Una serie TV di Harry Potter è davvero possibile?

Nonostante il successo della saga al cinema, i fan di Harry Potter vorrebbero rivivere la avventure del mago negli episodi di una serie televisiva. E potrebbero non avere tutti i torti...

Warner Bros. Harry, Ron e Hermione in una scena del settimo film

La trasposizione di un libro o di una saga di romanzi per il piccolo o il grande schermo è sempre un compromesso. Cinema e televisione parlano un linguaggio diverso rispetto alla pagine di un libro e così, inevitabilmente, qualcosa va perso. A volte si tratta di personaggi, altre di intere storyline, di frequente a risentirne è la psicologia dei personaggi, spesso semplificata o addirittura stravolta per favorire invece l'azione e conferire al film o alla serie televisiva un ritmo più serrato.

Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda il cinema. È sempre difficile condensare tutti gli eventi di un romanzo in una pellicola di durata relativamente breve, soprattutto quando si tratta di trasporre romanzi molto densi di accadimenti. Ci sono, ovviamente, le dovute eccezioni. Se pensiamo alla trilogia de Il Signore degli Anelli, non possiamo fare a meno di lodare il lavoro di Peter Jackson nel rendere omaggio al maestro dell'high fantasy, J.R.R. Tolkien. Se guardiamo però alla saga di Harry Potter, notiamo che, nonostante la trama dei film ricalchi, sì, a grandi linee quella dei romanzi, la maggior parte dei dettagli più interessanti della storia è stata omessa. Ed è proprio questa la ragione principale per la quale i lettori più appassionati ai romanzi di J.K. Rowling chiedono a gran voce che la saga venga riadattata per il piccolo schermo, con una serie TV. In tal modo, con un numero maggiore di ore di girato, la saga del maghetto, così complessa e ricca di particolari, potrebbe ricevere il trattamento che merita. C'è una ragione per cui la serie di romanzi è una delle più amate al mondo, per cui riesce a catturare bambini e adulti: Harry Potter affronta temi universali e lo fa con estrema onestà e delicatezza usando la magia come metafora, un po' come Joss Whedon in Buffy. Come rendere, allora, giustizia a una saga così importante per intere generazioni, come coglierne le sfumature e i vari livelli di lettura senza snaturare la storia e i personaggi? Una serie, nell'epoca d'oro per la serialità televisiva, sembra l'unica risposta possibile perché potrebbe prendersi il giusto tempo per approfondire momenti e dettagli che le pellicole hanno purtroppo scartato. Solo così si potrebbero esaltare i particolari della storia di Harry e del mondo di Hogwarts.

Potrebbe forse risultare straniante vedere Harry, Ron, Hermione e tutti gli altri personaggi interpretati da attori differenti, la saga al cinema è stata un successo ed è trascorso ancora troppo poco tempo dalla sua conclusione per poter rischiare con un reboot, ma non si possono ignorare le migliorie che una serie TV, composta di sette stagioni, potrebbe apportare rispetto ai film con protagonista Daniel Radcliffe.

Temi più adulti

Rileggere Harry Potter quando si è più adulti, con una visione nuova e più critica del mondo, ci riporta in un mondo familiare, in cui ci sentiamo al sicuro, un universo nel quale ancora ci ritroviamo a sorprenderci delle piccole cose e strabuzzare gli occhi per l'incanto come bambini. Riprendere tra le mani i volumi della saga, sfogliarne le pagine e immergerci nuovamente nella storia permette anche di scoprire che esiste un secondo livello di lettura oltre la superficie, neppure poi tanto nascosto. Harry Potter non è un semplice racconto per bambini, lo sappiamo bene. Evolve e cresce coi propri lettori, diventa più cupo e affronta tematiche via via più adulte. Mette in luce le contraddizioni che fanno parte dell'essere umano, colora i personaggi di chiaroscuri, mostra che bene e male non sono entità così nettamente distinte, ma appartengono a ciascuno dei personaggi. Non esistono solo eroi e antagonisti, esistono le zone grigie, quelle in cui si trovano a vagare, almeno una volta, tutti i personaggi della saga. Nel corso dei suoi sette volumi, Harry Potter costruisce e decostruisce i suoi protagonisti. E così scopriamo che gli eroi non sono perfetti, ma possono commettere errori, che possono essere testardi ed egoisti, che anche gli uomini più saggi possono farsi ammaliare dalla sete di potere, che, per paura o per codardia, a volte è difficile prendere posizione, che il cattivo è banalmente umano e che il ragazzo più goffo e timido può essere il più coraggioso di tutti.

