I film di Alberto Sordi da non perdere su Infinity

Da Lo sceicco bianco a In viaggio con papà, la piattaforma di streaming on demand del gruppo Mediaset celebra i 100 anni di Albertone con un ciclo di 12 film.

Mustang CG Entertainment Alberto Sordi in una scena del film Lo sceicco bianco

Nella difficile estate del 2020 ricorre un importante anniversario per il cinema italiano: il centenario dalla nascita di Alberto Sordi. All'Albertone nazionale, uno dei quattro "moschettieri" della nostra commedia che con i suoi personaggi e le sue maschere ha raccontato la tragicomica epopea dell'Italia della seconda metà del Novecento, Infinity, la piattaforma di streaming on demand del gruppo Mediaset, dedica una programmazione speciale per ricordare il comico romano mostro sacro del grande schermo.

Il ciclo è davvero ricco e include 12 film che rendono omaggio alla memoria e alla figura di un uomo rivoluzionario e conservatore, moralista e beffardo, che ha dedicato la vita intera al cinema.

Lo sceicco bianco

"La vera vita è quella del sogno, ma a volte il sogno è un baratro fatale": è il settembre del 1951 e Federico Fellini inizia a Fiumicino la lavorazione del "suo" primo film, una commedia agrodolce nella quale c'è già tutto il mondo felliniano. Claudio G. Fava l'ha definita nella sua monografia dedicata ad Albertone "una delle più felici caratterizzazioni di Sordi ma non necessariamente una delle più lodate".

I vitelloni

Sordi girò il capolavoro di Fellini durante le pause della tournée con Wanda Osiris. "Con questo film – ha scritto ancora Fava – Fellini inventò (o rese familiare, il che è poi lo stesso) un neologismo destinato a vivere ancor oggi, ad entrare nel lessico corrente". E pensare che nei manifesti e nelle prime copie del film, uscito il 17 settembre del 1953, i distributori non volevano ci fosse il nome di Sordi: ritenevano fosse sgradito agli spettatori. "Fa scappare la gente – dicevano – è antipatico, il pubblico non lo sopporta".

Buonanotte... avvocato!

Giorgio Bianchi dirige un remake della commedia L'avventuriera del piano di sopra (1941) di Raffaello Matarazzo: Sordi è un mediocre avvocato che, in assenza della moglie, si imbatte in una bella sconosciuta (Mara Berni) in fuga dal gelosissimo marito (Andrea Checchi). Gag ed equivoci a rotta di collo con Albertone mattatore: scene cult la causa in tribunale che sembrava già vinta e invece è persa miseramente, e le raccomandazioni della moglie.

Il conte Max

È il primo remake della commedia degli equivoci Il signor Max, girata nel 1937 da Mario Camerini e interpretata da Vittorio De Sica. Dirige ancora Giorgio Bianchi e Sordi è Alberto, l'edicolante di Via Veneto che vuole entrare nel "bel mondo" grazie all'aiuto dello squattrinato Conte Max Orsini Varaldo. Tra avventure mondane, improvvisi innamoramenti, vacanze da sogno e partite a bridge, Sordi regala una prova d'attore straordinaria.

Il vigile

Luigi Zampa contribuisce in modo significativo a definire il personaggio di Alberto Sordi, e lo fa nell'Italia democristiana di Tambroni e dei primi scandali politici. Non a caso la commedia in cui Albertone interpreta il memorabile "pizzardone" Otello Celletti e forma una coppia irresistibile con Marisa Merlini, fu vittima di censura, come ricordano Maurizio Porro e Tatti Sanguineti sul Corriere della Sera. "Zampa – ha detto Ettore Scola – voleva poter anche ridere delle tragedie dei suoi uomini, ma ridere civilmente". Due scene su tutte, oltre a quella della pernacchia: i ringraziamenti della signora Koscina al Musichiere per il solerte vigile che le ha perdonato un'infrazione e l'ingresso in casa con la divisa.

