Il destino di un cavaliere: la colonna sonora del film con Heath Ledger

Columbia Pictures Un primo piano di Heath Ledger in una scena del film Il destino di un cavaliere

Canzoni rock degli anni '70, da David Bowie ai Queen, in un Medioevo reinventato e contaminato con la modernità: è questa la scelta del regista Brian Helgeland.

William Thatcher è un giovane scudiero che vuole diventare cavaliere. L'occasione gli si presenta quando il suo padrone muore nel bel mezzo di una giostra: William decide di prenderne il posto in gara e capisce che può finalmente cambiare "il corso delle stelle".

L'incontro fortuito con lo scrittore Geoffrey Chaucer gli offre una (falsa) patente di nobiltà con la quale potrà guadagnarsi la rispettabilità e soprattutto strappare l'amore della bella Jocelyn.

Il destino di un cavaliere esce al cinema a metà del 2001 e lancia il protagonista Heath Ledger, il divo che ci ha lasciato troppo presto, passato alla storia per il ruolo di Joker, il premio Oscar e la scomparsa prematura nel 2008.

Brian Helgeland, lo sceneggiatore di L.A. Confidential e regista di Payback e Ipotesi di complotto, rispolvera il mito dei cavalieri combattenti e l'avventura medievale, in questo caso ispirata a uno dei Canterbury Tales.

Ma Il destino di un cavaliere, sullo sfondo dell'Europa del 1300, si caratterizza soprattutto per le acconciature, i look e l'incalzante colonna sonora a base di rock.

Perché una colonna sonora rock anni '70

Le sonorità anni '70 sono quelle scelte da Helgeland e i suoi consulenti musicali. Il motivo lo spiega il regista in un'intervista a Movie Habit: gli anni '70, in fondo, sono sempre gli stessi, indipendentemente dal secolo.

Il film è ambientato nel 1372. Quindi sono gli anni '70, sono semplicemente quelli sbagliati.

La musica rock dell'epoca, nell'ottica di Helgeland, fotografa al meglio le questioni centrali del film: l'identità, il raggiungimento della maturità, il potere che diventare adulti rappresenta.

Tutto questo sembra essere distillato con cura dalla musica rock. Credo davvero che sia il sound giusto per questo film.

Il risultato è uno score che trascende completamente i banchetti di corte e l'amore cortese e pompa pezzi rock che spaziano da grandi classici a curiosi riarrangiamenti.

La tracklist

Il destino di un cavaliere La colonna sonora del film
Il destino di un cavaliere

La colonna sonora del film

$ 9,99

La colonna sonora, edita da Columbia/Sony Music con la direzione artistica di David Coleman, comprende 14 brani, quattro in più rispetto ai dieci che si ascoltano nel film. Anche l'ordine è diverso da quello che scandisce le azioni di Thatcher e servi.

  1. Queen - We Will Rock You
  2. War - Low Rider
  3. Bachman-Turner Overdrive - Takin' Care of Business
  4. David Bowie - Golden Years
  5. Train - Ramble On (Led Zeppelin)
  6. Heart - Crazy On You
  7. Eric Clapton - Further On Up the Road
  8. Rare Earth - Get Ready
  9. Sly & The Family Stone - I Want to Take You Higher
  10. Thin Lizzy - The Boys Are Back in Town
  11. Carter Burwell - One of Your Own
  12. Robbie Williams & Queen - We Are the Champions
  13. Dan Powell - Pieces
  14. Third Eye Blind - Eye Conqueror

Le bonus track non incluse nel film sono Ramble On dei Led Zeppelin nella cover dei Train, Crazy On You degli Heart (dal loro album d'esordio, Dreamboat Annie del 1975), Pieces di Dan Powell e Eye Conqueror dei Third Eye Blind, B-side del gruppo alternative californiano utilizzata appositamente per la soundtrack.

In ordine di apparizione, invece, si susseguono l'una all'altra canzoni che hanno fatto la storia. L'intro sui titoli di testa è affidata a We Will Rock You dei Queen: a battere le mani e cantare al ritmo del pezzo si intravedono Brian May e Roger Taylor.

Low Rider dei War (dall'album Why Can't We Be Friends?) è un brano del 1975, che si ricorda soprattutto nella colonna sonora strafatta di Up in Smoke di Cheech e Chong.

Takin' Care of Business è un cavallo di battaglia dei Bachman-Turner Overdrive, il singolo che chiude il secondo album del 1973 della boogie rock band canadese.

Il Duca Bianco appare con Golden Years, dal decimo studio album Station to Station del 1976. Quando Bowie è scomparso, il giornalista britannico Anthony Lane ha scritto sul New Yorker che la presenza di Golden Years nel film è "l'uso migliore e più onesto di un anacronismo che conosca".

Eric Clapton sfoggia la sua "slow hand" nello standard Farther Up the Road, eseguita diverse volte nel corso degli anni sin dai tempi dei Cream. Una versione celebre è quella con The Band, immortalata da Martin Scorsese nel classico The Last Waltz.

Dal repertorio Motown di Smokey Robinson arriva Get Ready, singolo dei Temptations trasformato nel 1970 dai Rare Earth in un successo clamoroso.

Dal soul al funk (politico e psichedelico): I Want to Take You Higher è la canzone che ha consacrato Sly and the Family Stone, incisa tra il 1968 e il 1969 e inserita nel disco Stand!, pietra miliare del genere ed esaltazione totale del Black Power.

Il ritorno al rock ha la voce di Phil Lynott e i riff immortali delle "twin-guitars" di Scott Gorham e Brian Robertson: The Boys Are Back in Town è il brano più celebre dei Thin Lizzy, singolo di Jailbreak del 1976.

In un film con una colonna sonora così non possono mancare gli AC/DC.

Quando William bacia finalmente la sua Jocelyn (Shannyn Sossamon) e scorrono i titoli di coda, partono le note di You Shook Me All Night Long, il primo singolo di Back in Black, l'album leggendario del 1980, il primo con Brian Johnson dietro il microfono a raccogliere la pesantissima eredità di Bon Scott e secondo disco più venduto della storia del rock.

La cover di We Are the Champions dei Queen, con Robbie Williams al posto di Freddie Mercury su esplicita richiesta di Brian May e Roger Taylor, è stata registrata espressamente per la colonna sonora del film. Il videoclip è diretto da Evan Bernard.

Ne è uscita una imbarazzante via di mezzo tra Monty Python e il Sacro Graal e This Is Spinal Tap.

Questa versione non è piaciuta ai fan storici dei Queen e nemmeno a John Deacon. A quanto pare, perché la frase sarebbe stata pronunciata in occasione dell'evento Save the Popbitch Party ma non è mai stata confermata, il bassista ha bollato la cover come "una vera schifezza".

Non voglio essere cattivo ma lasciatemi almeno dire che Robbie Williams non è Freddie Mercury! Freddie non potrà mai essere sostituito e di sicuro non da lui.

"Sono contento di non essere stato coinvolto in questa roba", avrebbe aggiunto sconsolato.

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