Cosa succede con gli attori caucasici che non doppieranno più personaggi di colore

FOX / Disney Alcuni personaggi POC di Simpson e Griffin doppiati da caucasici

Da I Griffin a I Simpson, i doppiatori caucasici di personaggi storici stanno lasciando i loro ruoli, dopo le accuse di razzismo e black face. Non tutti però sembrano essere d'accordo con la protesta.

A prima vista sembra una nuova vittoria del movimento Black Lives Matter nel campo della cultura e dell'intrattenimento. Dopo anni di critiche e battaglie, alcuni doppiatori caucasici del team di I Griffin e di I Simpson hanno annunciato che non daranno più voce ai personaggi riconducibili a etnie differenti dalla propria. L'annuncio è strettamente collegato al movimento di protesta afroamericano, che ha investito tutto il mondo della cultura e dello spettacolo, con ricadute ancora tutte da assorbire e quantificare. 

Innanzitutto i fatti. L'attore e doppiatore Mike Henry ha annunciato che non doppierà più i personaggi di I Griffin di Cleveland Brown e di suo figlio, entrambi afroamericani. Il doppiatore si è detto incredibilmente onorato di aver potuto lavorare al personaggio afroamericano fino ad oggi, ma ha deciso di farsi da parte per lasciare spazio a colleghi latini e afroamericani. Ha rifiutato però di rilasciare altre dichiarazioni in merito, né sono giunte reazioni dai produttori o dagli showrunner della serie. Quanto dichiarato da Henry rientra in un singolo tweet, segno che la decisione è stata dettata dalle circostanze e, oltre un supporto formale alla causa del "a ogni etnia il proprio doppiatore", probabilmente qualche scontento c'è. 

Ben più emblematica è la vicenda dietro l'annuncio di I Simpson seguito a quello de I Griffin. L'attore di origini ebraiche Hank Azaria non doppierà più Apu Nahasapeemapetilon, il proprietario indiano del supermarket di Springfield. In questo caso lo show ha rilasciato una dichiarazione secondo cui non ci saranno più attori e attrici caucasiche a doppiare personaggi di altre etnie.

La decisione è storica e coinvolge due delle serie animate per adulti più popolari e di lungo corso, in grado di dettare la linea all'intero comparto statunitense dell'animazione. Tuttavia non è un mistero che la decisione più che sofferta sembri quasi essere stata imposta dalle circostanze

Il problema con Apu 

A sollevare il problema è stato l'attore e cabarettista Hari Kondabolu con il suo documentario intitolato The Problem with Apu, realizzato nel 2017. Nel mediometraggio Kondabolu analizza il ruolo di Apu all'interno della serie animata I Simpson e riflette sul suo impatto nella vita di tutti i giorni di tanti immigrati asiatici ed indiani presenti negli Stati Uniti. Secondo il regista, Apu dà un ritratto caricaturale e razzista del migrante tipo che si è integrato negli Stati Uniti.

Nel documentario viene trattata anche la questione del doppiaggio di Hank Azaria del personaggio, che a seguire Hari Kondaholu ha descritto come "un attore bianco che imita un uomo bianco che deride mio padre". Il regista riconosce che Apu è stato un tassello importante per la rappresentatività della propria etnia nei media statunitensi, ma rimane critico circa il messaggio che trasmette. 

Come da tradizione, I Simpson ha "risposto" alle accuse con un episodio dedicato, andato in onda nell'aprile del 2008. In No Good Read Goes Unpunished Marge si accorge che un libro che aveva molto amato da ragazzina ha dei passaggi offensivi per la sensibilità attuale. Allora tenta di riscrivere lei stessa il libro togliendo quei passaggi, ma scopre che il "viaggio emozionale" che le aveva regalato va perduto nella versione riveduta e corretta. Lisa a questo punto tira fuori una fotografia di Apu e dice: 

Qualcosa che è iniziato decenni fa e fu apprezzato e ritenuto inoffensivo ora è diventato politicamente scorretto. Cosa possiamo fare?

Kondabolu ha criticato l'episodio, sostenendo che la questione vada oltre il politicamente scorretto. È poi emerso che Hank Azaria ha declinato più volte l'offerta di partecipare al documentario o a un confronto con Kondabolu, temendo che le sue dichiarazioni venissero editate ad arte per innescare ulteriore polemica. Poco tempo dopo l'annuncio di Mike Henry, anche lui ha capitolato, dichiarando che non doppierà più Apu. 