Il presidente del Borgorosso Football Club

Fino al 1970, anno d'uscita di questa commedia, si era visto poche volte sul grande schermo il racconto del mondo pallonaro. Sordi diventa così Benito Fornaciari, il presidente-tifoso-allenatore di una scalcagnata squadretta di provincia, una figura titanica che ridicolizza un altro tristemente celebre Benito. Dirige Luigi Filippo D'Amico (il regista di Bravissimo e dell'episodio cult Il dentone nel classico I complessi) su sceneggiatura di Sergio Amidei, figura centrale del cinema italiano del dopoguerra (collaborò, solo per citare alcuni titoli, alla realizzazione di Sciuscià e Ladri di biciclette di De Sica, Roma città aperta, Paisà e Il generale Della Rovere di Rossellini).

Finché c'è guerra c'è speranza

Nell'Italia del 1974, che mostra i primi segni della crisi, Albertone dirige e interpreta questo film lungimirante per l'epoca: il protagonista, il mercante di morte Pietro Chiocca, è un commerciante di armi disposto a tutto, anche a finanziare orrende guerre civili in Africa, pur di accontentare i capricci della sua volubile famiglia. Sordi si ispira alla figura di Samuel Cummings, uno dei più famosi mercanti d'armi del periodo, e realizza una storia che, scrisse Tullio Kezich, "stronca la risata in gola al pubblico con una denuncia di timbro addirittura brechtiano".

Il comune senso del pudore

Quattro episodi, sceneggiati con il ritrovato Rodolfo Sonego, nei quali un Sordi sarcastico e beffardo compie una satira feroce di usi, costumi e consumi italiani sfottendo i censori nazionali. Memorabile la serata al cinema dell'operaio Giacinto Colonna per festeggiare le nozze d'argento con la moglie Ermina (Rossana Di Lorenzo): "La nipotina" non si rivela esattamente il film che si aspettavano.

Quelle strane occasioni

Una satira di costume ad episodi, come si usava all'epoca, diretta da Luigi Comencini, Nanni Loy e Luigi Magni. Sordi è il protagonista del terzo ed ultimo, L'ascensore: è l'ambiguo monsignore gesuita Ascanio La Costa, rimasto bloccato in ascensore con la discinta e conturbante Donatella (Stefania Sandrelli) in un isolato condominio della Roma deserta alla vigilia di Ferragosto. Un'altra frustata alla doppia morale della società italiana provinciale e bigotta.

Il testimone

Stavolta nel mirino c'è la borghesia francese, attaccata dal regista Jean-Pierre Mocky. Sordi è il pittore romano Antonio Berti, arrivato a Reims per un restauro: accusato di un omicidio commesso dall'amico Robert (Philippe Noiret), viene arrestato e condannato a morte. La ricca famiglia del colpevole, infatti, è ben decisa a preservare il silenzio sulla verità. Sordi è "bravissimo come sempre nel buffo, nel drammatico, e in quella zona sovrana – scrisse Giovanni Grazzini all'epoca sul Corriere – in cui la sua maschera unica si tinge penosamente di ridicolo".

Dove vai in vacanza?

Tre episodi indipendenti: i primi due li dirigono Mauro Bolognini (Sarò tutta per te, con Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli) e Luciano Salce (Sì, buana, con Paolo Villaggio), il terzo, Le vacanze intelligenti, lo dirige e interpreta Sordi con l'indimenticabile Anna Longhi. Ovvero Remo Proietti e la moglie "buzzicona" Augusta, che spinti dai figli "che hanno studiato" si ritrovano a trascorrere le ferie tra festival, diete, biennali e musei. Sarà pure stato populista, ma Albertone forse aveva ragione.

In viaggio con papà

Nella parte finale della sua lunga carriera, Sordi si affida al "figlio" Carlo Verdone per questa amara e cattiva commedia on the road dove Alberto è il genitore tronfio e cinico e Carlo il primogenito timido e impacciato. Da Roma alla Toscana, i due imparano a conoscersi tra dubbi e incomprensioni. Il successo commerciale del film è impressionante (11 miliardi al botteghino) e prepara il terreno al successivo Troppo forte, diretto da Verdone e con Sordi nei panni dell'avvocato Giangiacomo Pigna Corelli in Selci.

"Il merito principale di Alberto – raccontava Ettore Scola – è stato quello di non aver camuffato le bassezze con un'ipocrita rispettabilità: non era un ritrattista ma un inventore di caratteri. Era soprattutto un disturbatore ed un dissacratore, è andato sempre contro i luoghi comuni, contro le convenienze".

Come si è domandato Fabrizio Corallo in un recente documentario per Sky Arte e La7, siamo davvero tutti Alberto Sordi?

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