Anche se indirizzata a un pubblico giovane, soprattutto nei suoi primi due volumi, la storia di Harry Potter può essere apprezzata anche (e forse maggiormente) da occhi adulti. Eppure la trasposizione della saga al cinema non ha abbandonato mai del tutto lo spirito infantile ed eccessivamente adolescenziale col quale ha deciso di tratteggiare film in cui sarebbe stato necessario focalizzarsi su altro.

Se passiamo in rassegna le tematiche affrontate nei sette volumi della saga, ci rendiamo immediatamente conto di quanto i film abbiano tralasciato. Un nuovo adattamento, nella forma di una serie televisiva, potrebbe imboccare una strada diversa e scegliere di parlare al pubblico giovane dei leitmotiv della saga e delle ambiguità che li accompagnano.

Lo spirito dei libri di J.K. Rowling, che mescolano sapientemente ironia, divertimento, magia, guerra, disperazione, dolore, è lontano anni luce da quanto l'esperienza al cinema ci ha mostrato. Pur toccando alcuni dei temi cari ai volumi di Harry Potter, i film si limitano alla superficie, concentrandosi su dinamiche risibili piuttosto che su quelle che hanno veramente catturato il cuore dei lettori. Particolarmente evidente è nel quarto, nel quinto e nel sesto film, Il calice di fuoco, L'ordine della fenice e Il principe mezzosangue, pellicole condite quasi esclusivamente da relazioni romantiche, liti, gelosie e momenti volti a suscitare ilarità. Se anche questi elementi sono presenti nel volumi della saga, è pur vero che sono fortemente bilanciati da un'impostazione generale molto più seria.

Anche se il primo volume è più fanciullesco rispetto ai successivi, è già presente, in nuce, un'idea più ampia, quella di usare la magia come metafora. Tematiche positive come l'amicizia e il coraggio sono controbilanciate da violenza, disuguaglianza, pregiudizi e abusi fin dal primissimo volume, fin dalle prime pagine di Harry Potter e la pietra filosofale. Non ci sono solo avventura e magia, non solo amori freschi e giovani, ma anche tribolazioni, paure, dilemmi interiori.

È naturale che fosse impossibile, in pochissime ore, gestire accuratamente tutti i dettagli presenti nella saga cartacea ed è proprio qui che verrebbe in nostro aiuto una serie televisiva, che potrebbe trattare con più attenzione tutto che che i film hanno messo da parte. Non parliamo tanto dei temi cardine della saga, che sono stati resi, con risultati altalenanti, più o meno evidenti – eccezion fatta per quello delicatissimo degli abusi e delle violenze sessuali –, ma di tutto il resto, di tutto ciò che ci rende così facile entrare in contatto coi personaggi e provare empatia per loro.

Personaggi meglio caratterizzati

Nella trasposizione al cinema, i personaggi di Harry Potter non sono stati bistrattati come accaduto con quelli di altre famose opere – pensiamo alla serie televisiva di Shadowhunters, alla tetralogia di Maze Runner o alle ultime quattro stagioni di Game of Thrones –, eppure la sensazione è che manchi qualcosa. I contorni dei personaggi non sono così ben definiti e, nella stragrande maggioranza dei casi, le sfumature dei caratteri sono appena abbozzate.

Prendiamo come primo esempio proprio il personaggio principale della vicenda, Harry. La percezione di chi conosce solo l'Harry dei film è quella di un protagonista che non brilla in nessun campo, un bambino inesperto che non ha nessuna grande qualità. Eppure le cose non stanno esattamente così. Harry Potter è un protagonista imperfetto, che amiamo con e in virtù di tutti i suoi difetti, le contraddizioni, il carattere difficile. Non perché Harry si distingua per la grande abilità nella Difesa contro le Arti Oscure, non perché sia un predestinato, ma perché è umano, perché sa essere astuto, per l'ironia, per il coraggio e lo spirito di sacrificio, perché si sente incompreso e frustrato, perché sa essere deciso e allo stesso tempo gentile, perché si arrabbia e perde la pazienza, perché quando si legge, si riesce a sentire il dolore di Harry come se fosse il proprio.

Il ritratto di Harry nei libri non è quello dello studentello mediocre che ci hanno proposto i film, così come diversi sono quelli degli amici Ron e Hermione. Il ruolo di Ron Weasley nei volumi della saga non è semplicemente quello della spalla comica, così come Hermione non è la ragazza perfetta che vediamo nei film. Tutti i personaggi sono grigi, pieni di sfaccettature e se già è stato difficile riplasmare i principali per il grande schermo, ancora di più lo è stato per i personaggi secondari.

