La recensione di Agents of S.H.I.E.L.D. 7x06: Adattati o muori

Uomini e androidi, mutanti e persone riportate in vita, nuovi e antichi poteri: il sesto episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. 7, intitolato Adattati o muori, ci svela l’importanza dei sentimenti e il ruolo centrale della tecnologia.

Ci eravamo lasciati con un colpo di scena, anzi due: lo Zephyr aveva rivelato la sua posizione distruggendo l’Insight e Daisy (Chloe Bennet) è ostaggio con Sousa (Enver Gjokaj) di Nathaniel Malick (Thomas E. Sullivan). E ha perso i poteri.

May (Ming-na Wen) e Coulson (Clark Gregg) sono prigionieri alla base mentre Jemma (Elizabeth Henstridge), Deke (Jeff Ward) ed Enoch (Joel Stoffer) a bordo dello Zephyr vengono colpiti da un missile. Quello lanciato dai Chronicom, dopo che lo Zephyr è stato individuato.

Mac (Henry Simmons) e Yo-Yo (Natalia Cordova-Buckley) liberano i genitori di Mac: tutto, in questo episodio, è più che mai importante per lo sviluppo degli eventi futuri, e rischioso per la compromissione della storia che i nostri conoscono come passato.

Un lutto che non finisce mai: i sentimenti

May lo dice chiaramente: ha pianto più volte la morte di Coulson, che continua a tornare in vita, e questa è indubbiamente la parte più difficile del viaggio nel tempo, della nuova tecnologia, dei prodigi che la storia di Agents of S.H.I.E.L.D. ci ha raccontato in 6 stagioni e continua a raccontarci in questa, la settima e ultima.

Ovvero: l’importanza dei sentimenti umani nel prendere decisioni che possono influenzare presente, passato e futuro.

I sentimenti - con il nuovo potere di May, l’incontro di Mac con la famiglia, il rapporto fra Coulson e la stessa May e via dicendo - sono sempre stati la chiave di lettura. Il fattore decisivo. L’elemento che determina il corso stesso della storia.

L’importanza del progresso

Accanto al ruolo determinante dei sentimenti, questo episodio sottolinea anche quello della tecnologia e del progresso che può regalare ai buoni o ai cattivi.

L’impianto di Jemma, che Deke scambia erroneamente per un sopruso di Enoch, le capacità di Coulson, il potere dei Chronicom, l’evoluzione di May: tutto, un episodio dopo l’altro e sempre di più, ci parla di come a determinare davvero il successo di una parte o dell’altra - S.H.I.E.L.D. o Hydra, se così vogliamo riassumerle - sia la disponibilità della tecnologia unita ai sentimenti implicati in ogni singola scelta. Quando si tratta di esseri umani, s’intende.

L’oracolo

Conosce il futuro, il disegno generale, indipendentemente dai singoli eventi. Si chiama Sibyl (la interpreta Tamara Taylor) ed è una sorta di oracolo Chronicom.

Spiega a Coulson la differenza fra gli umani e i Chronicom, e lui a sua volta spiega a lei la determinazione umana del sacrificio, del sentimento… Il loro incontro rappresenta la perfetta unione delle due tematiche centrali in questo episodio, e nella serie stessa.

Morire è un po’ il mio superpotere.

Come l’oracolo di Matrix, Sibyl non fornisce risposte chiare: si limita a dare indicazioni che ciascuno può interpretare. E Coulson le interpreta nell’unico modo che conosce.

Ma tornerà. Torna sempre.

Non è questa la notizia peggiore. La notizia peggiore è che May ha intuito la vera natura del padre di Mac: John Mackenzie (Sedale Threatt Jr.) e sua moglie Lilla (Paulina Lule) non sono umani. Sono stati replicati ed eliminati dai Chronicom.

E i sentimenti di Mac non gli hanno impedito di eliminare i nemici. Purtroppo, gli hanno anche impedito di risalire in tempo sullo Zephyr. A lui e a Deke, sceso per cercarlo.

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