La questione però rimane tutt'altro che risolta, perché è chiaro che nella writing room de I Simpsons c'è molto malcontento a riguardo. Lo show ha ricevuto il supporto di South Park: i realizzatori della serie Trey Parker e Matt Stone (da sempre campioni del politicamente scorretto) hanno invocato ironicamente alla cancellazione de I Simpson e del loro stesso show nell'episodio The Problem with a Poo, il cui titolo è chiaramente un riferimento al documentario di Kondabolu.

In molti hanno interpretato la puntata come un attacco ai Simpson, ma Parker e Stone hanno dichiarato che è esattamente l'opposto: sono solidali con I Simpsons (oltre che ad essere amici di vecchia data con i suoi creatori) e condividono l'idea che si stiano mettendo troppi paletti alla libertà creativa della commedia sotto la bandiera del politicamente corretto. 

La questione è di certo molto complessa ed è un fatto indiscutibile che nelle sale di doppiaggio statunitensi (e italiane) ci sono pochissimi doppiatori non caucasici. Tuttavia esistono delle circostanze che non si possono non tenere in conto quando di parla del mondo del doppiaggio televisivo. Sia I Simpson, sia I Griffin sia South Park sono show dalla storia pluridecennale, in alcuni casi nati agli albori della serialità in un contesto praticamente amatoriale. L'esempio di South Park è emblematico: i suoi realizzatori facevano praticamente tutto in casa e loro stessi davano (e danno) voce a una pletora di personaggi. Lo stesso Hank Azaria doppia quasi una decina di personaggi in I Simpons e l'elenco è molto lungo. Nel mondo dell'animazione televisiva per adulti le sale di doppiaggio tendono ad essere frequentate da pochissime persone, capaci di creare molte voci differenti. 

Secondo Kondabolu, patrocinato dall'attrice Whoopi Goldberg, il doppiaggio di personaggi di colore da parte di attori caucasici è una sorta di black face "vocale", un'imitazione dispregiativa e parodica della loro voce e della loro cadenza. Tuttavia nel mondo del doppiaggio non è raro che un doppiatore dia voce a un personaggio radicalmente diverso dalla sua fisicità e sesso: non si contano gli esempi di donne che doppiano personaggi maschili, soprattutto se di giovane età. Un esempio emblematico in Italia è quello di Francesca Vettori, una signora del doppiaggio italiano che dà voce allo sboccatissimo Cartman, oltre che a una pletora di personaggi dello show, compreso Saddam Hussein. 

Inoltre la genesi di molti di questi show è di natura strettamente amicale, ovvero i creatori hanno chiamato un paio di conoscenti specialisti della commedia e si sono divisi le parti con loro, per riuscire a contenere i costi e doppiare tutto il cast originario dello show. 

DisneyHomer e Marge a cena con Apu e consorte
Apu ha fatto la storia della TV statunitense, ma ora potrebbe scomparire

A proposito di cast originario e di I Simpson. Un punto su cui anche Kondabolu è d'accordo è il valore epocale che il personaggio di Apu ha avuto nella televisione statunitense. Per molti anni Apu è stato di fatto l'unico personaggio di origini indiane ad apparire nella serialità statunitense in maniera ricorrente e continuativa, dando rappresentazione a una comunità in larga parte taciuta dai media nazionali. Sembra che sia proprio questo il motivo dell'irritazione di Matt Groening, che ha lasciato ad intendere che l'uscita di scena di Azaria potrebbe coincidere con quella del personaggio di Apu. Il creatore dei Simpson sembrerebbe voler mettere da parte un personaggio su cui non sente più di avere libertà creativa. 

La soluzione invocata da più parti è quella di aprire le writing room a sceneggiatori non caucasici, che portino nuova linfa agli show e li guidino a una rappresentazione corretta dei personaggi di colore. Tuttavia non manca il fronte di quanti vedono in questa richiesta un ulteriore tentativo di mettere un bavaglio alla comicità più scorretta, espandendo a dismisura i confini di ciò che è ritenuto offensivo fino a di fatto sterilizzare ogni tipo di caricatura o critica su certi argomenti. La questione rimane spinosa, qualsiasi sarà l'esito della vicenda. Non può essere altrimenti, dato che il presupposto della satira è quello di provocare una reazione forte nello spettatore, mettendo in discussione lo status quo sociale. 

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