Il primo nome che viene in mente è quello di Ginny Weasley, che fatica ad emergere, perde carisma, carattere, brio nell'interpretazione di Bonnie Wright e, soprattutto, nella scrittura del personaggio stesso, quello che probabilmente ha perso di più nella trasposizione cinematografica. E poi c'è Percy, certamente non il più simpatico dei Weasley, ma certamente quello che vive il conflitto più interessante, una vera e propria crisi di fede negli ideali e nelle persone che stima.

Questi pochi esempi servono per sottolineare che sono innumerevoli i dettagli, nella caratterizzazione dei personaggi, che fanno la differenza tra un adattamento ben riuscito e uno semplicemente di successo. Nonostante i film di Harry Potter abbiano goduto di enorme fortuna in tutto il mondo, hanno anche omesso molto, offrendo agli spettatori un profilo incompleto delle decine e decine di personaggi che popolano il mondo magico di J.K. Rowling. Ecco quindi un'altra ragione per cui Harry Potter meriterebbe di venir trasformato in una serie TV. La serialità televisiva permette di investire non solo nella trama in sé, che sviluppata in dieci ore piuttosto che in due verrebbe inevitabilmente arricchita, ma soprattutto nei personaggi, nel viaggio che intraprendono, nella loro crescita e nei cambiamenti che attraversano.

La morte non passerebbe in secondo piano

La morte ha accompagnato Harry durante tutto il corso della sua burrascosa vita, ma è dal quarto volume in poi, quando le atmosfere si fanno più cupe, che assume il ruolo di vera e propria protagonista del racconto. Cedric Diggory e Sirius Black sono solo le prime persone a cui Harry è costretto a dire addio. Harry Potter e i doni della morte, che mette in scena la sanguinolenta Battaglia di Hogwarts, è un condensato di morti agghiaccianti, spaventose, ma importantissime perché volte a mostrare la barbarie della guerra.

Nell'ottavo film del saga, che avrebbe dovuto raccontarci la crudeltà dell'ultima battaglia, i sacrifici e le vittime della guerra, non c'è stato spazio quasi neppure per mostrarci la morte di alcuni tra i personaggi più amati. L'addio Fred, così intenso e significativo nel romanzo, così importante per la redenzione del fratello Percy, passa inosservato, in secondo piano, così come quella di Tonks e Lupin, i quali, appena divenuti genitori, combattono la guerra che lascerà orfano il loro piccolo.

Un adattamento della saga in TV potrebbe risolvere tutti i problemi presenti nei film. Sono davvero molti. Tenetevi pronti, perché la nostra rassegna non finisce qui.

Le relazioni romantiche

Potrebbe sembrare un'argomentazione poco interessante o per nulla importante, eppure le relazioni tra i personaggi sono una parte fondamentale di un racconto, anche se non si tratta di un romanzo rosa, ma di una storia d'avventura o di magia. Harry Potter non fa differenza.

Se la saga venisse trasformata in uno show televisivo, come già accaduto con altri libri fantasy (Queste oscure materie oppure il recentemente annunciato Percy Jackson), ne gioverebbe anche dal punto di vista delle relazioni tra personaggi. È vero per tutti i tipi di rapporti, che siano essi di rivalità, d'amicizia o d'amore, ma questa volta concentriamoci solamente su quelli di natura romantica.

Se il quarto e il sesto film hanno trasformato la trama in un ingarbugliato intrigo amoroso a discapito della storia stessa, ciò non vuol dire che l'argomento sia stato trattato nel modo più giusto o che sia stata resa giustizia agli amori dei personaggi.

In particolare, sono tre le coppie che hanno maggiormente sofferto nella trasposizione di Harry Potter al cinema. Parliamo di Lupin e Tonks, Harry e Ginny, Bill e Fleur.

Quello tra Lupin e Tonks è un amore travagliato, sofferto perché l'ex professore di Difesa contro le Arti Oscure vive un tormento interiore. Pur amando Tonks, pensa che per lei sia meglio stargli lontana, perché lui e la sua natura di lupo mannaro costituiscono un pericolo. Ma lei è testarda, non si arrende facilmente e lotta per stare accanto all'uomo che ama.

