Tredici: Dylan Minnette commenta il controverso finale della serie

Dylan Minnette, interprete del personaggio di Clay nella serie Tredici, ha finalmente parlato del finale della quarta stagione, in grado di sollevare un gran numero di polemiche per via di una morte davvero scioccante.

Netflix Un'immagine di Justin e Clay in Tredici

Tredici, la serie TV disponibile su Netflix e conosciuta in America come 13 Reasons Why, è stata creata da Brian Yorkey e basata sul romanzo 13 di Jay Asher.

La prima stagione apparsa nel 2017 ha fatto subito parecchio discutere, specie per via delle tematiche decisamente forti che fanno da sfondo alle vicende: la storia è infatti incentrata sul suicidio della giovane Hannah Baker (Katherine Langford), una ragazza che ha deciso di registrare su cassetta i 13 motivi che l'hanno purtroppo spinta a commettere il gesto estremo. Le tre stagioni successive dello show seguono invece le vicende dei ragazzi della Liberty High School e i loro altrettanto gravi problemi personali.

A inizio del mese di giugno di quest'anno, su Twitter era scoppiata la polemica per la morte di un personaggio chiave della quarta stagione di Tredici, una scomparsa realmente sconvolgente che ha gettato un'ombra sul finale di stagione, largamente atteso dai fan di tutto il mondo.

Justin Foley, interpretato dall’attore Brandon Flynn, è infatti morto nel decimo e ultimo episodio della quarta stagione di Tredici. La causa della sua dipartita è l'aggravarsi dell'HIV, dopo che il giovane scopre di essere sieropositivo. Il ragazzo muore in ospedale, tenendo per mano il suo amico Clay.

Ora, durante una lunga intervista video con Variety Live! (che trovate nella sua interezza poco più in basso), l'attore Dylan Minnette (interprete del personaggio di Clay Jensen, giocatore di football e interesse amoroso di Hannah), si è espresso circa il controverso epilogo della storia, spiegando perché vedere morire quel personaggio nel finale della quarta stagione fosse la cosa giusta da fare.

Non so se ho avuto un'influenza diretta sulla scelta, ma penso che lo showrunner Brian Yorkey e gli sceneggiatori abbiano fatto la scelta giusta, nonostante sia stato sempre vicino a Brandon, entrambi consapevoli che qualcuno sarebbe morto alla fine della quarta stagione nonostante nessuno sapesse chi fosse. Questo perché nel caso in cui avremmo dovuto affrontare una nuova morte nell'ultima stagione, avrebbe dovuto avere il maggiore impatto emozionale possibile, lasciando un vero e proprio segno alla fine della serie. 

Minnette ha inoltre speso due parole circa l'epilogo del suo personaggio alla fine della quarta stagione. 

Non vediamo Clay completamente guarito. Lo vediamo venire a patti con quello contro cui sta lottando, essere in grado di dirlo di fronte a un'intera scuola durante la consegna dei diplomi ed essere in grado di fare suo tutto ciò. Decide di avere una visione ottimistica della vita... anche se non lo vediamo davvero riprendersi da tutto ciò.

Nella prima stagione lo vediamo cercare di scoprire il ruolo che ha avuto nel suicidio della ragazza, portando così alla luce le ragioni che hanno spinto la giovane a togliersi la vita. Nell'episodio finale dello show (chiamato "Il Diploma") vediamo Clay decidere di raccontare al terapista l'intera storia del liceo, sin dal giorno in cui ricevette le cassette di Hannah. Alla consegna dei diplomi, Clay rimarca come l'odio abbia causato un numero davvero troppo elevato di vittime - Hannah, Bryce, Monty e Justin - assenti dalla cerimonia, avendo allo stesso tempo fiducia per il futuro.

Il personaggio di Clay subisce infatti una parabola discendete per tutta la quarta stagione, compresa una lotta con il disturbo dissociativo dell'identità:

Ricordo di aver parlato con Brian Yorkey, lo showrunner, nel corso delle prime stagioni, dicendo che volevo davvero che Clay fosse in terapia nella Stagione 4 perché volevo fare un vero tuffo nel profondo di ciò che sta realmente accadendo nella sua mente. Lo abbiamo visto lottare dall'inizio della serie, avrei voluto che affrontasse i suoi problemi molto prima.

Tredici ha sollevato diverse polemiche per la sua rappresentazione cruda e senza filtri di temi come il suicidio tra gli adolescenti e le aggressioni sessuali. Lo scorso mese di luglio 2019 Netflix ha deciso di inserire un banner rivolto agli spettatori prima di ogni episodio, invitandoli alla prevenzione del suicidio, dell'abuso e della tossicodipendenza, oltre alla violenza tra le mura scolastiche.

Minnette ha quindi anche speso due parole circa il modo in cui il pubblico può aver recepito alcuni messaggi insiti nello show:

Penso che non ci sia opinione sulla serie che sia giusta o sbagliata. Ognuno ha diritto a farsi una propria idea, nel modo in cui la percepisce. Non ho mai disapprovato il modo in cui qualcuno vuole guardare lo show.

Infine, Minnette ha anche scherzato circa un'idea per una improbabile Stagione 5 di Tredici: Clay in quarantena nella Contea di Evergreen con i suoi genitori, e i fantasmi dei personaggi di Justin, Bryce, Montgomery e Hannah, ormai passati a miglior vita.

È tutto ambientato in una stanza. Dannazione, in realtà avremmo dovuto farlo davvero.

Sicuramente, un'idea davvero folle, che dubitiamo possa avere mai l'approvazione ufficiale da parte di Netflix (la storia dello show può dirsi infatti conclusa con la quarta serie).

Nel cast dello show troviamo anche Christina Navarro nel ruolo di Tony Padilla, Alisha Boe nei panni di Jessica Davis, Brandon Flynn nel ruolo di Justin Foley, Miles Heizer in quello di Alex Standall, Ross Butler nei panni di Zach Dempsey, Devin Druid in quelli di Tyler Down, Gary Sinise nelle vesti del Dr. Robert Ellman e infine JanLuis Castellanos nel ruolo di Diego Torres.

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