Agents of S.H.I.E.L.D episodio 7x03 e il crossover con Agent Carter

Un'infinità di citazioni imperdibili, un crossover con Agent Carter e un episodio memorabile: ecco l'episodio 7x03 di Agents of S.H.I.E.L.D.

La settimana scorsa si trattava di perdere decisioni impossibili: provare a cambiare la storia o lasciare che facesse il suo corso, includendo migliaia di morti per mando dell’Hydra.

E ora, con il terzo episodio di questa splendida settima e ultima stagione, Agents of S.H.I.E.L.D., lo Zephir con la squadra a bordo - eccetto Enoch (Joel Stoffer), rimasto nel 1931 - arriva nel Nevada del 1955. A Groom Lake, nei pressi dell’Area 51. E i geniali titoli di testa fanno il paio con quelli in stile anni ’30 degli episodi precedenti.

Percorsi prestabiliti

La prima cosa che mi viene in mente è che il 1955 è anche l’anno del viaggio indietro nel tempo di Marty McFly (Michael J. Fox) in Ritorno al futuro e, conoscendo Joss Whedon, sicuramente non è un caso.

Ciò premesso, ricordiamo che i viaggi nel tempo seguono i cunicoli dei Chronicom: Coulson (Clark Gregg) e gli altri non possono scegliere luogo e data, solo seguire i percorsi prestabiliti dai Chronicom. Alla cieca. In scia alla loro navicella spaziale.

Come in Terminator, i Chronicom fanno attenzione a non lasciare reperti tecnologici - loro stessi inclusi - nel passato, per non accelerare i progressi umani e dello S.H.I.E.L.D.

E poi, l’immancabile colpo di genio:

L’Area 51 è una base dello S.H.I.E.L.D.

Mentre Yo-Yo (Natalia Cordova-Buckley) fa i conti con la perdita dei suoi poteri per gli effetti dello Shrike, Mac (Henry Simmons) fa i conti con la discriminazione dell’epoca. Perfino peggiore, come c’insegna la storia degli Stati Uniti, rispetto a quella del 1931.

Anche l’entusiasmo di Coulson e Daisy (Chloe Bennet) viene stroncato dalla segregazione razziale.

Gerald Sharp, del Dipartimento della difesa (la guest star Michael Gaston, Mad Men, Blindspot), invece, dovrà fare i conti con la nuova May (Ming-Na Wen). Quella che si è risvegliata anzitempo e diversa rispetto a prima. Potenziata, in qualche modo, ma anche più fredda - e un po’ inquietante, diciamolo.

Se Melinda May sembra aver perso parte della propria umanità (sembra perché sperimenta il suo primo attacco di panico), Jemma Simmons (nei panni dell’agente Peggy Carter) approfitta della sua. E gli sceneggiatori Noel e Lilla Zuckerman si stanno divertendo come dei pazzi, poco ma sicuro.

Il capo scienziato dell’Area cita Independence Day mentre il vero Sharp richiama il periodo della caccia alle streghe del maccartismo dando dei comunisti a Mac e Yo-Yo. 

Ti stai facendo influenzare dagli stereotipi.

Lo dice Coulson a Simmons, mentre cercano di identificare i Chronicom. Impresa più semplice del previsto, dopotutto. Se non fosse che a complicare la situazione arriva Daniel Souza (Enver Gjokaj), direttamente da Agent Carter: l’ex collega di Peggy. Della vera Peggy.

Mentre Coulson cita Blade Runner con il test sui replicanti per trovare i Chronicom, Sousa fa arrestare sia lui che Simmons.

Preservare la linea temporale

E tocca a Deke (Jeff Ward) far parlare Sharp: è l’unico non nero, non donna e non asiatico. Sessismo e razzismo imperano nell’America degli anni ’50,  ma per fortuna ci sono anche uomini illuminati e Sousa è uno di essi. Daisy non ha problemi a farsi rispettare.

Helios non funziona ma è potenzialmente in grado di distruggere il mondo intero, se messo vicino a un Chronicom con la sua energia.

Dobbiamo preservare la linea temporale.

E così, Mac terrorizza a morte il generale Sharp, facendogli credere che sia stato rapito dagli alieni. Segue citazione (la seconda) da Independece Day, con tanto di riferimento agli alieni comunisti venuti dal futuro (sì, i nostri... Nonché il titolo di questa avventura).

Un finale perfetto per un episodio perfetto.

Appuntamento a venerdì per il quarto episodio!

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