'Ho sempre pensato che la tua sia una posizione ridicola, Remus' intervenne la signora Weasley da sopra la spalla di Fleur, senza smettere di darle pacche sulla schiena.

'Niente affatto' ribadì Lupin con fermezza. 'Tonks merita uno giovane e sano'.

'Ma lei vuole te' osservò il signor Weasley con un sorrisetto.

Poi ci sono Harry e Ginny, che dimostrano una maturità disarmante nel momento in cui lui sceglie di lasciarla indietro perché la sua guerra vuole combatterla da solo. Non è pronto a perdere anche Ginny, non vuole che Voldemort la usi per arrivare a lui. E lei comprende tutto questo, sa che Harry è il prescelto, comprende i rischi, ma mette da parte i propri sentimenti e lo lascia andare.

Ginny non piangeva più. Incrociò gli occhi di Harry con la stessa espressione dura e ardente di quando lo aveva abbracciato dopo aver vinto la Coppa di Quidditch senza di lui, e lui seppe che in quel momento si capivano alla perfezione e che, quando lui le avesse detto che cosa avrebbe fatto, non avrebbe detto ‘sta attento’ o ‘non farlo’, ma avrebbe accettato la sua decisione, perché non si sarebbe aspettata da lui niente di meno.

Infine, ci sono Bill e Fleur. A guardare solo i film, il loro matrimonio sembra sbucato fuori dal nulla, perché l'unica relazione a cui viene dedicato il giusto spazio è quella tra Ron ed Hermione. Chi ha conosciuto i personaggi solo attraverso lo schermo non sa nulla di loro, soprattutto non di quanto Fleur ami Bill. Nessuno avrebbe scommesso che la bella studentessa di Beauxbatons sarebbe stata capace di guardare oltre le apparenze e sposare Bill nonostante il suo volto sfigurato.

'Beh, sì, ne sono certa' balbettò la signora Weasley 'Ma pensavo che forse... Visto come... Come lui...'

'Ponsa che io non lo volio più? O forse lo spera?' incalzò Fleur, le narici dilatate. 'Cosa importa il suo aspetto? Io sono abbastonsa bella per tutti e due! Tutte quelle scicatrisci sono il segno del courage di mio marito! Fascio io!' aggiunse con forza, spingendo da parte la signora Weasley e strappandole di mano l'unguento.

Sono dettagli che, se inseriti nei film, avrebbero cambiato la nostra percezione di determinati personaggi. La serie televisiva potrebbe essere lo strumento migliore per riparare alle mancanze dei film.

Ma non finisce qui, perché ci sono questioni molto più importanti che solo un nuovo adattamento della saga potrebbe risolvere.

La storia dei Gaunt e la nascita di Voldemort

Nel sesto film della saga, grande rilievo è dato ai filtri d'amore e abbiamo detto che gran parte del minutaggio della pellicola è stato dedicato proprio a questo tema, anche se malamente. C'è però da aggiungere qualcosa a riguardo, perché questa sottotrama non è certo un'invenzione del film e si rivela di vitale importanza per la macrostoria e le origini di Voldemort.

Una delle ragioni per cui il sesto film è tanto detestato dai fan della saga letteraria è che sorvola su elementi fondamentali che spiegano la figura del cattivo della storia.

La nascita di Voldemort, l'ossessione per i cimeli trasformati in Horcrux, il suo passato... Tutti questi tasselli della storia sono andati perduti nella trasposizione cinematografica di Harry Potter e il principe mezzosangue. Chi non ha letto i libri non sa che Voldemort è il risultato di uno stupro, non sa che Merope Gaunt, sua madre, aveva soggiogato Tom Riddle Sr. affinché la sposasse e le dimostrasse un affetto che in realtà non nutriva per lei. Non sa nemmeno che la stessa Merope era vittima di violenze fisiche e psicologiche da parte del padre e del fratello.

La scoperta delle origini di Voldemort, dell'infanzia trascorsa senza aver mai imparato ad amare è cruciale, perché permette una riflessione molto delicata: Voldemort e Harry hanno tanto in comune, sono entrambi orfani e non hanno potuto conoscere l'affetto dei genitori. Li hanno persi troppo presto per ricordarli. Tuttavia, posti di fronte alle stesse difficoltà e mancanze, hanno intrapreso strade diverse, hanno scelto di essere persona completamente differenti. Se Voldemort è crudele e spietato, Harry è buono e generoso. Nonostante sia segnato da traumi profondi, dal sentimento d'abbandono, dalla consapevolezza di non essere un mago purosangue, la malvagità di Voldemort non viene giustificata. Ma tutti gli indizi che otteniamo leggendo il sesto libro della serie forniscono una spiegazione del suo comportamento. Peccato che di tutto ciò nei film non ci sia la minima traccia.

