L'anarchico venuto dall'America: 10 curiosità sul film su Gaetano Bresci

Alfafilm / Berta Film Andrea Anastasio in una scena del film L'anarchico venuto dall'America

La storia del tessitore di Prato che tornò da Paterson per uccidere il re Umberto I a colpi di rivoltella diventa un film che unisce finzione e documentario: ecco dieci cose che (forse) non sapete sull'opera del regista Gabriele Cecconi.

È incredibile che nessun regista italiano abbia mai realizzato un film su Gaetano Bresci, l'anarchico pratese che il 29 luglio del 1900 uccise a Monza con tre colpi di pistola il re d'Italia Umberto I di Savoia.

Ci ha pensato Gabriele Cecconi a colmare questo vuoto con L'anarchico venuto dall'America, un ibrido di cinema di finzione e del reale che, ispirato nel titolo alla definizione che ne diede Benedetto Croce, rende giustizia alla memoria del dimenticato libertario nato a Coiano nel 1869.

Dalle origini del progetto agli omaggi musicali, ecco tutto quello che forse non sapete sul film che Rai Storia trasmette in prima visione mercoledì 29 luglio 2020 (in una versione più corta di 52 minuti rispetto a quella completa di 70 uscita in sala) in occasione del 120° anniversario del regicidio del "re mitraglia".

  1. Un mix di fiction e documentario
  2. Il cast di esordienti
  3. La consulenza storica
  4. La produzione in crowdfunding
  5. Squilibrato terrorista o eroe idealista?
  6. Suicida o "suicidato"?
  7. La pazza idea di Sergio Leone
  8. L'omaggio di Jim Jarmusch
  9. Damnatio memorie e rivalutazione postuma
  10. Bresci in musica

Un mix di fiction e documentario

Cecconi, laureato in Storia del Cinema con una tesi sulla filmografia di Elio Petri e docente di Linguaggio cinematografico nel Corso di Regia alla Scuola di cinema Anna Magnani, analizza la vita privata e la formazione politica di Bresci e sottolinea in particolare i motivi che lo costrinsero ad emigrare negli Stati Uniti e che lo convinsero a tornare in Italia.

Bresci, figura centrale nella storia dell'anarchismo nostrano, rientrò per vendicare le vittime dei massacri del 1898, quando a Milano, per riprendere il controllo dopo i "moti del pane", il generale Bava Beccaris ordinò di prendere a cannonate la folla: morirono più di 80 persone e i feriti furono più di 450. I manifestanti protestavano contro la "tassa sul macinato", che aveva provocato il forte aumento del prezzo del pane e della farina.

Bava Beccaris venne subito premiato da Umberto I con la croce di grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia e addirittura con la nomina a senatore del Regno. "Io non ho ucciso Umberto – dirà Bresci sul banco degli imputati – io ho ucciso il re, ho ucciso un principio. E non dite delitto ma fatto".

Il cast di esordienti

Nelle parti di finzione, Gaetano Bresci è interpretato da Andrea Anastasio, già diretto da Cecconi nel ruolo di Pugliese (uno dei ragazzi che frequenta il seminario) nel film Il seminarista. Con l'amico e collega Fabio Berens ha aperto la società di produzione Cast Motion.

Ginevra Caselli indossa i panni di Sophie, l'operaia di origini irlandesi sposata con Bresci. La coppia ebbe due figlie, Maddalena e Gaetanina, amatissime dall'anarchico ma lasciate per andare ad uccidere il re.

La consulenza storica

Le scene documentaristiche del film sono commentate da due esperti in materia. Giorgio Sacchetti è docente di Storia Contemporanea all'Università dell'Aquila e si occupa di movimento operaio e sovversivo e del pensiero anarchico.

Giuseppe Galzerano è storico ed editore: dal 1975 pubblica i libri "dell'altra Italia", concentrandosi su storia sociale e politica, anarchismo e antifascismo, emigrazione, rivolte contadine, cultura popolare e questione meridionale. L'obiettivo dell'editrice è "dare voce ai ribelli e ai rivoluzionari, ai vinti e ai sofferenti".

La produzione in crowdfunding

L'anarchico venuto dall'America è un film indipendente: Cecconi l'ha prodotto con la sua Alfafilm grazie ad una raccolta fondi online di successo.

Successivamente si sono aggiunti il contributo di Regione Toscana, la collaborazione della Direzione Generale Cinema del Mibact e il sostegno della Toscana Film Commission.

Squilibrato terrorista o eroe idealista?

Bresci uccide il monarca a Monza: Umberto I ha appena assistito ad una manifestazione sportiva e sta rientrando in carrozza a Villa Reale, la residenza costruita per volontà dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria tra il 1777 e il 1780 e affidata dal re all'architetto Majnoni per il restauro secondo il gusto dell'epoca.

Dopo la morte di Umberto, il nuovo re Vittorio Emanuele III non volle più utilizzare la villa, facendola chiudere e trasferire al Quirinale gran parte degli arredi. "Entra a Monza il tram che ronza. A Monza con palle tre hanno ucciso il re", scriveva Leo Longanesi rievocando anni dopo il regicidio.

