La disabilità è un ostacolo alla recitazione? No, come prova In viaggio verso un sogno con Shia LaBeouf

Officine Ubu Shia LaBeouf e Zack Gottsagen

Negli Stati Uniti è diventato un successo di botteghino, ma soprattutto ha innescato un vivace dibattito su cinema e disabilità: In viaggio verso un sogno si è fatto notare soprattutto per l'ottima performance di Zack Gottsagen.

Meritava un destino meno burrascoso In viaggio verso un sogno, uno dei tanti film rimasti invischiati nel lock down e nella complicata ripresa dell'attività cinematografica in sala in Italia. Dal 1 giugno 2020 è disponibile on demand come altri titoli del catalogo Officine Ubu - piccolo distributore capace di scovare meraviglie indie - e dovrebbe affacciarsi in qualche cinema a breve. Meritava ben altro spazio un film che, pur risultando mediocre, ha l'indubbio pregio di mettere in crisi tanti costrutti mentali su normalità e disabilità psicofisica

Il fatto curioso è che il film raggiunge questo traguardo nonostante la sua storia. In viaggio verso un sogno (in originale noto come The Peanut Butter Falcon) non è infatti immune da una certa retorica che tende ad attribuire a persone con disabilità tutta una serie di pregi legati a sensibilità e purezza, che finiscono poi per dare una lettura superficiale e semplicistica della loro condizione e del loro vissuto. Si tratta infatti di un titolo che segue quasi pedissequamente un modello indie che in poco più di un ventennio da "altro cinema" si è trasformato in topos stilistico e narrativo sino alla caricatura di sé stesso.

Officine UbuZac e Tyler intorno al fuoco
Il film funziona particolarmente bene quando mette in sintonia i due protagonisti sul piano fisico e non verbale

Personaggi "danneggiati" che faticano a inserirsi in un contesto sociale regolare, vite ai margini, un viaggio dettato da nobili intenti che rischia di trasformarsi in una delusione, salvato dalla purezza di sguardo del giovane protagonista. Figlio minore di pellicole come Little Miss Sunshine e Nel paese delle creature selvagge, In viaggio verso il sogno aderisce così fedelmente a quello che potremmo etichettare come "indie da Sundance" che non ha mai veramente un colpo di scena per chi ha un certa familiarità con lo stesso. Pur precipitando sul finale in una spirale di buoni sentimenti a buon mercato, riesce a scovare un suo senso, grazie alla presenza di Zack Gottsagen.

Zack Gottsagen è la rivelazione di The Peanut Butter Falcon

Scovato dal duo di registi Tyler Nilson e Michael Schwartz in una scuola di recitazione per interpreti con disabilità, l'interprete protagonista da solo vale il prezzo del biglietto. Affetto da Sindrome di Down, con la sua interpretazione sentita e sfaccettata Gottsagen riesce a evidenziare i limiti di tante pellicole del passato in cui personaggi con le stesse problematiche venivano interpretati da attori che si "calavano nel ruolo". Non è una questione di mera autenticità: Gottsagen è credibile nel ruolo del suo personaggio specifico, a cui riesce a dare sfumature che vanno oltre il modo di muoversi, gesticolare e parlare.

UbuTyler e Zac su una zattera
Il respiro avventuroso del film ricorda un Mark Twain in salsa indie

C'è una fisicità intuitiva, una primitiva nella sua performance che rispecchia una personalità intricata, fatta di sentimenti complessi e sfumati, non forzatamente positivi e "puri". Lo vediamo girovagare quasi completamente nudo in uno scenario che ricorda certi romanzi di formazione "fluviale" alla Mark Twain, 22enne senza un punto fermo nella sua esistenza. La magia del film sta tutta lì, nel lasciare che a poco a poco il personaggio prenda vita e spazio, in contrasto con le istituzioni che lo vorrebbero nascosto in un posto non adeguato, confinato, dove la sua esistenza inizi e finisca entro i confini del termine "ritardato".

Laddove il film scade nel sentimentale o nel retorico parlando di disabilità è proprio Gottsagen a salvarlo, rendendo con naturalezza impressionante passaggi abbastanza artificiosi della sceneggiatura. La sua performance è ulteriormente impreziosita dalla chimica che si sviluppa con una delle due star del film, Shia LaBeouf. Personalità problematica e chiacchierata a Hollywood e con un passato turbolento raccontato di recente nel film Honeyboy, LaBeouf fornisce un'ulteriore ancora emotiva al film.

Officine UbuIl cast reagisce sorpreso a uno spettacolo di wrestling
Shia LaBeouf brilla mentre a Dakota Johnson tocca un ruolo davvero ingrato

Con la sua presenza e il suo intervento minimale, dà concretezza al legame fraterno e familiare tra il suo pescatore perseguitato dai rimorsi e il ragazzo fuggitivo che sogna di fare il wrestler. Lo fa lavorando sul corpo, sullo sguardo, oltre le battute che il film gli assegna. In viaggio verso il sogno funziona particolarmente bene quando fa interagire Zak e Tyler in maniera istintuale, senza bisogno che la storia tutt'attorno sottolinei la profondità del loro rapporto.

Diventa invece una sorta di operetta indie quando tira fuori personaggi come il cieco afroamericano santone o l'assistente sociale (ovviamente con un grande dolore irrisolto alle spalle) interpretata da Dakota Johnson, che qui non splende, incolpevolmente. Il suo personaggio può risultare coerente solo nella realtà alternativa degli Stati Uniti poveri ma belli del cinema indie. Inoltre il film non sa palesemente cosa farsene del suo personaggio. oltre a farle fare da crocerossina per tutto il secondo tempo.

Al di fuori di Tyler e Zak tutti i falliti raccontati da The Peanut Butter Falcon incontrano il naturale riscatto del loro personaggio nel modo più scontato possibile, con l'aggravante di un finale duro ma necessario a portata di mano che viene trasformato in una favoletta che svilisce quanto di buono fatto in precedenza. Tuttavia la sostanza, per quanto confusa e mal gestita, c'è e il pubblico statunitense se ne è accorto: costato poco più di 200mila dollari, In viaggio verso il sogno ne ha incassati più di 20 milioni, confermando che il modello in crisi del cinema indie alla Sundance ogni tanto fa ancora centro.    

Voto 5,5/10

Non è pienamente riuscito, specialmente nella seconda parte, ma l'interpretazione di Zack Gottsagen e quella di spalla di Shia LaBoeuf meritano da sole la visione di questo Mark Twain in salsa indie.

Elisa Giudici

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