad, la portavoce irachena della minoranza Yazidi insignita con il Premio Nobel 2018 per la Pace. Murad, oggi attivista e ambasciatrice all'Onu per i sopravvissuti alla tratta degli esseri umani, è stata rapita ad appena vent'anni la notte del 3 agosto 2014, quando Daesh attaccò Sinjar, la sua città natale dell'Iraq occidentale.

La giovane venne torturata, violentata e venduta come schiava sessuale: la sua famiglia fu sterminata ma lei riuscì fortunosamente a fuggire e a raggiungere il campo profughi di Duhok, prima di volare a Stoccarda come rifugiata.

La sua vicenda è già stata raccontata da Alexandria Bombach nel documentario Sulle sue spalle, premiato al Sundance Film Festival.

Fourest, che si occupa da anni di femminismo militante, diritti degli omosessuali e fondamentalismi religiosi e politici, ha scelto un approccio diverso per questo suo primo lungometraggio di finzione.

Red Snake racconta dall'interno, con le dinamiche di un war movie al femminile, la nascita delle "sorelle in armi", le donne che in Kurdistan combattono in prima linea contro l'Isis. Dilan Gwyn è la protagonista Zara, una giovane artista yazida rapita dagli jihadisti e venduta come schiava.

Dopo essere riuscita miracolosamente a scappare ai suoi aguzzini, si unisce alla "Brigata Snake", una squadra di combattenti provenienti da tutto il mondo: un gruppo di donne coraggiose che prendono parte alla resistenza curda e lottano per superare il trauma e riacquistare il controllo del proprio corpo.

Fourest ha lavorato per anni a Charlie Hebdo e fa spesso discutere per le sue uscite pubbliche, come la recente intervista a Elle per presentare il suo libro Génération offensée, in cui ha criticato la sinistra "moralista e identitaria" di oggi. Per Red Snake, ha svolto numerose ricerche sul campo per definire tutti i personaggi prima dell'inizio delle riprese.

Oltre a essermi documentata molto sulla vicenda, mi sono recata nel Kurdistan iracheno per ben tre volte e grazie a un amico giornalista che viveva lì, Jérémy André, ho potuto incontrare alcune delle combattenti appartenenti a gruppi diversi. Il nostro aggancio è stata Shahin, una donna yazida che, sopravvissuta al genocidio, aveva portato la madre a vivere tra le montagne. Shahin è morta tempo dopo nel tentativo di salvare una bambina araba a Mosul.

Nel cast di Red Snake troviamo Amira Casar (la comandante del gruppo), Camélia Jordana (la francese di origini algerine Kenza), Esther Garrell (la franco-israeliana Yaël), Nanna Blondell (la svedese Snipe), Noush Skaugen (la soldatessa Lady Kurda) e Maya Sansa (la sorella in armi Mother Sun).

Il ruolo dello spietato jihadista Al Britani è stato invece affidato a Mark Ryder, l'attore nordirlandese noto per aver interpretato Cesare Borgia nella serie Borgia creata da Tom Fontana.

Oggi Nadia Murad è una donna libera e ha raccontato la sua storia nell'autobiografia L'ultima ragazza, edita in Italia da Mondadori.

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Murad "ha dimostrato un coraggio raro nel raccontare le proprie sofferenze e parlare a nome di altre vittime", ha scritto l'Accademia svedese nelle motivazioni per il Nobel.

Le combattenti curde che si battono nel Rojava sono diventate un simbolo di dignità e libertà, come ha raccontato la comandante Dalbr Jomma Issa dell'YPJ (l'Unità per la protezione delle donne) quando è arrivata in Italia per una serie di incontri istituzionali.

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