La profezia di Sibilla Cooman e il ruolo di Neville Paciock

Ecco giungere il solo col potere di sconfiggere l'Oscuro Signore... nato da chi lo ha tre volte sfidato, nato sull'estinguersi del settimo mese... l'Oscuro Signore lo designerà come suo eguale, ma egli avrà un potere a lui sconosciuto... e l'uno dovrà morire per mano dell'altro, perché nessuno dei due può vivere se l'altro sopravvive... il solo col potere di sconfiggere l'Oscuro Signore nascerà all'estinguersi del settimo mese...

Harry è il prescelto, così ci viene ripetuto più e più volte. E così pensiamo immediatamente che ciò equivalga a dire che il giovane Potter sia un predestinato, scelto dal fato per fronteggiare e sconfiggere Voldemort. I film sembrano volerci proporre questa versione della storia, una in cui la profezia di Sibilla Cooman è incompleta e non ci rivela quanto invece dovremmo sapere.

Ne L'ordine della fenice, Silente ci spiega che la predizione della professoressa Cooman non ha mai parlato di Harry Potter, ma che avrebbe potuto riferirsi a un altro bambino nato sull'estinguersi di luglio da qualcuno che tre volte aveva sfidato il Signore Oscuro. Si tratta di Neville Paciock, un personaggio che nei film resta relegato al ruolo di compagno pasticcione del protagonista.

Ciò che veniamo a sapere è sconvolgente: il fatto che Harry sia destinato a uccidere Voldemort è frutto di un caso. Non ci sono forze mistiche a guidare gli eventi. È Voldemort stesso a designare Harry come suo eguale. Ciò che è particolarmente curioso è che, con ogni probabilità, Voldemort scelga Harry perché si riconosce in lui, non nel purosangue, ma nel mezzosangue.

Da un lato, conoscere tutti questi dettagli ci permette di comprendere e analizzare la figura di Voldemort, dall'altro apre una finestra sulla storia e il carattere schivo e riservato di Neville, sul destino dei genitori del ragazzo, torturati da Bellatrix Lestrange sotto i colpi della maledizione Cruciatus fino alla follia. Poco importa che Karkaroff e Sirius accennino alla sorte di Frank e Alice Paciock, la verità è che Neville avrebbe meritato un'attenzione diversa, un approfondimento che solamente una nuova serie TV potrebbe restituirci.

La morte di Voldemort

Se Voldemort è un villain riuscitissimo c'è una ragione ben precisa ed è da rintracciarsi nella sua natura umana, in ciò che non comprende, che non ha mai capito e che si è sempre rifiutato di ammettere. Nonostante la potenza, Voldemort resta un uomo e come tutti gli uomini è mortale e fallibile. Voldemort non è una creatura sovrannaturale, non lo è mai stata, è un uomo che, con le sue scelte, si fa mostro.

Il suo percorso è una discesa verso la bestialità, verso la trasformazione nel temuto Signore Oscuro. Tom Riddle, orfano pieno di rabbia, assetato di conoscenza e di potere, spezza la propria anima, la dilania. Eppure, J.K. Rowling sottolinea nel finale che, pur essendosi allontanato dalla sfera dei sentimenti umani, Voldemort non può che tornare umano nella morte.

Se nelle ultime battute del film il corpo del nemico si dissolve nel momento della sua disfatta, nel libro leggiamo: “Tom Riddle crollò sul pavimento con banale solennità, il corpo fiacco e rattrappito, le mani bianche vuote, il volto da serpente inespressivo e ignaro”.

Ci sarebbe tanto altro da dire, ci sono tantissimi altri motivi per cui i fan hanno bisogno di una serie dedicata alle avventure di Harry Potter, basti pensare all'attenzione che si potrebbe dedicare ai malandrini, con interi episodi dedicati ai flashback del passato di Severus Piton, di Lily Evans e James Potter, o ancora ai trascorsi di Grindelwald e Silente alla ricerca dei doni della morte.

Siamo tutti molto affezionati al cast e alla storia che gli otto film della serie ci hanno raccontato, tenendoci compagnia per un decennio, però c'è qualcosa che manca in un racconto che fa di tanti piccoli particolari la propria forza e quel qualcosa può offrircelo solamente una serie TV.

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