Oggi la Villa Reale è di proprietà congiunta del Comune di Monza, della Regione Lombardia e del demanio. La storia, le mostre e le visite sono consultabili sul sito ufficiale di Villa Reale. Nelle note di regia, Cecconi spiega con quale approccio si è avvicinato alla biografia di Bresci, una materia davvero delicata che si incrocia inevitabilmente con il destino dei Savoia.

Il mio intendimento non è quello di esaltare o di condannare, ma di capire e di raccontare, nella maniera più obiettiva possibile, la sua vita pubblica e quella privata, la sua formazione anarchica e i suoi amori. Il mio approccio quindi non è politico-ideologico ma esclusivamente e rigorosamente storico, evitando condanne o esaltazioni che, di solito, non aiutano a comprendere la realtà.

Suicida o "suicidato"?

Quando Bresci uccide il re e viene arrestato, evitando per poco il linciaggio della folla, la pena di morte è ormai stata abolita con l'entrata in vigore del Codice Zanardelli del 1889. Condannato all'ergastolo con un processo lampo, l'anarchico viene rinchiuso nel penitenziario di Santo Stefano a Ventotene, dove è trovato morto il 22 maggio 1901, impiccato all'inferriata della sua cella.

È davvero un suicidio? O è il risultato del trattamento punitivo delle guardie carcerarie, che lo avrebbero prima massacrato a calci e pugni e poi appeso con un lenzuolo attorno al collo per simulare il suicidio? Questa tesi è avvalorata persino da Sandro Pertini in un suo celebre intervento del 1947 all'Assemblea Costituente.

Misteriosamente, il corpo di Bresci sparisce nelle ore successive alla morte, gettato in mare al largo delle Ponziane o sepolto a Santo Stefano in una fossa anonima. La pistola con cui uccise il re, due valigie e una macchina fotografica sono tra i cimeli di Bresci conservati al Museo Criminologico di Roma.

Il regicidio di Monza è materia ghiotta per gli storici e sono in molti ad aver calcato la mano su una versione alternativa dei fatti. Secondo la tesi dei docenti della Cattolica, Paolo Colombo e Claudia Continisio, portata in scena nello spettacolo Il Re e l'assassino. Un'altra storia del processo per l'uccisione di Umberto I, Bresci sarebbe stato armato da Maria Sofia di Borbone, finanziatrice degli anarchici antisabaudi per rivalersi sui Savoia che l'avevano spodestata, o addirittura da un complotto che coinvolge la Sicilia e New York, gli eredi di Umberto e la ricca polizza assicurativa sulla vita stipulata con i Lloyd's di Londra.

La pazza idea di Sergio Leone

L'unico regista italiano che si è davvero interessato alla biografia di Gaetano Bresci è stato Sergio Leone.

Il critico e storico Marcello Garofalo, nel suo libro Tutto il cinema di Sergio Leone, rivela che Leone avrebbe voluto raccontare la vita avventurosa di Bresci in un film. Il progetto, con Marcello Mastroianni protagonista e intitolato Vado, l'ammazzo e torno, è stato a lungo in cantiere ma non si è mai concretizzato.

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L'omaggio di Jim Jarmusch

In Paterson di Jim Jarmusch, Adam Driver è un autista di autobus e poeta che si chiama proprio come la cittadina del New Jersey in cui è ambientato il film. Il capoluogo della contea di Passaic, dove appunto viveva Bresci, è stato territorio di intenso sviluppo industriale ed emigrazione massiccia.

L'anarchico è citato nel film in un illuminante dialogo (su La questione sociale) che ha per protagonisti due adolescenti (Jared Gilman e Kara Hayward, i due giovani in fuga di Moonrise Kingdom di Wes Anderson, cresciuti e diventati studenti anarco-punk) che sull'autobus cominciano a parlare di quello strano italiano che proprio lì si era rifugiato dopo aver ricevuto l'amnistia nel 1896.

Bresci, infatti, era stato schedato come pericoloso sovversivo in Italia: nel 1895 fu mandato al confino a Lampedusa e condannato per oltraggio e rifiuto di obbedienza alla forza pubblica. In un'intervista all'Espresso, Jarmusch ha chiarito come sia arrivato a conoscere la storia di quell'attivista pratese che a Paterson ispirò la ribellione degli operai della seta, soprattutto immigrati italiani e irlandesi sfruttati nelle fabbriche.

Prima di passare alla storia si stabilì proprio a Paterson, in cui si raccolsero diversi anarchici. La città ha un passato interessante: è stata il primo centro industriale degli Stati Uniti, con fabbriche tessili, e ha visto le prime proteste dei lavoratori. Nel 1838 duemila operai scesero in piazza, la metà erano bambini irlandesi che all'epoca lavoravano 13 ore al giorno. Ma è anche la città di poeti come Williams e Allen Ginsberg. L'ho scelta per le sue contraddizioni: sembra sospesa tra speranza e disperazione.

