Malpensa: il traffico di droga sventato grazie a un riferimento a John Wick

Summit Entertainment/TIK Films/Thunder Road Pictures/87Eleven Una scena del film John Wick - Capitolo 2

Il film con Keanu Reeves è stato preso come spunto per introdurre polvere bianca in Italia.

Quando si guarda un film d’azione può capitare che ci si chieda se certe cose possano mai accadere nella vita reale.

E c’è chi ha davvero preso spunto da un film di finzione per cercare di introdurre illegalmente della droga nel nostro Paese.

Secondo quanto riportato da Sky Tg24 lo scorso 17 luglio 2020, la Guardia di Finanza di Milano ha scoperto che all’aeroporto di Milano-Malpensa era arrivata una spedizione proveniente dalla Colombia e diretta a Firenze con un contenuto particolare. All'interno, infatti vi erano circa due chili di una pregiata miscela di chicchi di caffè riempiti di polvere bianca (per un totale di circa 130 grammi) e sigillati con del nastro adesivo.

Ciò che ha però reso sospetto il pacco è stato il nome del destinatario, tale Santino D’Antonio, ovvero il nome del boss mafioso che è stato interpretato da Riccardo Scamarcio in John Wick – Capitolo 2, film che ha visto l’attore recitare al fianco di Keanu Reeves.

Summit Entertainment/TIK Films/Thunder Road Pictures/87ElevenUn'immagine con Riccardo Scamarcio nei panni di Santino D'Antonio in John Wick - Capitolo 2

Nel film diretto da Chad Stahelski e uscito al cinema nel 2017 Santino D’Antonio è considerato un signore del crimine italiano. Il giovane mafioso si reca dal protagonista per pretendere il favore che quest’ultimo gli deve in cambio: infatti, tempo prima John Wick aveva chiesto aiuto proprio alla famiglia D’Antonio per mettere in atto quella che sarebbe dovuta essere la sua ultima missione da sicario.

Tornando alla vicenda scoperta dalle Fiamme Gialle, l’uomo dietro al nome fittizio non sarebbe altro che un presunto chef italiano di 50 anni: formalmente residente in Colombia e con un passato già segnato da precedenti per droga, l’uomo è stato in seguito arrestato – in coordinamento con le Procure di Busto Arsizio – a Pontassieve (provincia di Firenze) mentre si stava recando in bicicletta da un tabaccaio, luogo di consegna della merce.

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