La strategia di Netflix: come (e perché) produce così tante serie TV e film originali

Unsplash / Thibault Penin Un utente guarda Netflix dal letto

Il catalogo di Netflix è davvero immenso e ogni mese si arricchisce di nuovi contenuti originali, serie TV e film. Come fa Netflix a mantenere questo ritmo? Perché ha scelto di puntare a una strategia quantitativa?

Quando si accede a Netflix da smart TV, tablet, computer, laptop o telefono cellulare, spesso ci si sente sopraffatti dalla quantità di contenuti che la piattaforma ospita. Ogni mese vengono caricati nuovi film e serie originali, che vanno a ingrossare le fila di un archivio già sterminato, in cui spesso nemmeno ci rendiamo conto che c'è anche quel titolo che ci piacerebbe vedere. Rispetto ad altri servizi simili (Amazon Prime Video, Infinity, Disney+, Chili) Netflix non solo ha un catalogo più ricco, ma mantiene un ritmo di produzione di contenuti originali stupefacente, che spesso adombra gli sforzi di major cinematografiche ed emittenti televisive tradizionali. 

Qualche numero: nel solo 2019 Netflix è stata in grado di procurare al suo abbonato statunitense più di un contenuto nuovo al giorno. Secondo un calcolo elaborato da Variety, i nuovi caricamenti nel 2019 sono stati 371. L'incremento rispetto all'anno precedente è stato del 54.6%, dato che nel 2018 il gigante dello streaming si era fermato a "soli" 240 nuovi titoli tra film e serie caricati in catalogo. L'anno scorso Netflix ha finanziato così tante novità da superare il numero complessivo di produzioni messe in cantiere da tutte le emittenti televisive statunitensi messe insieme. 

Unsplash / Mollie SivaramUn utente guarda Netflix sul divano
Come fa Netflix a produrre così tanti contenuti originali all'anno?

Come fa Netflix a tenere questo ritmo forsennato? Soprattutto, perché ha scelto questa strategia in apparenza molto dispendiosa? 

I numeri di Netflix

Prima di fare qualche ipotesi a riguardo, è bene ricordare le dimensioni del bacino di utenza a cui si rivolge Netflix. Ad aprile del 2020 il numero totale di abbonati alla piattaforma superava i 182 milioni di utenti paganti, di cui una fetta considerevole risiedeva negli Stati Uniti. L'America infatti guida la classifica dei paesi con più iscritti con circa 60,9 milioni di abbonati. Segue il Brasile con i suoi 15 milioni di abbonati, che di recente hanno sorpassato i 13 milioni del Regno Unito. L'Italia è al diciassettesimo posto con circa 2 milioni di abbonati, esattamente come l'India. Durante la pandemia il servizio ha conosciuto una crescita record di 15,77 milioni di abbonati a livello planetario. 

Di fronte a questi numeri è semplice capire perché Netflix punti così tanto sulla quantità. Il pubblico mondiale, pur sempre più globalizzato per gusti e influenze, ha delle specificità locali che vanno soddisfatte per mantenere gli utenti paganti soddisfatti. Quindi se una nazione ama i reality e un'altra preferisce i film fantascientifici, Netflix dovrà fare in modo di soddisfare entrambe. Queste differenze si riflettono ovviamente a livello individuale. I gusti cambiano anche in base all'età, al grado d'istruzione, alle credenze religiose e politiche, alle inclinazioni del momento dell'utente medio. Per mantenere un pubblico così vasto Netflix deve necessariamente produrre tantissimi titoli, in modo che ogni persona che acceda alla piattaforma trovi qualcosa di suo gusto; sia un bimbo indiano che ha appena cominciato ad andare a scuola o una neopromossa super manager giapponese che vuole rilassarsi davanti alla TV. 

NetflixPronti per una visione su Netflix da tablet
Netflix vuole assicurarsi di avere prodotti per ogni tipologia di utente

Per Netflix dunque produrre tantissimi contenuti diversi è una necessità basata su una strategia aziendale che punta ai grandi numeri. Se il servizio fosse pensato per conquistare un gruppo più omogeneo di abbonati molto fedeli dando loro un contenuto estremamente calibrato, il gigante dello streaming avrebbe un'impostazione più simile ad emittenti tradizionali come HBO. Invece Netflix, nel bene e nel male, punta sulla quantità, senza trascurare nessun ambito della produzione audiovisiva. Produce serie e film, reality, spettacoli di cabaret, documentari, telenovela, cortometraggi. I suoi titoli variano dal conclamato guilty pleasure in zona trash al film iperautoriale pensato per il passaggio ai festival e la vittoria agli Oscar. Sia a livello di tipologia sia a livello di approccio, Netflix prova di tutto. Non solo: ogni nazione che viene "colonizzata" dal suo servizio diventa parte attiva del processo, perché Netflix finisce per produrre in loco titoli pensati per il pubblico locale, ma comunque distribuiti a livello internazionale (anche se magari con risultati non proprio eccellenti).

Queste sono dunque le motivazioni dietro l'ipertrofica produzione di Netflix a livello globale, strettamente legale alla strategia aziendale invero piuttosto aggressiva del colosso dello streaming. Ovviamente esistono poi motivazioni più complesse legate per esempio a come Netflix sia finanziata, all'impatto che ha la raccolta di capitali in Borsa rispetto alla quota coperta dagli abbonamenti, al prezzo mensile degli stessi e alla percezione che il pubblico ha di quanto sia "giusto" pagare per il servizio o quante novità si aspetti di ricevere per quel prezzo. È un gioco molto delicato e molto pericoloso, perché nonostante i grandi numeri di cui stiamo parlando tenere in equilibrio il bilancio di Netflix è tutt'altro che semplice. La strategia aggressiva del colosso spesso gli garantisce la mera sopravvivenza, per quanto paradossale possa sembrare. 