Damnatio memorie e rivalutazione postuma

La figura di Bresci è sempre stata divisiva e ha spesso suscitato polemiche e controversie. Dopo il regicidio, nessun esponente della famiglia reale volle mai più visitare la città di Prato. Nel 1976, invece, il Comune ha intitolato una strada a Gaetano e il capoluogo toscano è diventato la base dell'anarchismo in Toscana.

All'epoca del processo, tuttavia, il leader socialista Filippo Turati rifiutò di difendere Bresci: fu l'avvocato anarchico Francesco Saverio Merlino ad accettarne la difesa. Nel tempo, la vicenda è stata oggetto di una rimozione della memoria che il regista Gabriele Cecconi definisce "antistorica".

Il gesto di Bresci fece scalpore all'epoca e fu riportato da tutti i giornali del mondo; in seguito si è cercato di nasconderlo, di dimenticarlo. Questo film vuole rimuovere questa rimozione, in linea con quella che è sempre stata la nostra idea di cinema: raccontare storie scomode, poco conosciute, che nessuno ha mai raccontato. Gaetano Bresci, in qualunque modo lo si giudichi, è un personaggio di primaria importanza e la sua vita avventurosa tra amori e anarchia non merita di finire nel dimenticatoio della storia.

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Il 22 maggio 1901 morì "suicidato" dallo Stato #GaetanoBresci. Fu un anarchico italiano, condannato all'ergastolo per aver messo in atto un'azione diretta (definito dallo stesso Bresci «UN FATTO») contro il Re Umberto I, colpito a morte da alcune pistolettate la sera di domenica 29 luglio 1900 a Monza. Il monarca era già scampato a due attentati, eseguiti dagli anarchici Giovanni Passannante e Pietro Acciarito. Gaetano Bresci intendeva vendicare l'eccidio di Milano, rendendo giustizia, e perciò decise di ritornare in Italia (dagli stati uniti) con l'obiettivo di uccidere re Umberto, ritenendolo responsabile massimo di quei tragici avvenimenti. Il processo contro Bresci fu istruito in brevissimo tempo. Il 29 agosto 1900, cioè un mese esatto dopo il delitto, Bresci comparve nella corte d’Assise di Piazza Beccaria a Milano. La sentenza era scontata in partenza. Gaetano Bresci aveva chiesto come difensore il deputato socialista Filippo Turati, ma questi aveva declinato l’incarico e fu sostituito dall’avvocato anarchico Francesco Saverio Merlino. L’imputato mantenne un contegno conforme al personaggio che rappresentava. Freddo e distaccato, quasi sereno, ascoltò la lettura del capo d’accusa (per la verità retorico fino all’inverosimile) senza mostrare nè pentimento né spavalderia. Ecco il testo del suo interrogatorio in aula : Presidente: «L’imputato ha qualcosa da aggiungere alla sua deposizione testé letta?» Bresci: «Il fatto l’ho compiuto da me, senza complici. Il pensiero mi venne vedendo tante miserie e tanti perseguitati. Bisogna andare all’estero per vedere come sono considerati gli italiani! Ci hanno soprannominati “maiali“... » Presidente: «Non divaghi...» Bresci: «Se non mi fa parlare mi siedo.» Presidente: «Resti nel tema.» Bresci: «Ebbene, dirò che la condanna mi lascia indifferente, che non mi interessa punto e che sono certo di non essermi sbagliato a fare ciò che ho fatto. Non intendo neppure presentare ricorso. Io mi appello soltanto alla prossima rivoluzione proletaria.» Presidente: «Ammettete di avere ucciso il re?» Bresci: «Non ammazzai Umberto; ammazzai il Re, ammazzai un principio! E non dite delitto ma fatto!» ⬇

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Bresci in musica

Sono tante le canzoni dedicate alla memoria di Gaetano Bresci, come questa omonima di Futta, inserita dal rapper e attivista di Sassari nel disco Collane & Coltelli del 2013.

Ma vanno ricordate anche La casa del ladro di Ascanio Celestini, Banditi nella sala degli Assalti Frontali, Bandito senza tempo della Gang, Perché i vivi non ricordano di Daniele Sepe, Gaetano Bresci dei Del Sangre, Vota Gaetano Bresci del Teatrino Elettrico e Il nuovo Gaetano Bresci dei Quarantena.

Senza dimenticare la strofa aggiunta dagli anarchici livornesi ad Addio a Lugano di Pietro Gori, nella quale si accenna a "Vittorio Emanuele figlio di un assassino" e alla "vendetta che gli anarchici san far".

Poster L'anarchico venuto dall'America
FILM

L'anarchico venuto dall'America

  • Genere:
  • Regia: Cecconi Gabriele

Di quell'afosa domenica 29 luglio 1900, non esistono molti documenti.

L'anarchico venuto dall'America ricostruisce una storia rimossa e dimenticata.

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