Il complotto contro l’America: passato e presente nei primi due episodi

Su Sky Atlantic la sera del 24 luglio è andata in onda la maratona con i 6 episodi de Il complotto contro l’America, disponibile anche on demand. Analizziamo insieme i primi 2 episodi.

La maratona è andata in onda con tutti e 6 gli episodi della miniserie HBO dai creatori di The Wire, Ed Burns e David Simon, venerdì 24 luglio.

Ma, vista la quantità dei contenuti, ho pensato di suddividere il nostro percorso di analisi di stile e tematiche in tre appuntamenti.

Iniziamo dai primi due episodi.

Fin dalle immagini di repertorio della sigla, Il complotto contro l’America - ambientato a Newark nel 1940 il contrasto fra lo spirito moderno della miniserie e l’ambientazione nel passato, un passato destinato a diventare diverso da quello che conosciamo, appare evidente.

I movimenti di macchina “sporchi", l’uso della colonna sonora, la scelta accurata di ogni singola inquadratura: tutto è tecnicamente in contrasto con l’ambientazione originale, eppure la consolida. Perché vuole diri che il contrasto fra la realtà che conosciamo e la storia raccontata dal punto di vista della famiglia protagonista è marcato… Ma possibile.

Il complotto contro l’America è un monito. Un esperimento terrificante che dimostra come il pericolo del totalitarismo, dell’odio, dell’assenza di libertà individuale sia sempre dietro l’angolo.

Ci sono Paesi oggi, nel 2020, in cui tutto questo accade ogni giorno.

Il complotto contro l’America ce lo ricorda a chiare lettere.

E proprio mentre la vita di Herman Levin (Morgan Spector, Homeland) e della sua famiglia sembra prendere una piega positiva, la situazione inizia a precipitare.

Charles Lindbergh (Ben Cole, Happy!) il popolarissimo e amato aviatore, parlava alla radio opponendosi alla linea interventista di Roosevelt. Forte oppositore anche della Grande Guerra, Lindbergh sosteneva che i rischi della guerra erano troppo grandi.

Vite, individui, popoli

Non posso divorziare, non ora.

Evelyn (Winona Ryder), la sorella maggiore di Bess (Zoe Kazan, Bored to Death) - moglie di Herman - ha un amante.

Un uomo sposato che non ha alcuna intenzione di divorziare, come aveva fatto credere a Ev. Non ne aveva mai avuta l’intenzione, in effetti.

Con il cuore spezzato, Ev torna a Newark dove Herman è alle prese con i guai combinati dal nipote Alvin (Anthony Boyle), rimasto orfano e accolto dalla famiglia di Herman.

Quando sente parlare il rabbino Lionel Bengelsdorf (John Turturro), Ev - che lo colpisce per la sua bellezza e intelligenza - inizia a smettere di temere di restare sola per tutta la vita (“zitella”, come si diceva all’epoca). Inutile dire che Bengelsdorf, secondo Herman, è un traditore della patria e del popolo…

Le vicende personali dei protagonisti proseguono mentre Charles Lindbergh annuncia la propria candidatura a Presidente degli Stati Uniti, in corsa contro Roosevelt.

Lindbergh non nascondeva le proprie simpatie per Hitler e il nazismo, che - assistendo alle Olimpiadi di Berlino - considerava un bene per il Paese.

Era caduto nella trappola di Hitler: era stato incantato dalla propaganda, senza vedere i terribili rischi della dittatura nazista e del suo odio per gli ebrei.

Gli stessi ebrei che, all’inizio del secondo episodio, dimostrano di essere fan dell’aviatore.

I figli di Herman sono entrambi ammiratori delle imprese di Lindbergh: i ragazzi vedono ciò che vedeva anche gran parte dell’America, un eroe civile la cui vita era stata funestata dal rapimento del figlio di 2 anni, ucciso nonostante il pagamento del riscatto. Lindbergh aveva vissuto per 5 anni in Inghilterra. Tornato in patria nel 1939, aveva annunciato che si sarebbe rifiutato guidare per l’aviazione i militari nella guerra per conto di Roosevelt.

Lindbergh o guerra

Al grido di “Lindbergh o guerra”, la sua candidatura alla Presidenza inizia a dividere gli ebrei d’America fin dal primo istante. Come Bess ed Ev, una oppositrice e l’altra sostenitrice di Lindbergh.

Il messaggio della serie, tratta dall’omonimo romanzo di Philip Roth, è chiarissimo: così come Lindbergh era caduto nella trappola della propaganda di Hitler, allo stesso modo l’America - inclusi gli ebrei - sarebbe potuta cadere nella trappola della propaganda di Lindbergh. Cambiando per sempre la storia.

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E quando Bengelsdorf offre a Ev di lavorare con lui, i rapporti con la famiglia si guastano. Bess pensa che sia un antisemita, Ev afferma che non può esserlo, visto che è un rabbino. Bess ed Ev sono sorelle, si vogliono bene. Ev aiuta la sorella minore a ottenere un lavoro, perché la famiglia possa risparmiare qualcosa. Ma Herman non sarà altrettanto comprensivo. E quando porta i suoi figli - incluso il piccolo Phil (Azhy Robertson) - al cinema a vedere il cinegiornale, negli occhi di quei bambini vediamo lo stupore per la guerra, l’incapacità di comprendere perché gli uomini si facciano del male in quel modo.

Alvin, invece, mentre assiste ai filmati dei nazisti che arrestano gli ebrei, lo capisce fin troppo bene. E corre ad arruolarsi.

Ascoltare il discorso di Bengelsdorf alla radio - con il rabbino intento a smentire le simpatie di Lindbergh per Hitler e a opporsi a una guerra europea e non americana - canalizza l’odio di Herman, ed è in quel momento che Bess svela la relazione fra Ev e Bengelsdorf.

Istante dopo istante, mentre la regia continua a trascinarci in finte soggettive e movimenti di macchina impetuosi, la tensione sale.

Alvin si licenzia e se ne va, per andare a combattere contro i nazisti.

Arrivano le elezioni e le file per accedere alle cabine elettorali sono lunghissime. 

Con una partecipazione straordinaria e una maggioranza schiacciante, l’America elegge Charles A. Lindbergh.

Il secondo episodio de Il complotto contro l’America ci lascia qui. Con l’annuncio della vittoria e un Herman preoccupato seduto al cinema, insieme a entusiasti elettori di Lindbergh.

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