Più libertà, meno vincoli, più film e serie

Una volta esplorato il livello più superficiale desumibile dai pochi dati ufficiali a disposizione si può tentare di capire come in concreto Netflix riesca a mantenere il suo ritmo di produzione di contenuti originali. In questo caso ci vengono in aiuto gli stessi creatori, che spesso descrivono Netflix come un sorta di paradiso della creatività, con un livello di libertà artistica impensabile nel contesto di studio e major.

Essendo un servizio a cui l'utente accede volontariamente, a Netflix basta un semplice sistema di rating per ospitare ogni genere di contenuto, da quello ideale per i bambini al più controverso e adulto. È l'utente a decidere cosa vuole vedere, a differenza di un'emittente televisiva che deve sottostare a una rigida regolamentazione su cosa vada in onda, specie nelle cosiddette "fasce protette". Sceneggiatori e registi dunque sono portati a sottoporre i loro progetti più controversi o adulti a Netflix, ben sapendo che altrove non verrebbero nemmeno presi in considerazione. Lo stesso discorso vale per sperimentazioni che non garantiscono un audience televisiva soddisfacente per gli inserzionisti pubblicitari. Netflix è molto aperta a progetti considerati pericolosi per un'emittente televisiva, per cui già naturalmente riceve proposte e pitch da un gran numero di creatori rifiutati altrove per scarsa propensione al rischio. 

Unsplash / Charles DeluvioI contenuti originali di Netflix nella schermata home
Dando meno vincoli possibili ai creatori, Netflix facilita la produzione di nuovi contenuti

La vera chiave di volta è proprio il grado di controllo dal leggero all'inesistente che Netflix esercita sulle sue produzioni. Rispetto a uno studio tradizionale, Netflix esercita un controllo minimo sui contenuti e sulla loro realizzazione, facendo tesoro dell'autonomia di creatori, sceneggiatori e registi. Per Netflix l'importante è avere un nuovo contenuto al prezzo di produzione preventivato. Il controllo sul processo creativo è minimo a detta degli stessi realizzatori. Non è una questione di mecenatismo disinteressato, quanto piuttosto economica. Lasciando libertà d'azione ai suoi creatori, Netflix abbatte i tempi e i costi.

Certo talvolta anche la qualità ne risente (e parecchio), ma anche serie o film giudicati brutti possono diventare oro per l'azienda. Infatti quando il pubblico incuriosito dalle recensioni tremende ricevute da un titolo divenuto "un caso" dedica una, due, otto o dieci ore alla sua visione, anche solo per irriderlo sui social, Netflix ottiene quello che desidera. Grazie a un titolo trash raggiunge un coinvolgimento del pubblico più alto, una fidelizzazione più stretta, numeri migliori da sottoporre agli investitori. Nello stesso lasso di tempo in cui avete visto titoli "qualitativamente controversi" come 365 o Curon avreste potuto vedere serie acclamate dalla critica su Amazon Prime Video o rivedere un classico Disney+ che vi piacerebbe rispolverare da tempo. Eppure avete speso quella quota di tempo libero per vedere qualcosa che sapevate in partenza non sarebbe stato di vostro gusto. Non è che Netflix produca appositamente titoli di qualità discutibile, ma ha trovato il modo di rendere remunerativi anche quelli. 

NetflixI protagonisti di Curon, Baby e Summertime
Anche serie italiane non riuscitissime possono aiutare Netflix ad aumentare la fidelizzazione del pubblico

Essendo un giocatore libero in un panorama di storiche rivalità tra emittenti e studi cinematografici, Netflix può anche entrare in campo come semplice co-finanziatore per realtà tra loro concorrenti. Avendo grande fame di contenuti originali e novità, Netflix è più che disposta a finanziare progetti parzialmente o totalmente, lasciando la direzione creativa ad altri. In Italia Netflix ha collaborato con Mediaset e Medusa, acquistando anche diritti di produzioni Rai da inserire nel proprio catalogo. Laddove c'è un progetto interessante, è pronta a distribuirlo ex post o finanziarlo dal principio, in cambio dei diritti di distribuzione. In Austria per esempio ha sostenuto la produzione di Freud dal punto di vista strettamente economico, assicurandosi la possibilità di distribuirlo a livello internazionale. Quello che passa in TV in Austria nel resto del mondo arriva su Netflix e viene percepito come "di Netflix", anche se non lo è o lo è solo in parte. 

Non da ultimo, Netflix è più che disposta a salvare show e progetti naufragati altrove, vedi ad esempio l'emblematico caso di Lucifer. Se per un'emittente come FOX gli ascolti bassi sono un problema, per Netflix salvare un titolo come Lucifer è un'occasione d'oro per acquisire uno show con un modus operandi ben avviato, a cui servono solo i soldi necessari a finanziare un'altra stagione. Il tutto con notevoli ricadute positive sulla nomea di azienda (percepita come attenta ai bisogni del pubblico) e su un'ulteriore espansione della sua platea. Dando una nuova casa a uno show già avviato come Lucifer o come Cobra Kai, Netflix ne assorbe il bacino di spettatori (magari ricavandone nuovi abbonati). Inoltre fornisce un prodotto già avviato e con molti episodi all'attivo al suo pubblico affamato di binge, con la possibilità di rendere ancora più popolare il titolo, aumentando ancor di più il prestigio del proprio catalogo. 

      NoSpoiler Il rispetto della tua privacy è la nostra priorità

      Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza nel nostro sito. Accetta e continua per prestare il consenso all'uso di tutti i cookie. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi . Potrai consultare le nostre Informativa privacy e Policy sui cookie aggiornate in qualsiasi momento.

      Cerca